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REPUBBLICA DEL SUDAFRICA

Capo di stato e di governo: Jacob G. Zuma

Le forze di polizia hanno fatto uso eccessivo della forza contro i manifestanti e ci sono state nuove segnalazioni di episodi di tortura, stupro compreso, e altro maltrattamento in custodia di polizia. Il clima di violenza e xenofobia nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti ha portato a uccisioni, ferimenti e sfollamenti di persone. Donne e ragazze, soprattutto appartenenti a comunità emarginate, hanno continuato ad affrontare atteggiamenti discriminatori e disuguaglianze. Persone Lgbti sono state vittime di episodi di discriminazione e crimini d’odio, comprese uccisioni. Difensori dei diritti umani sono stati aggrediti.

CONTESTO

La provincia del KwaZulu-Natal è stata colpita da violenze politiche in vista delle elezioni locali, che si sono tenute il 3 agosto. Tra gennaio e luglio, sono stati registrati 25 episodi violenti, compresa l’uccisione di 14 persone tra consiglieri comunali, candidati elettorali o membri di partiti politici. Il ministro della Polizia ha istituito una task force, incaricata d’indagare e perseguire i crimini di matrice politica nella provincia.

A partire da luglio, gli studenti hanno iniziato proteste diffuse e talvolta violente per chiedere l’istruzione universitaria gratuita, in seguito all’annuncio del governo di un aumento dell’otto per cento delle tasse universitarie, a partire dall’anno accademico 2017.

I tribunali hanno ribadito l’indipendenza degli istituti statali di vigilanza. Il 31 marzo, la Corte costituzionale ha convalidato i risultati di un’inchiesta condotta dall’ufficio del pubblico ministero sugli ammodernamenti non legati a motivi di sicurezza, effettuati nella residenza personale del presidente, ordinandogli di restituire i fondi pubblici che erano stati utilizzati per i lavori di ristrutturazione. Il 6 settembre, la Corte costituzionale ha stabilito che la decisione del ministro della Polizia di sospendere Robert McBride, direttore esecutivo della direzione investigativa indipendente della polizia (Independent Police Investigative Directorate – Ipid), ai sensi della legge sull’Ipid, non era in linea con la costituzione. A novembre, le accuse di frode a carico di Robert McBride sono state ritirate.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

In risposta alle proteste degli studenti, la polizia ha fatto in alcune occasioni ricorso a un uso eccessivo della forza, non esitando a sparare proiettili di gomma a distanza ravvicinata contro studenti e simpatizzanti, anche quando l’uso della forza non era necessario o era del tutto sproporzionato alle circostanze.

L’11 dicembre, il presidente Zuma ha annunciato una serie d’iniziative intraprese dai vari dipartimenti, per implementare le raccomandazioni formulate dalla commissione d’inchiesta Farlam sulle uccisioni compiute dalla polizia nella miniera di Marikana, nel 2012, tra cui: la riforma dei protocolli che regolamentavano l’uso della forza; l’avvio, il 15 aprile, di una task force ministeriale con il compito di garantire l’idoneità psicologica e psicofisica degli agenti in servizio; e la creazione, il 29 aprile, di un comitato di esperti con mandato di riformare i protocolli d’intervento della polizia nelle operazioni di ordine pubblico. La commissione d’inchiesta incaricata di stabilire l’idoneità all’incarico del commissario di polizia Riah Phiyega ha completato i lavori e avrebbe dovuto presentare il suo rapporto finale al presidente.

POLIZIA

Nel biennio 2015-2016, l’Ipid ha documentato 366 morti a seguito dell’azione della polizia e 216 decessi in custodia di polizia; in entrambi i casi, i dati forniti erano minori rispetto all’anno precedente. Ha inoltre registrato 145 episodi di tortura, compresi 51 casi di stupro, da parte di poliziotti in servizio, e 3.509 casi di aggressione da parte della polizia. I procedimenti giudiziari relativi alle uccisioni illegali compiute da agenti di polizia hanno continuato a procedere lentamente.

Il processo presso l’Alta corte di Durban, in cui erano imputati 27 poliziotti, in maggioranza appartenenti dell’ormai sciolta unità per il crimine organizzato Cato manor, in relazione a 28 capi d’imputazione per omicidio e altre accuse, è stato ulteriormente rinviato al 31 gennaio 2017.

A ottobre, il difensore pubblico ha diffuso un rapporto sugli episodi di violenza compiuti presso l’ostello di Glebelands di Durban, tra marzo 2014 e novembre 2016, in cui almeno 60 persone erano state vittime di uccisioni deliberate. Il rapporto ha rilevato che i contrasti erano sorti a seguito dell’incapacità dell’amministrazione locale di assumersi la responsabilità dell’affitto degli alloggi presso l’ostello. Il rapporto ha dimostrato che almeno tre ospiti dell’ostello di Glebelands nel 2014 erano stati sottoposti a detenzione e tortura da parte della polizia e che non erano stati presi provvedimenti disciplinari nei confronti dei sospettati di responsabilità penale per l’accaduto. Le indagini dell’Ipid sul decesso in custodia, a marzo 2014, di Zinakile Fica, un residente di Glebelands, non sono state completate. Il rapporto del difensore pubblico ha inoltre rilevato che la polizia non aveva assolto il proprio compito d’impedire e indagare un reato e di proteggere i residenti dell’ostello, evidenziando la bassa percentuale di arresti e la mancanza di procedimenti giudiziari arrivati a una condanna dei sospetti responsabili degli omicidi. Il difensore pubblico si è impegnato a monitorare le indagini relative alle accuse di tortura per mano di poliziotti e agli omicidi dei residenti di Glebelands.

Ad aprile, i residenti di Glebelands hanno presentato un appello urgente presso l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, chiedendo al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite d’intervenire in merito alle uccisioni deliberate nell’ostello. Il 7 novembre, un dirigente del comitato di pace per Glebelands è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco, dopo essere uscito dal tribunale di prima istanza di Umlazi. Non ci sono stati arresti relativi al caso.

GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

A ottobre, il governo ha avviato le procedure per recedere dallo Statuto di Roma dell’Icc, senza prima consultare il parlamento[1]. Il ritiro sarebbe entrato in vigore a un anno dalla notifica. L’iniziativa faceva seguito all’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti del Sudafrica da parte dell’Icc per mancata cooperazione, dopo che le autorità sudafricane non avevano implementato i mandati di cattura per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra emessi dall’Icc contro il presidente sudanese Omar Al Bashir, mentre si trovava in territorio sudafricano per partecipare a un summit dell’Au, a giugno 2015. La decisione faceva inoltre seguito all’archiviazione, avvenuta il 15 marzo, da parte della Corte suprema d’appello del Sudafrica, di un ricorso contro la sentenza del 2015 dell’Alta corte del Nord Gauteng, che aveva stabilito che il mancato arresto del presidente Al Bashir aveva violato la costituzione sudafricana. Le autorità dello stato avevano consentito al presidente Al Bashir di lasciare il Sudafrica, contravvenendo a un’ordinanza provvisoria emessa dall’Alta corte del Nord Gauteng, che lo obbligava a rimanere in territorio sudafricano.

RESPONSABILITÀ DELLE IMPRESE

Una nuova inchiesta ha stabilito che l’incapacità della compagnia mineraria Lonmin di far fronte alle condizioni abitative a Marikana aveva contribuito agli eventi verificatisi ad agosto 2012, quando la polizia aveva aperto il fuoco uccidendo 34 minatori in sciopero[2]. Secondo la sua strategia sociale e aziendale del 2006, che aveva valore vincolante, la Lonmin si era impegnata a costruire 5.500 case per i minatori entro il 2011. A fine 2012 ne aveva costruite soltanto tre.

Ad agosto 2016, la Lonmin ha dichiarato che all’incirca 13.500 dei suoi 20.000 dipendenti a tempo indeterminato non avevano ancora una soluzione abitativa regolare. Molti minatori infatti continuavano a vivere in insediamenti informali come Nkaneng, situato all’interno dell’area di concessione mineraria della Lonmin. Le baracche di Nkaneng non erano in linea con i più elementari requisiti di abitabilità sanciti dagli standard internazionali. Di conseguenza, le attività della Lonmin non rispettavano il diritto a uno standard di vita adeguato, anche sotto il profilo dell’alloggio.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Sono proseguiti gli episodi di xenofobia e violenza contro rifugiati, richiedenti asilo e migranti, provocando morti, feriti e sfollati. In molti casi, questi sono stati accompagnati dal saccheggio mirato di piccole attività commerciali, gestite da cittadini non sudafricani all’interno delle township.

A giugno, alcune attività commerciali dell’area di Pretoria sono state saccheggiate, 12 rifugiati e migranti sono rimasti gravemente feriti e altre centinaia sfollati. Precedentemente, durante l’anno, gli abitanti di Dunoon, nella provincia del Capo Occidentale, avevano saccheggiato alcune attività commerciali di proprietà di cittadini stranieri.

Ad aprile, sono stati pubblicati i risultati di un’inchiesta sugli episodi di violenza contro rifugiati, migranti e richiedenti asilo occorsi nel 2015, nella provincia del KwaZulu-Natal. Nell’inchiesta erano emerse tensioni causate dalla concorrenza per le scarse opportunità d’impiego, in un contesto caratterizzato da povertà e disuguaglianze socioeconomiche. Nelle sue raccomandazioni finali, la relazione auspicava la formazione dei dipendenti della pubblica amministrazione in materia di diritti e documentazione per i cittadini stranieri; il rafforzamento delle capacità delle istituzioni incaricate di gestire le questioni relative ai migranti, rifugiati e richiedenti asilo; un maggior senso di responsabilità da parte dei leader nel rilasciare dichiarazioni pubbliche; e l’avvio di campagne di formazione all’interno delle scuole al fine di promuovere la coesione sociale.

La chiusura, avvenuta in precedenza, di tre dei sei uffici d’accoglienza per rifugiati ha continuato ad avere un forte impatto negativo sui rifugiati, che erano costretti a percorrere lunghe distanze per ottenere il rinnovo dei permessi d’asilo.

A giugno è stata presentata una bozza di legge sull’immigrazione internazionale, che prevedeva un approccio verso i richiedenti asilo basato sulla sicurezza, che avrebbe limitato i loro diritti. Il documento proponeva procedure per la determinazione dell’asilo e centri di detenzione amministrativa per migranti alle frontiere. Questi centri avrebbero ospitato i richiedenti asilo durante l’esame delle loro domande, limitando pertanto il loro diritto al lavoro e alla libertà di movimento, in attesa dell’esito della loro richiesta.

DIRITTI DELLE DONNE

Disuguaglianze di genere e discriminazione hanno continuato ad aggravare gli effetti deleteri delle profonde disparità sotto il profilo razziale e socioeconomico, soprattutto per le donne e ragazze appartenenti ai gruppi più emarginati.

Quasi un terzo delle donne in gravidanza era sieropositivo all’Hiv ma il progressivo miglioramento del loro accesso alle terapie antiretrovirali ha continuato a far diminuire il tasso di mortalità materna. I dati forniti dal dipartimento della Salute hanno dimostrato questa diminuzione: dai 197 decessi per ogni 100.000 nati vivi registrati nel 2011, a 155 nel 2016. Nelle comunità rurali permanevano problemi relativi alla scarsa disponibilità e ai costi dei trasporti pubblici per le donne e ragazze che necessitavano di raggiungere i servizi ambulatoriali. La vita di donne e ragazze in gravidanza continuava a essere messa indebitamente a rischio dalle difficoltà di accedere ai servizi per l’aborto.

A giugno, il governo ha lanciato la campagna “Lei conquista”, che si proponeva di affrontare gli sproporzionalmente elevati tassi di sieropositività all’Hiv tra le ragazze e le giovani donne e di ridurre le alte percentuali di gravidanze tra le adolescenti. Nonostante fosse improntata a migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e alle opportunità d’impiego per le ragazze, il messaggio lanciato dalla campagna ha attirato critiche, in quanto perpetuava alcuni stereotipi attribuiti alla sessualità delle ragazze.

Sempre a giugno, la commissione per la parità di genere ha ritenuto che l’obbligo per le ragazze di sottoporsi al test di verginità (ukuhlolwa) per poter accedere alle borse di studio universitarie, imposto da un’amministrazione locale della provincia del KwaZulu-Natal, violava i diritti costituzionali all’uguaglianza, alla dignità e alla riservatezza e perpetuava il patriarcato e la disuguaglianza in Sudafrica. L’obbligo dell’ukuhlolwa è stato eliminato.

Un rapporto pubblicato a giugno dalla Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, sue cause e conseguenze ha esortato il Sudafrica a implementare un approccio coordinato per porre fine alla dilagante diffusione di violenza e discriminazione per motivi di genere e ha raccomandato la depenalizzazione del lavoro sessuale.

A marzo, il consiglio nazionale sudafricano sull’Aids (South African National AIDS Council – Sanac) ha varato un programma che si proponeva di affrontare gli alti livelli di sieropositività all’Hiv tra le donne che svolgevano un lavoro sessuale, compreso l’accesso alla profilassi post-esposizione e ai farmaci antiretrovirali. Il Sanac e le attiviste per i diritti delle donne che svolgono un lavoro sessuale hanno lanciato l’allarme per il rischio che la vigente legislazione sudafricana in materia di “prostituzione” potesse compromettere l’efficacia del programma.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER

E INTERSESSUATE

Sono proseguiti gli episodi di crimini d’odio, incitamento verbale all’odio e discriminazione nei confronti delle persone Lgbti, che sono state tra l’altro vittime di omicidi e aggressioni. Si teme che il numero di denunce depositate presso la polizia per questo tipo di attacchi sia nettamente inferiore rispetto alla portata del fenomeno.

A marzo, Lucia Naido è stata accoltellata a morte a Katlehong, nella municipalità di Ekurhuleni. La polizia di Katlehong ha aperto un’indagine per omicidio, che a fine anno era ancora in corso.

Ad aprile, un giovane, dichiaratamente gay, Tshifhiwa Ramurunzi, è stato aggredito riportando gravi ferite, a Thohoyandou, nella provincia di Limpopo. Il suo aggressore è stato incriminato per tentato omicidio.

Il 6 agosto, il cadavere di Lesley Makousaan, uno studente di 17 anni dichiaratamente gay, è stato trovato a Potchefstroom, nella provincia del Nord Ovest; il suo corpo presentava segni di strangolamento. Un sospettato è stato successivamente arrestato ed era in attesa di processo.

Il 4 dicembre, a Khayelitsha, nella provincia del Capo Occidentale, è stato rinvenuto il cadavere di Noluvo Swelindawo, una donna dichiaratamente lesbica; il ritrovamento è avvenuto il giorno dopo il suo rapimento. La polizia ha arrestato un sospettato che, tra le varie imputazioni, doveva rispondere di effrazione, rapimento e omicidio; l’uomo è comparso in tribunale il 7 dicembre. Il 21 dicembre, il sospettato ha ritirato la sua richiesta di rilascio su cauzione.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Difensori dei diritti umani sono stati aggrediti a causa del loro lavoro, mentre i casi giudiziari inerenti questi crimini sono avanzati con lentezza.

A marzo, l’attivista per i diritti della terra Sikhosiphi “Bazooka” Rhadebe è stato freddato a colpi d’arma da fuoco davanti alla sua abitazione a Lurholweni, nella provincia del Capo Orientale, da due uomini che si erano qualificati come poliziotti[3]. La vittima era presidente del comitato di crisi della comunità amadiba e si era opposto all’estrazione mineraria a cielo aperto di titanio e altri metalli pesanti, presenti nel terreno della comunità a Xolobeni, da parte di una sussidiaria della società australiana Mineral Commodities Limited.

Era fissato a febbraio 2017 l’inizio del processo a carico di un poliziotto, accusato di aver sparato e ucciso un’attivista per il diritto all’alloggio, la diciassettenne Nqobile Nzuza, durante una protesta nell’insediamento informale di Cato Crest, a Durban.

Il 20 maggio, l’Alta corte di Durban ha ritenuto due consiglieri, rappresentanti del Congresso nazionale africano (African National Congress – Anc) e un coimputato, esecutore materiale, colpevoli dell’omicidio dell’attivista per il diritto all’alloggio Thulisile Ndlovu, risalente a settembre 2014. I tre sono stati condannati all’ergastolo.

Con una sentenza esemplare pronunciata il 17 novembre, l’Alta corte di Bloemfontein ha accolto il ricorso presentato da 94 operatori sanitari comunitari e attivisti della Campagna d’azione per la terapia, che avevano impugnato la costituzionalità di una legislazione risalente all’era dell’apartheid, ovvero la legge per la regolamentazione dei raduni pubblici, in vigore dal 1993. La legge criminalizzava qualsiasi assembramento in uno spazio pubblico di più di 15 persone, senza prima notificarlo alla polizia. Secondo la sentenza, la partecipazione a un raduno senza notificarlo anticipatamente non costituiva in alcun modo un reato.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

A giugno, tre affermati giornalisti dell’emittente South African Broadcasting Corporation (Sabc) sono stati sommariamente sospesi, con l’accusa di essersi opposti alla decisione del comitato di redazione della Sabc di non dare la notizia di una protesta pacifica contro la censura e l’abuso di potere, organizzata dall’associazione Right2Know (Diritto di sapere). Quando altri cinque giornalisti della Sabc hanno obiettato contro i provvedimenti di sospensione dei due colleghi sono stati accusati di cattiva condotta. Tutti e otto i dipendenti dell’emittente sono stati quindi licenziati. A luglio hanno intentato una causa presso la Corte costituzionale, sostenendo che il loro diritto alla libertà d’espressione era stato violato; a fine anno il caso era in corso. A luglio, quattro dei giornalisti hanno vinto una causa depositata presso il tribunale del lavoro, contro presunte infrazioni allo statuto dei lavoratori da parte della Sabc. Gli otto sono stati successivamente reintegrati al lavoro ma hanno continuato a ricevere minacce. Il 12 dicembre, quattro degli otto giornalisti hanno reso la loro testimonianza per conto del gruppo davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sull’adeguatezza del comitato di redazione della Sabc. Right2Know ha testimoniato il 14 dicembre.

DISCRIMINAZIONE

Persone con albinismo

Sono stati segnalati episodi di aggressione nei confronti di persone affette da albinismo.

Maneliswa Ntombel, un bambino di quattro anni, è stato rapito da due uomini nei pressi della sua abitazione il 21 giugno, nella provincia del KwaZulu-Natal. A fine anno di lui non si avevano ancora notizie.

A febbraio, il tribunale regionale di Mtubatuba ha condannato un diciassettenne a 18 anni di carcere per l’omicidio di Thandazile Mpunzi, uccisa ad agosto 2015 nella provincia del KwaZulu-Natal. I suoi resti erano stati scoperti in una fossa scavata superficialmente nel terreno. Alcune parti del corpo della vittima erano state vendute a sciamani locali. Altri due uomini, che si erano dichiarati colpevoli dell’omicidio, erano stati condannati a settembre 2015 a 20 anni di carcere.

Legislazione sui crimini d’odio

A ottobre, è entrato in vigore il disegno di legge sui crimini d’odio. La nuova legislazione si propone di affrontare il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e la discriminazione sulla base di genere, sesso, orientamento sessuale e altre motivazioni, introducendo il reato di crimine d’odio. Questo includeva alcune disposizioni controverse che criminalizzavano l’incitamento verbale all’odio, la cui interpretazione avrebbe potuto essere utilizzata per limitare in modo inammissibile il diritto alla libertà d’espressione.

DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

Minori con disabilità

I bambini con disabilità hanno continuato a dover affrontare molteplici difficoltà, tra cui discriminazione, esclusione sociale ed emarginazione, per citare alcuni esempi, che hanno impedito loro di accedere all’istruzione in maniera paritaria rispetto agli altri bambini, nonostante il quadro normativo vigente garantisca l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Il 27 ottobre, il Comitato per i diritti dell’infanzia ha raccomandato la riforma della circolare ministeriale n. 6 al fine di elaborare un quadro normativo specifico per l’inclusione scolastica, che avrebbe aumentato il numero delle scuole che offrono pieni servizi e l’integrazione dei bambini con disabilità nelle classi comuni.

[1] South Africa: Decision to leave International Criminal Court a deep betrayal of millions of victims worldwide (news, 21 ottobre).

[2] South Africa: Smoke and mirrors: Lonmin’s failure to address housing conditions at Marikana (AFR 53/4552/2016).

[3] South Africa: Human rights defenders under threat (AFR 53/4058/2016).

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