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REPUBBLICA DELLO YEMEN

Le parti coinvolte nel conflitto dello Yemen hanno continuato a sottoporre a detenzione arbitraria, sparizione forzata e procedimenti giudiziari ingiusti persone critiche verso la situazione dei diritti umani nel paese e le loro politiche, tra cui difensori dei diritti umani, giornalisti e operatori umanitari. Gli Usa e Israele hanno realizzato attacchi che hanno ucciso civili. Le autorità de facto huthi hanno effettuato arresti collettivi di personale umanitario. Le autorità de facto del Consiglio di transizione meridionale hanno represso manifestazioni pacifiche. Tutte le parti in conflitto non hanno saputo tutelare i diritti economici e sociali in un contesto in cui i tagli dei finanziamenti internazionali hanno aggravato ulteriormente la crisi umanitaria. Violenza di genere e discriminazione sono rimaste una realtà diffusa per donne e ragazze. Le persone lgbti hanno continuato a incorrere in procedimenti giudiziari. Le parti in conflitto hanno contribuito al degrado ambientale.

 

CONTESTO

Nonostante il cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite, le parti in conflitto hanno attaccato sporadicamente sia aree civili sia linee del fronte, tra cui i governatorati di Ta’iz, Lahj, Hodeida e Hadramout.

Tra il 15 marzo e il 6 maggio, gli Usa hanno condotto ulteriori attacchi aerei e navali nello Yemen, nell’ambito dell’operazione “Rough Rider”, in risposta agli attacchi delle autorità de facto huthi contro le imbarcazioni. I raid aerei statunitensi hanno ucciso almeno 224 civili, secondo le stime dell’organizzazione indipendente Airwars.

Il 18 marzo, gli huthi hanno ripreso gli attacchi con droni e missili contro Israele. Pur essendo per lo più intercettati dai sistemi di difesa israeliani, in uno di questi attacchi, il 4 maggio, un missile ha colpito l’area vicino al terminal principale dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, ferendo secondo le notizie quattro persone. Il 24 settembre, un attacco con un drone lanciato dagli huthi vicino a un hotel di Eilat avrebbe ferito almeno 20 persone.

A luglio, gli huthi hanno ripreso gli attacchi contro le navi mercantili, affondando due imbarcazioni di proprietà greca, battenti bandiera liberiana, nel mar Rosso, e uccidendo almeno tre membri dell’equipaggio.

Tra maggio e settembre, Israele ha condotto raid contro importanti infrastrutture nel nord dello Yemen. Il Civilian Impact Monitoring Project ha riportato che negli attacchi sono stati uccisi e feriti centinaia di civili. Un raid israeliano condotto il 28 agosto sulla capitale, Sana’a, ha ucciso il primo ministro huthi Ahmad al-Rahawi, nove ministri e due funzionari di gabinetto.

Durante l’anno, secondo Save the Children, c’è stata in media l’uccisione o il ferimento di un minore ogni giorno, per lo più a causa degli attacchi aerei. Rispetto al 2024, nel 2025 il numero di minori uccisi è più che raddoppiato.

 

UCCISIONI ILLEGALI

Il 28 aprile, un raid aereo statunitense ha colpito un centro di detenzione di Sa’ada, nel nord-ovest dello Yemen, causando decine di morti e feriti tra migranti di provenienza africana detenuti dalle autorità de facto huthi. Molti dei sopravvissuti hanno riportato ferite con conseguenze permanenti come trauma cranico, lesione spinale e perdita degli arti. Un’indagine condotta da Amnesty International ha concluso che il raid si era configurato come un attacco indiscriminato e che doveva essere indagato in modo rapido e trasparente come crimine di guerra.1

Ad agosto, il comando centrale statunitense ha risposto alle domande di Amnesty International sull’attacco affermando che erano in corso “valutazioni riguardanti tutte le segnalazioni di danni a civili derivanti dalle operazioni condotte in quel periodo”. Tuttavia, a fine anno gli Usa non avevano ancora dato seguito alle loro promesse di pubblicare i risultati di questi accertamenti.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Autorità de facto huthi

Le autorità de facto huthi hanno intensificato la loro presa di mira delle organizzazioni della società civile, del personale delle Nazioni Unite e di giornaliste e giornalisti che le criticavano. Gli huthi hanno effettuato diverse ondate di arresti nelle aree sotto il loro controllo, arrestando arbitrariamente almeno qualche decina di persone dello staff delle Nazioni Unite. A dicembre, secondo fonti delle Nazioni Unite, questo aveva portato a 69 il numero totale di membri del suo personale arbitrariamente in detenzione degli huthi dal 2021.

Decine di persone dello staff di organizzazioni della società civile yemenite e internazionali rastrellate dagli huthi nel corso dell’anno precedente sono rimaste detenute senza accusa e senza accesso adeguato a legali o familiari.2

L’11 febbraio, un operatore umanitario del World Food Programme detenuto in carcere è morto in custodia degli huthi.3

A maggio, gli huthi hanno arrestato sei giornalisti e attivisti digitali a Hodeida, secondo il Sindacato dei giornalisti yemeniti.

Il 24 maggio, la Corte penale specializzata (Specialized Criminal Court – Scc) di Sana’a ha giudicato Mohammed al-Mayahi colpevole di diffusione di notizie false e fuorvianti. È stato condannato a un anno e mezzo di carcere, secondo il Sindacato dei giornalisti yemeniti.

Sempre a maggio, le autorità huthi hanno emanato una circolare che vietava a qualsiasi organo d’informazione o creatore di contenuti di filmare o realizzare interviste sul campo a Sana’a, senza prima ottenere un’autorizzazione del ministero dell’Informazione amministrato dagli huthi.

Il 25 settembre, gli huthi hanno arbitrariamente arrestato il noto avvocato per i diritti umani Abdul Majid Sabra, in relazione a post pubblicati sui social media per l’anniversario nazionale del 26 settembre. Gli huthi hanno anche fermato persone ai posti di blocco e perquisito i loro telefoni in cerca di contenuti riguardanti l’anniversario e nei governatorati settentrionali hanno arrestato decine di persone che commemoravano la data.4

Consiglio di transizione meridionale

Le autorità de facto del Consiglio di transizione meridionale (Southern Transitional Council – Stc) hanno represso la libertà di riunione nelle aree sotto il loro controllo. A maggio e giugno, le donne hanno invaso le strade protestando pacificamente ad Aden per chiedere una serie di diritti socioeconomici, sotto la spinta delle frequenti interruzioni della fornitura di elettricità e acqua. In varie occasioni, le forze di sicurezza dell’Stc hanno fatto ricorso all’uso eccessivo della forza contro persone che manifestavano, limitando illegalmente la circolazione dei cortei di protesta e impedendo a partecipanti di fare riprese video o foto.

Il 17 maggio, il comitato di sicurezza dell’Stc di Aden ha emanato una direttiva che vietava tutte le proteste e gli eventi pubblici ad Aden, fino a quando “non saranno soddisfatte le condizioni che garantiscano il loro carattere pacifico e l’adempimento da parte degli organizzatori delle norme previste dalla legge”.

Il 14 giugno, le forze di sicurezza affiliate all’Stc hanno arbitrariamente arrestato le difensore dei diritti umani Maha Awad e Afraa Harriri durante una protesta pacifica che si svolgeva nel distretto di Mu’alla, ad Aden. Sono state trattenute brevemente al commissariato di polizia di al-Mu’alla per poi essere rilasciate.

Il 18 gennaio, il giornalista Ahmad Maher è stato rilasciato dal carcere di Bir Ahmad di Aden, dopo essere stato assolto il 25 dicembre 2024 dalla Corte speciale specializzata d’appello (Scc) di Aden. Era stato condannato dall’Scc a maggio 2024 a quattro anni di carcere, al termine di un procedimento gravemente iniquo per accuse di diffusione di notizie false e fuorvianti, un reato che non è riconosciuto ai sensi del diritto internazionale, e per falsificazione di documenti d’identità.5

Il giornalista Naseh Shaker è rimasto arbitrariamente detenuto dalle autorità de facto dell’Stc, dopo essere stato sottoposto a sparizione forzata a novembre 2023, secondo Marsadak, un osservatorio yemenita per la libertà dei media.

Governo dello Yemen

Il governo internazionalmente riconosciuto dello Yemen ha continuato a vessare e perseguire i giornalisti nelle aree sotto il suo controllo. Tra gennaio e ottobre, nei governatorati di Hadramout e Ta’iz, 10 giornalisti sono stati formalmente convocati o arbitrariamente detenuti per avere pubblicato contenuti ritenuti critici verso le autorità, secondo il Sindacato dei giornalisti yemeniti.

 

DIRITTI ECONOMICI E SOCIALI

L’economia in caduta libera e il deterioramento dei servizi pubblici, il persistente conflitto, i sempre più frequenti shock climatici e i tagli dei finanziamenti internazionali hanno duramente colpito i diritti economici e sociali delle persone, compreso l’accesso al cibo, alla salute e all’acqua.

L’accesso al cibo è rimasto gravemente limitato. Secondo il World Food Programme, la grave carenza alimentare continuava a colpire il 34 per cento delle famiglie a livello nazionale. Lo Yemen era valutato come “il terzo contesto alimentare più insicuro del mondo”, secondo l’Ocha.

Lo Yemen continuava a vivere una delle più gravi emergenze sanitarie causate dal colera del mondo. Secondo i dati dell’Ocha, tra marzo 2024 e agosto 2025, sono stati segnalati nel paese più di 322.000 casi sospetti e 1.073 decessi associati alla malattia.

Gli improvvisi e irresponsabili tagli dell’assistenza estera attuati dall’amministrazione Usa hanno minacciato la salute e i diritti umani di milioni di persone che nello Yemen dipendevano totalmente dagli aiuti umanitari per sopravvivere. Hanno inoltre posto fine ai servizi di assistenza salvavita e di protezione, come ad esempio le terapie nutrizionali contro la malnutrizione e i servizi di assistenza medica per minori che soffrivano di colera e altre malattie.6

Gli huthi hanno esacerbato la crisi umanitaria conducendo ripetuti arresti di massa e detenendo arbitrariamente personale umanitario delle Nazioni Unite e altro staff umanitario impegnato in attività salvavita nello Yemen settentrionale.

La popolazione del sud dello Yemen, tra cui i governatorati di Aden, Hadramout e Ta’iz ha dovuto far fronte a interruzioni della fornitura di acqua ed elettricità sempre più frequenti e su vasta scala, in un contesto di totale degrado dei servizi pubblici, che nell’insieme hanno compromesso il loro diritto a uno standard di vita adeguato.

Le forti piogge e le alluvioni in governatorati come Ma’rib, Mahwit, Hodeida e Ta’iz hanno causato morti, distrutto case e mezzi di sostentamento, accentuato lo sfollamento interno e lasciato centinaia di persone senza un riparo, cibo e acqua pulita.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

Le donne e le ragazze in tutto lo Yemen hanno continuato a essere soggette e discriminazione e violenza di genere. La legislazione yemenita non specificava un’età legale minima per il matrimonio e quasi un terzo delle donne era costretto a sposarsi prima dei 18 anni. Il matrimonio infantile è associato a danni alla sfera dei diritti umani che durano per tutta la vita. Circa cinque milioni di donne incontravano difficoltà ad accedere ai servizi di salute riproduttiva, con quasi 200 donne decedute su ogni 100.000 nati vivi, secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa).

A marzo, i tagli dei finanziamenti dell’Usaid avevano già costretto alla chiusura decine di spazi sicuri designati per prevenire o rispondere a episodi di violenza di genere sull’intero territorio dello Yemen. A luglio, decine di centri medici e ambulatori che fornivano servizi di salute riproduttiva e protezione erano stati anch’essi costretti a chiudere, privando centinaia di migliaia di donne e ragazze, comprese sopravvissute a violenza di genere, dell’accesso a cruciali servizi di assistenza medica, sostegno psicosociale e consulenza legale, secondo l’Unfpa.

Oltre ai tagli dei finanziamenti, la scelta della nuova amministrazione statunitense di designare gli huthi come “organizzazione terroristica straniera” ha portato le organizzazioni internazionali che gestivano programmi salvavita volti a fornire assistenza a minori malnutriti e donne in gravidanza e allattamento a sospendere le proprie operazioni nelle aree controllate dagli huthi.

Le autorità de facto huthi hanno continuato a limitare il diritto delle donne alla libertà di movimento senza l’accompagnamento di un tutore maschile (mahram) o senza una prova della sua approvazione scritta. Tra i vari effetti discriminatori, tali restrizioni rendevano ancora più complicato per le donne lavorare.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Il codice penale yemenita (del 1994) continuava a considerare le relazioni omosessuali tra persone consenzienti un reato. L’art. 264 puniva il sesso anale con 100 frustate e con pene fino a un anno di reclusione se l’accusato non era sposato. Se l’accusato era invece sposato la pena prevista era la morte per lapidazione. L’art. 268 puniva il sesso tra donne con pene carcerarie fino a tre anni.

Il 20 gennaio, l’Scc amministrata degli huthi di Sana’a ha condannato a morte 18 uomini, mentre altri 113 hanno ricevuto pene carcerarie comprese tra due anni e mezzo e 15 anni per accuse diverse, tra cui “prostituzione”, “atteggiarsi da donne” e “atti immorali”.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

Gli attacchi alla navigazione compiuti dagli huthi hanno rappresentato rischi ambientali significativi, minacciando la biodiversità marina e i mezzi di sussistenza delle comunità costiere.

Il 6 e 7 luglio, gli huthi hanno attaccato rispettivamente la MV Magic Seas e la MV Eternity C. Entrambe le navi cargo sono affondate rilasciando enormi chiazze di petrolio, secondo l’Ong Pax for Peace.

I raid aerei condotti dagli Usa e da Israele sul terminal petrolifero di Ras Isa e gli attacchi israeliani alle infrastrutture energetiche, tra cui le centrali elettriche di Ras Kathib, Hezyaz e Dhahaban e gli impianti di stoccaggio, hanno causato esplosioni e vasti incendi, minacciando la qualità dell’aria e la contaminazione del suolo e dell’acqua.

Nel governatorato di Shabwa, il danneggiamento di un oleodotto che collegava il campo petrolifero di Ayaz al porto di al-Nashima ha continuato a causare un grave inquinamento, con vaste quantità di petrolio greggio sversato, che hanno contaminato i terreni agricoli e le falde acquifere, secondo l’autorità locale del distretto di al-Rawda.

 

Note
1 Yemen: “It Is a Miracle We Survived”: Us Air Strike on Civilians Held in Sa’ada Detention Centre, 29 ottobre.
2 Yemen: A year on, Huthis should free UN, civil society staff, 30 maggio.
3 Yemen: Investigate death in custody of arbitrarily detained UN aid worker, 12 febbraio.
4 Yemen: Huthis must immediately release prominent human rights lawyer and cease relentless crackdown on civic space, 1° ottobre.
5 Yemen: Further information: Journalist Ahmad Maher released, 21 gennaio.
6 Yemen: US abrupt and irresponsible aid cuts compound humanitarian crisis and put millions at risk, 10 aprile.

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