Ultime notizie sul paese

REPUBBLICA DELL’AZERBAIGIAN

Il governo ha continuato a reprimere ogni forma di dissenso e centinaia di persone sono rimaste incarcerate con accuse infondate e politicamente motivate. Ong indipendenti e gruppi di base hanno subìto gravi limitazioni. Le proteste pacifiche sono state represse. Tortura e maltrattamento sono rimasti diffusi, così come l’impunità per chi li perpetrava. Donne e persone lgbti hanno seguitato a subire discriminazioni, violenza di genere e molestie da parte dello stato.

 

CONTESTO

L’Azerbaigian ha continuato ad approfondire le relazioni con gli Usa e l’Ue, nonostante il deterioramento della situazione dei diritti umani. L’accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian, mediato dagli Usa, è stato firmato ad agosto e aveva l’obiettivo di porre fine al lungo conflitto nella regione del Nagorno-Karabakh.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

È proseguita la repressione di ogni forma di dissenso da parte del governo. Oltre 300 persone, tra cui difensori dei diritti umani, giornalisti, accademici e figure dell’opposizione, sono rimaste incarcerate con accuse infondate e politicamente motivate.1

Le modifiche introdotte alla legge sull’informazione del 2022 hanno esteso la registrazione obbligatoria a tutte le testate e hanno conferito all’agenzia per lo sviluppo dei media il potere di bloccare arbitrariamente siti web, rimuovere contenuti o chiudere gli uffici di media stranieri inadempienti. Queste disposizioni hanno inoltre reso reato la diffusione di “false informazioni” sulla base di motivazioni vaghe, imposto vincoli normativi arbitrari alle agenzie di stampa e proibito la pubblicazione di qualsiasi giornale a stampa non incluso nel registro dei media.

A febbraio, il servizio azero della Bbc ha sospeso le attività, dopo che le autorità ne hanno bloccato il processo di autorizzazione; a ottobre hanno dichiarato che la sua affiliata operava illegalmente. Anche l’agenzia di stampa Turan, una delle ultime testate indipendenti, ha chiuso a febbraio.

Le autorità hanno imposto divieti di viaggio per limitare le attività giornalistiche: almeno 40 esponenti della società civile, giornaliste e giornalisti sono stati sottoposti a tali restrizioni senza preavviso.

 

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

Giornalisti e giornaliste che hanno denunciato casi di corruzione o violazioni dei diritti umani sono stati particolarmente presi di mira e sottoposti a false accuse di contrabbando, riciclaggio di denaro, evasione fiscale e “imprenditoria illegale”. Circa 30 sono rimasti in carcere o sottoposti a custodia cautelare prolungata.2

A giugno, i giornalisti di Abzas Media Ulvi Hasanli, Sevinc Vagifgizi, Nargiz Absalamova, Elnara Gasimova e Mahammad Kekalov, oltre ai giornalisti Farid Mehralizadaand e Hafiz Babali sono stati condannati fino a nove anni di reclusione in processi iniqui per accuse come contrabbando di valuta e falsificazione di documenti.

Tra dicembre 2024 e maggio 2025, i giornalisti Ramin Deko, Aynur Gambarova, Khayala Aghayeva, Natig Javadli, Aysel Umudova, Fatima Movlamli, Nurlan Gahramanli, Shamshad Agha e Ulviyya Guliyeva sono stati arrestati con l’accusa di contrabbando di valuta nell’ambito di un procedimento penale avviato contro l’emittente indipendente Meydan TV. La loro custodia cautelare è stata ripetutamente prorogata.

Anche i giornalisti di Toplum TV, Farid Ismayilov, Mushfig Jabarov e Alasgar Mammadli, oltre ad Ahmad Mammadli di Yoldash Media, sono rimasti in carcere con accuse simili e inventate; i processi erano ancora in corso a fine anno.

Anche persone impiegate nella ricerca e nel contesto universitario sono state prese di mira. Igbal Abilov è stato condannato a 18 anni e Bahruz Samadov a 15 anni a seguito di accuse inventate di tradimento.

L’oppositore Azer Gasimli, arrestato nel dicembre 2024, e il leader del Partito del fronte popolare dell’Azerbaigian (Azərbaycan Xalq Cəbhəsi Partiyası – Axcp) Ali Karimli, arrestato insieme a membri del partito a novembre, a fine anno erano ancora in custodia cautelare con accuse dubbie, rispettivamente, di corruzione e tradimento.

Akif Gurbanov e Ruslan Izzatli, del gruppo di opposizione Piattaforma della terza repubblica (III Respublika Platformasi – Res Platforma), e tre membri dello staff dell’Istituto per le iniziative democratiche (Demokratik Təşəbbüslər İnstitutu – Dti), Ali Zeynalov, Ramil Babayev e Ilkin Amrahov, erano ancora in custodia cautelare a fine anno per accuse dubbie di contrabbando di valuta e i loro processi erano pendenti.

 

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

Ong indipendenti e attivisti e attiviste della società civile hanno continuato a subire gravi restrizioni, molestie e procedimenti giudiziari immotivati.

A febbraio, la procura ha riaperto un’indagine penale risalente al 2014 contro gruppi della società civile. A marzo sono seguiti raid coordinati, durante i quali la polizia ha arrestato rappresentanti della società civile, tra cui Bashir Suleymanli, Mammad Mammadzade, Asaf Ahmadov e Ahmad Mammadzade, insieme all’assistente sociale Zamin Zeki. I tribunali hanno ordinato il proseguimento della custodia cautelare per accuse inventate di reati finanziari e abuso d’ufficio, respingendo ripetutamente le istanze di rilascio nonostante i gravi problemi di salute.

I rappresentanti delle Ong Mehriban Rahimli, Hafiz Hasanov, Galib Bayramov e Nargiz Mukhtarova sono stati posti sotto sorveglianza della polizia nell’ambito della stessa indagine; a fine anno le loro audizioni erano ancora in corso. Almeno 50 personalità della società civile sono state interrogate come testimoni o sospettati, rafforzando un clima di paura e autocensura.

Anar Mammadli, responsabile del Centro per il monitoraggio elettorale e gli studi sulla democrazia (Seçkilərin Monitorinqi və Demokratiyanın Tədrisi Mərkəzi – Smdt), è rimasto in custodia cautelare con accuse infondate di contrabbando alle quali, ad aprile, sono state aggiunte quelle di presunta evasione fiscale, contraffazione e attività economica non registrata. L’attivista della società civile e coimputato Anar Abdulla è stato rinviato in custodia cautelare ad agosto dopo che le autorità hanno affermato che aveva violato le condizioni della cauzione.

Anche sindacati indipendenti e gruppi di base sono stati presi di mira. La Confederazione dei sindacati dei lavoratori (İşçi Masası Həmkarlar İttifaqları Konfederasiyası) ha subìto rinnovate pressioni dopo che il suo presidente, Afiyaddin Mammadov, è stato condannato a otto anni di reclusione per accuse infondate e diversi membri sono stati arrestati. Il Sindacato pubblico dei giovani veterani (Genç Gaziler) è stato di fatto sciolto dopo che il suo leader, Haji Valiyev, è stato arrestato con l’accusa di teppismo, maltrattato durante la custodia e trattenuto in detenzione preventiva prolungata. Il gruppo ha interrotto le sue attività a maggio.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

La libertà di riunione pacifica è rimasta severamente e indebitamente limitata e le autorità hanno continuato a incarcerare coloro che prendevano parte a proteste pacifiche. Le manifestazioni legate ai diritti sindacali, al dissenso politico e alle pratiche religiose sono state vietate; chi partecipava e chi organizzava ha subìto molestie. A luglio, i corrieri che pianificavano una manifestazione contro i tagli salariali sono stati convocati per essere interrogati e sottoposti a pressioni affinché rimuovessero i post sui social media.

Ai membri del partito d’opposizione è stato regolarmente vietato di riunirsi. A settembre, la polizia ha impedito al leader dell’Axcp Ali Karimli, al presidente del Consiglio nazionale delle forze democratiche (Demokratik Qüvvələrin Milli Şurası – Dqms) Jamil Hasanli e ad altre persone di partecipare a un evento pubblico, mentre diversi attivisti dell’Axcp sono stati successivamente arrestati con accuse infondate di droga o teppismo.

Sono state imposte restrizioni anche alle riunioni religiose. Il 6 luglio, alle comunità sciite è stato impedito di osservare l’Ashura nella data corretta e a diverse moschee è stato proibito di tenere cerimonie.

 

VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO

Le autorità azere non sono riuscite a garantire l’accertamento delle responsabilità e la protezione delle persone colpite dal conflitto del Nagorno-Karabakh. A ottobre, la Corte europea dei diritti umani ha ordinato all’Azerbaigian di fornire informazioni sulla detenzione e sulle condizioni di salute di 23 prigionieri armeni, di cui otto ex funzionari de facto del Nagorno-Karabakh.

 

TORTURA E MALTRATTAMENTO

Tortura e maltrattamento sono rimasti diffusi, con segnalazioni di percosse, minacce, violenze sessuali, confessioni forzate e diniego di cure mediche durante la detenzione. Le autorità non hanno condotto indagini efficaci e indipendenti su tali accuse, garantendo così l’impunità.

A giugno, il Movimento per l’unità musulmana (Müsəman Birliyi Hərəkatı – Mbh) ha riferito che uno dei suoi membri, Elgiz Mammadov, aveva riportato ferite compatibili con la tortura, presumibilmente usata per estorcergli una confessione video. Ad agosto, sette donne arrestate mentre distribuivano offerte religiose hanno dichiarato di essere state picchiate, minacciate di violenza sessuale e private dell’assistenza legale.

I maltrattamenti in detenzione sono rimasti sistemici. Giornaliste di Abzas Media e imputate nel caso Toplum TV hanno riferito di aver subìto violenze, trasferimenti punitivi e ammanettamento prolungato durante le udienze in tribunale. Gli attivisti sindacali Elvin Mustafayev e Afiyaddin Mammadov e il veterano di guerra Haji Valiyev sono stati ripetutamente posti in isolamento prolungato.

La negazione delle cure mediche è stata pratica comune e la salute di molte persone arrestate con accuse infondate è peggiorata. L’attivista Mohyaddin Orujov ha ricevuto solo antidolorifici nonostante una malattia renale.

 

DISCRIMINAZIONE E VIOLENZA SESSUALE E DI GENERE

Donne e persone lgbti hanno continuato a subire discriminazioni, tra cui violenza di genere e molestie da parte dello stato, mentre le autorità non hanno provveduto a prevenire, indagare o punire le violazioni dei diritti.

L’8 marzo, l’attivista lgbti Rauf Heydarov è stato condannato a 30 giorni di detenzione amministrativa dopo una protesta solitaria nella capitale Baku.

Il 4 novembre, Yasin Ibadov, giovane persona lgbti nota anche come Rüzgar, è stata accoltellata a morte a Baku, a quanto pare da un familiare, in seguito a precedenti minacce legate al suo orientamento sessuale. Testimoni hanno riferito che polizia e medici sono intervenuti in ritardo.

 

Note:
1 Azerbaijan: No sign of hope for the human rights situation in Azerbaijan: Systemic and serious breaches of human rights must be strongly condemned, 23 gennaio.
2 Azerbaijan: From Newsroom to Cell. Persecution of Independent Journalists, 22 luglio.

Continua a leggere