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Repubblica di Bielorussia

I diritti alla libertà d’espressione, riunione e associazione sono rimasti gravemente limitati. Il governo ha cercato di reprimere le minoranze religiose attraverso una procedura di registrazione obbligatoria e poco trasparente. Il sistema giudiziario è stato usato per reprimere il dissenso. Tortura e maltrattamento sono stati endemici e l’impunità ha prevalso. Persone rifugiate e migranti hanno subìto abusi da parte delle autorità. Gli impegni ambientali sono rimasti deboli o inesistenti.

 

CONTESTO

A gennaio, il presidente in carica Aljaksandr Lukašėnka è stato rieletto in un clima di totale paura e repressione.1 La Bielorussia ha mantenuto stretti legami politici, economici e militari con la Russia, ospitandone le truppe e organizzando esercitazioni militari congiunte. Si sono verificati significativi disagi economici quando Polonia e Lituania hanno chiuso i confini con la Bielorussia per diverse settimane, adducendo preoccupazioni per la sicurezza e il contrabbando di sigarette dalla Bielorussia tramite palloni aerostatici. La costante emigrazione, anche in risposta alle ritorsioni seguite alle contestate elezioni del 2020, ha aggravato la carenza di manodopera. Le autorità hanno continuato a spingere per il rimpatrio degli emigrati negando loro i servizi consolari all’estero. Il senso di isolamento internazionale della Bielorussia si è attenuato dopo le aperture diplomatiche degli Usa, tra cui la revoca di alcune sanzioni, da molti ritenuta oggetto di scambio con il rilascio di prigionieri (v. sotto, Detenzioni e arbitrarie e processi iniqui).

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

La libertà d’espressione è rimasta fortemente limitata. Le autorità hanno continuato a etichettare come “estremista” qualunque materiale online, stampato o trasmesso che ne contestava l’operato e hanno aggiunto arbitrariamente circa 100 persone al mese alla “lista delle persone coinvolte in attività estremiste”. A dicembre, la lista conteneva i nomi di 6.127 persone che hanno subìto limitazioni economiche e sono state interdette dal lavoro nel settore pubblico fino a cinque anni. Sono state vietate anche le organizzazioni che pubblicavano, diffondevano o creavano contenuti “estremisti” o che erano collegate a persone presenti nella lista. Qualsiasi collegamento con loro o coinvolgimento nelle loro attività è stato considerato un reato.

A dicembre, 28 persone impiegate nei media erano in carcere per la loro attività professionale.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

L’esercizio del diritto alla libertà di riunione pacifica è rimasto di fatto un crimine e ha portato a gravi ritorsioni.2 Secondo l’Ong Centro per i diritti umani Viasna, le autorità hanno intensificato gli sforzi per identificare e perseguire chi aveva preso parte alle proteste pacifiche del 2020, in quanto il termine di prescrizione per l’accusa stava per scadere. Circa 200 persone sono state oggetto d’inchiesta penale nella sola capitale Minsk, rischiando pene detentive e multe.

Le autorità hanno riferito di aver presentato accuse per sostegno ad attività estremiste contro oltre 200 persone bielorusse che avevano preso parte alle proteste all’estero il 25 marzo, celebrato come giorno della libertà dagli attivisti filodemocratici.

 

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

È proseguito l’attacco del governo alla libertà d’associazione. La partecipazione a Ong o a organizzazioni politiche o religiose chiuse con la forza, sospese o non registrate ha continuato a essere un reato punibile con multe e reclusione.

Fino a dicembre, erano 99 le organizzazioni della società civile, tra cui Ong indipendenti e sindacati, chiuse o che hanno deciso di sciogliersi nel corso dell’anno, a causa di gravi restrizioni legislative, interferenze da parte delle autorità e vincoli finanziari.

 

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CREDO

È continuata la persecuzione delle organizzazioni religiose e del clero non allineati con le autorità.

A luglio, tutte le organizzazioni religiose che non si erano sottoposte alla nuova registrazione obbligatoria entro i 12 mesi precedenti sono state soggette a chiusura per ordine di tribunale. La natura poco trasparente del processo di registrazione e il divieto di partecipare a organizzazioni non registrate hanno causato grande incertezza e a fine anno non era chiaro se fossero state programmate o completate udienze in tribunale in merito. Al 5 dicembre non era stato pubblicato alcun elenco ufficiale delle organizzazioni registrate, sebbene il sito web dell’ente di registrazione, probabilmente non aggiornato, elencasse 3.592 organizzazioni religiose.

Il 1° aprile, la Corte suprema ha respinto l’appello del sacerdote cattolico Henryk Akalatovič contro la condanna a 11 anni di carcere inflittagli per tradimento. Sia il processo sia l’appello erano stati celebrati a porte chiuse. La stampa ha citato una dichiarazione di Henryk Akalatovič secondo cui era stato accusato di spionaggio per conto della Polonia e del Vaticano. È stato successivamente rilasciato il 20 novembre a seguito di un intervento del Vaticano.

 

DETENZIONI ARBITRARIE E PROCESSI INIQUI

Le autorità hanno continuato ad abusare del sistema giudiziario per mettere a tacere e punire il dissenso e l’opposizione. Centinaia di persone, tra cui difensori dei diritti umani, altri attivisti, operatori dell’informazione e avvocati, hanno continuato a scontare lunghe pene detentive imposte a seguito di processi iniqui e motivati politicamente. Tra giugno e dicembre, oltre 170 vittime di detenzione per motivi politici sono state rilasciate anticipatamente nell’ambito di un accordo negoziato con gli Usa. Tra loro figuravano il premio Nobel Ales Bialiatski, i leader dell’opposizione politica Maryia Kaliesnikava e Viktar Babaryka e molti altri prigionieri e prigioniere di alto profilo, alcuni dei quali detenuti a lungo in incommunicado. Tuttavia, sempre più persone sono state arbitrariamente processate e incarcerate.

A settembre, le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per il crescente numero di processi celebrati in assenza degli imputati. Le persone coinvolte hanno appreso del processo per caso, non erano a conoscenza dei capi d’accusa e dei motivi della condanna e sono state private della difesa legale.

 

TORTURA E MALTRATTAMENTO

Tortura e maltrattamento in custodia, inclusa la violenza sessuale, sono rimasti endemici e commessi in totale impunità. Le persone condannate per accuse di matrice politica hanno subìto trattamenti più duri nelle colonie carcerarie. È stato loro negato il contatto con il mondo esterno, sono state spesso rinchiuse in celle di punizione per lunghi periodi e non hanno ricevuto cure mediche adeguate.

Secondo il Centro per i diritti umani Viasna, i prigionieri sono stati costretti ai lavori forzati, sotto la minaccia di punizioni e in condizioni degradanti.

Almeno due vittime di persecuzione motivata politicamente, Valjancin Shtermjer e Andrej Padnjabjenny, sono morte durante la detenzione, portando a nove il totale dei decessi successivi al 2020.

 

SPARIZIONI FORZATE

Per tutto l’anno non ci sono stati contatti esterni né informazioni dirette su diverse persone tra cui attivisti, giornalisti e politici di alto profilo incarcerati. Mikalaj Statkievič, la cui sorte era rimasta ignota per due anni e mezzo prima del rilascio avvenuto a settembre, è stato vittima di sparizione forzata subito dopo essersi rifiutato di essere esiliato.3

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

Le autorità bielorusse hanno continuato a costringere persone rifugiate e migranti ad attraversare il confine con l’Ue. Secondo uno studio congiunto di Oxfam e del suo partner polacco Egala, le persone respinte in Bielorussia sono state sottoposte a violenza fisica e private di acqua, cibo, riparo e assistenza medica. Sono stati segnalati casi di abusi sessuali.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

La Bielorussia non ha rispettato le linee guida sulla qualità dell’aria dell’Oms e l’inquinamento atmosferico ha superato di tre volte i relativi standard. Altri impegni ambientali e il monitoraggio della loro attuazione sono rimasti deboli o inesistenti. Ciò è stato particolarmente evidente nel contesto di una dura repressione delle Ong ambientaliste e dell’esilio forzato di attivisti e attiviste indipendenti per il clima. Le restrizioni alla partecipazione pubblica nel processo decisionale in materia ambientale e l’erosione di altri diritti ambientali, come parte di più ampie violazioni dei diritti umani, sono state descritte nelle osservazioni di varie Ong presentate in occasione dell’Upr della Bielorussia.

 
Note:
1 Belarus: Authorities hold presidential election in climate of total fear and repression, 24 gennaio.
2 Belarus: No end in sight for the human rights crisis, 24 gennaio.
3 Belarus: Released prisoner Mikalai Statkevich forcibly disappeared after refusing to be exiled, 15 settembre.

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