Sudafrica: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

Repubblica del Sudafrica

Capo di stato e di governo: Jacob G. Zuma

La società sudafricana è rimasta caratterizzata da profonde disuguaglianze che hanno continuato a compromettere l’esercizio dei diritti economici, sociali e culturali, anche in relazione all’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva. Le carenze del sistema di giustizia penale hanno ostacolato l’accesso alla giustizia per le vittime di crimini d’odio e di episodi di violenza di genere. Erano ancora in corso le inchieste sulla condotta della polizia, in relazione all’uso eccessivo della forza nel contesto di eventi di protesta.

Contesto

Sono dilagate durante l’anno le proteste contro la corruzione. Il clima di tensione politica si è inasprito dopo che a marzo il presidente Zuma ha apportato una serie di sostanziali cambiamenti ai vertici del governo, licenziando tra l’altro il ministro delle Finanze, Pravin Gordhan.

Nonostante l’aumento della spesa pubblica nei settori della salute, dell’istruzione e di altri servizi essenziali, l’istituto nazionale di statistica ha riferito che il paese non era stato in grado di ridurre i livelli di povertà e disuguaglianza sociale.

Uso eccessivo della forza nella Repubblica del Sudafrica

La direzione investigativa indipendente della polizia (Independent Police Investigative Directorate – Ipid) ha documentato un aumento dei casi di abuso di potere da parte della polizia, con 394 decessi a seguito dell’operato della polizia e 302 morti di detenuti in custodia di polizia nel biennio 2016-2017; entrambe le cifre rappresentavano un aumento rispetto ai dati registrati l’anno precedente. Ha inoltre fornito dati riguardanti altre violazioni compiute da poliziotti: 173 casi di tortura, 112 di stupro, di cui 35 da parte di agenti in servizio, e 3.827 aggressioni.

A fine anno, la Ipid ha concluso le sue indagini in relazione al caso occorso ad aprile a Johannesburg, in cui agenti di polizia avevano fatto fuoco uccidendo il giornalista Godknows Nare e ha rinviato il caso al direttore della procura generale. Secondo quanto si è appreso, Godknows Nare sarebbe morto sotto i colpi sparati dagli agenti che credevano che avesse rubato un’auto, dopo che era uscito dal veicolo tenendo le mani alzate.

Il 23 maggio, il diciassettenne Leonaldo Peterson è stato colpito da un proiettile di gomma esploso a distanza ravvicinata dagli agenti nella sua abitazione, nella provincia del Gauteng, mentre era in corso una protesta nel quartiere. Le ferite alla mano lo hanno costretto a sottoporsi a diversi interventi chirurgici.

Il 27 maggio, Samuel Mabunda, un migrante mozambicano, è deceduto a causa delle lesioni riportate dopo essere stato percosso dalle cosiddette “Formiche rosse”, un’agenzia privata di guardie giurate a cui la polizia aveva commissionato una serie di sgomberi nell’insediamento di Ivory Park, a Johannesburg. A fine anno sul caso era in corso un’indagine della polizia.

Il 12 settembre, il quattordicenne Ona Dubula è stato colpito al volto e al torace da proiettili di gomma esplosi a distanza ravvicinata dagli agenti, in un insediamento informale della cittadina di Hout Bay, nella provincia del Capo Occidentale, durante le proteste per il rilascio delle licenze di pesca; le lesioni riportate dal ragazzo gli hanno procurato difficoltà di linguaggio. A fine anno sull’episodio era in corso un’indagine dell’Ipid.

Uccisioni illegali nella Repubblica del Sudafrica

Il dipartimento di polizia ha affermato che si erano verificati nuovi casi di uccisioni di consiglieri comunali, oltre che di omicidio e tentato omicidio presso l’ostello di Glebelands di Durban, e che in relazione a questi nuovi episodi erano stati effettuati diversi arresti. Una commissione d’inchiesta sulle cause alla base delle continue uccisioni di matrice politica verificatesi nella provincia del KwaZulu-Natal ha aperto le sue audizioni a marzo e il suo mandato è stato prorogato fino a marzo 2018.

Violenza di genere nella Repubblica del Sudafrica

Gli episodi di violenza contro donne e ragazze, compresi i casi di femminicidio, sono rimasti diffusi. Tra aprile 2016 e marzo 2017 sono stati denunciati alla polizia oltre 39.000 casi di stupro, sebbene si ritenga che questi reati siano generalmente sottodenunciati. A settembre, il consiglio per la ricerca medica ha dichiarato che soltanto l’8,6 per cento dei fascicoli giudiziari su casi di stupro aperti dall’autorità di polizia nel 2012 aveva portato alla condanna dei responsabili, citando come causa la mancanza di risorse adeguate e di formazione specifica degli agenti di polizia, oltre che la mancata apertura d’indagini e altre carenze che caratterizzavano le perizie medicolegali.

A maggio, il dipartimento di Giustizia ha reso pubblico il rapporto sulla prostituzione in età adulta, redatto dalla commissione sudafricana per la riforma legislativa. La commissione ha raccomandato che la compravendita del sesso continuasse a essere considerata un reato, contrariamente a quanto sostenuto dalle testimonianze e dalle raccomandazioni espresse dalle stesse persone che svolgono un lavoro sessuale e dagli attivisti impegnati su queste tematiche, dalla commissione sudafricana per la parità di genere, oltre che da esperti sui diritti umani e altri specialisti di salute pubblica. A giugno, Zwelethu Mthethwa è stato condannato a 18 anni di carcere per l’omicidio della lavoratrice del sesso Nokuphila Kumalo, risalente al 2013. Il caso ha messo in luce i ritardi regolarmente riscontrati dalle persone che svolgono un lavoro sessuale nell’accesso alla giustizia.

Diritti sessuali e riproduttivi nella Repubblica del Sudafrica

Sono persiste profonde disparità nell’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e meno del sette per cento delle 3.880 strutture ambulatoriali del paese disponevano di un servizio a cui le donne potevano rivolgersi per ottenere un aborto. Il governo non ha provveduto a sopperire al rifiuto opposto dagli operatori medici di praticare un aborto o di fornire informazioni in merito alla localizzazione sul territorio di strutture in grado di garantire questo tipo di servizi, in violazione degli standard internazionali sui diritti umani. La mancanza di accesso alle informazioni in materia di salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, compreso il diritto di decidere come e dove ottenere un aborto legale, insieme alle disparità d’accesso a questo tipo di servizi per le donne e le ragazze appartenenti alle fasce più disagiate, hanno aggravato le già notevoli difficoltà d’accesso a un aborto sicuro.

Diritto alla salute nella Repubblica del Sudafrica

Secondo statistiche ufficiali, in media quasi un bambino su tre e una bambina su quattro, soffriva di arresto della crescita.

Malgrado le politiche in materia sanitaria mirassero a ottenere una riduzione della diffusione del contagio da Hiv, il tasso d’incidenza della malattia è rimasto particolarmente elevato tra le donne e le ragazze, con una media di circa 2.000 nuovi casi riscontrati ogni settimana tra le giovani e le ragazze nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni.

Nel riferire al parlamento a settembre, il ministro della Salute ha evidenziato che la politicizzazione dei dipartimenti sanitari provinciali e la loro cattiva amministrazione hanno determinato “una carenza di personale medico, farmaci, attrezzature e altro materiale sanitario” nelle strutture sanitarie pubbliche. Secondo quanto si è appreso, la presidente del comitato ministeriale per l’amministrazione e il servizio pubblico avrebbe ricevuto minacce di morte a marzo, dopo avere aperto un’inchiesta sull’erogazione scadente di prestazioni sanitarie nella provincia di Mpumalanga. A giugno, la commissione sudafricana sui diritti umani (South African Human Rights Commission – Sahrc) ha riscontrato che il dipartimento della Salute della provincia del KwaZulu-Natal aveva violato i diritti alla vita, alla salute e alla dignità umana dei pazienti affetti da patologie oncologiche, per non avere messo a disposizione un congruo numero di oncologi e attrezzature funzionanti per lo screening e il trattamento terapeutico.

A ottobre è iniziata un’udienza di arbitrato in relazione al caso di oltre 118 pazienti con disabilità mentale, deceduti dopo che il dipartimento della Salute della provincia del Gauteng aveva deciso di trasferire più di 1.300 pazienti dalla clinica medica Life Esidimeni a strutture private gestite da Ngo, a causa della mancanza di risorse. La Sahrc ha messo in evidenza come “[tutte] le 27 strutture gestite dalle Ngo in cui erano stati trasferiti i pazienti fossero prive di regolare autorizzazione, di risorse adeguate e non in grado di prendersi carico di persone affette da disturbi mentali”. A febbraio, il difensore civico sanitario ha ritenuto che il trasferimento aveva violato i diritti dei pazienti e delle loro famiglie, compresi i loro diritti alla vita e alla dignità umana.

Giustizia internazionale nella Repubblica del Sudafrica

Il 6 luglio, la Camera preprocessuale dell’Icc ha stabilito che il Sudafrica avrebbe dovuto eseguire il mandato d’arresto dell’ex presidente sudanese Omar Al Bashir, mentre questi si trovava in visita nel paese a giugno 2015. A marzo 2016, la Corte suprema d’appello del Sudafrica aveva giudicato che la decisione del governo di non arrestare il presidente Al Bashir era illegittima*.

A seguito della conclusione dei procedimenti giudiziari istruiti dalla magistratura sudafricana, la Camera preprocessuale ha fissato un’udienza ad aprile 2017.

A inizio dicembre è stata presentata in parlamento una bozza di legge per abrogare la legge per l’adeguamento allo Statuto di Roma, lasciando intendere l’intenzione del governo di perseguire la sua decisione di uscire dall’Icc.

Libertà d’espressione nella Repubblica del Sudafrica

Il 7 luglio, l’Alta corte del Sud Gauteng ha accordato al Forum nazionale sudafricano dei direttori di testata (South African National Editors’ Forum – Sanef) e a 11 giornalisti un’interdizione nei confronti del partito politico Prima i neri prima la terra (Black First Land First – Blf) e del suo leader, Andile Mngxitama, dopo che i giornalisti, che stavano lavorando a un’inchiesta su un presunto caso di corruzione che coinvolgeva il presidente Zuma e l’influente famiglia di origine indiana Gupta, avevano denunciato di avere ricevuto minacce e vessazioni. Il 17 luglio, Micah Reddy, un giornalista del Centro amaBhungane per il giornalismo investigativo, ha affermato di avere subìto pressioni da parte di un gruppo di sostenitori e membri del Blf, in seguito alla sua partecipazione a un dibattito pubblico con Andile Mngxitama, trasmesso dall’emittente South African Broadcasting Corporation.

Il 27 luglio, il Centro amaBhungane ha organizzato un evento pubblico a Johannesburg per discutere in merito allo scandalo “GuptaLeaks”, relativo alla diffusione di email che avevano fatto emergere la presunta corruzione dei vertici politici. L’incontro è stato interrotto da membri del Blf e da un gruppo di circa 20 persone ritenute appartenenti alla Fondazione Mk Inkululeko, un’associazione di veterani. L’11 agosto, l’Alta corte del Sud Gauteng, nel pronunciarsi in merito a un’istanza presentata dai giornalisti Sam Sole, Ferial Haffajee e dal Sanef, ha stabilito che il Blf e Andile Mngxitama avevano violato l’ordinanza emessa dal tribunale il 7 luglio. La Corte ha inoltre disposto che l’interdizione fosse estesa a difesa di tutti i giornalisti. Il 29 settembre, il Blf e Andile Mngxitama hanno presentato un appello contro la decisione, a cui Sanef e i giornalisti di sono opposti.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate nella Repubblica del Sudafrica

Le persone Lgbti hanno continuato a subire vessazioni, discriminazioni e violenze.

Il 4 aprile, a Kroonstad, nella provincia dello Stato Libero, è stato trovato il cadavere bruciato di Matiisetso Alleta Smous, una donna lesbica. Un testimone oculare ha riferito che la donna era stata stuprata, accoltellata al petto e quindi arsa viva. Tre sospettati sono stati arrestati il 5 aprile e rilasciati successivamente lo stesso mese, a causa di prove insufficienti a loro carico. A fine anno era in corso un’indagine sull’omicidio.

Il 15 maggio, in un campo di Soweto, nella provincia del Gauteng, è stato trovato il corpo di Lerato Moloi, una donna lesbica. Secondo il referto dell’autopsia, la donna era stata stuprata e accoltellata al collo. Due sospettati sono stati arrestati a maggio. La procura nazionale ha trasmesso il fascicolo giudiziario all’Alta corte di Johannesburg.

L’11 agosto, l’Alta corte di Potchefstroom ha emesso una sentenza all’ergastolo nei confronti di David Shomolekae, per avere ucciso per strangolamento Lesley Makousa, uno studente gay di 16 anni, ad agosto 2016. David Shomolekae è stato giudicato colpevole di omicidio, rapina e violazione di domicilio.

Il disegno di legge per prevenire e contrastare i crimini d’odio e i discorsi d’istigazione all’odio, riguardante tra l’altro i crimini d’odio a sfondo omofobico, presentato a ottobre 2016, non aveva ancora ottenuto l’assenso dei membri del governo e sarebbe poi dovuto passare all’esame dell’assemblea nazionale.

Il 6 settembre, l’Alta corte di Capo Occidentale ha stabilito che il rifiuto opposto dal dipartimento dell’Interno di consentire alle persone transgender che avevano cambiato genere sessuale dopo essersi sposate di chiedere la modifica del genere sessuale sui documenti ufficiali costituiva una violazione dei diritti di queste coppie alla parità di diritti e alla dignità umana. In precedenza, il dipartimento dell’Interno aveva richiesto alle coppie transgender di divorziare prima di poter cambiare l’indicazione del loro genere sessuale sui documenti ufficiali.

Diritti di rifugiati e migranti nella Repubblica del Sudafrica

Sono persistite le violazioni dei diritti umani ai danni di rifugiati, richiedenti asilo e migranti.

Il 29 giugno, la Corte costituzionale ha dichiarato la sezione 34 (1) (b) e (d) della legge sull’immigrazione 13/2002, compresa la disposizione che consentiva di detenere uno “straniero illegale” fino a 120 giorni senza condurlo davanti a un giudice, incompatibile con le sezioni 12 (1) e 35 (2) (d) della costituzione e pertanto non valida. La delibera della corte è stata tuttavia sospesa per due anni, per permettere al parlamento di procedere all’approvazione del testo modificato della legge.

A luglio, il dipartimento dell’Interno ha pubblicato un rapporto ufficiale relativo a uno studio sulla migrazione internazionale, nell’intento di aggiornare la politica nazionale in materia d’immigrazione. Questo proponeva la creazione di centri di detenzione ai valichi di frontiera sudafricani, che avrebbe­ro ospitato i richiedenti asilo durante l’esame delle loro domande, limitando pertanto il loro diritto al lavoro e alla libertà di movimento, in attesa dell’esito della loro richiesta. Il rapporto inoltre proponeva la creazione di un’autorità di gestione delle frontiere, un organo di controllo delle frontiere centralizzato, con incarichi di polizia e doganali. Il relativo progetto di legge per la creazione dell’autorità di gestione delle frontiere è stato approvato dall’assemblea nazionale l’8 giugno e, a fine anno, era all’esame del consiglio nazionale delle province.

A luglio, la Sahrc ha duramente criticato i commenti rilasciati dal viceministro della polizia, definendoli “irresponsabili” e “xenofobi”, dopo che questi aveva dichiarato che la maggior parte dei cittadini stranieri a Johannesburg era implicata in vari reati.

Il 29 settembre, la Corte suprema d’appello ha invalidato la decisione assunta nel 2012 dal dipartimento dell’Interno di chiudere l’ufficio di accoglienza dei rifugiati di Città del Capo e ha ordinato la sua riapertura entro marzo 2018.

Il 30 novembre, l’assemblea nazionale ha approvato la proposta di emendamento alla legge sui rifugiati. Il documento ha emendato la precedente legge sui rifugiati 130 del 1988 e limitato il diritto dei rifugiati di richiedere e ottenere asilo in caso di persecuzione. A dicembre, il presidente Zuma ha controfirmato la legge di emendamento sui rifugiati (11/2017).

*ICC rules against South Africa on shameful failure to arrest President Al-Bashir (news, 6 luglio).

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