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REPUBBLICA DEL KENYA

Capo di stato e di governo: Uhuru Muigai Kenyatta

Le forze di sicurezza hanno compiuto nell’impunità sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali e tortura e, a ottobre, si erano rese responsabili dell’uccisione di almeno 122 persone. Alcuni degli abusi sono stati commessi dalle forze di sicurezza nel contesto di operazioni antiterrorismo, mentre altri da poliziotti e altre agenzie di sicurezza, che non venivano chiamati a risponderne. La polizia ha fatto un uso eccessivo e letale della forza per disperdere manifestazioni organizzate per chiedere procedure elettorali eque. L’opposizione politica, gruppi anticorruzione e altri attivisti della società civile, oltre che giornalisti e blogger, hanno subìto vessazioni. Famiglie che vivevano in insediamenti informali e comunità emarginate sono state sgomberate con la forza delle loro abitazioni.

CONTESTO

Nel paese la corruzione è rimasta dilagante. Il presidente Kenyatta ha chiesto le dimissioni di quasi un quarto dei sottosegretari del consiglio di gabinetto, dopo che la commissione etica anticorruzione (Ethics and Anti-Corruption Commission – Eacc) li aveva accusati di essere corrotti. Alcuni sono stati processati per corruzione, altri sono comparsi davanti ad autorità di vigilanza per rispondere di accuse analoghe. Secondo l’Eacc, almeno il 30 per cento del Pil, equivalente a circa sei miliardi di dollari Usa, andava perso ogni anno a causa della corruzione. Anche le amministrazioni locali sono state accusate di corruzione, in larga parte per aver gonfiato i costi nelle procedure di appalto. I ministeri della Salute e della Devoluzione e pianificazione erano sotto inchiesta per varie accuse, tra cui presunta appropriazione indebita di fondi.

A maggio, organizzazioni della società civile hanno lanciato “Kura Yangu, Sauti Yangu”, un movimento che si proponeva di garantire la regolarità, l’equità e l’adeguata organizzazione delle elezioni previste per agosto 2017. Poco dopo, la Coalizione per la riforma e la democrazia (Coalition for Reform and Democracy – Cord), partito dell’opposizione, ha organizzato una serie di manifestazioni con cadenza settimanale, accusando di faziosità la commissione elettorale indipendente (Independent Electoral and Boundaries Commission – Iebc). Il 3 agosto, i commissari dell’Iebc si sono dimessi, ponendo fine a mesi di proteste relative al processo elettorale. Il 14 settembre, è entrato in vigore il progetto di legge (emendamento) elettorale, con cui sono state inaugurate le procedure di selezione dei nuovi commissari dell’Iebc. Tuttavia, il processo delle nomine dei nuovi membri della commissione è stato ritardato, in quanto il consiglio incaricato della selezione ha rinviato a tempo indeterminato la scelta del presidente della commissione, poiché nessuno dei cinque candidati intervistati aveva i requisiti richiesti. Il ritardo avrebbe avuto un impatto negativo sulla tempistica dei preparativi elettorali.

VIOLAZIONI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI

Al-Shabaab, il gruppo armato con base in Somalia, ha continuato a compiere attentati in Kenya. Il 25 ottobre, ad esempio, nella città settentrionale di Mandera, almeno 12 persone sono rimaste uccise in un attacco di al-Shabaab contro una pensione che ospitava i componenti di un gruppo teatrale.

CONTROTERRORISMO E SICUREZZA

Nel contesto delle operazioni antiterrorismo contro al-Shabaab, le agenzie di sicurezza sono state implicate in violazioni dei diritti umani, tra cui esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate e tortura. A fronte di un aumento dei casi segnalati, le autorità non hanno svolto indagini significative in grado di garantire l’accertamento delle responsabilità.

ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI

Sia la polizia sia altre agenzie di sicurezza si sono rese responsabili di esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate e tortura[1].

Willi Kimani, avvocato e consulente legale pro bono, il suo cliente Josphat Mwendwa e il loro tassista, Joseph Muiruri, sono stati rapiti il 23 giugno in una località imprecisata. Il 1° luglio, i loro corpi sono stati trovati scaricati in un fiume nella contea di Machakos, nell’est del paese; i referti autoptici hanno dimostrato che gli uomini erano stati torturati. Josphat Mwendwa, un tassista motociclista, aveva denunciato per tentato omicidio un agente della polizia municipale, dopo che questi gli aveva sparato a un braccio durante un controllo stradale di routine. Il poliziotto lo aveva quindi accusato di un’infrazione stradale al fine d’intimidirlo e spingerlo a ritirare la denuncia. Il rapimento è avvenuto dopo che Willie Kimani e Josphat Mwendwa avevano lasciato le aule di giustizia di Mavoko, nella contea di Machakos, dove avevano preso parte a un’udienza relativa all’infrazione stradale. Il 21 settembre, quattro agenti della polizia municipale, Fredrick ole Leliman, Stephen Cheburet Morogo, Sylvia Wanjiku Wanjohi e Leonard Maina Mwangi, sono stati giudicati colpevoli dell’omicidio dei tre uomini. A fine anno erano in custodia in attesa della sentenza.

L’omicidio ha innescato un’ondata di proteste in tutto il paese e mobilitato le organizzazioni in difesa dei diritti umani, la stampa, le associazioni dei giuristi e di altre categorie professionali, che hanno chiesto alle autorità di intervenire contro le sparizioni forzate e le esecuzioni extragiudiziali.

Job Omariba, un infermiere della città orientale di Meru, era scomparso a Nairobi il 21 agosto. Il suo corpo è stato scoperto all’obitorio di Machakos il 30 agosto. In seguito, lo stesso giorno, l’unità speciale di prevenzione del crimine ha arrestato tre poliziotti, sospettati di essere implicati nel suo rapimento e omicidio.

Il 29 agosto, due poliziotti sono entrati in un reparto dell’ospedale Mwingi Level 4 e hanno fatto fuoco uccidendo Ngandi Malia Musyemi, un venditore ambulante che aveva denunciato alla polizia di aver subìto il furto dell’auto sotto la minaccia delle armi. La sorella della vittima ha assistito alla sua uccisione. Le indagini sul suo omicidio sono state assegnate ad agenti dei distretti di Nairobi, Machakos ed Embu.

Il Kenya non dispone di un archivio ufficiale delle uccisioni per mano della polizia o delle sparizioni forzate. Secondo Haki Africa, un gruppo di tutela dei diritti umani, nei primi otto mesi del 2016, nella contea di Mombasa, c’erano state 78 esecuzioni extragiudiziali e sparizioni forzate. Nello stesso periodo, il quotidiano Daily Nation ha documentato 21 casi di uccisioni da parte della polizia.

LIBERTÀ DI RIUNIONE

La polizia ha fatto ricorso a un uso eccessivo e letale della forza per disperdere manifestanti a Nairobi e in altre città, durante le proteste contro l’Iebc.

Il 16 maggio, un manifestante a Nairobi è stato colpito da proiettili durante uno scontro con la polizia, quando gli abitanti dell’insediamento informale di Kibera hanno cercato di raggiungere in corteo gli uffici della commissione elettorale.

Il 23 maggio, la polizia ha impiegato manganelli, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e, in alcuni casi anche proiettili veri, per disperdere un corteo che si dirigeva verso gli uffici della commissione elettorale. Un filmato mostrava tre agenti che prendevano a calci e picchiavano un manifestante caduto a terra[2]. Lo stesso giorno, almeno due persone sono state uccise e altre 53 ferite durante una manifestazione nella città occidentale di Kisumu.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Le autorità hanno continuato a limitare la libertà d’espressione, intimidendo e vessando giornalisti, blogger e altri esponenti della società civile, in particolare richiamandosi ad ambigue disposizioni contenute nella legge del Kenya sulle informazioni e le comunicazioni. Almeno 13 persone sono state perseguite ai sensi della sezione 29 della legge, che conteneva alcuni termini vaghi come “gravemente offensivo” e “indecente”.

Il 19 aprile, l’Alta corte ha stabilito che la sezione 29 della suddetta legge violava i princìpi tutelati dalla costituzione riguardanti il diritto alla libertà d’espressione.

Mbuvi Kasina, un giornalista, continuava a dover rispondere di sei capi d’imputazione in relazione all’uso improprio di un sistema di telecomunicazioni autorizzato, per aver messo in discussione il bilancio di spesa del collegio elettorale di Kitui Sud.

Il 27 settembre, la polizia ha vessato e aggredito Duncan Wanga, giornalista e cameraman del canale televisivo K24 Tv, distruggendogli l’attrezzatura mentre copriva la cronaca di una manifestazione in corso nella città occidentale di Eldoret.

Il 1° ottobre, il vicepresidente ha minacciato di citare in giudizio l’attivista Boniface Mwangi, dopo che aveva postato un tweet su Twitter in cui collegava il vice ministro all’omicidio dell’imprenditore Jacob Juma, avvenuto a maggio. Gli avvocati del vicepresidente hanno chiesto formalmente all’attivista di scusarsi, ritrattare e fornire un chiarimento entro un termine di sette giorni. Gli avvocati di Boniface Mwangi hanno accettato la causa, citando casi dell’Icc e una serie di accuse avanzate da un parlamentare in merito all’omicidio di Jacob Juma, per dimostrare che la reputazione del vicepresidente non era stata intaccata dal tweet.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

A maggio, poco dopo aver revocato ai somali fuggiti in Kenya lo status acquisito di rifugiati, il governo ha annunciato di voler chiudere il campo per rifugiati di Dadaab il 30 novembre. A giustificazione della sua decisione, l’esecutivo ha citato preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale e la necessità che la comunità internazionale condividesse il carico dell’accoglienza dei rifugiati. Nel campo di Dadaab vivevano almeno 280.000 rifugiati, 260.000 dei quali provenienti dalla Somalia. Data la breve scadenza, le dichiarazioni del governo sulle procedure di rimpatrio e la mancanza di sicurezza in Somalia hanno fatto temere che il rimpatrio dei somali sarebbe avvenuto in maniera forzata, in violazione del diritto internazionale, ponendo a rischio le vite di migliaia di persone[3]. Secondo l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, a metà ottobre 27.000 rifugiati somali erano stati rimandati in Somalia da Dadaab nel corso del 2016, secondo un programma di rimpatri teoricamente “volontari”. Il 16 novembre, le autorità hanno dichiarato l’intenzione di rimandare di sei mesi la data di chiusura del campo di Dadaab.

A maggio, il governo ha sciolto il dipartimento per gli Affari dei rifugiati (Department of Refugee Affairs – Dra), che era stato istituito con la legge sui rifugiati del 2006, e ha creato al suo posto il segretariato per gli Affari dei rifugiati, non stabilito per legge, accorpandolo al ministero dell’Interno e coordinamento del governo nazionale.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER

E INTERSESSUATE

Il 16 giugno, l’Alta corte di Mombasa ha confermato la legittimità delle visite anali inflitte a uomini sospettati di attività omosessuale. Due uomini si erano appellati all’Alta corte, sostenendo l’incostituzionalità delle visite anali e dei test per la determinazione della positività all’Hiv e all’epatite B, cui erano stati sottoposti con la forza a febbraio 2015. La Corte ha stabilito che non c’era stata alcuna violazione dei loro diritti né alcuna infrazione della legge. Costringere una persona a sottoporsi a visita anale e al test dell’Hiv costituisce una violazione del diritto alla riservatezza e del divieto di tortura e altri maltrattamenti sancito dal diritto internazionale. Nell’emettere il suo giudizio, l’Alta corte ha violato vari trattati sui diritti umani ratificati dal Kenya.

DIRITTO ALL’ALLOGGIO – SGOMBERI FORZATI

Le autorità hanno continuato a sgomberare con la forza famiglie che vivevano in insediamenti informali e comunità emarginate, nel contesto di vasti progetti di sviluppo infrastrutturale.

L’8 luglio, nell’insediamento informale di Deep Sea a Nairobi, 349 famiglie sono state sgomberate con la forza per permettere la costruzione del passante che collega la superstrada Thika al raccordo anulare di Westlands. Lo sgombero è stato attuato senza preavviso e senza una consultazione tra la comunità e l’autorità keniana per la viabilità urbana (Kenya Urban Roads Authority – Kura). Durante lo sgombero, gli abitanti sono stati aggrediti da giovani armati, trasportati sul luogo a bordo di mezzi privati e da costruzione, messi a diposizione del governo. Poliziotti in assetto armato erano presenti sul luogo e hanno minacciato di sparare agli abitanti nel caso in cui avessero opposto resistenza allo sgombero. La Kura e l’Eu, che finanzia i lavori di costruzione della strada, avevano assicurato agli abitanti di Deep Sea che non sarebbero stati sgomberati con la forza.

La Kura si è assunta la responsabilità di aver violato i diritti degli abitanti durante un incontro con i leader comunitari di Deep Sea. In una lettera indirizzata alla comunità, ha accettato di adottare urgentemente un pacchetto di misure riparative, compreso il ripristino degli allacciamenti idrico-fognari, oltre che di agevolare la ricostruzione delle case delle persone sgomberate e fornire assistenza umanitaria, come cucine da campo e coperte, per coloro che avevano perso tutto. La Kura e gli abitanti di Deep Sea hanno concordato che i residenti permanenti avrebbero ricevuto una somma di 20.000 scellini keniani ciascuno (circa 200 dollari Usa) e che tale somma non sarebbe stata riconosciuta come risarcimento a copertura delle perdite subite a causa dello sgombero forzato.

Rappresentanti dei nativi sengwer hanno denunciato che il servizio forestale del Kenya aveva più volte bruciato case situate nella foresta di Embobut. Tribunali locali hanno esaminato le cause concernenti i nativi sengwer arrestati in quanto abitanti della foresta, nonostante presso le aule di giustizia pendesse una causa intentata dalla comunità, che aveva impugnato un’ingiunzione dell’Alta corte di Eldoret del 2013, per fermare gli arresti e gli sgomberi, mentre era in atto l’esame del loro ricorso giudiziario.

[1] Kenya: Set up judicial inquiry into hundreds of enforced disappearances and killings (news, 30 agosto).

[2] Kenya: Investigate police crackdown against protesters (news, 17 maggio).

[3] Kenya: Government officials coercing refugees back to war-torn Somalia (news, 15 novembre).

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