Togo - Amnesty International Italia

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REPUBBLICA TOGOLESE

Capo di stato: Faure Gnassingbé

Capo di governo: Komi Sélom Klassou

Le forze di sicurezza hanno nuovamente fatto uso eccessivo della forza contro i manifestanti. Sono continuati gli arresti e le detenzioni arbitrari, gli episodi di tortura e altri maltrattamenti e il clima d’impunità per le violazioni dei diritti umani. È stata adottata una legge di modifica del codice penale, che rendeva il reato di tortura non soggetto a prescrizione nell’ordinamento legislativo togolese. Altri sviluppi legislativi hanno indebolito l’indipendenza della commissione nazionale sui diritti umani e il diritto alla libertà d’associazione.

CONTESTO

A settembre, il Togo ha ratificato il Secondo protocollo opzionale all’Iccpr, finalizzato all’abolizione della pena di morte.

Il Togo è stato analizzato secondo l’Upr a ottobre[1]. Le preoccupazioni espresse dagli stati membri delle Nazioni Unite comprendevano l’impunità e le limitazioni alla libertà d’espressione e di riunione pacifica. Gli stati hanno anche sollevato il problema del fallimento delle autorità nel garantire la registrazione della nascita gratuita, che mette a rischio l’accesso dei minori a educazione, assistenza sanitaria e altri servizi sociali.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

A gennaio, poliziotti e gendarmi hanno lanciato candelotti lacrimogeni all’università di Lomé, durante una protesta in cui sono rimasti feriti cinque studenti e tre agenti delle forze di sicurezza.

Ad agosto, le forze di sicurezza hanno ferito almeno 10 persone durante una manifestazione che era stata organizzata dagli abitanti di Abobo-Zéglé, per protestare contro gli sgomberi forzati dalle loro terre per far posto all’estrazione di fosfati. Durante la protesta, le forze di sicurezza li hanno caricati con gas lacrimogeni, manganelli e proiettili. La comunità riteneva che non le fosse stata riconosciuta un’adeguata compensazione per lo sgombero.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

A ottobre, l’assemblea nazionale ha adottato una legge di modifica al codice penale, che ha allineato la definizione di tortura con la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, rendendola un reato non soggetto a prescrizione. Casi di tortura e altro maltrattamento sono stati continuamente segnalati durante l’intero anno. A giugno, tre poliziotti hanno arrestato Ibrahim Agriga, nella sua abitazione a Guerin Kouka. Dopo essere stato condotto presso un commissariato di polizia, è stato percosso con manganelli sulle natiche e sotto la pianta dei piedi per costringerlo a “confessare” il furto di una motocicletta. È stato rilasciato senza accusa dopo tre giorni e ha sporto denuncia presso il tribunale di Guerin Kouka. A fine anno non c’erano notizie d’indagini sull’episodio.

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

Le autorità hanno continuato a effettuare detenzioni arbitrarie, soprattutto di persone che avevano espresso il loro dissenso.

Il 1° aprile, Adamou Moussa e Zékeria Namoro sono stati arbitrariamente detenuti a Dapaong, dopo aver invocato giustizia per le vittime delle proteste occorse a Mango, a novembre 2015, in cui erano rimasti uccisi sette civili e un poliziotto. Durante il loro interrogatorio, i gendarmi hanno accusato Zékeria Namoro di aver condiviso informazioni relative alla situazione dei diritti umani a Mango con giornalisti, gruppi di esiliati e organizzazioni di tutela dei diritti umani. I due uomini sono stati accusati d’“incitamento finalizzato a commettere un reato” e rilasciati su cauzione il 6 settembre.

Cinque uomini sono rimasti detenuti senza processo in relazione alle manifestazioni che si erano svolte a Mango a novembre 2015. Si è temuto che la loro detenzione fosse dovuta unicamente al fatto che erano gli organizzatori della protesta.

Sette dei 10 uomini giudicati colpevoli a settembre 2011 per aver preso parte a un complotto per rovesciare il governo nel 2009, e fra questi Kpatcha Gnassingbé, fratellastro del presidente, a fine anno erano ancora in detenzione.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

Ad aprile, il consiglio dei ministri ha adottato un disegno di legge sulla libertà d’associazione non in linea con gli standard internazionali. La legge sanciva che “le associazioni straniere o internazionali” potevano operare in Togo soltanto previa autorizzazione. La nuova normativa stabiliva inoltre che le associazioni erano tenute a rispettare la legislazione nazionale e la morale. Questo punto si prestava a essere utilizzato per discriminare le persone Lgbti, in quanto le relazioni sessuale tra adulti consenzienti dello stesso sesso era ancora reato. Il disegno di legge inoltre prevedeva che le “associazioni straniere e internazionali” potessero essere sciolte a discrezione del consiglio dei ministri o del ministro dell’Amministrazione territoriale. Infine, garantiva sgravi fiscali per quelle associazioni che accettavano un maggior controllo da parte del governo sui loro obiettivi e le loro attività.

IMPUNITÀ

È persistito un clima d’impunità per le violazioni dei diritti umani.

A marzo è stata adottata una legge sulla libertà d’accesso all’informazione e alla documentazione pubblica, con l’obiettivo di favorire maggiore trasparenza e accertamento delle responsabilità. Tuttavia, ad aprile, il parlamento ha adottato un nuovo codice di giustizia militare che alimenterà l’impunità, poiché ha dato alle corti militari il potere d’indagare e giudicare i reati penali ordinari commessi da personale militare, inclusi stupro e tortura. La giurisdizione delle corti è stata estesa anche ai civili.

A marzo, la commissione nazionale sui diritti umani ha pubblicato il suo rapporto sulle manifestazioni che si erano svolte a Mango, a novembre 2015. Malgrado il rapporto avesse concluso che “una mancanza di professionalità da parte di determinati elementi delle forze di sicurezza e agenti preposti al mantenimento dell’ordine pubblico e l’insufficiente numero di unità dispiegate” avevano portato a “un uso eccessivo della forza”, a fine anno nessun membro delle forze di sicurezza era stato chiamato in giudizio e nessuna delle vittime aveva ricevuto una qualche forma di compensazione. A oltre 11 anni dalla morte di quasi 500 persone durante le violenze che si erano verificate in concomitanza con l’elezione presidenziale del 24 aprile 2005, le autorità non avevano ancora intrapreso alcuna iniziativa per identificare i responsabili delle uccisioni. Né erano note indagini significative su nessuna delle 72 denunce formali depositate dalle famiglie delle vittime presso i tribunali di Atakpamé, Amlamé e Lomé.

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

A marzo, l’assemblea nazionale ha adottato una legge che conferiva al presidente il potere di nominare i componenti della commissione nazionale sui diritti umani, senza la supervisione del parlamento. La normativa prevedeva inoltre la creazione di un meccanismo preventivo nazionale, finalizzato a prevenire gli episodi di tortura e a indagare su eventuali casi, che sarebbe dipeso direttamente dalla commissione nazionale sui diritti umani, facendo così dubitare della sua capacità di operare in modo indipendente.

[1] Togo: The participating states to the UPR review must call for the protection of the rights to freedom of association, peaceful assembly and expression in Togo (AFR 03/5064/2016).

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