Burundi - Amnesty International Italia

Repubblica del Burundi

Capo di stato e di governo: Pierre Nkurunziza

Le autorità hanno continuato a limitare l’esercizio dei diritti alla libertà d’espressione e di riunione. Agenti delle forze di sicurezza, tra gli altri, si sono resi responsabili di uccisioni illegali, sparizioni forzate, tortura e altro maltrattamento, arresti e detenzioni arbitrari.

Contesto

A ottobre, il consiglio dei ministri ha approvato alcune modifiche alla costituzione. Gli emendamenti costituzionali avrebbero consentito al presidente Nkurunziza di candidarsi per almeno altri due mandati settennali e ridotto il numero dei voti necessari per ottenere l’approvazione di un documento legislativo in parlamento. A dicembre, il presidente della commissione elettorale indipendente ha annunciato un referendum sugli emendamenti costituzionali, programmato per maggio 2018.
I tentativi della Comunità degli stati dell’Africa Orientale (East Africa Community – Eac) di mediare una soluzione per la crisi politica innescata dalla decisione assunta dal presidente nel 2015 di ricandidarsi per un terzo mandato, sono rimasti in stallo. Michel Kafando, ex presidente del Burkina Faso, è stato nominato a maggio Inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Burundi. Il suo ruolo prevedeva tra l’altro un sostegno ai tentativi di dialogo politico mediati dall’Eac.
A marzo, il governo ha riconosciuto che era in corso un’epidemia di malaria. Tra gennaio e metà novembre, sono stati registrati 6,89 milioni di casi e 3.017 decessi.

Uccisioni illegali nella Repubblica del Burundi

Si sono verificate nuove uccisioni illegali e i cadaveri sono stati ritrovati di frequente nelle strade della capitale, Bujumbura, e in altre località del paese. Diversi burundesi residenti come rifugiati nei paesi limitrofi hanno affermato di avere lasciato il Burundi dopo che i loro parenti erano stati uccisi, principalmente per mano di Imbonerakure, l’ala giovanile sempre più militarizzata del partito di governo Consiglio nazionale per la difesa della democrazia-Forze di difesa della democrazia (Conseil national pour la défense de la démocratie-Forces pour la défense de la démocratie – Cndd-Fdd). Altri erano stati testimoni dell’uccisione dei loro familiari da parte di Imbonerakure, mentre cercavano di fuggire dal paese.

Sparizioni forzate nella Repubblica del Burundi

Sono stati segnalati nuovi casi di sparizione forzata, mentre i casi risalenti al 2015 e 2016 rimanevano irrisolti. La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Burundi ha citato diversi casi per i quali erano stati raccolti elementi ragionevolmente sufficienti per ritenere o temere che queste persone erano state vittime di sparizione forzata. Pacifique Birikumana, autista della diocesi di Ngozi, sarebbe stato sottoposto a sparizione forzata l’8 aprile, mentre tornava a casa dopo avere accompagnato nella provincia di Gitenga un gruppo di soldati.

La Commissione ha raccolto informazioni secondo cui egli sarebbe stato arrestato dai servizi d’intelligence nazionale (Service national de renseignement – Snr); a fine anno non si avevano notizie sulla sua sorte. L’ex senatore e imprenditore Oscar Ntasano è scomparso assieme a due suoi dipendenti il 20 aprile, dopo essersi incontrato con un uomo che affermava di lavorare per l’Snr. Testimoni hanno riferito alla Commissione che Oscar Ntasano aveva ricevuto minacce da parte di funzionari statali, in relazione a un contratto per l’affitto di alcuni uffici che stava negoziando con le Nazioni Unite. Uno dei funzionari lo avrebbe a quanto pare minacciato di morte se si fosse rifiutato di dividere i ricavi.

Tortura e altri maltrattamenti nella Repubblica del Burundi

Tortura e altri maltrattamenti hanno continuato a essere perpetrati, tra gli altri, dall’Snr, dalla polizia e dall’esercito, ai danni di detenuti sospettati di essere oppositori del governo. Sono state documentate varie tecniche, come quella di picchiare i detenuti con cavi, sbarre rinforzate di metallo (rebar) e manganelli o di appendere grossi pesi ai loro genitali. Membri di Imbonerakure sono stati frequentemente accusati di picchiare i detenuti durante l’arresto.

Queste violazioni sono rimaste impunite. Il Burundi non aveva ancora creato un meccanismo nazionale di prevenzione contro la tortura, secondo quanto stabilito dal Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

Violenza sessuale e di genere nella Repubblica del Burundi

La commissione d’inchiesta ha intervistato 49 sopravvissute a casi di violenza sessuale, verificatisi tra il 2015 e il 2017. La maggior parte di questi casi riguardava lo stupro di donne e ragazze da parte di poliziotti, spesso durante l’arresto di un loro familiare di sesso maschile. La commissione ha inoltre documentato casi di violenza sessuale contro uomini detenuti. Ha concluso che il ricorso alla violenza sessuale appariva come un modo per esercitare una forma di dominio sulle persone in qualche modo legate a partiti o movimenti d’opposizione.

Arresti e detenzioni arbitrari nella Repubblica del Burundi

Si sono ripetuti i casi di arresti e detenzioni arbitrari, anche durante le perquisizioni da parte della polizia nei cosiddetti quartieri dell’opposizione, a Bujumbura. Gli arresti sono stati spesso eseguiti senza un mandato e soltanto in un secondo momento le persone fermate sono state informate delle imputazioni a loro carico. Sia la polizia sia Imbonerakure hanno fatto ricorso in alcuni casi a un uso eccessivo della forza durante gli arresti e i tentativi di arresto. Ex detenuti hanno affermato che agenti dell’Snr, poliziotti o membri di Imbonerakure li avevano costretti, o avevano costretto le loro famiglie, a pagare ingenti somme di denaro in cambio del loro rilascio.

Libertà d’espressione e riunione nella Repubblica del Burundi

Le libertà d’espressione e di riunione pacifica sono state represse a tutti i livelli.

A marzo, studenti dell’università di Bujumbura hanno iniziato uno sciopero per protestare contro un nuovo sistema di prestiti e borse di studio; molti di loro sono stati arrestati e sei leader studenteschi sono stati incriminati per ribellione.

Il 4 aprile, Joseph Nsabiyabandi, caporedattore di Radio Isanganiro, è stato convocato per essere interrogato dall’Snr e accusato di collaborare con due emittenti radiofoniche fondate da giornalisti burundesi in esilio.

Il 9 giugno, il sindaco di Bujumbura si è rifiutato di permettere ad Amizero y’Abarundi, la coalizione parlamentare dell’opposizione, che raccoglieva rappresentanti delle Forze di liberazione nazionale e dell’Unione per il progresso nazionale, di tenere una conferenza stampa con la motivazione che il gruppo non aveva “personalità giuridica”.

Difensori dei diritti umani nella Repubblica del Burundi

A gennaio, la corte d’appello di Bujumbura ha annullato una decisione del presidente dell’ordine degli avvocati di non radiare quattro avvocati, in seguito alla richiesta avanzata in tal senso da un procuratore nel 2016. Tre degli avvocati sono stati pertanto radiati, mentre il quarto è stato sospeso dalla professione per un anno. Il procuratore aveva chiesto la loro espulsione, dopo che avevano contribuito a stilare un rapporto del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura.

Germain Rukuki è stato arrestato il 13 luglio. Era presidente dell’organizzazione comunitaria Njabutsa Tujane, dipendente dell’Associazione degli avvocati cattolici burundesi ed ex esponente dell’Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura in Burundi (Action des chrétiens pour l’abolition de la torture au Burundi – Acat-Burundi). L’Snr lo ha sottoposto a fermo e interrogato senza la presenza di un avvocato, per poi trasferirlo in un carcere della città di Ngozi, il 26 luglio. Il 1° agosto, è stato incriminato per “attentato alla sicurezza dello stato” e “ribellione”, per avere collaborato con Acat-Burundi, che le autorità avevano messo al bando a ottobre 2016. Il pubblico ministero ha presentato come prove a suo carico uno scambio di email risalente a un periodo in cui Acat-Burundi era un’associazione regolarmente registrata in Burundi. Germain Rukuki non ha ottenuto il rilascio su cauzione e a fine anno era ancora in carcere.

Nestor Nibitanga, ex membro dell’Associazione per la protezione dei diritti umani e delle persone detenute (Association pour la protection des droits humains et des personnes détenues – Aprodh), che era stata tolta dalla lista delle organizzazioni registrate, è stato arrestato a Gitenga il 21 novembre. È stato accusato di minaccia alla sicurezza dello stato e ribellione, imputazioni che sono parse una forma di ritorsione per le sue attività in favore dei diritti umani. A seguito di un’udienza tenutasi il 28 dicembre, la corte di Muzaka in seduta a Rumonge ha deciso di tenere Nestor Nibitanga in detenzione temporanea. A fine anno era ancora nel carcere centrale Murembwe, della città di Rumonge.

Rifugiati e richiedenti asilo nella Repubblica del Burundi

Le persone che cercavano di abbandonare il paese hanno denunciato di essere state vittime di abusi, tra cui stupri, uccisioni, percosse ed estorsioni da parte di membri di Imbonerakure. Molte tentavano di uscire dal paese percorrendo rotte informali, in quanto non erano in possesso di documenti validi per l’espatrio; temevano di essere accusate di collaborare con la ribellione, di vedersi negare il permesso di lasciare il paese o di essere arrestate alla frontiera, per avere cercato di scappare.

Il numero di rifugiati burundesi a causa dell’attuale crisi ha superato le 418.000 persone a settembre ma è sceso a 391.111 a fine 2017. La maggior parte dei rifugiati era ospitata in Tanzania, Ruanda, Repubblica Democratica del Congo (cfr. Repubblica Democratica del Congo) e Uganda. Nell’ambito di un’operazione guidata dal governo della Tanzania e supportata dall’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, i rientri organizzati sono iniziati a settembre, con 8.836 rifugiati aiutati a rientrare in Burundi al 20 novembre. Molti rifugiati hanno dichiarato che le dure condizioni di vita nei paesi in cui avevano ottenuto l’asilo erano state la principale ragione del loro ritorno. Ad agosto, il Wfp ha ammonito che senza finanziamenti urgenti da parte dei paesi donatori, le già insufficienti razioni di cibo in Tanzania sarebbero state ulteriormente ridotte. La Risposta regionale per i rifugiati del Burundi, guidata dall’Unhcr, ha ricevuto soltanto il 20 per cento dei fondi necessari per il 2017.

A gennaio, la Tanzania ha interrotto il riconoscimento automatico dello status di rifugiati dei richiedenti asilo burundesi. L’Uganda ha seguito l’esempio a giugno. Il 20 luglio, il presidente Nkurunziza ha visitato la Tanzania nel tentativo di convincere i rifugiati burundesi a tornare, sostenendo che il loro paese era un luogo sicuro.

Sfollati interni nella Repubblica del Burundi

Secondo i dati forniti dall’Iom, a novembre le persone sfollate internamente al paese erano 187.626, di cui il 19 per cento era stato sfollato nel 2017. Due terzi del totale erano stati sfollati a seguito delle calamità naturali e gli altri a causa della situazione socio-politica.

Diritti alla riservatezza nella Repubblica del Burundi

Le coppie che convivevano senza essere sposate rischiavano di essere perseguite penalmente, ai sensi di una legge del 2016 che vietava “le unioni libere” o la coabitazione e che prevedeva per i trasgressori pene variabili da uno a tre mesi di reclusione e il pagamento di un’ammenda fino a 200.000 franchi (114 dollari Usa). A maggio, in seguito alla richiesta del presiedente Nkurunziza, che sollecitava una campagna “moralizzatrice” a livello nazionale, il portavoce del ministero dell’Interno ha dato tempo fino al 31 dicembre alle coppie di conviventi per “regolarizzare” la loro situazione.

Diritti economici, sociali e culturali nella Repubblica del Burundi

A ottobre, il ministro della Giustizia ha presentato all’assemblea nazionale alcune proposte di emendamento al codice penale, che sono state adottate all’unanimità dall’assemblea nazionale e dal senato. Le modifiche avrebbero introdotto il reato di accattonaggio e “vagabondaggio”. Persone fisicamente abili, ritenute colpevoli di accattonaggio, sarebbero state punibili con una pena variabile da due settimane a due mesi di reclusione e/o un’ammenda fino a 10.000 franchi (sei dollari Usa). La stessa sanzione è stata proposta per il reato di “vagabondaggio”.

I rifugiati burundesi residenti all’estero hanno sostenuto che l’aumento delle imposte locali stava avendo pesanti ripercussioni sui loro mezzi di sussistenza. Non è stato sempre chiaro se queste somme fossero le imposte ufficiali dovute o piuttosto forme di estorsione, specialmente quando l’esazione era affidata ai membri di Imbonerakure.

Vaglio internazionale

Il 4 settembre, il rapporto della Commissione d’inchiesta ha concluso che esistevano motivi sufficienti per ritenere che da aprile 2015 in Burundi erano stati commessi crimini contro l’umanità. Il 28 settembre, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che ha conferito a un gruppo di tre esperti il mandato di “raccogliere e preservare le informazioni […] in cooperazione con il governo del Burundi” e di “formulare raccomandazioni per il supporto tecnico e per lo sviluppo delle competenze”. Il 29 settembre, il Consiglio ha anche rinnovato per un altro anno il mandato della Commissione d’inchiesta. A fine anno, i colloqui tra le Nazioni Unite e il governo, in merito alla possibile riapertura dell’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in Burundi, non avevano raggiunto un accordo.

Il ritiro del Burundi dalla giurisdizione dell’Icc è entrato in vigore il 27 ottobre. Due giorni prima, la Camera preprocessuale ha autorizzato un’indagine sulla situazione in Burundi, una decisione che è stata resa pubblica a novembre.

Il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Au non si è riunito per discutere del Burundi nel 2017, malgrado la continua presenza nel paese di osservatori sui diritti umani e di esperti militari dell’Au, su richiesta dello stesso Consiglio.

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