Un avvocato nero ha ricevuto un risarcimento statale per aver subìto discriminazione etnica da parte della polizia. Un nuovo disegno di legge ha proposto di ridurre l’isolamento nelle carceri. Il parlamento ha finalmente adottato una definizione legale di stupro basata sul consenso. Le comunità sami hanno continuato a essere escluse dalle decisioni relative ai loro diritti alla terra.
A novembre, il tribunale di Oslo ha assegnato un risarcimento ad Awon Amidu, un avvocato nero, per la discriminazione etnica subìta con ripetuti controlli ingiustificati della polizia tra il 2015 e il 2020. L’azione legale era stata intentata a seguito di una decisione del 2021 del difensore civico per l’uguaglianza e contro la discriminazione, che aveva stabilito che la polizia aveva discriminato Amidu in base alla sua etnia.
Ad agosto, il governo ha presentato una bozza di legge per ridurre l’isolamento nelle carceri e fissare uno standard minimo di otto ore al giorno da trascorrere all’esterno delle celle.
La proposta è seguita a un rapporto che criticava le condizioni carcerarie, pubblicato dalla difensora civica parlamentare a marzo, nonché a preoccupazioni di lunga data sollevate da organismi delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa.
A giugno, con una storica votazione, il parlamento ha adottato la definizione legale di stupro basata sul consenso, allineando la disposizione agli standard dei diritti umani. La definizione è entrata in vigore a luglio.
A giugno, il parlamento ha approvato una nuova legge sui minerali che mancava di disposizioni per garantire il consenso libero, preventivo e informato dei popoli nativi in relazione a progetti di esplorazione o estrazione mineraria sulle loro terre ancestrali. Pertanto, la legge ha ignorato le preoccupazioni sull’uso del suolo espresse a marzo dal Meccanismo esperto delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli nativi, così come quelle costantemente sollevate dai sami e da altre organizzazioni della società civile.1
A novembre, la corte d’appello di Borgarting ha esaminato un ricorso presentato da organizzazioni ambientaliste contro lo stato norvegese, che contestava l’approvazione di piani di sviluppo
per tre progetti petroliferi nel mare del Nord, sostenendo che il loro impatto climatico globale non era stato valutato correttamente. Il tribunale si è pronunciato a favore dei richiedenti, ma non ha sospeso le operazioni nei giacimenti petroliferi. A dicembre, lo stato ha presentato ricorso contro la decisione.
Il fondo sovrano norvegese è stato oggetto di un crescente scrutinio per i suoi investimenti in aziende che operano nel Territorio Palestinese Occupato o collegate al genocidio israeliano contro i palestinesi nella Striscia di Gaza occupata.
A giugno, la maggioranza in parlamento ha votato a favore di una proposta per vietare attività commerciali e di affari con tali aziende.
Ad agosto, il gestore statale del fondo, la Norges Bank Investment Management, ha disinvestito da sei società con legami in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza occupata.
A novembre, il parlamento ha votato per permettere al governo di rivedere la struttura etica del fondo e ha sospeso le proposte di disinvestimento per motivi etici fino al termine della revisione. Le organizzazioni della società civile hanno criticato la misura.
La Norvegia ha drasticamente ridotto la propria quota annuale di reinsediamento delle persone rifugiate a sole 500 nel 2025, rispetto alle 1.000 del 2024 e al massimo di 2.000 toccato nel 2022. Il governo ha rammentato il gran numero di persone rifugiate in fuga dall’Ucraina che aveva ricevuto fino al 2023, ma la sua decisione è andata contro le richieste delle organizzazioni della società civile, oltre al valore guida di 5.000 persone proposto dall’Unhcr, per ottenere un aumento della quota.
Note:
1 Finland, Norway, Sweden: Just Transition or ‘Green Colonialism’? How Mineral Extraction and New Energy Projects Without Free, Prior and Informed Consent are Threatening Indigenous Sámi Livelihoods and Culture in Sweden, Norway and Finland, 1° gennaio.