Repubblica del Congo - Amnesty International Italia

Repubblica del Congo


Rapporto annuale 2017-2018   Africa

Repubblica del Congo

Capo di stato: Denis Sassou Nguesso

Capo di governo: Clément Mouamba

Decine di oppositori politici sono rimasti in detenzione; alcuni erano prigionieri di coscienza. Non sono state condotte indagini in merito alle segnalazioni di episodi di tortura e altro maltrattamento da parte delle forze di sicurezza e delle guardie carcerarie. Nel dipartimento di Pool è proseguito il conflitto armato tra le forze di sicurezza e i gruppi armati; circa 81.000 persone sfollate internamente in questa zona versavano ancora in condizioni spaventose; il tasso di malnutrizione acuta a livello
nazionale aveva raggiunto livelli allarmanti.

Contesto

Il governo ha lanciato una serie di operazioni militari, compresi raid aerei, nel dipartimento sudorientale di Pool. L’accesso all’area è rimasto limitato a causa delle restrizioni imposte dal governo e del protrarsi del conflitto armato.

Alle elezioni legislative di luglio, il Partito laburista congolese ha ottenuto 90 dei 151 seggi dell’assemblea nazionale, mentre le elezioni nel dipartimento di Pool sono state rinviate a data da definirsi a causa del conflitto. Il 23 dicembre, il governo e i gruppi armati guidati da Frédéric Bintsamou (noto come reverendo Ntumi) hanno firmato un cessate il fuoco a Pool.

Il 31 marzo, la Repubblica del Congo ha ratificato la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

Libertà di riunione e d’espressione nella Repubblica del Congo

Le autorità hanno applicato leggi restrittive in materia di raduni e assembramenti pubblici per limitare l’esercizio del diritto alla libertà di riunione. Il 23 marzo, il prefetto di Brazzaville, la capitale, ha respinto una richiesta di autorizzazione per lo svolgimento di una manifestazione pacifica organizzata congiuntamente dall’Osservatorio congolese dei diritti umani, dall’Associazione per i diritti umani e le condizioni nelle carceri e dalle Forze unitarie per la libertà e la democrazia. Le organizzazioni intendevano consegnare durante la manifestazione una lettera al primo ministro, in cui esprimevano preoccupazione per la situazione dei diritti umani.

Il diritto alla libertà d’espressione ha subìto limitazioni. L’11 gennaio, Ghys Fortuné Dombé Bemba, direttore del quotidiano Talassa, è stato convocato dalla polizia giudiziaria in relazione ad accuse di “complicità in attentato alla sicurezza dello stato”. L’accusa era stata formulata dopo che il giornale aveva pubblicato una dichiarazione del reverendo Ntumi, leader del gruppo armato noto come Ninjas, attivo nel dipartimento di Pool.

Prigionieri di coscienza nella Repubblica del Congo

A novembre, Paulin Makaya ha finito di scontare la sua condanna a due anni di reclusione per aver partecipato a una protesta non autorizzata. Tuttavia, a fine anno, era ancora in carcere a causa delle ulteriori accuse presentate contro di lui il 6 gennaio 2017, che includevano “minaccia alla sicurezza nazionale, complicità in un piano per evadere dal carcere e complicità nel possesso illegale di armi e munizioni da guerra”. Le accuse si riferivano a una sparatoria avvenuta nel carcere principale di Brazzaville a dicembre 2016, alla quale, secondo i testimoni, lui non aveva preso parte.

Prigionieri politici nella Repubblica del Congo

Ci sono stati scarsi progressi nei procedimenti giudiziari in cui erano coinvolti i leader politici ed esponenti dell’opposizione, detenuti dal 2015 per avere contestato le modifiche alla costituzione o i risultati delle elezioni presidenziali.

Secondo la coalizione d’opposizione Fronte repubblicano per il rispetto dell’ordine costituzionale e dell’alternanza democratica-Iniziativa per la democrazia nel Congo (Front républicain pour le respect de l’ordre constitutionnel et l’alternance démocratique-Initiative pour la démocratie au Congo – Frocad-Idc), a fine anno nel carcere principale di Brazzaville erano ancora detenuti oltre 100 prigionieri politici. Organizzazioni per i diritti umani hanno compilato una lista di nomi di 90 prigionieri politici detenuti durante l’anno. Tra questi c’erano i leader dell’opposizione Okouya Rigobert, della Convenzione per l’azione, la democrazia e lo sviluppo (Convention pour l’action, la démocratie et le développement – Cadd); Jean-Marie Michel Mokoko, candidato presidenziale e generale dell’esercito in congedo; e Jean Ngouabi, uno dei componenti dello staff della campagna presidenziale di quest’ultimo. A gennaio, André Okombi Salissa, ex membro dell’assemblea nazionale e presidente della Cadd, è stato arrestato e detenuto presso la direzione generale della sorveglianza del territorio, dopo avere trascorso quasi un anno in clandestinità.

Sempre a gennaio, Noël Mienanzambi Boyi, presidente dell’Associazione per la cultura della pace e della non violenza e conduttore radiofonico per conto di un’emittente comunitaria, è stato arrestato a Kinkala, capoluogo del dipartimento di Pool. Le autorità hanno sostenuto che stava trasportando farmaci e viveri diretti al reverendo Ntumi, e lo hanno accusato di “complicità in attentato alla sicurezza dello stato”. Secondo alcune Ngo locali, il suo arresto sarebbe avvenuto dopo che questi aveva accettato, su richiesta del governo, di fare da mediatore tra le autorità e il reverendo Ntumi. Hanno inoltre sostenuto che era stato torturato in vari centri di detenzione prima di essere trasferito nel carcere principale di Brazzaville a giugno, dove a fine anno era ancora detenuto.

Tortura e altri maltrattamenti nella Repubblica del Congo

Sono stati segnalati diversi casi di tortura e altro maltrattamento da parte delle forze di sicurezza. Le autorità non hanno avviato alcuna indagine o azione giudiziaria in merito a queste accuse.
Il 24 gennaio, Modeste Boukadia, presidente della formazione politica d’opposizione Circolo dei democratici e dei repubblicani del Congo (Cercle des démocrates et républicains du Congo – Cdrc), è stato ricoverato nella clinica Guénin della città di Pointe Noire, a seguito delle lesioni riportate dopo essere stato percosso dalle guardie carcerarie nel penitenziario di Pointe Noire a novembre 2016. Il pestaggio gli aveva procurato due fratture ossee, causandogli anche ipertensione e complicanze cardiache.

Sfollati interni nella Repubblica del Congo

A seguito dei combattimenti tra le truppe governative e il gruppo armato Ninjas, circa un terzo degli abitanti del dipartimento di Pool era fuggito dalle proprie abitazioni. Circa 81.000 abitanti erano sfollati internamente; di questi, 59.000 risultavano essere stati sfollati nel 2017. Queste persone versavano in condizioni estreme, non potendo disporre di riparo, cibo, acqua, assistenza medica di base e servizi igienici adeguati. Erano costrette a vivere presso famiglie in comunità ospitanti o sui sagrati delle chiese, all’interno di edifici pubblici o presso sovraffollati siti di accoglienza temporanea.

Rifugiati e richiedenti asilo nella Repubblica del Congo

Lo status di rifugiati di circa 10.000 rifugiati ruandesi è scaduto il 31 dicembre, in base alla clausola di cessazione dello status per i rifugiati ruandesi, con la motivazione che il Ruanda era considerato un paese sicuro. Ad alcuni dei rifugiati sarebbe stato consentito di scegliere se essere rimpatriati volontariamente o rimanere nei paesi ospitanti o in alternativa conservare il loro status di rifugiati a patto di soddisfare determinati criteri.

Diritto al cibo nella Repubblica del Congo

Secondo le Nazioni Unite, nel dipartimento di Pool, 138.000 persone necessitavano di aiuti umanitari e oltre la metà delle famiglie versava in condizioni d’insicurezza alimentare.

Si stima che tra il 17,3 e il 20,4 per cento dei bambini sfollati al di sotto dei cinque anni in fuga dall’area di Pool fosse affetto da malnutrizione acuta globale, lo stadio tipico dello status nutrizionale dei rifugiati a lungo termine.

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