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REPUBBLICA DEL CAMERUN

Capo di stato: Paul Biya

Capo di governo: Philémon Yang

Il gruppo armato Boko haram ha continuato a commettere gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nella regione dell’Estremo nord, tra cui l’uccisione e il rapimento di centinaia di civili. In risposta, le autorità e le forze di sicurezza hanno compiuto anch’esse violazioni dei diritti umani, tra cui arresti arbitrari, detenzioni in incommunicado, tortura e sparizioni forzate. In conseguenza del conflitto, dal 2014, sono state oltre 170.000 le persone costrette a fuggire dalle loro abitazioni. Le libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica hanno continuato a essere soggette a restrizioni. A partire da fine ottobre, le manifestazioni nelle regioni anglofone sono state represse con violenza dalle forze di sicurezza. Giornalisti, studenti, difensori dei diritti umani e membri dei partiti d’opposizione sono stati arrestati e alcuni hanno affrontato procedimenti giudiziari celebrati da tribunali militari. Le persone Lgbti hanno subìto discriminazioni, intimidazioni e vessazioni, nonostante gli arresti e i procedimenti giudiziari a loro carico siano progressivamente diminuiti.

VIOLAZIONI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI – BOKO HARAM

Boko haram ha commesso crimini secondo il diritto internazionale e violazioni dei diritti umani, come attacchi suicidi in aree civili, esecuzioni sommarie, tortura, presa di ostaggi, rapimenti, reclutamento di bambini soldato, saccheggi e distruzione di proprietà pubbliche, private e religiose. Durante l’anno, il gruppo ha effettuato almeno 150 attacchi, compresi 22 attentati dinamitardi sucidi, uccidendo almeno 260 civili. Questi crimini sono stati parte di un attacco sistematico contro la popolazione civile dell’intera regione del bacino del lago Ciad.

Boko haram ha deliberatamente preso di mira la popolazione civile lanciando attacchi contro mercati, moschee, chiese, scuole e stazioni degli autobus. Nel solo mese di gennaio, sono stati compiuti almeno nove attentati suicidi, in cui sono stati uccisi più di 60 civili. Il 10 febbraio, nella città di Nguéchéwé, a 60 chilometri da Maroua, due attentatrici suicide si sono fatte esplodere durante un funerale, uccidendo almeno nove civili, compreso un bambino, e ferendo oltre 40 persone. Il 19 febbraio, altre due donne si sono fatte esplodere in un mercato affollato nel villaggio di Mémé, vicino a Mora, uccidendo almeno 24 civili e ferendone altri 112. Il 21 agosto e il 25 dicembre, due attacchi dinamitardi suicidi nei mercati di Mora hanno ucciso in tutto cinque persone e ne hanno ferite almeno 34.

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

Le forze di sicurezza hanno continuato a effettuare arresti arbitrari di persone accusate di sostenere Boko haram, in molti casi anche senza o con poche prove di un loro coinvolgimento, detenendole in condizioni disumane, spesso mettendo a rischio le loro vite. Centinaia di sospettati sono stati trattenuti in centri di detenzione non ufficiali, come basi o edifici militari appartenenti alle agenzie nazionali d’intelligence, senza possibilità di accedere a un avvocato o di contattare le loro famiglie.

Le forze di sicurezza hanno continuato a condurre operazioni di rastrellamento, che hanno portato ad arresti di massa.

TORTURA, DECESSI IN CUSTODIA E SPARIZIONI FORZATE

Decine di uomini, donne e bambini accusati di appoggiare Boko haram sono stati torturati da membri della brigata d’intervento rapido (Brigade d’intervantion rapide – Bir), un’unità scelta dell’esercito, presso la base militare conosciuta come Salak, vicino a Maroua, e da funzionari della direzione generale della ricerca esterna (Direction générale de la recherche extérieure – Dgre), un’agenzia dei servizi di intelligence, presso i suoi edifici nella capitale Yaoundé. Alcuni sono morti in conseguenza delle torture e altri sono scomparsi[1].

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Difensori dei diritti umani, compresi attivisti della società civile e giornalisti, hanno continuato a ricevere intimidazioni, vessazioni e minacce. In risposta alle restrizioni imposte alle libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica, giornalisti hanno riferito di essersi autocensurati al fine di evitare ripercussioni per aver criticato il governo, specialmente in riferimento a questioni riguardanti la sicurezza.

Kah Walla, presidente del Partito popolare del Camerun, è stata vittima di diversi arresti arbitrari. L’8 aprile è stata detenuta assieme ad altri 11 membri del suo partito presso la stazione di polizia giudiziaria di Elig-Essono, un quartiere di Yaoundé, con l’accusa di “insurrezione e ribellione contro lo stato”, per aver protestato pacificamente contro il governo. Il 20 maggio è stata detenuta insieme ad altri 14 membri del suo partito presso la direzione per la sorveglianza del territorio nazionale a Yaoundé, con l’accusa di “ribellione, istigazione all’insurrezione e alla rivolta”; sono stati tutti rilasciati lo stesso giorno senza alcuna spiegazione. Il 28 ottobre, Kah Walla è stata arrestata nel quartier generale del suo partito a Yaoundé e detenuta presso la stazione centrale 1 di Yaoundé, insieme ad altri 50 suoi sostenitori poiché si erano radunati per pregare per le vittime dell’incidente ferroviario di Eseka. L’arresto è avvenuto senza un mandato di cattura. Sono stati trattenuti per più di sette giorni senza accusa. Non è stata data alcuna motivazione per il loro arresto.

A fine ottobre, avvocati, studenti e insegnanti delle regioni anglofone del Camerun hanno iniziato uno sciopero per protestare contro quella che loro percepiscono come un’emarginazione della minoranza anglofona. Le proteste sono scoppiate in diverse città del sud-ovest e del nord-ovest del paese, tra cui Bamenda, Kumba e Buea. Le forze di sicurezza del Camerun hanno arbitrariamente arrestato i manifestanti e fatto uso eccessivo della forza per disperderli. In un episodio, l’8 dicembre, durante le proteste nella città nordoccidentale di Bameda, tra due e quattro persone sono morte a causa dei proiettili veri sparati dalle forze di sicurezza.

PROCESSI INIQUI

Sono proseguiti i processi iniqui celebrati davanti a tribunali militari.

Il 29 febbraio è iniziato davanti al tribunale militare di Yaoundé il processo a carico di Ahmed Abba, corrispondente di Radio France Internationale, arrestato a Maroua a luglio 2015. Il procedimento è stato segnato da irregolarità, come la mancata convocazione dei testimoni e la mancata condivisione degli incartamenti processuali con gli avvocati della difesa. Accusato di favoreggiamento e omessa denuncia di azioni terroristiche, è stato torturato durante la sua detenzione in incommunicado durata tre mesi.

È proseguito davanti al tribunale militare di Yaoundé il processo di tre giornalisti, Rodrigue Tongué, Felix Ebole Bola e Baba Wamé. Erano stati incriminati a ottobre 2014 per omessa denuncia di notizie e fonti. Se ritenuti colpevoli, rischiavano fino a cinque anni di carcere. I procedimenti giudiziari a loro carico erano stati viziati da irregolarità sostanziali e procedurali, compreso il rifiuto dei giudici di autorizzare la deposizione dei testimoni. Aboubakar Siddiki, leader del partito politico Movimento patriottico del saluto camerunense, e Abdoulaye Harissou, un notaio molto conosciuto, sono stati processati contemporaneamente ai tre giornalisti. Arrestati ad agosto 2014, sono rimasti trattenuti in incommunicado presso la Drge per più di 40 giorni, prima di essere trasferiti nel carcere principale di Yaoundé. Dovevano rispondere di accuse come possesso illegale e impiego di armi da guerra, omicidio, ribellione, oltraggio al presidente e ostilità contro lo stato.

Il 2 novembre, Fomusoh Ivo Feh, arrestato a dicembre 2014 a Limbe per aver inoltrato un messaggio dal tono sarcastico riguardante Boko haram, è stato condannato a 10 anni di carcere dal tribunale militare di Youndé per “mancata denuncia di un atto terroristico”. È stato condannato sulla base di prove limitate e non verificabili e il suo processo è stato segnato da irregolarità, compresa la mancanza di un interprete.

IMPUNITÀ

L’11 luglio, il segretario di stato per la gendarmeria nazionale presso il ministro della Difesa ha annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta, incaricata d’indagare sui crimini compiuti dalle forze di sicurezza impegnate nelle operazioni per contrastare Boko haram. Non sono state fornite altre informazioni a riguardo.

Ad agosto, è iniziato davanti al tribunale militare di Yaoundé il processo del colonnello della gendarmeria Zé Onguéné Charles, accusato di negligenza e violazione della legge sulla custodia. Il colonnello era incaricato della regione dove, tra il 27 e 28 dicembre 2014, almeno 25 uomini accusati di sostenere Boko haram erano morti mentre si trovavano detenuti in un edificio della gendarmeria.

CONDIZIONI CARCERARIE

Le condizioni nelle carceri sono rimaste mediocri e caratterizzate da sovraffollamento cronico, alimentazione inadeguata, accesso limitato alle cure mediche e servizi igienico-sanitari deplorevoli. Il carcere di Maroua ospitava circa 1.400 detenuti, pari a tre volte la capacità per la quale era stato progettato. Il carcere centrale di Yaoundé contava all’incirca 4.000 prigionieri, a fronte di una capacità massima di 2.000. Nel carcere principale di Yaoundé, fino ad agosto, la maggioranza dei detenuti sospettati di legami con Boko haram è stata tenuta incatenata ininterrottamente.

Tra i principali fattori che contribuivano al sovraffollamento delle carceri c’erano gli arresti di massa di persone accusate di sostenere Boko haram, moltissimi detenuti trattenuti senza accusa e un sistema giudiziario inefficiente. Il governo ha promesso la costruzione di nuovi penitenziari e ha avviato la realizzazione di 12 nuove celle nel carcere di Maroua. Queste misure sono state tuttavia ritenute insufficienti per risolvere la crisi.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Almeno 276.000 rifugiati della Repubblica Centrafricana vivevano in dure condizioni in campi sovraffollati o presso famiglie ospiti, lungo le aree di confine nel sud-est del Camerun. Circa 59.000 rifugiati della Nigeria vivevano nel campo per rifugiati delle Nazioni Unite di Minawao, situato nella regione dell’Estremo nord, ma circa altri 27.000 lottavano per la sopravvivenza al di fuori del campo, affrontando insicurezza alimentare, mancanza di accesso a servizi essenziali e vessazioni delle forze di sicurezza. L’insicurezza provocata da Boko haram e l’esercito ha anche provocato lo sfollamento interno di circa 199.000 persone nella regione dell’Estremo nord. A fine anno, erano in via di definizione accordi tra Camerun, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, per agevolare il rientro volontario dei rifugiati.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER

E INTERSESSUATE

Le persone Lgbti hanno continuato ad affrontare in discriminazioni, intimidazioni, vessazioni e violenze. Il codice penale ha mantenuto il reato di attività sessuale tra persone dello stesso sesso, anche dopo la riforma del codice, adottata a giugno.

Il 2 agosto, tre giovani sono stati arrestati a Yaoundé e condotti presso una stazione della gendarmeria dove sono stati percossi, insultati e parzialmente rasati. Sono stati quindi inzuppati di acqua fredda dai gendarmi, i quali li hanno costretti a pulire l’edificio della gendarmeria e poi a “confessare” il loro orientamento sessuale. I tre sono stati rilasciati 24 ore dopo, con il pagamento di una tangente.

DIRITTO A UN ADEGUATO STANDARD DI VITA

La violenza di Boko haram ha esacerbato le già dure condizioni di vita delle comunità della regione dell’Estremo nord, limitando il loro accesso ai servizi essenziali e ostacolando le attività commerciali, agricole e la pastorizia. I circa 1,4 milioni di persone che abitano la regione, in maggioranza minori, hanno dovuto affrontare una situazione d’insicurezza alimentare al limite della crisi o dell’emergenza; 144 scuole e 21 ambulatori medici sono stati costretti a chiudere a causa dell’insicurezza.

Una versione emendata del codice penale, approvata a luglio, prevedeva che gli inquilini che dovevano più di due mesi di affitto rischiavano fino a tre anni di carcere. Circa un terzo dei nuclei familiari viveva in affitto e circa la metà della popolazione del paese viveva al di sotto della soglia di povertà.

PENA DI MORTE

I tribunali militari hanno continuato a emettere condanne a morte nei confronti di persone accusate di sostenere Boko haram al termine di processi iniqui; durante l’anno non ci sono state esecuzioni. La stragrande maggioranza dei casi giudiziari sono stati perseguiti ai sensi di una legge antiterrorismo gravemente viziata, che era stata approvata a dicembre 2014.

[1] Right cause, wrong means: Human rights violated and justice denied in Cameroon’s fight against Boko Haram (AFR 17/4260/2016).

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