Il Giappone ha effettuato la prima esecuzione capitale dopo quasi tre anni. Le elezioni sono state caratterizzate da retorica xenofoba e discriminatoria. Una nuova legge ha offerto un risarcimento alle vittime di sterilizzazione forzata. Un nuovo piano per l’immigrazione ha proposto espulsioni accelerate. I continui investimenti del Giappone in progetti di gas fossili all’estero hanno minacciato i diritti dei popoli nativi e minato gli sforzi per eliminare gradualmente i combustibili fossili. Alcune sentenze di tribunale hanno prodotto risultati alterni, ma per lo più positivi, nella battaglia per l’uguaglianza del matrimonio tra persone dello stesso sesso e i diritti delle persone transgender.
A ottobre, per la prima volta una donna, Sanae Takaichi, nota per l’adesione a valori conservatori, è stata nominata prima ministra del Giappone.
Il 27 giugno, un uomo di 29 anni condannato per nove omicidi è stato messo a morte per impiccagione: la prima esecuzione in Giappone in quasi tre anni. Le organizzazioni per i diritti umani hanno ampiamente condannato l’esecuzione.
A luglio, in Giappone si è votato per eleggere la camera alta del parlamento. Durante le campagne elettorali c’è stato un uso diffuso di una retorica dell’esclusione, accompagnata da commenti xenofobi e discriminatori per strada e online contro donne, persone transgender e straniere. Le Ong per i diritti umani, inclusa la sezione giapponese di Amnesty International, hanno criticato le campagne per aver incitato alla xenofobia, ai discorsi d’odio e alla disinformazione sui cittadini stranieri e sulle minoranze in Giappone.
Il 17 gennaio, il Giappone ha emanato una legge che ha offerto un risarcimento alle vittime di sterilizzazione forzata. Gli interventi chirurgici di sterilizzazione e aborto furono eseguiti senza consenso su circa 84.000 persone che, secondo la legge del 1948 sulla tutela eugenetica, avrebbero potuto generare una “prole difettosa”, comprese le persone con disabilità. La nuova legge sul risarcimento è derivata da una decisione della Corte suprema del luglio 2024, che ha dichiarato incostituzionale la legge sull’eugenetica e ha incluso nel preambolo le scuse da parte del governo. Molte vittime hanno faticato a raccogliere le prove richieste per i reclami, come ad esempio vecchie cartelle cliniche. A fine novembre erano stati approvati solo 1.560 reclami. Gruppi di vittime hanno sottolineato che alcune persone non sapevano nemmeno di essere state sottoposte a interventi chirurgici.
Il “piano zero” per l’immigrazione, pubblicato a maggio, ha descritto i progetti di applicazione della legge sull’immigrazione prevedendo, tra le altre misure, una procedura accelerata di espulsione. Il piano mirava a dimezzare, entro il 2030, il numero di persone straniere che si trattengono troppo a lungo nel paese. Difensori dei diritti umani hanno criticato l’attenzione posta sul numero di espulsioni e hanno sostenuto che tale politica potenzialmente metterebbe a repentaglio le persone in cerca di asilo. La legge ha continuato a permettere ai centri di detenzione per immigrazione di trattenere le persone arbitrariamente e a tempo indefinito, inviolazione del diritto internazionale.
A dicembre, il Giappone ha rimpatriato con la forza Mustafa Khalil, un uomo di nazionalità pachistana proveniente dal Kashmir che era stato incarcerato per un totale complessivo di 12 anni e mezzo e la cui salute era gravemente compromessa.
Il Giappone ha continuato a negare la sua responsabilità per la morte di Wishma Sandamali, richiedente asilo dello Sri Lanka, morta in un centro di detenzione per migranti nella città di Nagoya, nel 2021. A febbraio, la famiglia ha avviato una seconda causa contro il governo, richiedendo la pubblicazione delle registrazioni video complete relative al suo decesso. Il governo ha fatto riferimento al diritto alla privacy della defunta e alla mancanza di risorse per elaborare le riprese video, tra le altre ragioni, per continuare a negare l’accesso ai filmati.
Il Giappone ha proseguito la politica di condurre progetti di estrazione di gas fossile (noto come gas naturale liquefatto – gnl) all’estero, minando gli sforzi globali per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e mettendo in pericolo i diritti delle comunità che vivono vicino a siti inquinanti.
A luglio, i capi ereditari della nazione wet’suwet’en, in Canada, hanno presentato un’obiezione formale alla Banca giapponese di cooperazione internazionale, di proprietà statale, e alla società Mitsubishi per richiedere che le due entità smettessero di finanziare il progetto di estrazione del gnl in Canada, che stava danneggiando il clima e i diritti dei popoli nativi.
Il vertice Giappone-Usa del 7 febbraio ha incluso un accordo per espandere le esportazioni americane di gnl verso il Giappone, nonché piani per proseguire un nuovo progetto di estrazione di gnl in Alaska, negli Usa. La mossa ha suscitato critiche da parte di gruppi ambientalisti e per i diritti umani, per il potenziale impatto sul clima e sui diritti dei nativi gwich’in.
I progetti di “energia verde” sostenuti dal governo all’estero sono stati criticati perché ostacolavano una giusta transizione verso l’energia rinnovabile. Sei gruppi della società civile e ambientalisti in Indonesia hanno scritto all’Agenzia per la cooperazione internazionale del Giappone chiedendo di fermare i suoi progetti su gnl, cattura del carbonio e combustione del carbone con idrogeno e ammoniaca. I gruppi hanno sostenuto che i progetti imponevano false soluzioni climatiche all’Indonesia, prolungando la dipendenza dai combustibili fossili e danneggiando le comunità locali.
Il 12 maggio, il Comitato Cerd ha inviato una lettera di preavviso in relazione alla costruzione di una nuova base militare statunitense nella prefettura di Okinawa, evidenziando l’impatto sui diritti alla salute e a un ambiente pulito, salubre e sostenibile della popolazione nativa di Ryukyu/Okinawa.
A marzo, le alte corti delle città di Nagoya e Osaka hanno stabilito che negare il matrimonio a persone dello stesso sesso era incostituzionale. Altre cinque alte corti in Giappone avevano emesso una sentenza simile. Tuttavia, a novembre, l’Alta corte di Tokyo ha stabilito che la negazione non violava la costituzione. Questo verdetto è stato un passo indietro rispetto a tutta una serie di sentenze dell’Alta corte che facevano crescere le speranze per la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
A settembre, il tribunale della famiglia della città di Sapporo è stato il primo a decidere l’incostituzionalità del “requisito dell’aspetto”, che richiedeva alle persone transgender di alterare l’aspetto dei propri genitali per cambiare il genere legale.