Camerun - Amnesty International Italia

Repubblica del Camerun

Capo di stato: Paul Biya

Capo di governo: Philémon Yang

Il gruppo armato Boko haram ha continuato a commettere gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nella regione dell’Estremo nord, tra cui saccheggi e distruzione di proprietà e l’uccisione e il rapimento di centinaia di civili. In risposta, le autorità e le forze di sicurezza si sono rese responsabili di violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, tra cui arresti arbitrari, detenzioni in incommunicado, tortura e decessi in custodia. In conseguenza del conflitto, dal 2014 alla fine del 2017, nella regione dell’Estremo nord sono state circa 240.000 le persone costrette a fuggire dalle loro abitazioni. Le libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica hanno continuato a essere soggette a restrizioni in tutto il paese. A gennaio e settembre, le manifestazioni nelle regioni anglofone sono state represse con violenza dalle forze di sicurezza. Attivisti della società civile, giornalisti, sindacalisti e insegnanti sono stati arrestati e alcuni hanno affrontato procedimenti giudiziari celebrati da tribunali militari.

Violazioni da parte dei gruppi armati nella Repubblica del Camerun

Boko haram ha commesso crimini di diritto internazionale e violazioni dei diritti umani, come attacchi dinamitardi suicidi in aree civili, esecuzioni sommarie, rapimenti, reclutamento di bambini soldato, saccheggi e distruzione di proprietà pubbliche e private. Durante l’anno, il gruppo ha effettuato almeno 150 attacchi, compresi 48 attentati dinamitardi suicidi, uccidendo almeno 250 civili.

Questi crimini erano a tutti gli effetti parte di un ampio e sistematico attacco contro la popolazione civile dell’intera regione del bacino del lago Ciad. Boko haram ha deliberatamente preso di mira la popolazione civile, lanciando attacchi contro mercati, moschee, aree commerciali e altri luoghi pubblici. Il 12 luglio, un’attentatrice suicida si è fatta esplodere in un affollato negozio di videogiochi nella città di Waza, uccidendo almeno 16 civili e ferendone più di 30. Il 5 agosto, nel villaggio di Ouro Kessoum, vicino ad Amchide, in un altro attacco dinamitardo, un attentatore suicida ha ucciso otto bambini e ne ha feriti altri quattro.

Tortura e altri maltrattamenti nella Repubblica del Camerun

Le forze di sicurezza hanno continuato ad arrestare arbitrariamente persone accusate di sostenere Boko haram, spesso sulla base di poche prove o nessuna, in alcuni casi ricorrendo a un uso non necessario o eccessivo della forza. Gli arrestati sono stati frequentemente detenuti in condizioni disumane tali da mettere a repentaglio la loro vita. Tra marzo 2013 e marzo 2017, almeno 101 persone sono state detenute in incommunicado in una delle varie basi militari della brigata d’intervento rapido (Battalion d’intervention rapide – Bir) e in altre strutture gestite dall’agenzia dell’intelligence, dove sono state sottoposte a tortura e altri maltrattamenti*.

Tali pratiche sono proseguite in maniera regolare e sistematica per tutto il 2017, anche se, secondo quanto si è appreso, verso la fine di agosto almeno 20 persone sono state trasferite dalla base militare della Bir a Salak, al carcere centrale di Maroua.

Con ogni probabilità, gli ufficiali di comando della base di Salak erano al corrente del ricorso alla tortura ma non sono intervenuti per impedirla. Poiché nella base della Bir di Salak c’era anche una presenza regolare di militari americani, è stata avviata un’inchiesta per stabilire se questi fossero stati a conoscenza delle violazioni dei diritti umani perpetrate presso la base; a fine anno non erano stati ancora diffusi i suoi risultati.

Non sono note indagini condotte dalle autorità del Camerun in merito alle accuse di detenzione in incommunicado, tortura e altri maltrattamenti, né di iniziative volte a impedire questi episodi o a perseguire penalmente e punire i responsabili.

A dicembre, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso profonda preoccupazione per il ricorso alla tortura e alla detenzione in incommunicado e ha criticato le autorità camerunensi per non aver chiarito se fossero state avviate indagini in merito.

Libertà d’espressione, associazione e riunione nella Repubblica del Camerun

Difensori dei diritti umani, compresi attivisti della società civile, giornalisti, sindacalisti, avvocati e insegnanti hanno continuato a ricevere intimidazioni, vessazioni e minacce.

Il 17 gennaio, in seguito alle proteste nelle regioni anglofone del paese, il ministro delle Amministrazioni territoriali ha messo al bando le attività del partito politico Consiglio nazionale dei camerunensi del sud (Southern Cameroons National Council – Scnc) e del Consorzio della società civile anglofona del Camerun (Cameroon Anglophone Civil Society Consortium – Cacsc)**.

Lo stesso giorno, il presidente del Cacsc, l’avvocato Nkongho Felix Agbor-Balla, e il suo segretario generale, dottor Fontem Aforteka’a Neba, sono stati arrestati dopo aver firmato una dichiarazione in cui invitavano a protestare in maniera non violenta. Trattenuti in incommunicado presso il segretariato della difesa di stato, sono stati incriminati ai sensi della legge antiterrorismo del 2014, in assenza di qualsiasi fondamento. Sono stati trasferiti nel carcere centrale della capitale Yaoundé, per poi essere rilasciati su decisione del presidente il 30 agosto, assieme a 53 manifestanti anglofoni arrestati tra la fine di ottobre 2016 e febbraio 2017.

Tra gennaio e aprile e agli inizi di ottobre, nelle regioni anglofone la rete telefonica e l’accesso a Internet sono rimasti bloccati senza alcuna spiegazione ufficiale.

Il 24 maggio, le autorità hanno impedito una conferenza stampa di Amnesty International in programma a Youndé. Lo staff dell’organizzazione aveva in programma la consegna di oltre 310.000 lettere e petizioni che chiedevano al presidente Biya di rilasciare tre studenti, incarcerati da 10 anni per essersi scambiati una battuta su Boko haram tramite sms. Le autorità non hanno fornito alcuna giustificazione amministrativa per il divieto imposto alla conferenza stampa.

Tra il 1° e il 2 ottobre, le forze di sicurezza hanno sparato a oltre 20 manifestanti e ne hanno arrestati più di 500, nelle regioni anglofone. Altri feriti nelle proteste sono dovuti scappare dagli ospedali dove cercavano di ottenere cure salvavita, per timore di essere arrestati. Inoltre, durante l’anno, decine di membri delle forze di sicurezza, compresi militari e gendarmi, sono stati uccisi in attacchi perpetrati da ribelli anglofoni, nel sud e nel nord di queste regioni.

Processi iniqui nella Repubblica del Camerun

Sono proseguiti i processi iniqui celebrati davanti a tribunali militari, spesso caratterizzati da irregolarità.

Il 10 aprile, il corrispondente di Radio France Internationale, Ahmed Abba, è stato condannato a 10 anni di carcere dal tribunale militare di Yaoundé per “complicità e omessa denuncia di atti terroristici”. Il processo era stato segnato da irregolarità, non ultima la mancata condivisione degli incartamenti processuali con gli avvocati della difesa.

Ahmed Abba era stato arrestato a Maroua a luglio 2015 ed era stato torturato durante i tre mesi di detenzione in incommunicado, presso una struttura gestita dalla direzione generale della ricerca esterna. Il 21 dicembre, la corte d’appello del tribunale militare di Yaoundé ha ordinato che la sua sentenza iniziale fosse ridotta a 24 mesi, che l’uomo aveva già scontato. La corte ha confermato l’accusa di “mancata denuncia di atti terroristici”.

A fine anno non erano ancora iniziate le udienze d’appello riguardanti il caso giudiziario di Fomusoh Ivo Feh, arrestato a dicembre 2014 per aver inviato un sms dal tono sarcastico riguardante Boko haram e quindi condannato a 10 anni di carcere. Fissate per gli inizi di dicembre 2016, le udienze erano state aggiornate almeno sette volte.

Il 30 ottobre, i giornalisti Rodrigue Tongué, Felix Ebole Bola e Baba Wamé sono stati prosciolti dal tribunale militare di Yaoundé dall’accusa iniziale di “mancata denuncia di informazioni e fonti”, risalente a ottobre 2014. Sotto processo assieme ai giornalisti c’erano anche il leader del partito d’opposizione Aboubakary Siddiki e Abdoulaye Harissou, un notaio molto conosciuto, detenuti dall’agosto del 2014. Il tribunale militare di Yaoundé ha condannato Aboubakary Siddiki a 25 anni di carcere per accuse che comprendevano ostilità contro la propria patria, rivoluzione e oltraggio al presidente. Abdoulaye Harissou è stato condannato a tre anni di carcere e successivamente rilasciato, avendo già scontato la pena. I loro processi sono stati caratterizzati da irregolarità. Durante il periodo iniziale di detenzione, i due uomini erano stati trattenuti in incommunicado per più di 40 giorni, in una struttura illegale gestita dalla direzione generale delle relazioni esterne, e sottoposti a tortura.

I due dovevano rispondere delle accuse di omicidio, rivoluzione, oltraggio al capo dello stato, ostilità nei confronti dello stato e possesso illegale e utilizzo di armi pesanti. Durante le udienze del processo contro i cinque imputati, celebrate dal tribunale militare di Yaoundé, alcuni testimoni si sono rifiutati di deporre a causa delle intimidazioni ricevute ed erano state ammesse agli atti informazioni estorte sotto tortura. Inoltre, durante la fase preprocessuale, il procuratore militare aveva impedito agli avvocati della difesa di accedere a documenti rilevanti per il processo. A febbraio, il presidente della corte ha stabilito che tutte le prove presentate dalla pubblica accusa dovevano essere respinte.

Condizioni carcerarie nella Repubblica del Camerun

Le condizioni nelle carceri sono rimaste mediocri e caratterizzate da sovraffollamento cronico, alimentazione inadeguata, accesso limitato alle cure mediche e servizi igienico-sanitari pessimi. Il carcere di Maroua ospitava circa 1.500 detenuti, più di quattro volte la capacità per la quale era stato progettato. Il carcere centrale di Yaoundé contava all’incirca 4.400 prigionieri, a fronte di una capacità massima di 1.500.

Tra i principali fattori che contribuivano al sovraffollamento delle carceri c’erano gli arresti di massa effettuati dal 2014 di persone accusate di sostenere Boko haram, moltissimi trattenuti senza accusa, e un sistema giudiziario inefficiente. Il governo ha ultimato la realizzazione di almeno 10 nuove celle nel carcere di Maroua.

Rifugiati e richiedenti asilo nella Repubblica del Camerun

Almeno 25.000 rifugiati della Repubblica Centrafricana vivevano in dure condizioni in campi sovraffollati o presso famiglie ospiti, lungo le aree di confine nel sud-est del Camerun. Circa 60.000 rifugiati della Nigeria vivevano nel campo per rifugiati delle Nazioni Unite di Minawao, situato nella regione dell’Estremo nord; circa altri 30.000 lottavano per la sopravvivenza al di fuori del campo, affrontando insicurezza alimentare, mancanza di accesso a servizi essenziali e vessazioni da parte delle forze di sicurezza, a rischio di refoulement in quanto percepiti come sostenitori di Boko haram.

Il 2 marzo, Camerun, Nigeria e l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, hanno siglato un “accordo trilaterale per il rimpatrio volontario dei rifugiati nigeriani che vivono in Camerun”. Tuttavia, tra gennaio e settembre, il Camerun ha rimandato indietro con la forza almeno 4.400 nigeriani. Questi rimpatri forzati erano parte di una più ampia operazione di espulsione attuata dal Camerun. Human Rights Watch ha calcolato che, dal 2015, le autorità e le forze di sicurezza del Camerun avevano espulso sommariamente più di 100.000 nigeriani nelle aree situate lungo il confine tra Camerun e Nigeria, spesso ricorrendo a un uso non necessario ed eccessivo della forza. Alcune delle persone rimpatriate con la forza, compresi minori, indebolite a causa delle condizioni in cui avevano vissuto per mesi o anni, senza adeguato accesso a cibo e cure mediche, erano morte durante le espulsioni.

A dicembre, l’Unhcr ha affermato di aver registrato oltre 5.000 camerunensi, per lo più donne e bambini, che scappavano dalle aree anglofone del Camerun verso la Nigeria.

Diritto a un adeguato standard di vita nella Repubblica del Camerun

Il conflitto con Boko haram ha provocato lo sfollamento interno di circa 240.000 persone nella regione dell’Estremo nord ed esacerbato le già dure condizioni di vita delle comunità, limitando il loro accesso ai servizi essenziali e ostacolando le attività commerciali e agricole e la pastorizia. A dicembre, quasi 3,3 milioni di persone, il 61 per cento delle quali nella regione dell’Estremo nord, necessitavano di assistenza umanitaria, compresi cibo e cure mediche. L’accesso delle agenzie umanitarie ha continuato a essere limitato a causa del conflitto in corso.

Diritto all’istruzione nella Repubblica del Camerun

Tra novembre 2016 e settembre 2017, nelle regioni anglofone, in seguito agli scioperi e ai boicottaggi indetti dai sindacati e da esponenti della società civile, sono state chiuse decine di scuole. Elementi estremisti dei gruppi secessionisti anglofoni hanno compiuto attacchi contro edifici scolastici che “violavano il boicottaggio”.

Tra gennaio e settembre 2017, almeno 30 scuole sono state bruciate e gravemente danneggiate. Nella regione dell’Estremo nord, 139 scuole primarie dei dipartimenti di Logone e Chari, Mayo Sava e Mayo Tsanaga sono rimaste chiuse a causa della situazione d’insicurezza e almeno otto sono state occupate dalle forze di sicurezza, con ripercussioni su quasi 40.000 alunni.

Pena di morte nella Repubblica del Camerun

I tribunali militari hanno continuato a emettere condanne a morte nei confronti di persone accusate di sostenere Boko haram al termine di processi iniqui; durante l’anno non ci sono state esecuzioni. I casi giudiziari sono stati portati avanti ai sensi di una legge antiterrorismo gravemente viziata, che era stata approvata a dicembre 2014.

* Cameroon’s secret torture chambers: Human rights violations and war crimes in the fight against Boko Haram (AFR 17/6536/2017).

** Cameroon: Arrests and civil society bans risk inflaming tensions in English-speaking regions (comunicato stampa, 20 gennaio).

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