I diritti alla libertà d’espressione e di riunione pacifica sono stati arbitrariamente limitati. Tortura e maltrattamento sono rimasti problemi inaffrontati e l’impunità per le violazioni del passato ha prevalso. La discriminazione contro le persone lgbti è rimasta all’ordine del giorno. È stata vietata la prescrizione a distanza di farmaci abortivi. Ostacoli sostanziali hanno continuato a influire sugli obiettivi della Moldova in materia di cambiamenti climatici. Nella Transnistria occupata dalla Russia, la libertà di stampa è stata ulteriormente repressa e nuove norme hanno proibito la promozione di “relazioni sessuali non tradizionali”.
Il rallentamento dell’economia è proseguito, accompagnato da una crescita lenta e da elevati costi energetici che hanno eroso il benessere economico delle fasce a basso reddito. La Transnistria occupata dalla Russia ha subìto blackout elettrici, con conseguenze per diverse aziende, dopo l’interruzione della fornitura di gas russo attraverso l’Ucraina e il rifiuto dell’offerta della Moldova di fornire gas di origine Ue. Le elezioni parlamentari di settembre hanno ridotto la maggioranza del Partito d’azione e solidarietà al governo. Sono perdurate le accuse di interferenza russa e di compravendita di voti. La leader eletta della regione autonoma della Gagauzia, Evghenia Guțul, è stata arrestata e incarcerata per aver concertato finanziamenti russi illegali in favore di un partito politico.
È proseguita la revoca delle licenze ai canali televisivi filorussi, senza garanzie di giusto processo. A marzo, il consiglio per la promozione di progetti d’investimento di importanza nazionale ha sospeso per 60 giorni la licenza di trasmissione di Tvc21, per la presunta mancata divulgazione di informazioni complete sui beneficiari finali della holding.
I media filoeuropei sono rimasti estremamente vulnerabili dal punto di vista economico; molti sono stati gravemente colpiti dalla sospensione dei finanziamenti Usaid. Secondo diverse testate
giornalistiche, alcune figure politiche filogovernative avrebbero cercato di influenzare le scelte editoriali insinuando che una copertura mediatica sfavorevole avrebbe potuto compromettere l’accesso a sovvenzioni straniere.1
Il sito di notizie della Gagauzia Nokta.md ha subìto ripetuti attacchi ddos (Distributed Denial- of-Service), che ha collegato alle critiche rivolte alle autorità regionali.
Il 30 aprile, il parlamento ha introdotto pesanti sanzioni per chi sollecita, accetta o riceve incentivi economici per partecipare ad assemblee pubbliche, comprese quelle considerate “finalizzate a … propaganda politica”. Le autorità hanno spiegato l’introduzione della misura come risposta alle crescenti accuse di finanziamento da parte della Russia di proteste di piazza e altre forme di opposizione politica. La nuova legge è stata formulata in modo vago, mancava di chiarezza giuridica e potenzialmente limitava le pratiche protette di remunerazione e rimborso derivanti dalla partecipazione a eventi pubblici.
Le questioni strutturali alla base di tortura e maltrattamento nei luoghi di detenzione sono rimaste irrisolte. Gruppi di osservazione locali per i diritti umani hanno continuato a segnalare casi di tortura e maltrattamento e l’incapacità delle autorità d’indagare in modo efficace su tali casi.
Nel rapporto pubblicato a marzo, la procura generale ha registrato sette denunce di tortura e 306 di trattamenti inumani e degradanti nel 2024, con un leggero aumento dei presunti casi di tortura e una diminuzione del numero di denunce di maltrattamento rispetto al precedente rapporto del 2023. Le persone detenute negli istituti penitenziari per adulti e minorenni hanno continuato a soffrire per il sovraffollamento e le condizioni di detenzione insalubri e inadeguate, nonché le carenze sanitarie.
È prevalsa l’impunità per le violazioni dei diritti umani commesse in passato da parte di membri delle forze di sicurezza.
Non sono state avviate ulteriori indagini in relazione al rapimento e al rimpatrio forzato in Turchia di sette insegnanti turchi da parte dei servizi di sicurezza moldavi, avvenuti nel 2018. Sola eccezione è stata la condanna, nel 2020, dell’ex direttore dei servizi di sicurezza e intelligence al pagamento di una multa per un reato economico correlato.
Non sono state condotte ulteriori indagini sulle accuse di tortura su larga scala e maltrattamento ai danni di manifestanti pacifici da parte della polizia nel 2009.
Il 15 giugno, circa 1.000 persone hanno partecipato alla marcia del Moldova Pride nella capitale Chişinău, nonostante il divieto imposto dal consiglio comunale. La polizia non ha chiuso
al traffico una delle strade in cui doveva passare la sfilata, insistendo affinché le persone partecipanti utilizzassero invece il marciapiede. Il comitato organizzativo è stato multato per 1.500 leu moldavi (circa 75 euro) per aver “bloccato il traffico” dopo che la gente che partecipava non è riuscita a rimanere sul marciapiede. La multa è stata contesta e annullata in tribunale. In contemporanea al Pride si sono svolte due contromanifestazioni, i partecipanti di una delle quali hanno esposto manifesti contro le persone lgbti.
A gennaio, il ministero della Salute ha vietato l’aborto farmacologico tramite telemedicina (prescrizione a distanza di farmaci abortivi), adducendo problemi di sicurezza, dopo aver ricevuto una petizione antiabortista firmata da 19 persone. La decisione è stata presa senza consultare né figure professionali del settore medico né rappresentanti della società civile che si occupano di diritti delle donne.
A maggio, la Moldova ha pubblicato il suo terzo Ndc che prevedeva piani per espandere le foreste di 145.000 ettari entro il 2032, per migliorare il processo di cattura e sequestro del carbonio e la conservazione della biodiversità.
Secondo l’Istituto per l’ambiente di Stoccolma, ogni anno i disastri causati dal clima costano alla Moldova l’1,3 per cento del suo pil. Nel rapporto pubblicato a maggio, ha dichiarato che, nonostante la Moldova si fosse impegnata a ridurre le emissioni di oltre il 70 per cento entro il 2030 e avesse istituito un quadro nazionale che mirava alla neutralità climatica entro il 2050, sussistevano ostacoli sostanziali al raggiungimento di questi obiettivi. Tra questi c’era la mancanza di una commissione nazionale sui cambiamenti climatici efficiente; l’insufficienza dei finanziamenti nazionali; una limitata, seppur crescente, capacità di innovazione locale per le soluzioni verdi e digitali; e lo scarso sviluppo di azioni di adattamento.
Libertà d’espressione
Le autorità de facto hanno ulteriormente represso la libertà di stampa. A marzo è stato presentato in assemblea un disegno di legge che proponeva multe per i “giornalisti di organi di stampa registrati in stati stranieri”, che operassero nella regione senza la previa approvazione delle autorità de facto. Tra questi rientrerebbero anche persone impiegate nel settore dell’informazione provenienti dal territorio controllato dal governo della Moldova.
Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate
Le nuove disposizioni emanate a luglio dalle autorità de facto hanno proibito la “propaganda di relazioni e/o preferenze sessuali non tradizionali”, nonché la promozione del “cambio di sesso” e di uno stile di vita senza prole. Le norme hanno introdotto sanzioni severe per tali “reati”, tra cui pesanti multe, “detenzione amministrativa” fino a 15 giorni, espulsione dei “trasgressori” stranieri (comprese persone di nazionalità moldava provenienti dal territorio controllato dal governo) e sospensione delle piattaforme dei media fino a 90 giorni.
Note:
1 Moldova: Media Freedom in Moldova: Fragility, Undue Restrictions and Self-Censorship in the Face of Polarized Politics, 17 novembre.