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REGNO DI SPAGNA

Migliaia di sfratti hanno continuato a essere eseguiti, per lo più per motivi economici. Una modifica di legge ha cercato di migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria universale. Il parlamento non è riuscito ad abrogare disposizioni che violavano la libertà d’espressione. Sono proseguite le restrizioni sproporzionate al diritto di riunione pacifica. Un caso era pendente dinanzi alla Corte europea dei diritti umani, in seguito al rifiuto dei tribunali spagnoli d’indagare sui casi di tortura risalenti all’epoca franchista. Minori migranti non accompagnati non hanno avuto adeguata protezione. La Spagna ha vietato l’esportazione di armi a Israele. Le autorità non hanno rispettato gli impegni in materia di prevenzione e gestione del rischio di inondazioni.

 

CONTESTO

A giugno, la Corte costituzionale ha confermato la legge di amnistia del 2024, che ha concesso l’amnistia per azioni legate al processo d’indipendenza catalana tra il 2011 e il 2023, incluso l’uso eccessivo della forza da parte della polizia.

A novembre, il procuratore generale è stato costretto a dimettersi dopo che la Corte suprema lo aveva condannato per aver rivelato informazioni riservate. Il ritiro di un partito politico dal governo di coalizione ha inciso sulla stabilità del governo e sulla sua agenda legislativa.

 

DIRITTO ALL’ALLOGGIO

Tra gennaio e settembre sono stati effettuati 19.347 sfratti, di cui oltre il 90 per cento legati a motivi economici. A gennaio, le misure per sospendere gli sfratti delle persone in situazioni di estrema vulnerabilità economica sono state prorogate fino alla fine dell’anno.

 

DIRITTO ALLA SALUTE

A settembre, il governo centrale ha avviato una consultazione pubblica su come riformare e migliorare il regio decreto del 2018 sull’accesso universale all’assistenza sanitaria pubblica. A fine anno, le bozze di modifica della legge non erano ancora state rese pubbliche.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

A ottobre, il partito politico Vox ha lanciato una vasta campagna di persecuzione sui social media contro la giornalista e scrittrice Cristina Fallarás, che ha successivamente denunciato di aver ricevuto gravi minacce e abusi. Di conseguenza, ha annullato le apparizioni pubbliche già programmate e ha presentato una denuncia formale alla procura contro il segretario legale di Vox per istigazione all’odio, molestie, diffamazione e violazione della privacy.

Il parlamento non ha intrapreso riforme della legge sulla sicurezza pubblica e del codice penale, come l’abrogazione delle disposizioni che violavano la libertà d’espressione e la depenalizzazione dei reati di diffamazione e calunnia. Tali riforme erano state ampiamente richieste dalla società civile e raccomandate dai meccanismi per i diritti umani, incluso il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite nelle osservazioni conclusive seguite all’esame degli obblighi internazionali della Spagna, condotto a luglio.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

Sono continuate le restrizioni sproporzionate al diritto di riunione pacifica, così come l’uso eccessivo della forza contro le manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese. Tra queste vi sono stati atti di disobbedienza civile come le proteste di solidarietà con la Palestina svoltesi a settembre nella capitale Madrid, che hanno costretto a sospendere la tappa finale della corsa ciclistica Vuelta.

Un manifestante pacifico è stato graziato e rilasciato dal carcere dopo un anno e mezzo, a seguito di una condanna ingiusta per disordini pubblici e “aggressione all’autorità”, basata esclusivamente sulle testimonianze della polizia.

Sebbene i tribunali penali abbiano continuato a rifiutarsi d’indagare sui casi d’infiltrazione della polizia nei movimenti sociali, alcuni ricorsi erano pendenti dinanzi alla Corte costituzionale. Una proposta legislativa per modificare il codice di procedura penale al fine di impedire tali operazioni di polizia a fine anno non era ancora stata approvata dal parlamento.

Ventisette attiviste e attivisti climatici del gruppo Futuro Vegetal sono rimasti sotto inchiesta per presunta partecipazione a un’organizzazione criminale, perché coinvolti in azioni dirette non violente.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

Nelle sue osservazioni conclusive, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha accolto con favore l’adozione della legge sulla memoria democratica, volta a riconoscere le vittime di crimini di diritto internazionale della guerra civile e dell’epoca franchista. Tuttavia, il Comitato ha espresso preoccupazione per il fatto che la legge di amnistia del 1977 non fosse ancora stata abrogata e che i procedimenti avviati contro persone presunte responsabili di gravi violazioni dei diritti umani commesse durante la guerra civile e il franchismo non avessero portato ad alcuna azione penale effettiva.

In questo contesto, dopo il rigetto da parte della Corte costituzionale di diversi ricorsi contro il rifiuto dei tribunali spagnoli d’indagare sulle denunce di tortura dell’epoca franchista, almeno un caso era pendente dinanzi alla Corte europea dei diritti umani.

Un ex alto funzionario dell’epoca franchista ha continuato a essere indagato e convocato a testimoniare in relazione ai crimini commessi durante la transizione politica della Spagna verso la democrazia.

 

VIOLENZA SESSUALE E DI GENERE

La violenza di genere è perdurata e, nel corso dell’anno, 46 donne sono state uccise dal partner o ex partner e 15 da altre persone. Anche tre minori, due bambine e un bambino, sono stati uccisi nel contesto della violenza di genere.

Pur essendo disponibili diversi centri di crisi rivolti a fornire assistenza immediata e specializzata alle vittime e alle persone sopravvissute alla violenza sessuale, in pratica molti di essi non erano pienamente efficaci, poiché non operavano 24 ore su 24, non fornivano un supporto olistico né garantivano un accesso effettivo a tutte le vittime e persone sopravvissute.

 

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

Dati ufficiali diffusi a ottobre hanno mostrato che 13 delle 17 comunità autonome hanno istituito registri del personale sanitario che rifiutavano di praticare aborti per motivi di coscienza. Tali registri erano destinati a garantire la presenza di personale sufficiente e l’accesso all’aborto. Nei casi in cui l’aborto non è stato accessibile in strutture sanitarie pubbliche sono intervenute le cliniche private, sebbene in alcuni casi le pazienti siano state costrette a spostarsi fuori regione per accedere a tali servizi.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

A marzo, il tribunale superiore dell’Andalusia ha stabilito che era illegale rimandare in Marocco senza garanzie o giusto procedimento le persone migranti intercettate in mare, nei pressi di Ceuta. La rappresentante del governo a Ceuta ha affermato che la sentenza non era definitiva, lasciando intendere che, nel frattempo, si sarebbe potuto disattenderla o non applicarla pienamente.

I diritti di minori migranti e rifugiati non accompagnati sono stati compromessi nelle Isole Canarie e a Ceuta. A marzo, la Corte suprema ha ordinato al governo centrale di attuare con urgenza misure per migliorare le condizioni di accoglienza di oltre 1.000 minori richiedenti asilo. Il mancato rispetto dell’ordine avrebbe comportato sanzioni pecuniarie o persino procedimenti penali contro i funzionari responsabili. A fine anno, solo 408 minori avevano ottenuto un trasferimento nei centri di accoglienza statali.

Il tribunale provinciale di Cadice ha condannato sia l’ex rappresentante del governo a Ceuta sia l’ex vicepresidente della città per abuso amministrativo. Ha stabilito che avevano agito in modo arbitrario e palesemente ingiusto nel caso del rimpatrio accelerato di 55 minori marocchini non accompagnati, senza attendere le valutazioni individuali richieste dalla legge.

 

TRASFERIMENTI IRRESPONSABILI DI ARMI

A ottobre, la Spagna ha vietato l’esportazione di armi verso Israele e le importazioni dagli insediamenti illegali nel Territorio Palestinese Occupato, in linea con i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale.

 

DISCRIMINAZIONE

A luglio sono scoppiate violenze xenofobe nel villaggio di Torre Pacheco, nella regione di Murcia, dopo l’aggressione a un uomo di 68 anni. Gruppi ostili ai diritti umani hanno organizzato vere e proprie “cacce” alle persone razzializzate, in particolare a quelle percepite come nordafricane. I disordini sono stati amplificati da contenuti razzisti online, con un aumento del 1.500 per cento dei discorsi d’odio contro la comunità nordafricana tra il 6 e il 22 luglio. Il 14 luglio, un ristorante di kebab è stato attaccato da circa 50 uomini con caschi, mazze e bastoni, nonostante la presenza della polizia nelle vicinanze. Il proprietario è stato costretto a fuggire dall’uscita sul retro.

 

DIRITTO ALLA PRIVACY

L’ex direttrice del centro nazionale d’intelligence è stata sottoposta a indagine giudiziaria in relazione all’uso dello spyware Pegasus contro persone attiviste e figure politiche indipendentiste in Catalogna. Ella ha invocato la legge sui segreti ufficiali e si è rifiutata di fornire dettagli, asserendo che le informazioni erano classificate.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

Dopo le inondazioni dell’ottobre 2024 che hanno causato la morte di 238 persone, soprattutto nella Comunità Valenciana, l’operato dei funzionari è stato oggetto di scrutinio con indagini penali in corso e inchieste parlamentari volte ad accertare i fatti e le responsabilità.

Il governo della Comunità Valenciana e il governo centrale non hanno rispettato alcuni impegni delineati nei piani di ricostruzione elaborati dopo le inondazioni. Tali impegni riguardavano, rispettivamente, un piano locale di prevenzione del rischio di alluvioni e la riforma della normativa nazionale sulla gestione del rischio d’inondazioni. Il governo regionale ha invece adottato la legge 2/2025 del 15 aprile sulle misure urbanistiche urgenti a sostegno della ricostruzione, dopo i danni causati dalle piogge torrenziali. La legge ha allentato le norme di pianificazione urbanistica e ha consentito la costruzione in aree a rischio d’inondazione senza una valutazione preventiva o adeguata del rischio.

Secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi, il 2025 è stato per la Spagna il peggior anno mai registrato per gli incendi boschivi, con oltre 392.183 ettari di foreste, macchia mediterranea e pascoli distrutti nei primi dieci mesi dell’anno. Spinta dal cambiamento climatico di origine antropica, l’estate è stata la più calda mai registrata, con una temperatura media di 24,2 °C nella Spagna peninsulare, 2,1 °C in più rispetto al periodo di riferimento 1991-2020.

Il governo ha adottato il decreto regio 214/2025, che ha istituito il registro dell’impronta di carbonio, della compensazione e dei progetti di assorbimento del biossido di carbonio. Ciò ha imposto ad alcune grandi imprese e agli organismi pubblici di calcolare e rendere pubbliche le proprie emissioni annuali di gas a effetto serra, nonché di elaborare e pubblicare piani quinquennali di riduzione delle emissioni.

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