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REPUBBLICA DELLO ZIMBABWE

Capo di stato e di governo: Robert Gabriel Mugabe

Attivisti e difensori dei diritti umani si sono mobilitati per protestare contro il governo per l’aumento di corruzione, disoccupazione, povertà e disuguaglianza nel paese. Di fronte al crescente attivismo, le autorità hanno intensificato il loro giro di vite nei confronti delle persone critiche verso il governo, imponendo draconiani divieti alle proteste nell’area metropolitana della capitale Harare e detenendo giornalisti e attivisti, alcuni dei quali sono stati torturati.

CONTESTO

Secondo un rapporto del Comitato di valutazione della vulnerabilità nello Zimbabwe, reso pubblico a luglio, circa 4,1 milioni di persone sono state colpite dall’insicurezza alimentare tra gennaio e marzo 2017, in seguito alla siccità provocata da El Niño.

A causa della scarsa liquidità, il governo ha faticato a pagare gli stipendi mensili dei dipendenti pubblici e di conseguenza ha proposto l’adozione dei “bond notes” (banconote obbligazionarie). Il timore che i “bond notes” diventassero una valuta senza valore, riportando il paese a un impopolare periodo d’iperinflazione analogo a quello già sperimentato nel 2008, ha scatenato una serie di proteste che sono continuate fino a dicembre.

A giugno, il governo ha introdotto la norma statutaria SI64, nel disperato tentativo di contenere le convenienti importazioni dall’estero e promuovere invece la manifattura interna, innescando le proteste di quanti si opponevano alla misura.

Le tensioni all’interno del partito al potere, l’Unione nazionale africana dello Zimbabwe-Fronte Patriottico (Zimbabwe African National Union-Patriotic Front – Zanu-Pf), hanno continuato a condizionare il funzionamento del governo.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Il governo ha cercato di soffocare le critiche nei confronti delle sue politiche diffuse sui mezzi d’informazione privati.

A gennaio, il segretario permanente del ministero dell’Informazione a mezzo stampa e dei servizi radiotelevisivi (Ministry of Media, Information and Broadcasting Services – Mimbs), George Charamba, ha minacciato di arrestare gli operatori dei mezzi d’informazione privati, nel caso in cui avessero dato notizie relative alle lotte interne allo Zanu-Pf. Le sue dichiarazioni facevano seguito all’arresto, effettuato a gennaio, di tre dipendenti della testata Newsday: il vicedirettore Nqaba Matshazi, il corrispondente Xolisani Ncube e la consulente legale Sifikile Thabete. I due giornalisti sono stati accusati di pubblicazione di falsità. A fine anno, il loro processo era in attesa di un pronunciamento da parte della Corte costituzionale, in merito alla validità della legge che era stata applicata per arrestarli.

A febbraio, mentre partecipava alle commemorazioni della Giornata mondiale della radio, Anywhere Mutambudzi, direttore delle comunicazioni urbane presso il Mimbs, ha minacciato di mettere in atto un giro di vite sulle iniziative delle radio comunitarie, accusandole di operare illegalmente. Da quando era stata promulgata la legge sui servizi di trasmissione, nel 2001, le autorità non avevano più rilasciato nemmeno una licenza a queste emittenti.

Giornalisti

Giornalisti sono incorsi in vessazioni, arresti e aggressioni a causa del loro lavoro di copertura delle proteste. L’Istituto per i mezzi d’informazione dell’Africa Meridionale (Media Institute of Southern Africa – Misa), tra gennaio e settembre, ha registrato 32 casi di aggressione nei confronti di giornalisti.

Paidamoyo Muzulu, un giornalista di Newsday, è stato arrestato e detenuto a giugno, assieme ad altri 15 attivisti che avevano organizzato una veglia di protesta in piazza dell’Unità africana, ad Harare. Il giornalista è stato accusato di rapina e intralcio o compromissione del corso della giustizia. Gli attivisti sono stati incriminati per rapina e resistenza all’arresto. A fine anno erano stati tutti rilasciati su cauzione in attesa del processo.

Cinque giornalisti sono stati arrestati mentre coprivano le manifestazioni contro la prolungata permanenza del vicepresidente presso l’hotel a cinque stelle Rainbow Towers. Sono stati detenuti per sei ore, per poi essere rilasciati senza accusa.

Il giornalista freelance Godwin Mangudya e tre corrispondenti di Alpha Media Holding (Amh), Elias Mambo, Tafadzwa Ufumeli e Richard Chidza, sono stati detenuti per un breve periodo presso il commissariato di Marimba, per aver dato notizia delle proteste in corso nel sobborgo di Mufakose, il 6 luglio. I poliziotti li hanno rilasciati dopo aver ordinato loro di cancellare le fotografie che avevano scattato durante le proteste.

Il 27 luglio, Mugove Tafirenyika, giornalista di Daily News, è stato aggredito al quartier generale dello Zanu-Pf da sostenitori del partito, mentre copriva la notizia di una riunione dei veterani di guerra.

Il 3 agosto, sette giornalisti, Lawrence Chimunhu e Haru Mutasa di Al Jazeera, Tsvangirayi Mukwazhi, Christopher Mahove, Tendayi Musiya, Bridget Mananavire e Imelda Mhetu, sono stati aggrediti mentre coprivano le manifestazioni contro la proposta del governo di mettere in circolazione i “bond notes”. Tutti e sette sono stati rilasciati senza accusa.

Il 24 agosto, la giornalista freelance Lucy Yasin è stata aggredita dalla polizia antisommossa mentre copriva la cronaca di un corteo del partito d’opposizione, Movimento per il cambiamento democratico (Movement for Democratic Change-Tsvangirai – Mdc-T), e Tendai Mandimika, anch’egli giornalista freelance, è stato arrestato e accusato di violenza pubblica.

Il 31 agosto, Crispen Ndlovu, un fotoreporter di Bulawayo, è stato arrestato e aggredito dalla polizia antisommossa per aver scattato fotografie mentre gli agenti aggredivano Alfred Dzirutwe, a Bulawayo. È stato incriminato per disturbo della quiete e, dopo essere stato percosso a bordo di un camion, è stato ricoverato in un ospedale privato per curare le ferite riportate.

Ad agosto, funzionari d’intelligence e della sicurezza che indossavano l’uniforme militare hanno visitato varie volte Trevor Ncube, editore di Amh, nel palese tentativo d’intimidirlo.

Social network

Le autorità hanno tentato d’imbavagliare i social network.

Ad aprile, il presidente Mugabe ha minacciato d’introdurre nuove disposizioni per limitare l’accesso a Internet.

Ad agosto, in risposta al crescente malcontento espresso attraverso i social network, le autorità hanno introdotto un progetto di legge sui reati informatici e cibernetici, finalizzato a reprimere le critiche contro il governo. A fine anno, la legge non era stata ancora promulgata.

Durante un’astensione nazionale proclamata il 6 luglio in segno di protesta contro la corruzione, promossa da attivisti dal movimento online #ThisFlag, il governo ha chiuso l’accesso ad alcune app di messaggistica, tra cui WhatsApp.

REPRESSIONE DEL DISSENSO

Le autorità e l’ala giovanile del partito di governo, lo Zanu-Pf, hanno sottoposto impunemente attivisti e difensori dei diritti umani a intimidazioni, vessazioni e arresti.

Nel solo mese di luglio, 332 persone sono state arrestate in relazione alle proteste antigovernative. Centinaia sono state arrestate in tutto il paese per aver partecipato alle manifestazioni organizzate dall’Agenda nazionale per la riforma elettorale (National Electoral Reform Agenda – Nera), una coalizione di 18 partiti politici impegnati in campagne a favore della riforma elettorale. Gli organizzatori delle proteste sono stati aggrediti la notte prima delle manifestazioni.

Durante le celebrazioni della Giornata dell’indipendenza, ad aprile, agenti della sicurezza di stato hanno brutalmente aggredito e arrestato Patson Dzamara per aver tenuto una protesta da solo, agitando un cartellone davanti al presidente Mugabe. Stava protestando per il rapimento e la sparizione di suo fratello, Itai Dzamara, risalenti a marzo 2015; è stato in seguito rilasciato senza accusa. A novembre, tuttavia, è stato rapito da uomini armati poco prima una protesta antigovernativa e duramente picchiato.

Circa 105 persone sono state arrestate e incriminate per violenza pubblica, in relazione a uno sciopero indetto il 4 luglio dai lavoratori del servizio di autobus per i pendolari, a Bulawayo e Harare, per aver ostruito la strada con barricate formate da pietre e pneumatici incendiati. Sono state successivamente rilasciate su cauzione.

Evan Mawarire, leader del movimento #ThisFlag, è stato arrestato dalla polizia il 12 luglio e accusato di incitamento alla violenza pubblica. Mentre era in tribunale, le autorità hanno modificato le imputazioni a suo carico, trasformandole in sovversione contro un governo costituzionalmente eletto. È stato rilasciato dopo che il magistrato aveva stabilito che le modifiche apportate ai capi d’imputazione erano illegali e incostituzionali. Evan Mawarire ha lasciato comunque il paese a luglio, a causa della persistente persecuzione nei suoi confronti.

Ad agosto, sono emerse alcune fotografie di una donna di 62 anni, Lillian Chinyerere Shumba, mentre veniva brutalmente picchiata dalla polizia davanti al tribunale di primo grado di Harare. Le autorità hanno inoltre arrestato Sten Zvorwadza, presidente del sindacato nazionale dei venditori ambulanti dello Zimbabwe (National Vendors Union of Zimbabwe – Navuz), e Promise Mkwananzi, portavoce della campagna “Tajamuka/Sesjikile” (Ne abbiamo abbastanza), accusandoli d’incitamento alla violenza pubblica.

L’inedito giro di vite nei confronti degli ex alleati dello Zanu-Pf si è intensificato a seguito della pubblicazione di un comunicato da parte dell’Associazione nazionale dei veterani di guerra per la liberazione dello Zimbabwe, nel quale rinnegava la leadership del presidente Mugabe, attribuendogli la responsabilità del deterioramento della situazione economica. La polizia ha arrestato cinque veterani di guerra e li ha incriminati per aver insultato o indebolito l’autorità del presidente, ai sensi della sezione 33 (2) del codice penale. Sono stati rilasciati tutti e cinque su cauzione e a fine anno i processi a loro carico erano stati rinviati a tempo indeterminato.

LIBERTÀ DI ASSOCIAZIONE

Il presidente Mugabe ha lanciato un attacco alla magistratura, in seguito ad alcune importanti sentenze giudiziarie che tutelavano il diritto di protesta. Ha criticato i giudici del paese, etichettandoli come “irresponsabili” e ammonendoli a non sottrarsi ai loro doveri.

A settembre, in risposta all’incremento delle manifestazioni in tutto il paese, la polizia ha imposto un divieto di due settimane a tutte le proteste nel distretto centrale di Harare, richiamandosi alla norma statutaria 101 A.  Tuttavia, un giudice dell’Alta corte he revocato il provvedimento, dichiarando che era contrario alla costituzione[1].

Il 16 settembre, la polizia ha imposto la messa al bando delle proteste nell’area metropolitana di Harare, ai sensi del decreto governativo n. 239 A del 2016. Un’istanza che chiedeva il ritiro del divieto è stata archiviata dall’autorità giudiziaria[2].

Il 29 settembre, tre studenti dell’università dello Zimbabwe, Tonderai Dombo, Andile Mqenqele e Zibusiso Tshuma, sono stati arrestati per aver alzato dei cartelloni davanti al presidente Mugabe, in cui chiedevano posti di lavoro, durante l’annuale cerimonia di laurea dell’università. I tre sono stati formalmente accusati di disturbo della quiete e condannati al pagamento di una multa di 10 dollari Usa.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Attivisti hanno denunciato tentativi di rapimento da parte di gruppi armati non identificati, spesso legati alle forze di sicurezza dello stato. Questi si sono verificati durante la notte o i momenti immediatamente precedenti a una manifestazione programmata. Alcune delle persone rapite e condotte presso il quartier generale dello Zanu-Pf sono state sottoposte a tortura, inclusa la violenza sessuale.

Il 13 settembre, Silvanos Mudzvova, un attore molto noto, regista, attivista e promotore della campagna “Tajamuka/Sesjikile”, è stato prelevato dalla sua abitazione nel corso della notte da sei uomini armati, ritenuti essere agenti della sicurezza di stato. Dopo essere stato bendato, è stato condotto in un’area vicino al lago Chivero, dove è stato torturato. Gli hanno iniettato una sostanza sconosciuta e l’hanno abbandonato, credendolo morto. L’uomo è dovuto ricorrere a cure mediche ospedaliere per le gravi ferite riportate, tra cui un trauma addominale, e a fine anno era ancora convalescente.

Il 27 settembre, ad Harare, uomini non identificati che viaggiavano a bordo di cinque veicoli hanno rapito Kudakwashe Kambakunje, presidente della sezione del Navuz per il distretto finanziario centrale. È stato in seguito ritrovato a 22 chilometri dalla città, gravemente ferito. Era stato picchiato duramente e gli era stata iniettata una sostanza sconosciuta.

A settembre, sono emerse alcune fotografie che mostravano le profonde lacerazioni riportate da Esther Mutsiru e Gladys Musingo mentre erano in custodia di polizia ad Harare. Le donne erano state detenute e torturate dopo aver partecipato a una manifestazione di Nera.

L’attivista e addetto alle pubbliche relazioni per conto del sindacato degli insegnanti rurali dello Zimbabwe, Ostallos Siziba, è stato rapito il 26 agosto, immediatamente prima delle manifestazioni organizzate da Nera. È stato trasferito al quartier generale dello Zanu-Pf, dove è stato duramente picchiato. Come ha poi dichiarato, i suoi rapitori lo avevano costretto a fare sesso con una donna anziana ma egli si era rifiutato di farlo. Era stato quindi consegnato al commissariato centrale della polizia di Harare, incriminato di violenza pubblica e rilasciato su cauzione.

SVILUPPI COSTITUZIONALI E LEGISLATIVI

A gennaio, la Corte costituzionale ha dichiarato illegali i matrimoni precoci, fissando a 18 anni l’età minima per il matrimonio.

A febbraio, la Corte costituzionale ha stabilito che la legge sul reato di diffamazione era illegittima e incostituzionale.

PENA DI MORTE

Nel presentare il suo rapporto durante l’Upr delle Nazioni Unite, il governo dello Zimbabwe ha rivelato che durante l’anno 10 prigionieri del braccio della morte, che avevano presentato richiesta di clemenza, erano stati graziati.

DIRITTO ALLA SALUTE

A gennaio, in seguito alla revisione del secondo rapporto periodico dello Zimbabwe, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha sottolineato l’impatto negativo del grave deterioramento dell’economia sull’erogazione dei servizi dedicati ai minori. Il Comitato ha espresso grave preoccupazione per gli elevati livelli di mortalità materna, neonatale e infantile; il tasso di malnutrizione tra i bambini di età inferiore ai cinque anni; il significativo numero di decessi di bambini al di sotto dei cinque anni, a causa dell’inadeguatezza dei servizi igienico-sanitari e della mancanza di acqua potabile pulita.

Nel contesto della persistente e diffusa insicurezza alimentare, in particolare tra i nuclei familiari più poveri del sud del paese, la commissione per diritti umani dello Zimbabwe ha criticato il governo per l’iniqua e faziosa distribuzione degli aiuti alimentari e dei sussidi all’agricoltura nei cinque distretti.

DIRITTI DEI MINORI

Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha espresso estrema preoccupazione per gli elevati livelli di violenza sessuale di cui erano vittime le ragazze adolescenti, oltre che per le gravidanze precoci e i matrimoni di minori e per la correlazione di questi fenomeni con il tasso di abbandono scolastico tra le ragazze adolescenti.

DIRITTO ALL’ALLOGGIO

Il 21 gennaio, il consiglio comunale di Harare ha demolito almeno un centinaio di abitazioni nell’area residenziale di Arlington, appartenenti a membri della cooperativa per gli alloggi Nyikavanhu, senza rispettare le procedure previste dalla legge, come il diritto degli occupanti a essere consultati e a ricevere un adeguato preavviso. Le demolizioni erano state effettuate dopo che il presidente Mugabe aveva ordinato la ricollocazione degli abitanti.

[1] Zimbabwe: Allow public demonstrations as per court ruling (news, 7 settembre).

[2] Zimbabwe: Court ruling upholding police ban on protests must be rescinded (news, 5 ottobre).

 

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