Le forze israeliane hanno continuato a effettuare raid aerei in Libano, nonostante un accordo di cessate il fuoco, e il governo libanese non è stato in grado di perseguire con determinazione l’accertamento delle responsabilità per le violazioni del diritto internazionale umanitario commesse sul suo territorio. Israele ha anche causato distruzione e danni estesi alle strutture civili e ai terreni agricoli nel sud del Libano, in violazione del diritto internazionale umanitario. Le autorità libanesi hanno insistito nella prassi di convocare persone impegnate nell’attivismo e nel giornalismo per presunti reati di diffamazione e altre accuse vaghe, mentre è proseguito in parlamento l’iter di approvazione di una legge sui media che avrebbe potuto tutelare maggiormente la libertà d’espressione. Il governo ha estradato il poeta turco-egiziano Abdul Rahman al-Qaradawi verso gli Emirati Arabi Uniti (United Arab Emirates – Uae), dove è stato sottoposto a sparizione forzata. Dopo anni senza progressi, l’indagine sull’esplosione del porto di Beirut del 2020 ha cominciato ad avanzare. Nonostante alcuni miglioramenti, il Libano ha continuato a non disporre di un sistema di protezione sociale universale. Una proposta di modifica alla legge sulla nazionalità all’esame del parlamento mirava a garantire i diritti di cittadinanza alla prole delle donne libanesi. Il Libano ha attraversato la peggiore siccità degli ultimi anni.
Il Libano ha posto fine a oltre due anni di stallo politico con l’elezione il 9 gennaio di un presidente, il comandante delle forze armate libanesi Joseph Aoun, e la formazione di un governo. Il 13 gennaio, il parlamento ha nominato primo ministro Nawaf Salam.
Nonostante un accordo di cessate il fuoco raggiunto a novembre 2024, l’esercito israeliano ha continuato a effettuare quasi quotidianamente raid aerei nel sud del Libano e nella regione della Bekaa e occasionalmente in altre località, compresa la capitale Beirut, prendendo di mira quelli che sosteneva essere avamposti militari e personale di Hezbollah.
Il 18 febbraio, Israele ha annunciato che avrebbe mantenuto una presenza militare e un controllo temporaneo su cinque punti di osservazione “strategici” nel sud del Libano. Il 27 febbraio, il ministro della Difesa israeliano ha dichiarato che le forze israeliane sarebbero “rimaste a tempo indefinito” in una zona cuscinetto al confine tra Israele e Libano. Ad agosto, il primo ministro israeliano ha posto come condizione alla “riduzione graduale” delle truppe israeliane nei territori libanesi, il disarmo di Hezbollah.
Al 1° ottobre, secondo l’Ohchr, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, le operazioni militari israeliane avevano ucciso in Libano 103 civili e le persone sfollate rimanevano 80.000.
I raid aerei dell’esercito israeliano sul Libano hanno causato distruzione e danni estesi alle strutture civili e ai terreni agricoli nel sud del Libano, in violazione del diritto internazionale umanitario.1
Tra il 1° ottobre 2024 e il 26 gennaio 2025, sono state gravemente danneggiate o completamente distrutte più di 10.000 strutture, tra cui abitazioni, moschee, cimiteri, strade, parchi e campi da calcio. In tre municipalità era stato distrutto oltre il 70 per cento di tutte le strutture.
La maggior parte della distruzione era avvenuta al di fuori del combattimento attivo e nell’apparente assenza di una necessità militare imperativa come sancito dal diritto internazionale umanitario. La distruzione è continuata anche quando era in vigore un accordo di cessate il fuoco.
A ottobre, in seguito a una visita in Libano, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali ha rilevato che gli attacchi compiuti da Israele contro soccorritori, personale ospedaliero e giornalisti destavano gravi preoccupazioni ai sensi del diritto internazionale umanitario. Ha dichiarato alla stampa che l’attacco del 13 ottobre 2023, che aveva ucciso il fotogiornalista della Reuters Issam Abdallah e ferito altri sei giornalisti e giornaliste, sembrava configurarsi come un crimine di guerra. Ha esortato il Libano ad accettare la giurisdizione dell’Icc e ad aprire indagini penali interne su possibili morti illegali.
Una proposta di legge sui media presentata a maggio alla commissione parlamentare giustizia e amministrazione comprendeva positivi avanzamenti per la libertà d’espressione, in particolare l’abolizione della detenzione cautelare e della carcerazione per reati legati alla libera espressione e l’abrogazione del reato penale di diffamazione e delle disposizioni sul reato di “offesa” dal codice penale e dal codice penale militare. Tuttavia, alcuni degli emendamenti proposti in discussione rischiavano di compromettere il diritto alla libertà d’espressione, reintroducendo tra l’altro la detenzione cautelare per “violazioni della dignità o della vita privata degli individui” e imponendo divieti generici ai media che pubblicano informazioni riguardanti querelanti durante procedimenti giudiziari in corso.
Le autorità libanesi hanno continuato a convocare persone come attivisti e giornalisti in relazione a presunti reati di diffamazione e altre accuse dalla formulazione vaga, in violazione del diritto alla libertà d’espressione. Più di 15 individui sono stati convocati secondo questa prassi, per lo più in seguito a querele presentate da influenti figure di alto profilo politiche e finanziarie.
Il 15 febbraio, le autorità giudiziarie hanno convocato il personale degli organi d’informazione indipendenti Daraj Media e Megaphone News, dopo che avevano pubblicato editoriali critici verso i candidati alla direzione della Banca centrale e le decisioni del governo in materia finanziaria. La denuncia, presentata a titolo privato da tre avvocati, accusava i mezzi d’informazione di “compromettere la situazione finanziaria dello stato” e di “indebolire il sentimento nazionale”.2 A novembre, il pubblico ministero della Corte di cassazione ha convocato il caporedattore di Megaphone News e il suo direttore, in seguito a una querela presentata per conto dell’ex capo del bureau per i reati informatici.
A gennaio, il governo libanese ha estradato il poeta turco-egiziano Abdul Rahman al-Qaradawi negli Uae, sulla base di un mandato d’arresto emesso dal consiglio dei ministri dell’interno arabo, nonostante le preoccupazioni sollevate da organizzazioni per i diritti umani, in quanto una sua estradizione lo avrebbe posto a rischio di gravi violazioni dei diritti umani.3 Durante la sua visita in Siria a dicembre 2024, Abdul Rahman Qaradawi si era auto filmato all’interno della moschea Umayyad di Damasco, mentre criticava le autorità degli Uae, dell’Arabia Saudita e dell’Egitto. Il 28 dicembre 2024 era stato arrestato dalla sicurezza generale libanese. Al suo arrivo negli Uae è stato sottoposto a sparizione forzata. A fine anno la sua localizzazione rimaneva sconosciuta (cfr. Emirati Arabi Uniti).
Sin dall’approvazione nel 2017 della legge anti-tortura 65/2017, Amnesty International ha documentato decine di denunce presentate, che non erano state indagate efficacemente e che non erano mai arrivate a processo.
Il Consiglio della shura, il più alto organo della giustizia amministrativa libanese, ha ordinato al governo di pagare all’attore Ziad Itani un risarcimento di 480 milioni di lire libanesi (circa 5.360 dollari Usa), per l’incapacità delle autorità di vietare, impedire e indagare adeguatamente le sue accuse di tortura e maltrattamento. La decisione del Consiglio, emanata il 5 dicembre 2024 e resa pubblica il 10 marzo 2025, riconosceva l’incapacità dello stato di proibire qualsiasi atto di tortura, tutelare il principio della presunzione d’innocenza e condurre tutte le indagini e le azioni giudiziarie necessarie a garantire che le persone responsabili di tortura e maltrattamento siano assicurate alla giustizia. A fine anno, Ziad Itani non aveva ancora ricevuto il risarcimento disposto dalla corte.
Cinque anni dopo l’esplosione del porto di Beirut, che provocò la morte di almeno 236 persone e il ferimento di più di altre 7.000, le autorità non avevano ancora garantito verità e giustizia alle vittime e alle loro famiglie.
A febbraio, dopo due anni di sospensione, il giudice Tarek Bitar ha ripreso l’indagine convocando altri dipendenti e funzionari implicati nell’esplosione. A marzo, il procuratore Jamal Hajjar ha annullato le misure disposte dal suo predecessore che avevano di fatto bloccato l’indagine. Alcuni di coloro che sono stati convocati, tra cui l’ex primo ministro Hassan Diab, il maggiore generale Abbas Ibrahim e il maggiore generale Tony Saliba, si sono conformati con i mandati di comparizione e si sono presentati per l’interrogatorio. Tuttavia, altre figure istituzionali, tra cui i parlamentari Ali Hassan Khalil e Ghazi Zaaiter e l’ex pubblico ministero, hanno continuato a ostacolare l’indagine, rifiutando di presentarsi per essere interrogati.
Il governo non è stato in grado di perseguire l’accertamento delle responsabilità per le violazioni del diritto internazionale umanitario commesse durante il conflitto con Israele, non conferendo all’Icc la giurisdizione per indagare e perseguire i crimini previsti dallo Statuto di Roma commessi sul territorio libanese e per garantire alle vittime il diritto a un rimedio.
Amnesty International ha documentato ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario commesse dall’esercito israeliano in Libano tra il 2023 e il 2025, inclusi attacchi a strutture e veicoli sanitari a Beirut e nel sud del Libano.4 Amnesty International ha anche documentato molteplici raid aerei che hanno ucciso civili, tra cui minori, e distrutto proprietà civili.
Nonostante le limitate riforme, il Libano rimaneva lontano dall’avere un sistema di protezione sociale universale. Dopo la crisi economica del 2019, molte famiglie con prole, persone anziane e altre che non erano in grado di lavorare erano ancora costrette a vivere senza un’assicurazione sanitaria economicamente accessibile e la sicurezza di un reddito base.
A giugno, il Fondo nazionale per la sicurezza sociale ha annunciato una serie di modifiche alle indennità di fine servizio e familiari, tra cui contributi più alti per datori di lavoro e maggiori benefici per dipendenti, incluso l’aumento dei bonus familiari. Queste modifiche sono state applicate a partire dal 1° luglio.
Sebbene rappresentasse un importante passo avanti quando fu adottata nel 2024, la strategia nazionale di protezione sociale rimaneva sottofinanziata e sostanzialmente incompiuta, continuando tra l’altro a escludere le comunità non libanesi, comprese quelle migranti e rifugiate.
Le associazioni per i diritti delle donne hanno continuato a invocare una legge unificata sullo status personale e una serie di diritti, tra cui il diritto alla custodia paritaria della prole, a una completa protezione dalla violenza domestica e alla trasmissione della nazionalità a prole e coniugi stranieri. Ai sensi dell’ordinamento legislativo libanese, la cittadinanza continuava a essere trasmessa principalmente per via paterna.
Il 2 settembre, la deputata Cynthia Zarazir ha presentato in parlamento una proposta di modifica dell’art. 1 della legge sulla nazionalità per garantire la cittadinanza libanese alla prole delle donne libanesi. Ha annunciato la bozza il 16 ottobre, nel quadro della campagna “La mia nazionalità è un diritto per me e la mia famiglia”, fondata nel 1999 da un gruppo di persone aventi diritto e interessate dal problema.
Il Libano continuava a ospitare un alto numero di persone rifugiate, incluse persone provenienti da Siria e Palestina. Anche se migliaia di persone siriane erano ritornate in Siria dopo la deposizione dell’ex presidente siriano Bashar al-Assad a dicembre 2024, al 30 settembre rimanevano in Libano 636.051 persone rifugiate siriane registrate presso l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, secondo i dati forniti da quest’ultima. Il governo stimava la presenza in Libano di circa un milione di persone rifugiate provenienti dalla Siria e di altre 120.000 arrivate in Libano dopo dicembre 2024, in fuga dalle mortali tensioni e dalla violenza nelle regioni costiere e meridionali della Siria (cfr. Siria).
L’Unhcr ha dichiarato che, a causa dei tagli di bilancio, aveva chiuso i propri centri di accoglienza nelle città di Tripoli, Akkar e Tyre, e nell’area della Bekaa. A settembre, era stato ricevuto solo il 25 per cento dei fondi dell’Unhcr richiesti per i programmi in Libano. A luglio, l’Unhcr aveva gradualmente chiuso tutto il supporto nell’istruzione e nella sanità di base e al 1° dicembre aveva chiuso il supporto sanitario di secondo livello, tra cui ospedalizzazione, cure materne e pronto soccorso, lasciando 85.000 persone rifugiate (40.000 che prima ricevevano assistenza primaria e 45.000 quella secondaria) senza questi servizi.
Ad agosto, il Programma acqua e igiene (Water, Sanitation and Hygiene – Wash) dell’Unicef per il Libano ha riportato che il paese viveva la siccità più grave degli ultimi anni, con l’inverno 2024-2025 che aveva portato meno della metà delle precipitazioni stagionali medie e una copertura nevosa minima. Questo fatto aveva determinato una brusca riduzione dell’acqua superficiale e sotterranea disponibile, colpendo fiumi, sorgenti e pozzi. Uno studio dell’Autorità nazionale del fiume Litani, che gestisce il più grande bacino idrico del Libano, ha rilevato che il cambiamento climatico aveva contribuito alla siccità.
Il 30 settembre, il ministero dell’Ambiente ha presentato il suo terzo Ndc, che impegnava il Libano a ridurre le sue emissioni di gas serra del 22 per cento incondizionatamente, e del 33 per cento con il sostegno internazionale, sulla base di uno scenario di mantenimento delle tendenze attuali nel 2035. Impegnava inoltre il Libano ad aumentare la produzione di energia rinnovabile fino a soddisfare incondizionatamente il 25 per cento della sua domanda di elettricità, e il 30 per cento condizionatamente, sempre entro il 2035. La cifra rappresentava un piccolo aumento degli obiettivi di mitigazione del Libano rispetto al suo precedente Ndc del 2020.
Note:
1 Lebanon: Israeli military’s deliberate destruction of civilian property and land ”must be investigated as war crimes”, 26 agosto.
2 Lebanon: Authorities must immediately dismiss complaint against independent media outlets, 14 aprile.
3 Lebanon: Poet Abdul Rahman Al-Qaradawi must not be extradited to Egypt or UAE, 7 gennaio.
4 Lebanon: Israeli attacks on health facilities, ambulances and paramedics must be investigated as war crimes, 5 marzo.