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BOSNIA ED ERZEGOVINA

Nella Republika Srpska (Rs) il clima nei confronti di persone impegnate nella difesa dei diritti umani, nell’attivismo della società civile e nel giornalismo indipendente è stato estremamente ostile. Le persone rom e le popolazioni “non costituenti” hanno continuato a subire discriminazioni. La Federazione di Bosnia ed Erzegovina (Bosna i Hercegovina – BiH) ha adottato leggi che hanno riconosciuto il reato di femminicidio e inasprito le pene per i responsabili di violenza domestica. In tutto il paese, la tutela giuridica delle vittime è rimasta incoerente. Sono perdurate la negazione del genocidio e la glorificazione dei criminali di guerra condannati.

 

CONTESTO

L’instabilità politica ha contraddistinto la situazione della BiH.

A febbraio, le autorità della Rs hanno approvato leggi che impedivano alle istituzioni statali, tra cui polizia e magistratura, di operare nel suo territorio. Il tribunale della BiH ha sospeso temporaneamente alcune leggi e ne ha dichiarate incostituzionali altre.

Ad agosto, il tribunale della BiH ha condannato il presidente della Rs, Milorad Dodik, a un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per sei anni per essersi opposto alle decisioni emesse dall’Alto rappresentante delle Nazioni Unite in BiH. Il suo mandato si è ufficialmente concluso ad agosto e a novembre si sono tenute elezioni presidenziali straordinarie nella Rs.

L’assemblea nazionale della Rs (Narodna skupština Republike Srpske – Nsrs) ha respinto la sentenza del tribunale e ha indetto un referendum per chiedere ai cittadini della Rs se accettassero la sentenza e la cessazione del mandato di Milorad Dodik. L’Ue ha affermato che un referendum sulle decisioni dei tribunali è “contrario allo stato di diritto”. Le autorità hanno deciso di posticipare il referendum al 2026.

A settembre, il consiglio dei ministri della BiH ha finalmente adottato l’Agenda di riforma dell’Ue 2024-2027, evitando così un altro importante taglio ai fondi del piano di crescita dell’Ue per i Balcani occidentali.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ASSOCIAZIONE

Persone impegnate nella difesa dei diritti umani, nell’attivismo della società civile e nel giornalismo indipendente, in particolare nella Rs, sono state spesso oggetto di minacce verbali, insulti online e offline e campagne diffamatorie aggressive e prolungate, anche da parte di alte figure istituzionali pubbliche.

A marzo, la Nsrs ha adottato la legge sul registro speciale e la pubblicità delle attività delle Ong, che ha imposto alle organizzazioni senza scopo di lucro di iscriversi a un registro speciale, le ha sottoposte a un maggiore controllo legale e le ha potenzialmente classificate come “agenti di influenza straniera”. La Nsrs ha inoltre adottato modifiche al codice penale della Rs, introducendo il nuovo reato di “mancato rispetto o mancata attuazione delle decisioni di istituzioni e organi” della Rs che, secondo le organizzazioni della società civile, rappresentava una grave minaccia alla libertà d’espressione. A maggio, la Corte costituzionale della BiH ha revocato entrambe le leggi dichiarandole incostituzionali. La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani ha definito le misure come parte di una “politica deliberata” volta a delegittimare le critiche al partito di governo e a “demonizzare e indebolire ulteriormente la società civile”.

Ad agosto, la giornalista Nataša Miljanović Zubac è stata arrestata e trattenuta brevemente con l’accusa di aver “divulgato informazioni segrete” tramite post sui social media che denunciavano corruzione e reati di esponenti della polizia e della magistratura. Il tribunale della BiH, tuttavia, ha stabilito che non vi erano motivi per sospettare che Nataša Miljanović Zubac avesse commesso il reato.

 

DISCRIMINAZIONE

A marzo, la Nsrs ha modificato il codice penale della Rs rimuovendo dagli articoli che puniscono i crimini d’odio e l’incitamento all’odio il termine “identità di genere” come caratteristica protetta. Gruppi della società civile hanno avvertito che tali modifiche avrebbero eroso le tutele giuridiche esistenti.

A settembre, una delegazione del Consiglio d’Europa ha visitato la BiH per discutere l’applicazione delle sentenze della Corte europea dei diritti umani che hanno giudicato discriminatori gli accordi di condivisione del potere nel paese. Le persone che non si identificavano come uno dei “popoli costituenti” del paese, ovvero bosgnacchi, croati o serbi, hanno continuato a vedersi negare un’adeguata rappresentanza politica.

Ad aprile, autorità e gruppi della società civile hanno avviato una consultazione sul piano d’azione per l’inclusione sociale delle persone rom 2026-2030, ma a fine anno non erano stati compiuti progressi concreti.

 

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE

A marzo, il parlamento della Federazione della BiH ha adottato una legge sulla protezione contro la violenza domestica e la violenza contro le donne volta a rafforzare la prevenzione, introdurre misure di protezione più efficaci e migliorare il sostegno alle vittime di violenza. Le organizzazioni per i diritti delle donne hanno accolto con favore l’approvazione della legge, ma hanno avvertito che un’attuazione completa avrebbe richiesto ulteriore formazione e addestramento delle forze di polizia.

A giugno, dopo mesi di campagne da parte delle organizzazioni per i diritti delle donne, il parlamento della Federazione della BiH ha modificato il codice penale per riconoscere formalmente il femminicidio come reato a sé stante e introdurre pene più severe per i responsabili.

Nonostante i progressi registrati, la tutela legale e l’accesso ai diritti sono rimasti contraddittori a seconda della zona del paese in cui vivevano le vittime.

Si è registrato un notevole aumento della violenza online contro le donne. Il Consiglio d’Europa ha invitato le autorità a intensificare gli sforzi per riformare il quadro giuridico e istituzionale per combattere la violenza digitale.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

Mentre la BiH commemorava il 30° anniversario del genocidio di Srebrenica del 1995, figure politiche della Rs hanno seguitato a negare pubblicamente il genocidio e i crimini di guerra e a glorificare criminali di guerra condannati.1

A maggio, il tribunale della BiH ha condannato Vojin Pavlović, direttore di una Ong con sede nella Rs, a due anni e mezzo di reclusione per incitamento all’odio per aver negato il genocidio di Srebrenica e glorificato criminali di guerra condannati. È stata questa la prima condanna per negazionismo del genocidio da quando l’Alto rappresentante delle Nazioni Unite ha introdotto la legge sul negazionismo nel 2021.

Oltre 7.500 persone risultavano ancora scomparse in conseguenza della guerra del 1992-1995.

 

Note:
1 Bosnia and Herzegovina: 30th anniversary of Srebrenica massacre “a painful reminder from history”, 10 luglio.

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