Somalia: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

Repubblica Federale della Somalia

Capo di stato: Mohamed Abdullahi Mohamed (subentrato ad Hassan Sheikh Mohamud a febbraio)

Capo di governo: Hassan Ali Khayre (subentrato a Omar Abdirashid Ali Sharmarke a marzo)

Capo della Repubblica del Somaliland: Muse Bihi Abdi (subentrato ad Ahmed Mohamed Mahamoud Silanyo a novembre)

La siccità ha provocato uno sfollamento di massa e ha portato l’insicurezza alimentare a livelli di emergenza. Almeno tre civili sarebbero rimasti uccisi negli attacchi aerei e con droni condotti dagli Usa. Il Kenya ha proseguito il suo programma di rimpatri volontari dei somali del campo per rifugiati di Dadaab e ha bloccato la registrazione dei nuovi arrivati dalla Somalia. Il gruppo armato al-Shabaab e le autorità hanno imposto rigide restrizioni al lavoro dei giornalisti. Le donne hanno ottenuto limitati progressi nella sfera politica ma la violenza sessuale e di genere è rimasta diffusa.

Contesto

Il parlamento somalo, rappresentativo di tutte le regioni della Somalia, compreso il Somaliland e il Puntland, a febbraio ha eletto alla carica di presidente Mohamed Abdullahi Mohamed (conosciuto anche come Farmajo). Sempre a febbraio, il neopresidente Mohamed ha nominato primo ministro Hassan Ali Khayre. Alcuni candidati presidenziali sono stati accusati di aver usato milioni di dollari Usa dei finanziamenti per la campagna elettorale per comprare il voto dei parlamentari.

I membri del parlamento erano eletti secondo un sistema che attribuiva agli anziani dei quattro clan principali un voto ciascuno, mentre agli anziani dei clan di minoranza concedeva solo mezzo voto. In pratica, secondo questo sistema, i giovani, le donne e gli uomini appartenenti ai clan di minoranza non godevano degli stessi diritti di voto. Anche nel territorio del Somaliland si sono svolte le votazioni, che hanno portato all’elezione di Muse Bihi Abdi alla carica di presidente.

Durante l’anno, le truppe di peacekeeping della Missione dell’Au in Somalia (African Union Mission in Somalia – Amisom) sono state ritirate dalle località chiave della Somalia, lasciando così che al-Shabaab riconquistasse il controllo delle città nelle aree di conflitto, comprese El Bur, Bardere e Lego, situate nella Somalia meridionale e centrale.

Controterrorismo e sicurezza nella Repubblica Federale della Somalia

Poco dopo il suo insediamento, il presidente Mohamed ha dichiarato che la riforma delle forze di sicurezza e la sconfitta di al-Shabaab sarebbero state le sue priorità. Si sono intensificati durante l’anno gli attacchi contro i civili compiuti da al-Shabaab; il più grave è avvenuto il 14 ottobre in un hotel della capitale Mogadiscio, costato la vita a oltre 512 persone, secondo dati forniti dal governo.

Secondo fonti di stampa, l’amministrazione degli Usa ha modificato in segreto le proprie regole sull’utilizzo della forza letale nelle operazioni di antiterrorismo e ha inserito la Somalia nel suo elenco delle aree di “ostilità attive”. Tale definizione implicava di fatto la possibilità per le forze armate statunitensi di colpire direttamente coloro che erano considerati combattenti di al-Shabaab ovunque fossero localizzati, indipendentemente dal fatto che questi rappresentassero o meno una minaccia imminente per la vita di altri e senza prima ottenere l’autorizzazione dei vertici di comando. Secondo l’Ufficio per il giornalismo investigativo, un’Ngo con sede nel Regno Unito, durante l’anno almeno tre civili sono rimasti uccisi nei 31 raid aerei e attacchi con velivoli a pilotaggio remoto (droni), condotti dagli Usa.

Diritti di rifugiati e migranti nella Repubblica Federale della Somalia

Il 9 febbraio, l’Alta corte del Kenya ha stabilito che la direttiva del governo keniano del 2016, che aveva stabilito la chiusura del campo per rifugiati di Dadaab, nella contea di Garissa, era incostituzionale e violava gli obblighi del Kenya derivanti dal diritto internazionale e interno (cfr. Kenya). La maggior parte dei rifugiati che risiedeva presso il campo proveniva dalla Somalia. Da gennaio a novembre 2017, secondo l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, all’incirca 32.478 rifugiati somali erano stati rimpatriati volontariamente dal Kenya verso Kismayo Baidoa, Mogadiscio, Luuq e Afmadow, nella Somalia centrale e meridionale, secondo l’accordo trilaterale stipulato tra Kenya, Somalia e Unhcr. A fine anno, il campo di Dadaab ospitava 229.592 somali registrati ufficialmente come rifugiati. Tuttavia, il Kenya ha continuato a non registrare più i nuovi arrivati provenienti dalla Somalia.

Libertà d’espressione nella Repubblica Federale della Somalia

Al-Shabaab ha proibito ai giornalisti di operare nelle aree sotto il suo controllo. Il gruppo ha continuato a detenere, minacciare e vessare gli operatori dell’informazione su tutto il territorio nazionale.

A luglio, il consiglio di gabinetto somalo ha approvato una legge repressiva, che ha istituito un organismo governativo di controllo, i cui componenti erano nominati dal ministro dell’Informazione, con mandato di vigilare sul contenuto della stampa e delle trasmissioni radiotelevisive.

La normativa stabiliva il divieto assoluto di dare notizie ritenute false o di pubblicare materiale di “propaganda”, senza fornire una chiara definizione di questi termini. Il testo della legge era formulato in maniera vaga e comprendeva generiche restrizioni al lavoro dei giornalisti; inoltre conferiva alle autorità ampi poteri discrezionali di agire penalmente contro gli operatori dell’informazione. Secondo l’Associazione dei giornalisti del Somaliland, durante l’anno le autorità del Somaliland avevano arrestato e detenuto più di 30 giornalisti, a causa delle loro critiche nei confronti del governo.

Diritti delle donne nella Repubblica Federale della Somalia

Il sistema di quote elettorali somalo ha riservato alle donne il 30 per cento dei seggi. Il livello di rappresentanza femminile è di conseguenza migliorato; alla camera bassa del parlamento le donne occupavano il 24 per cento dei seggi e alla camera alta il 22 per cento.

Gli episodi di violenza sessuale e di genere sono rimasti dilaganti benché sottodenunciati. Il sistema amministrativo integrato della Somalia, un’agenzia governativa, ha documentato rispettivamente nel Somaliland e nel Puntland almeno 271 e 312 casi di violenza di genere contro donne e ragazze sfollate e almeno altri 400 casi nella Somalia centromeridionale. A causa della siccità, sempre più spesso le donne sono state separate dalle loro famiglie, rimanendo così ancora più esposte al rischio di subire violenza sessuale e di genere, soprattutto perché venivano percepite come prive di “protezione maschile”.

Diritti economici, sociali e culturali nella Repubblica Federale della Somalia

Una situazione di siccità senza precedenti ha determinato un significativo aumento del numero di persone sfollate internamente che, a fine anno, si stimava fossero 943.000. Oltre tre milioni di persone hanno affrontato un’insicurezza alimentare a livelli d’emergenza.

La malnutrizione ha raggiunto livelli critici nelle regioni meridionali e centrali del paese, principalmente tra le popolazioni sfollate ma anche tra coloro che erano direttamente colpiti dal protrarsi del conflitto. Ad agosto, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs – Ocha) ha calcolato che 388.000 bambini erano affetti da malnutrizione e che 87.000 necessitavano di aiuti umanitari salvavita.

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese