Togo - Amnesty International Italia

Repubblica togolese

Capo di stato: Faure Gnassingbé

Capo di governo: Komi Sélom Klassou

Le autorità hanno continuato a limitare i diritti alle libertà d’espressione e riunione nel contesto delle proteste di massa organizzate da gruppi dell’opposizione. Le forze di sicurezza sono ricorse a un uso eccessivo della forza contro i manifestanti, causando la morte di almeno 11 persone durante le proteste. Sono continuati gli arresti e le detenzioni arbitrari, gli episodi di tortura e altri maltrattamenti ed è persistito un clima d’impunità per le violazioni dei diritti umani.

Vaglio internazionale

Il Togo ha accettato alcune delle raccomandazioni che erano state espresse durante l’analisi della sua situazione dei diritti umani secondo l’Upr delle Nazioni Unite, compresa quella che esortava le autorità del paese ad adottare opportune misure per prevenire gli episodi di tortura e di altre violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza e a garantire lo svolgimento d’indagini adeguate e il perseguimento giudiziario di chiunque fosse sospettato di esserne responsabile. Ha tuttavia respinto una serie di altre raccomandazioni, compresa quella di emendare o abrogare le norme usate per reprimere le attività dei giornalisti e dei difensori dei diritti umani, come le disposizioni che criminalizzavano la diffamazione. È stata rifiutata anche la raccomandazione che sollecitava ad assicurare la protezione delle persone Lgbti*.

Uso eccessivo della forza nella Repubblica togolese

Le forze di sicurezza, compreso l’esercito, hanno continuato a reprimere e disperdere proteste che si svolgevano pacificamente, con un uso eccessivo e letale della forza. Hanno disperso con violenza eventi di protesta, percosso esponenti dell’opposizione e sottoposto a maltrattamenti i giornalisti.

Il 28 febbraio, nella capitale Lomé, le forze di sicurezza hanno sparato munizioni vere per disperdere una protesta spontanea contro l’aumento del costo del carburante, uccidendo una persona e ferendone diverse altre**.

A giugno, le forze di sicurezza sono intervenute per reprimere le manifestazioni che erano state organizzate da un sindacato studentesco dell’università di Lomé, per chiedere migliori condizioni di vita. Alcuni filmati diffusi su Internet mostravano gli agenti delle forze di sicurezza, armati di fucili, che picchiavano a colpi di manganello gli studenti a terra. Alcuni degli universitari avevano scagliato pietre contro le forze di sicurezza. Dieci degli almeno 19 studenti arrestati dagli agenti sono stati rilasciati poco dopo essere stati condotti davanti al pubblico ministero.

Il 19 giugno, sette sono stati rimessi in libertà, dopo che il tribunale di Lomé li aveva assolti dall’accusa di “atti di ribellione e distruzione di proprietà”. Il 26 giugno, Foly Satchivi, presidente della Lega togolese per i diritti degli studenti, e Marius Amagbégnon sono stati condannati a 12 mesi di carcere con sospensione della pena per “grave disturbo della quiete pubblica”, dopo che la corte li aveva indicati come gli organizzatori della manifestazione. Dopo il loro rilascio, avvenuto il 27 giugno, i due hanno presentato ricorso in appello contro le condanne. Diversi studenti hanno riferito in tribunale di essere stati percossi dalle forze di sicurezza durante le fasi dell’arresto e del trasferimento.

Tra agosto e dicembre, l’opposizione politica ha organizzato una serie di manifestazioni di massa nelle principali città del paese. Le forze di sicurezza hanno disperso i dimostranti non esitando a utilizzare gas lacrimogeni, manganelli, cannoni ad acqua e munizioni vere, mentre ci sono stati sporadici scontri violenti tra i gruppi d’opposizione e i sostenitori del partito di governo. Le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in case e luoghi di preghiera, picchiando diverse persone, anche quelle che non avevano preso parte alle manifestazioni.

Almeno 10 persone sono state uccise, tra cui due membri delle forze armate e tre minori, tra gli 11 e i 14 anni. Centinaia di persone sono rimaste ferite, compresi agenti delle forze di sicurezza. Più di 200 manifestanti sono stati arrestati, compreso il segretario generale del Partito nazionale panafricano (Pan African National Party – Pnp), un partito all’opposizione. Almeno 60 persone sono state condannate a pene carcerarie fino a 60 mesi per accuse che comprendevano ribellione, distruzione intenzionale, aggressione, violenza contro agenti dello stato, grave disturbo della quiete pubblica e furto aggravato***.

Libertà d’espressione nella Repubblica togolese

Le autorità hanno continuato a limitare il diritto alla libertà d’espressione. Hanno arbitrariamente chiuso testate giornalistiche e arrestato leader comunitari e dell’opposizione che avevano espresso il loro dissenso verso le autorità. Hanno interrotto l’accesso a Internet per impedire ad attivisti e giornalisti di diffondere notizie riguardanti le violazioni****.

Il 6 febbraio, l’Alta autorità per le comunicazioni audiovisive (Haute Autorité de l’audiovisuel et de la communication – Haac) ha revocato la concessione delle frequenze di trasmissione all’emittente radiofonica City Fm e al canale televisivo La Chaîne du Futur, per violazione del regolamento sulle licenze. Lo statuto dell’Haac non prevedeva alcun meccanismo di ricorso contro la decisione.

Il 7 febbraio, agenti della gendarmeria hanno percosso a colpi di manganello e ammanettato il giornalista Robert Kossi Avotor per impedirgli di fotografare le fasi di uno sgombero in corso a Lomé. Il giornalista è rimasto in stato di fermo e rilasciato senza accusa il giorno stesso ma le foto che aveva scattato sono state cancellate. Nonostante avesse sporto formale denuncia presso gli uffici della procura di Lomé, ha dichiarato che a distanza di quasi 10 mesi, a fine anno, non aveva ancora ricevuto alcun riscontro. Il 22 febbraio, il procuratore generale ha diffuso un avviso, secondo il quale chiunque avesse fornito informazioni riguardanti l’aggressione a Robert Kossi Avotor, avrebbe rischiato di essere perseguito penalmente per “divulgazione di notizie false”.

Kombate Garimbité, esponente dell’Alleanza dei democratici per lo sviluppo integrale (Alliance des démocrates pour le développement intégral – Addi), partito dell’opposizione, è stato arrestato il 4 aprile, dopo che aveva criticato la richiesta fatta dal capo della zona di Yembour ai familiari degli studenti, affinché ripagassero i danni causati durante una protesta che si era svolta a marzo. Le autorità lo hanno incriminato per grave disturbo della quiete pubblica, ritenendolo l’organizzatore della sopracitata protesta. L’uomo ha dichiarato di non esservi stato coinvolto, in quanto all’epoca dei fatti si trovava a Lomé, a 630 chilometri da Yembour. A fine anno rimaneva detenuto in attesa di giudizio*****.

Salomée T. Abalodo è stata arrestata il 13 aprile da agenti della gendarmeria di Pagouda, una città della regione di Kara, dopo che aveva scattato fotografie dei manifestanti feriti e chiesto alle autorità locali di fermare le forze di sicurezza, che erano intervenute facendo un uso eccessivo della forza contro dimostranti pacifici. È stata accusata di “ribellione” e “partecipazione a una protesta non autorizzata”. È stata rilasciata il 12 maggio, dopo che il tribunale di Pagouda aveva fatto cadere le imputazioni a suo carico******.

A settembre, in concomitanza con lo svolgimento delle proteste guidate dall’opposizione, le autorità hanno bloccato l’accesso a Internet per nove giorni, facendo fallire l’organizzazione della manifestazione e ostacolando il lavoro dei difensori dei diritti umani e dei giornalisti che seguivano l’evolversi delle proteste.

Impunità nella Repubblica togolese

Le autorità non avevano ancora intrapreso alcuna iniziativa per identificare i responsabili delle violazioni dei diritti umani e della morte di quasi 500 persone durante le violenze che si erano verificate in concomitanza con l’elezione presidenziale del 2005, né erano note indagini significative su nessuna delle 72 denunce formali depositate dalle famiglie delle vittime presso i tribunali di Atakpamé, Amlamé e Lomé.

*Amnesty International urges Togo to expressly commit to protecting the rights to freedom of association, freedom of expression and peaceful assembly (AFR 57/5884/2017).

**Togo: Un mort par balle et plusieurs blessés lors d’une manifestation dispersée par l’armée, (comunicato stampa, 1 marzo).

***Togo: Les autorités doivent s’abstenir de tout recours injustifié ou excessif à la force lors des manifestations de l’opposition (comunicato stampa, 6 settembre).

****Togo. Le retrait des fréquences de deux médias est une attaque contre la liberté d’expression (comunicato stampa, 6 febbraio).

*****Togo. Un militant politique détenu pour ses opinions doit être libéré (comunicato stampa, 12 aprile).

******Togo: Detained community leader wrongly charged: Salomée T. Abalodo (AFR 57/6193/2017).

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese