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REPUBBLICA ARABA DI SIRIA

Il neonominato presidente ha formato un governo di transizione. Le autorità governative hanno istituito una commissione nazionale per la giustizia transizionale e una commissione nazionale per le persone scomparse e iniziato a processare cinque ex funzionari di alto profilo per i crimini dell’era Assad. La detenzione arbitraria è rimasta un metodo utilizzato sia dal governo sia dalle Forze democratiche siriane (Syrian Democratic Forces – Sdf) nel nord-est della Siria. Più di 30.000 persone in custodia delle Sdf hanno continuato a essere sottoposte a violazioni dei diritti umani. Le forze governative, le forze sostenute dal governo e i membri delle milizie hanno ucciso illegalmente persone appartenenti alla comunità alawita e sottoposto a esecuzione extragiudiziale membri della comunità drusa. I gruppi armati drusi e i combattenti tribali beduini hanno commesso gravi abusi nel governatorato di Suwayda, tra cui rapimenti, uccisioni illegali e incendio di case. Le autorità non hanno saputo indagare adeguatamente sui rapimenti di donne e ragazze alawite né assicurare alla giustizia i responsabili. La Siria ha affrontato la più grave siccità degli ultimi decenni, che ha aggravato la crisi umanitaria. Israele ha continuato a occupare le Alture del Golan e ha spostato le sue truppe nella zona cuscinetto demilitarizzata definita dalle Nazioni Unite.

 

CONTESTO

Il 29 gennaio, il Comando siriano delle operazioni militari ha nominato Ahmad al-Sharaa alla guida della Siria, per attraversare il periodo di transizione iniziato dopo la caduta del governo del presidente Bashar al-Assad l’8 dicembre 2024. La nuova dichiarazione costituzionale firmata il 13 marzo dal presidente al-Sharaa ha fornito un quadro giuridico provvisorio per un periodo transizionale di cinque anni. Il 29 marzo, il presidente al-Sharaa ha formato un governo ad interim, composto da 23 tra ministri e ministre.

Il 10 marzo, il presidente al-Sharaa e Mazloum Abdi, comandante delle Sdf, l’ala militare dell’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est a guida curda, hanno firmato un accordo per integrare le istituzioni civili e militari della Siria del nord-est nel governo siriano. L’accordo non è stato implementato.

A maggio, il ministero della Difesa ha annunciato l’integrazione di tutte le fazioni armate nell’esercito.

Il 22 giugno, il ministero della Salute siriano ha dichiarato che almeno 25 persone erano state uccise e altre 63 ferite nell’esplosione causata da un attentato suicida in una chiesa nella capitale, Damasco.

L’Ue, il Regno Unito e gli Usa hanno cancellato o revocato la maggior parte delle sanzioni alla Siria.

A ottobre, i sottocomitati elettorali hanno eletto 122 di 140 membri del parlamento. I rimanenti 18 seggi, in rappresentanza di Suwayda, un governatorato nel sud della Siria, e del nordest della Siria, sono rimasti vacanti a causa delle persistenti criticità politiche e di sicurezza. Il presidente al-Sharaa non ha nominato gli altri 70 membri, nonostante la nuova dichiarazione costituzionale lo richiedesse.

La crisi umanitaria è rimasta grave: 16,7 milioni di persone necessitavano di assistenza urgente. Il piano di risposta umanitaria delle Nazioni Unite è rimasto finanziato soltanto al 10 per cento. L’improvvisa sospensione da parte degli Usa, a gennaio, della maggior parte dei finanziamenti umanitari alla Siria ha costretto alcune strutture sanitarie e organizzazioni per i diritti umani a chiudere e segnato la sospensione dell’assistenza alimentare e la riduzione del personale e delle operazioni delle Ong locali.

A ottobre, la Banca mondiale stimava che il costo della ricostruzione in Siria dopo 13 anni di conflitto avrebbe richiesto intorno ai 216 miliardi di dollari Usa.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Per tutto l’anno, le organizzazioni della società civile siriane e i neocostituiti media indipendenti hanno registrato e aperto propri uffici a Damasco e in altre località del paese, dopo decenni di soffocanti restrizioni sullo spazio civico imposte sotto il precedente governo Assad.

Tuttavia, sono rimaste in vigore norme repressive che consentivano di colpire con azioni penali la libera espressione. Per citare un esempio, il 31 luglio le autorità hanno perseguito penalmente la giornalista Nour Sueleiman per avere espresso online la sua opinione riguardo al rapimento di donne e ragazze alawite e altri attacchi subiti dalla comunità alawita, accusando la professionista di “diffusione di notizie false”.

Le organizzazioni siriane e internazionali sono riuscite a tenere eventi pubblici su tematiche riguardanti i diritti umani in varie parti del paese. Tuttavia, verso fine anno, le autorità locali hanno richiesto sempre più spesso un’autorizzazione anticipata per questo tipo di eventi.

 

DIRITTO A UN PROCESSO EQUO

Le autorità hanno cercato di affrontare il bisogno urgente di riformare il settore della giustizia. Tuttavia, la nomina dei giudici è rimasta saldamente nelle mani dell’esecutivo, la pena di morte non è stata abolita e i crimini di diritto internazionale non erano stati ancora recepiti nella legislazione interna.

A giugno, il governo ha sospeso il tribunale antiterrorismo, utilizzato dal precedente governo Assad per prendere di mira persone percepite come oppositori, attraverso processi iniqui. A ottobre, il ministero della Giustizia ha annunciato l’annullamento di almeno 287.000 sentenze emesse dai tribunali antiterrorismo e militari del precedente governo di Assad. Il provvedimento implicava tra l’altro l’annullamento di sentenze che si fondavano su accuse abitualmente utilizzate per criminalizzare l’esercizio dei diritti umani, tra cui offesa al capo dello stato, oltraggio all’esercito e partecipazione alle proteste.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E PARTECIPAZIONE

A maggio, il governo ha istituito la commissione nazionale per la giustizia transizionale (National Commission for Transitional Justice – Nctj). Sebbene il decreto che aveva istituito la commissione le imponesse di affrontare le violazioni compiute dal precedente governo Assad, a novembre la Nctj ha precisato ad Amnesty International che si sarebbe occupata delle violazioni compiute da tutte le parti in conflitto, vale a dire sia il precedente governo Assad sia i gruppi armati d’opposizione, e che la nuova bozza di legge sulla giustizia transizionale lo avrebbe specificato.

A luglio, le autorità hanno arrestato gli ex ministri Kinda Shamat, Rima al-Qadiri e altri, per il loro presunto ruolo nella sparizione forzata di minori che erano stati separati dai genitori detenuti tra il 2011 e il 2024.

Le autorità hanno arrestato altri sospetti responsabili di violazioni di diritti umani e crimini contro persone perpetrati in Siria tra il 2011 e il 2024, inclusi i capi dei reparti di intelligence dove le persone erano torturate e sottoposte a sparizione forzata; sospetti responsabili di uccisioni di massa; e altri funzionari di rango. A novembre, il ministro della Giustizia ha confermato ad Amnesty International che erano in corso cinque processi contro ex funzionari di alto profilo per crimini risalenti all’era di Assad e che decine di altri erano in detenzione in attesa delle indagini.

Almeno altri due personaggi di alto profilo del precedente governo sembravano avere ottenuto garanzie contro eventuali procedimenti penali, nonostante la presenza di informazioni credibili riguardanti le loro responsabilità in gravi violazioni dei diritti umani.

A settembre, le autorità hanno spiccato un mandato d’arresto per l’ex presidente Bashar al-Assad con accuse di omicidio e tortura.

In Francia, Germania e Paesi Bassi, i tribunali hanno continuato a indagare e perseguire persone sospettate di avere commesso crimini di diritto internazionale in Siria, anche in base al principio della giurisdizione universale. I meccanismi internazionali sui diritti, come l’Istituzione indipendente delle Nazioni Unite sulle persone scomparse, hanno ottenuto l’accesso in Siria.

 

SPARIZIONI FORZATE

Per tutto l’anno, le famiglie delle persone scomparse hanno organizzato manifestazioni, compresi sit-in e “tende della verità” in varie località e città siriane,1 lanciando appelli all’azione per far luce sulla sorte e la localizzazione delle persone care, recuperare i resti di coloro che erano morti, accertare le responsabilità e assicurare la fine delle sparizioni forzate. Le famiglie delle persone scomparse e coloro che erano sopravvissute alla detenzione hanno espresso frustrazione per il fatto che la ricerca non fosse ancora iniziata sul serio.2,3

A maggio, le autorità hanno istituito la commissione nazionale per le persone scomparse, che è stata incaricata di “scoprire la sorte di migliaia di persone scomparse in Siria e di rendere giustizia alle loro famiglie”. Si stima che tra il 2011 e il 2024 in Siria siano scomparse più di 100.000 persone.

Avvocati hanno segnalato almeno tre nuovi casi di sparizione forzata durante l’anno.

 

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

Governo siriano

Le autorità governative hanno arrestato membri della comunità alawita senza mandati d’arresto. Tra questi c’erano funzionari di governo di basso rango del precedente governo Assad. Alcuni sono stati sottoposti a sparizione forzata per diverse settimane o mesi prima che alle loro famiglie fosse permesso di rivederli. Per tutta la loro detenzione, non sono stati informati delle accuse formulate a loro carico, sono stati privati dell’assistenza di un legale, e/o non sono stati condotti davanti a un giudice.

Il 6 marzo, almeno 25 uomini alawiti, tra cui un insegnante in pensione, uno studente e un meccanico, sono stati arrestati nelle loro abitazioni nel quartiere di al-Qadam, a Damasco, senza un mandato d’arresto. Un testimone ha affermato che suo fratello, che era tra i 25 fermati, era stato arrestato da agenti della sicurezza generale e che la sua sorte e localizzazione rimanevano sconosciute.

Forze democratiche siriane

Le Sdf si sono rese responsabili di violazioni su vasta scala dei diritti di più di 30.000 persone in loro custodia, per la loro percepita affiliazione con il gruppo armato Stato islamico. Le vittime comprendevano minori, donne e uomini trattenuti in almeno 27 strutture di detenzione e due campi di detenzione: al-Hol e Roj, nel nord-est della Siria. Molti erano detenuti dal 2019.

Attivisti hanno segnalato che le forze delle Sdf avevano arbitrariamente arrestato almeno cinque persone, quasi tutte arabe, per avere espresso opinioni online a sostegno del governo del presidente al-Sharaa.

 

UCCISIONI ILLEGALI

Il 6 marzo, gruppi armati affiliati al precedente governo hanno lanciato una serie di attacchi coordinati contro siti di sicurezza e militari, nei governatorati costieri di Latakia e Tartous, a predominanza alawita. In risposta, il governo, sostenuto dalle milizie alleate, ha lanciato una controffensiva. Questa ha portato a una significativa escalation della violenza nei governatorati costieri, così come nei governatorati di Hama e Homs. La Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulla Repubblica Araba di Siria (UN Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic – Un Col) ha dichiarato che nei “massacri che ne erano seguiti” erano state uccise 1.400 persone, in prevalenza civili.

L’8 e il 9 marzo, le milizie sostenute dal governo hanno ucciso più di 100 persone nella città costiera di Banias, nel governatorato di Tartous. Amnesty International ha documentato almeno 32 di queste uccisioni che erano state deliberate e avevano preso di mira componenti della comunità alawita.4 Uomini armati avevano chiesto alle persone se fossero alawite prima di minacciarle o ucciderle, e, in alcuni casi, le avevano incolpate delle violazioni commesse dal governo Assad.

Ad agosto, la Un Col ha riportato di avere documentato omicidi, torture, atti disumani legati al trattamento dei morti, saccheggio su vasta scala, incendio di case e altre gravi violazioni dirette principalmente contro la comunità alawita di Latakia, Tartous e Hama, compiute da membri delle forze di sicurezza e militari, dalle milizie e da “privati” che operavano insieme alle forze governative o in zone limitrofe. La commissione ha rilevato che anche i gruppi armati associati al precedente governo di Assad avevano compiuto gravi abusi.

Il 18 novembre è iniziato un processo a porte aperte a carico di sospetti accusati di avere compiuto uccisioni di massa di civili alawiti a Latakia e Tartous. Il ministro della Giustizia ha riferito ad Amnesty International che altri 80 sospettati erano in detenzione in attesa del processo.

Il 22 luglio, il comitato nazionale d’inchiesta, istituito dal presidente il 9 marzo, ha presentato i principali risultati ottenuti e ha affermato di avere identificato 298 presunti responsabili di crimini appartenenti alle forze militari di sicurezza, oltre che alle forze affiliate; e 265 presunti perpetratori appartenenti ai gruppi armati affiliati al precedente governo di Assad. Nonostante gli appelli che lo invitavano a farlo, il governo non ha pubblicato la relazione del comitato d’inchiesta.

 

ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI

A luglio, il sud della Siria è stato teatro di scontri armati tra combattenti drusi e beduini. In risposta, il 15 luglio, le forze governative sono entrate nella città di Suwayda per 48 ore, imponendo un coprifuoco.

Amnesty International ha documentato che le forze governative siriane e le forze affiliate avevano fatto fuoco deliberatamente e ucciso 44 uomini drusi e due donne sulla pubblica piazza, in abitazioni private, in una scuola, un ospedale e una sala cerimoniale, a Suwayda; questi atti equivalevano a esecuzioni extragiudiziali.5 Uomini armati in uniforme militare si erano auto-filmati mentre uccidevano a colpi d’arma da fuoco almeno 12 uomini. Dalle sequenze video di una telecamera a circuito chiuso dell’ospedale nazionale di Suwayda si vedeva un uomo armato in uniforme militare che, in presenza di altri uomini armati e di un agente della sicurezza generale, sparava deliberatamente a un operatore sanitario, uccidendolo.

Il 31 luglio, il ministro della Giustizia ha istituito un comitato investigativo sugli eventi di Suwayda. Tuttavia, a fine anno, componenti del comitato non avevano ancora potuto visitare la città di Suwayda. Il 2 settembre, il ministero dell’Interno ha accolto con favore il rapporto di Amnesty International su Suwayda e ha ribadito “il proprio impegno a proteggere tutti i siriani di qualsiasi estrazione”. A settembre e novembre, il portavoce del comitato ha dichiarato che membri delle forze di sicurezza e militari sospettati di avere commesso abusi a Suwayda erano stati rinviati all’autorità giudiziaria.

 

VIOLAZIONI DA PARTE DEI GRUPPI ARMATI

Anche i gruppi armati drusi e i combattenti tribali beduini hanno commesso gravi abusi nel governatorato di Suwayda, tra cui rapimenti, uccisioni illegali e incendio di case.

Il 16 luglio, l’organizzazione umanitaria di ricerca e soccorso Protezione civile Siria ha inviato Hamza al-Amareen, capo del proprio centro di risposta all’emergenza di Daraa, nella città di Suwayda, in risposta a una richiesta di assistenza delle Nazioni Unite a seguito degli scontri scoppiati il giorno precedente tra le forze governative siriane e i gruppi armati drusi. Sulla base di informazioni credibili ricevute dai suoi stretti familiari, Hamza al-Amareen è stato rapito da gruppi armati a guida drusa mentre viaggiava a bordo di un’auto che mostrava chiaramente il contrassegno “Protezione civile”, insieme a un gruppo di persone civili che erano state evacuate. Testimoni hanno riferito che gli uomini armati avevano preso Hamza al-Amareen e il suo veicolo, mentre il resto del gruppo era stato lasciato a bordo strada. A fine anno, la sua sorte e localizzazione rimanevano sconosciute.6

Il 17 luglio sono ripresi gli scontri tra combattenti drusi e beduini. Il 19 luglio, è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco. Durante i combattimenti, migliaia di membri della comunità drusa e beduina sono stati sfollati dalle loro case.

Il 20 luglio, la Mezzaluna rossa araba siriana ha segnalato “aggressioni che avevano preso di mira volontari, spari contro un’ambulanza e un magazzino e diversi veicoli parcheggiati dati alle fiamme”, durante scontri armati a Suwayda.

Il 13 agosto, combattenti tribali beduini a Daraa hanno rapito membri del personale umanitario mentre erano in viaggio per consegnare gli aiuti a Suwayda. Il 21 agosto, il ministero dell’Interno ha annunciato di avere localizzato le persone rapite e di averne ottenuto la liberazione.

 

VIOLENZA DI GENERE

Amnesty International ha documentato il rapimento di almeno 36 donne e ragazze alawite, di età compresa tra tre e quarant’anni, da parte di uomini armati non identificati nei governatorati di Latakia, Tartous, Homs e Hama.7 Alcune famiglie erano state contattate dai rapitori attraverso numeri telefonici siriani o esteri, chiedendo somme di riscatto o minacciando le famiglie se avessero continuato a cercare le loro congiunte. Le richieste di riscatto andavano dai 10.000 ai 14.000 dollari Usa e, anche dopo il pagamento, le donne e le ragazze catturate non erano state liberate. Almeno due donne, che all’epoca del loro rapimento erano sposate, hanno contattato le loro famiglie per chiedere il divorzio dai loro mariti. Hanno anche informato le famiglie di essere state o che sarebbero state costrette a sposare i loro rapitori.

Nella maggioranza dei casi, la polizia e le forze di sicurezza non hanno saputo condurre indagini efficaci. Alcune famiglie delle donne scomparse che denunciavano i rapimenti alle autorità hanno dichiarato che le loro preoccupazioni erano state ignorate o di essere state addirittura incolpate della loro sparizione.

Il 3 novembre, il portavoce del ministro dell’Interno ha annunciato i risultati di un’indagine interna sui rapimenti. Ha dichiarato che, dei 42 casi denunciati, soltanto uno era stato confermato come un rapimento, mentre gli altri riguardavano sparizioni per motivi diversi, come abusi domestici o fughe d’amore.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

La Siria ha registrato il minimo storico di precipitazioni degli ultimi 30 anni. La conseguente grave siccità ha ridotto la produzione di grano del 40 per cento e aggravato la crisi umanitaria derivante da 13 anni di conflitto, lasciando oltre la metà della popolazione in una situazione d’insicurezza alimentare.

Gli agricoltori hanno esortato il governo a ripristinare le infrastrutture agricole nelle regioni chiave, promuovere colture resistenti alla siccità, favorire il passaggio a un’agricoltura meno intensiva e investire in un’agricoltura sostenibile e resiliente al clima. Il governo non è parso voler intraprendere nessuna di queste misure durante l’anno.

 

ALTURE DEL GOLAN OCCUPATE

Le Alture del Golan sono rimaste sotto l’illegale occupazione e annessione di Israele. A seguito della deposizione del presidente Assad, l’esercito israeliano ha costruito almeno otto basi militari e spostato le truppe nella zona cuscinetto demilitarizzata stabilita dalle Nazioni Unite, che separava le Alture del Golan Occupate dal resto della Siria.

Residenti nella zona cuscinetto demilitarizzata definita dalle Nazioni Unite hanno segnalato che le forze militari israeliane avevano sfollato con la forza la popolazione locale, demolito abitazioni, distrutto foreste, impedito l’accesso ai terreni agricoli, sottoposto a detenzione arbitraria residenti, che in alcuni casi hanno trasferito in Israele.

 

Note:
1 Syria: Torture survivors of Saydnaya and other detention centres grappling with devastating needs and minimal support, 26 giugno.
2 Syria: Torture survivors of Saydnaya and other detention centres grappling with devastating needs and minimal support, 26 giugno.
3 Truth Still Buried: The Struggle for Justice of Disappeared People’s Families in Syria, 29 agosto.
4 Syria: Coastal massacres of Alawite civilians must be investigated as war crimes, 3 aprile.
5 Syria: New investigation reveals evidence government and affiliated forces extrajudicially executed dozens of Druze people in Suwayda, 2 settembre.
6 Syria: Druze armed group should immediately release humanitarian worker abducted three months ago, 16 ottobre.
7 Syria: Authorities must investigate abductions of Alawite women and girls, 28 luglio.

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