Sierra Leone - Amnesty International Italia

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REPUBBLICA DELLA SIERRA LEONE

Capo di stato e di governo: Ernest Bai Koroma

La Sierra Leone ha accettato di ratificare diversi trattati internazionali sui diritti umani ma non ha recepito una serie di raccomandazioni espresse durante l’Upr delle Nazioni Unite. Le autorità hanno continuato a imporre indebite restrizioni alle libertà d’espressione, riunione pacifica e associazione. La violenza contro donne e ragazze era diffusa e le studentesse in gravidanza non hanno potuto frequentare la scuola né sostenere gli esami. Sono aumentate le tensioni in relazione a dispute sullo sfruttamento della terra.

VAGLIO INTERNAZIONALE

Ad aprile, la Sierra Leone ha accettato 177 delle 208 raccomandazioni espresse al termine del suo secondo Upr[1]. Queste comprendevano la ratifica di alcuni trattati internazionali sui diritti umani come i Protocolli opzionali all’Iccpr, all’Icescr, alla Convenzione contro la tortura e alla Cedaw. La Sierra Leone ha accettato di abrogare o emendare le leggi utilizzate per limitare la libertà d’espressione e d’associazione ma ha rifiutato di proibire per legge le mutilazioni genitali femminili, di permettere alle studentesse in gravidanza di frequentare la scuola o di garantire i diritti delle persone Lgbti[2]. A settembre, la Sierra Leone è stata analizzata dal Comitato sui diritti dell’infanzia, che ha fatto varie raccomandazioni riguardo alla necessità di affrontare lo sfruttamento sessuale e le mutilazioni genitali femminili.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Le autorità hanno continuato a imporre indebite restrizioni alle libertà d’espressione, associazione e riunione.

Il 27 aprile, festa dell’indipendenza, 29 persone sono state arrestate e sono rimaste detenute per più di una settimana in seguito a una marcia organizzata dal Partito popolare della Sierra Leone (Sierra Leone People’s Party – Slpp), all’opposizione. La polizia ha affermato che la marcia non era stata autorizzata e non ha esitato a impiegare gas lacrimogeni per fermarla. Diverse persone sono rimaste ferite, compresa la leader della sezione femminile del partito, Lulu Sheriff. Ad agosto, sei dei 29 arrestati sono stati condannati a sei mesi di reclusione e un altro a nove mesi, per accuse come corteo non autorizzato e condotta sovversiva. Sono tutti ricorsi in appello contro la condanna. A fine anno era in corso il processo a carico degli altri.

A fino anno non si era ancora concluso il processo a carico di 15 membri dell’Slpp e di un alto funzionario della commissione per i diritti umani, arrestati nella città di Kenema, in seguito a una protesta nella giornata della festa dell’indipendenza del 2015.

A luglio, la polizia non ha concesso l’autorizzazione ad alcuni gruppi femminili di radunarsi davanti a un centro conferenze nella capitale Freetown, durante il processo di revisione costituzionale, per chiedere una maggiore tutela dei diritti di genere nella bozza della costituzione.

Il 24 luglio, il giornalista Sam Lahai è stato sottoposto a fermo di polizia per due giorni, dopo aver postato sui social network alcune domande riguardanti il ruolo del vice ministro dell’Interno. È stato rilasciato su cauzione dopo l’intervento dell’ordine dei giornalisti della Sierra Leone, che da molti anni chiede la riforma delle leggi restrittive sulla diffamazione.

Ad agosto, due persone sono state uccise a colpi d’arma da fuoco e diverse altre sono rimaste ferite dalla polizia a Kabala, durante una protesta contro la cancellazione di un piano per la costruzione di un centro di formazione giovanile. Dopo che erano stati bruciati diversi edifici, è stato imposto il coprifuoco. Diciassette persone sono state rinviate a giudizio per reati come incendio doloso e condotta sovversiva. L’autorità indipendente per i reclami della polizia, un organismo di recente formazione, ha avviato un’indagine sulle accuse secondo cui la polizia avrebbe fatto uso eccessivo della forza. Le sue raccomandazioni al direttore della pubblica accusa e all’ispettore generale della polizia non sono state rese pubbliche.

Sono state avanzate proposte per una regolamentazione del sistema delle Ngo che secondo i difensori dei diritti umani, potrebbero limitarne le attività.

DIRITTI DELLE DONNE

I livelli di violenza contro donne e ragazze sono rimasti elevati. Organizzazioni specializzate nell’assistenza a donne e ragazze hanno rischiato la chiusura per mancanza di fondi.

A marzo, il presidente Koroma si è rifiutato di firmare un progetto di legge che legalizzava l’aborto in determinate circostanze, nonostante il parlamento lo avesse approvato già due volte[3].

La Sierra Leone deteneva un’altissima incidenza di mutilazioni genitali femminili. Le mutilazioni genitali femminili erano state messe al bando durante la crisi dell’Ebola e tale divieto non è mai stato ufficialmente revocato durante il 2016. La pratica delle mutilazioni genitali femminili di giovani ragazze e donne è rimasta diffusa.

A settembre, una donna di oltre 20 anni è stata sottoposta a mutilazione genitale femminile e tenuta per quattro giorni chiusa a chiave in una casa a Kenema. È stata liberata dalla polizia ed è entrata in clandestinità. La donna che era accusata di averla sottoposta a tale pratica è stata quindi arrestata dalla polizia, che l’ha tuttavia rilasciata dopo che diverse sue “colleghe” avevano inscenato una protesta davanti al commissariato di polizia.

Diritto all’istruzione

Le ragazze in gravidanza non avevano il permesso di frequentare la scuola ordinaria e di sostenere gli esami, in violazione del loro diritto all’istruzione e alla non discriminazione. Le ragazze in gravidanza potevano prendere parte soltanto a un “programma educativo alternativo temporaneo” a tempo parziale, che offriva un corso di studi ridotto. Questo programma temporaneo è terminato ad agosto ma era attesa l’attivazione di un nuovo programma analogo. Molte ragazze che avevano avuto un bambino non erano in grado di pagare le tasse scolastiche per tornare a scuola[4].

A settembre, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha chiesto alla Sierra Leone di eliminare immediatamente il divieto discriminatorio di frequentare la scuola ordinaria e di sostenere gli esami imposto alle ragazze incinta e di assicurare alle madri adolescenti un supporto per continuare il loro percorso scolastico[5].

DISPUTE SULLA TERRA

Sono aumentate le tensioni riguardanti le problematiche legate alla terra. A febbraio, sei persone sono state condannate a sei mesi di reclusione o multate per aver distrutto palme da olio, durante alcune proteste avvenute nel distretto di Pujehun nel 2013 contro un progetto industriale sull’olio di palma, portato avanti dalla Socfin. I proprietari dei terreni sostenevano di non aver dato il consenso all’acquisizione della loro terra.

A febbraio, l’Alta corte ha ordinato a una società cinese, l’Orient Agriculture Limited, di restituire 1.486 acri di terra a circa 70 famiglie di Nimiyama Chiefdom, nel distretto di Kono. La società aveva firmato un contratto nel 2013 con la Paramount Chief e alcuni leader locali per l’acquisto dei terreni a un prezzo stracciato, all’insaputa dei rispettivi proprietari.

[1] Sierra Leone: Amnesty International Submission to the UN Universal Periodic Review (AFR 51/2905/2015).

[2] Sierra Leone must protect and promote women’s and girls’ human rights, including to education and physical integrity (AFR 51/4353/2016).

[3] Sierra Leone: Sign bill allowing safe abortions (news, 4 febbraio).

[4] Sierra Leone: Continued pregnancy ban in schools and failure to protect rights is threatening teenage girls’ futures (news, 8 novembre).

[5] Sierra Leone: Submission to the Committee on the Rights of the Child (AFR 51/4583/2016).

 

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