Repubblica del Congo - Amnesty International Italia

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REPUBBLICA DEL CONGO

Capo di stato e di governo: Denis Sassou Nguesso

Le elezioni presidenziali si sono svolte in un contesto di violenze e contestazioni. Oppositori politici sono stati detenuti per aver criticato le elezioni. Le forze di sicurezza hanno fatto uso eccessivo della forza, non esitando in alcuni casi a ricorrere alla tortura per soffocare il dissenso. È stata approvata una nuova legge che ha ulteriormente limitato lo spazio per le organizzazioni della società civile.

 CONTESTO

Il 20 marzo si sono svolte elezioni presidenziali in un clima di totale blackout delle comunicazioni, con tagli alle linee telefoniche e alle connessioni Internet. Denis Sassou Nguesso è stato rieletto presidente.

Le autorità hanno negato il visto d’ingresso ad Amnesty International per monitorare la situazione dei diritti umani prima delle elezioni presidenziali.

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE

A seguito delle elezioni presidenziali, che sono state contestate dall’opposizione, le autorità hanno arrestato diversi esponenti di spicco dell’opposizione, compresi stretti collaboratori per la campagna elettorale dei candidati alla presidenza Jean-Marie Michel Mokoko e André Okombi Salissa, accusandoli di aver messo a rischio la sicurezza nazionale. Tra le persone arrestate e ancora detenute, c’erano Jean Ngouabi, Anatole Limbongo-Ngoka, Marcel Mpika, Jacques Banangazala e Ngambou Roland.

Tra il 4 aprile e il 14 giugno, Jean-Marie Michel Mokoko è rimasto trattenuto agli arresti domiciliari de facto, piantonato dalle forze di sicurezza che avevano circondato senza un mandato giudiziario il complesso residenziale dove il candidato aveva stabilito la sua sede. È stato arrestato il 14 giugno, con l’accusa di attentato alla sicurezza dello stato e detenzione illegale di armi e munizioni da guerra e portato nel carcere principale della capitale, Brazzaville. In seguito è stato incriminato anche per istigazione al disturbo della quiete pubblica. Si ritiene che André Okombi Salissa sia invece fuggito dal paese a giugno, dopo che le forze di sicurezza avevano fatto irruzione nella sua abitazione.

Alcuni esponenti politici di primo piano, tra cui Paulin Makaya, leader del partito d’opposizione Unione per il Congo, e Okouya Rigobert, del gruppo politico Convenzione d’azione per la democrazia e lo sviluppo (Convention d’action pour la démocratie et le développement – Cadd), sono rimasti in detenzione a seguito del loro arresto a novembre 2015, per aver protestato contro le modifiche alla costituzione. Il 25 luglio, Paulin Makaya è stato condannato a due anni di carcere e al pagamento di un’ammenda di 3.800 euro per aver partecipato a una protesta non autorizzata. Un ricorso contro la sentenza, presentato il giorno stesso del verdetto, è stato preso in esame il 6 dicembre, più di quattro mesi dopo, benché fosse già trascorso il termine massimo stabilito dalla legge e malgrado un sollecito delle autorità competenti. Il suo processo d’appello è stato rinviato due volte e a fine anno non era stata ancora presa una decisione sul suo caso. Paulin Makaya è rimasto in detenzione come prigioniero di coscienza.

La coalizione d’opposizione Iniziativa per la democrazia nel Congo-Fronte repubblicano per il rispetto dell’ordine costituzionale e l’alternanza democratica (Initiative pour la démocratie au Congo-Front républicain pour le respect de l’ordre constitutionnel et l’alternance démocratique – Idc-Frocad) ha denunciato che nel carcere principale di Brazzaville rimanevano detenuti 121 prigionieri politici.

Il 9 novembre, le autorità hanno negato l’autorizzazione per un sit-in organizzato dal movimento giovanile di cittadinanza attiva Ras-le-bol (Ne abbiamo abbastanza), a Brazzaville. L’Idc-Frocad ha denunciato che le autorità avevano impedito lo svolgimento di eventi di protesta in varie occasioni, generalmente con la motivazione che le manifestazioni rischiavano di disturbare l’ordine pubblico, e che i documenti che vietavano le proteste facevano riferimento alla violenza postelettorale occorsa a Brazzaville ad aprile.

 USO ECCESSIVO DELLA FORZA

Il 5 aprile le forze di sicurezza governative hanno lanciato raid aerei contro aree abitate nel dipartimento amministrativo sudorientale di Pool. Gli elicotteri hanno sganciato almeno 30 bombe su aree abitate, compresa una scuola nella città di Vindza, nel tentativo di colpire l’ex residenza di Pastor Frederic Ntumi, leader del gruppo armato noto come Ninjas. Le autorità di Pool hanno riferito che erano state sfollate almeno 5.000 persone. Gli attacchi aerei erano stati ordinati dopo che a Brazzaville erano scoppiate violenze in seguito alla convalida, il 4 aprile, del risultato delle elezioni presidenziali da parte della Corte costituzionale. Durante le violenze c’erano stati episodi di fuoco incrociato nelle strade, barricate innalzate da giovani nel quartiere sud di Makélékélé, l’ufficio del sindaco e due commissariati erano stati dati alle fiamme e uomini armati avevano attaccato una caserma dell’esercito. Il governo ha attribuito le violenze ai Ninjas.

Il 29 aprile è stata condotta una missione di verifica congiunta formata da poliziotti, giornalisti e organizzazioni della società civile, con il compito di dare una valutazione sulla situazione della sicurezza nell’area di Pool e indagare sui bombardamenti. A fine anno non era stato ancora reso pubblico un rapporto ufficiale sulle sue conclusioni.

A settembre sono stati effettuati altri raid aerei su Pool; le informazioni disponibili su questi episodi erano limitate, data l’estrema difficoltà di accedere all’area, anche a causa delle restrizioni imposte dal governo.

 TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Il 29 settembre, Augustin Kala Kala, vice coordinatore nazionale del Cadd, è stato rapito da membri delle forze di sicurezza presidenziali, nel quartiere Sadelmy di Brazzaville. Ha affermato di essere stato ammanettato mani e piedi e quindi sottoposto a scosse elettriche e a varie bruciature, tenuto con sacchetti di plastica sulla schiena e sulle mani. È stato inoltre percosso con bastoni di legno e una cintura e ha trascorso nove giorni chiuso dentro un container, per poi essere liberato il 13 ottobre e scaricato nei pressi delle celle mortuarie di un ospedale a Brazzaville. Sulle sue accuse non sono state aperte indagini.

 SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

A settembre, il senato ha approvato un progetto di legge per la regolamentazione delle organizzazioni della società civile, che attendeva la promulgazione da parte del presidente. Le organizzazioni della società civile avevano protestato per il fatto che la legge era stata elaborata senza una significativa consultazione e che limitava la loro libertà d’associazione, con misure che comprendevano la criminalizzazione di attività percepite come una minaccia per la stabilità delle istituzioni, il divieto per le organizzazioni religiose di occuparsi di questioni politiche e l’obbligo di ottenere l’approvazione delle autorità per poter svolgere le loro attività.

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