Brasile - Amnesty International Italia

REPUBBLICA FEDERATIVA DEL BRASILE

Capo di stato e di governo: Michel Temer

È avanzato l’iter legislativo di una serie di proposte di legge che avrebbero minacciato i diritti umani e rappresentato una regressione delle leggi e delle politiche vigenti. Sono aumentati gli episodi di violenza e gli omicidi e a esserne particolarmente colpiti sono stati giovani uomini di colore. Decine di persone sono state uccise nel contesto delle annose dispute sulla terra e sulle risorse naturali. I difensori dei diritti umani non sono stati protetti in maniera efficace. La polizia ha risposto alla maggior parte delle proteste con un uso non necessario ed eccessivo della forza.

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

Circa 200 differenti proposte legislative, tra emendamenti costituzionali, nuove leggi e modifiche alla legislazione vigente, minacciavano di compromettere l’esercizio di un’ampia gamma di diritti umani. Tra le varie misure regressive, sono state presentate proposte tra cui la riduzione dell’età alla quale i minori potevano essere processati come gli adulti, portandola al di sotto dei 18 anni; la modifica o l’abrogazione del codice sul disarmo, facilitando così il rilascio del porto d’armi e l’acquisto di armi da fuoco; la limitazione del diritto di riunione pacifica e la criminalizzazione delle proteste sociali; l’imposizione del divieto assoluto d’aborto, in violazione dei diritti sessuali e riproduttivi di donne e ragazze; la modifica del processo di demarcazione della terra e degli obblighi delle autorità di garantire il consenso libero, anticipato e informato delle comunità native; il ridimensionamento delle tutele previste dallo statuto dei lavoratori e dell’accesso alla previdenza sociale.

La legge 13.491/2017, firmata dal presidente Temer il 13 ottobre, ha conferito ai tribunali militari la giurisdizione dei casi giudiziari riguardanti violazioni dei diritti umani ai danni di civili compiute da personale militare, anche nei casi di omicidio e tentato omicidio*. La legge violava il diritto a un equo processo, in quanto i tribunali militari brasiliani si erano dimostrati incapaci di garantire l’indipendenza dei giudici. Malgrado queste battute d’arresto nel campo dei diritti, a maggio è entrata in vigore una nuova legge sulla migrazione (legge 13.445/2017), che ha rappresentato un miglioramento per i diritti dei migranti.

VAGLIO INTERNAZIONALE

La situazione dei diritti umani del Brasile è stata analizzata per la terza volta secondo l’Upr delle Nazioni Unite**. Sono state formulate complessivamente 246 raccomandazioni, riguardanti tra l’altro i diritti alla terra delle popolazioni native; le uccisioni per mano della polizia; la tortura e le degradanti condizioni di vita nelle carceri; e la protezione dei difensori dei diritti umani. Il Brasile le ha accettate tutte, tranne quattro; tuttavia, permanevano dubbi circa la loro implementazione, alla luce delle leggi e delle politiche regressive adottate durante l’anno.

A maggio, la Corte interamericana dei diritti umani ha emesso sentenza contro il Brasile per non avere provveduto a garantire giustizia in relazione all’uccisione di 26 persone, durante le operazioni condotte dalla polizia nella favela di Nova Brasilia, nel Complexo do Alemão, nella città di Rio de Janeiro, risalenti a ottobre 1994 e maggio 1995.

POLIZIA E FORZE DI SICUREZZA

Sempre più spesso sono state schierate truppe dell’esercito per svolgere funzioni ordinarie di mantenimento dell’ordine pubblico.

Le autorità non hanno provveduto ad adottare opportune misure per ridurre l’elevata percentuale degli omicidi tra i giovani uomini di colore, il cui numero è aumentato nelle principali città del paese, specialmente nel nord-est. Secondo i dati raccolti a livello nazionale e pubblicati durante l’anno dal Forum brasiliano per la sicurezza pubblica, nel 2016 erano state uccise 61.619 persone, di cui 4.657 donne. Le politiche in materia di pubblica sicurezza continuavano a fare affidamento sugli interventi della polizia schierata in assetto militare, motivati principalmente dalla cosiddetta “guerra alla droga”.

A gennaio, il ministero della Giustizia ha annunciato un programma di sicurezza nazionale avente come principali obiettivi la riduzione del numero degli omicidi, la lotta al narcotraffico e lo studio di una riforma del sistema penitenziario. Tuttavia, le autorità non hanno mai presentato né implementato un programma articolato ed esauriente e durante l’anno c’è stato un peggioramento della situazione della pubblica sicurezza.

In varie città sono aumentati i casi di “pluriomicidi” (eventi singoli con più di tre vittime) e i cosiddetti “chacinas” (pluriomicidi con le caratteristiche di un’esecuzione); le autorità spesso non hanno provveduto a indagare adeguatamente questi casi. Il 5 gennaio, otto uomini sono stati uccisi da un gruppo di individui armati a Porto Seguro, nello stato di Bahia. Il 3 giugno, sei uomini sono stati uccisi all’interno di una casa da individui armati e incappucciati a Porto das Dunas a Fortaleza, nello stato di Ceará. Il 6 giugno, quattro uomini e una donna sono stati uccisi e altre nove persone sono rimaste ferite da un commando formato da 10 uomini armati e incappucciati, che ha assaltato un bar di Belem, nello stato del Pará. Il 22 settembre, sei giovani di età compresa tra 16 e 23 anni sono stati uccisi a Grande Natal, nello stato di Rio Grande do Norte. Nel quartiere di Bom Jardim di Fortaleza, nello stato di Ceará, cinque persone sono state uccise e altre tre sono rimaste ferite il 20 febbraio e quattro giovani di età compresa tra i 14 e i 20 anni sono stati uccisi all’interno di una casa l’8 ottobre. Nella maggior parte dei casi, i responsabili non sono mai stati identificati.

Le operazioni condotte dalla polizia nelle favelas e nelle aree più disagiate si sono spesso concluse con intensi scontri a fuoco e morti. Continuavano a mancare statistiche precise riguardanti le persone uccise per mano della polizia, in quanto a livello statale i verbali erano spesso incompleti e basati su metodologie differenti; tuttavia, le cifre fornite dalle autorità indicavano un complessivo aumento di questo tipo di uccisioni in tutto il Brasile. Secondo dati ufficiali, le persone uccise per mano di poliziotti in servizio attivo erano state 494 nello stato di São Paulo tra gennaio e settembre e, tra gennaio e novembre, 1.035 nello stato di Rio de Janeiro e 148 nello stato di Ceará.

Il 13 febbraio, quattro persone sono state uccise e altre sono state ferite durante un’operazione condotta dalla polizia militare nella favela di Chapadão, nella città di Rio de Janeiro.

Sempre a febbraio, uno sciopero di 21 giorni indetto dalla polizia militare nello stato di Espírito Santo ha determinato una situazione di caos. Le forze armate e le forze di sicurezza nazionale sono state schierate per mantenere l’ordine pubblico nello stato.

Il 12 luglio, un uomo senza tetto è stato ucciso da un agente della polizia militare nel quartiere di Pinheiros, nella città di São Paulo.

Ad agosto, almeno sette persone sono state uccise dalla polizia nel contesto di operazioni condotte per diversi giorni nella favela di Jacarezinho, nella città di Rio de Janeiro. Gli abitanti hanno riferito che gli agenti erano ricorsi alla violenza e avevano commesso numerosi abusi, come aggressioni, irruzioni illegittime all’interno di abitazioni e uccisioni illegali. Gli interventi della polizia sarebbero stati condotti in rappresaglia per l’uccisione di un agente avvenuta nell’area.

Il 3 settembre, 10 uomini sono stati uccisi da agenti della guardia civile, durante un’operazione di polizia condotta nel tentativo di sventare una rapina a mano armata nel quartiere di Morumbi, nella città di São Paulo.

Agli inizi dell’anno, la polizia militare dell’unità di polizia pacificatrice ha fatto irruzione in diverse abitazioni della favela Complexo do Alemão, nella città di Rio de Janeiro. Queste azioni illegittime della polizia sono proseguite anche dopo che una sentenza di tribunale aveva ordinato agli agenti di abbandonare l’area. Coloro che avevano denunciato le violazioni compiute dalla polizia hanno ricevuto minacce e intimidazioni. Dopo mesi di mobilitazioni, l’ufficio del pubblico ministero ha rinviato a giudizio due ufficiali di polizia che erano al comando dell’operazione e responsabili dell’area.

L’11 novembre, sette uomini sono stati uccisi durante un’operazione di sicurezza congiunta della polizia civile e dell’esercito, a São Gonçalo, nello stato di Rio de Janeiro. Le autorità civili hanno affermato che l’indagine sulle uccisioni non era di loro competenza, dopo che una nuova legge aveva esteso la giurisdizione dei tribunali militari ai processi per crimini commessi da personale militare. L’esercito ha negato di aver usato armi da fuoco e non si è espresso sulla possibilità di aprire un’indagine sugli omicidi.

DETENZIONE

Il sistema carcerario del paese è rimasto caratterizzato da sovraffollamento e i prigionieri vivevano in condizioni disumane e degradanti. Secondo i dati del ministero della Giustizia, la popolazione carceraria raggiungeva le 727.000 persone, il 55 per cento delle quali era tra i 18 e i 29 anni e il 64 per cento era rappresentato da afroamericani. Una significativa percentuale di reclusi, il 40 per cento a livello nazionale, era costituita da detenuti in attesa di giudizio, alcuni dei quali aspettavano di essere processati anche da vari mesi.

A gennaio, nei penitenziari di diversi stati sono scoppiate rivolte, in cui sono morti almeno 123 reclusi: 64 nello stato dell’Amazzonia, 31 nel Roraima, 26 nel Rio Grande do Norte e due nel Paraíba***.

A maggio, 32 prigionieri sono evasi dal penitenziario di Pedrinhas, nello stato di Maranhão; due dei fuggitivi sono stati uccisi dalle guardie carcerarie.

A seguito delle condizioni di estremo sovraffollamento nei penitenziari dello stato di Rio Grande do Sul, alcune persone trattenute dalla polizia sono rimaste per più di 48 ore in aree inadatte alla detenzione, presso i commissariati e a bordo delle auto della polizia, mentre attendevano che si liberasse un posto all’interno del sistema carcerario.

A ottobre, un uomo è deceduto dopo essere stato detenuto per un’intera giornata e una notte all’interno di una cella simile a una gabbia, situata fuori dal commissariato di polizia nella città di Barra do Corda, nello stato di Maranhão. La cella non aveva alcuna protezione per ripararsi dal sole o dalle temperature estremamente elevate, lasciando così i detenuti esposti al rischio di disidratazione e di altre conseguenze pericolose dovute a questa esposizione.

Nello stato di Rio de Janeiro, le disumane condizioni di detenzione sono state ulteriormente aggravate dalla crisi economica, che ha messo a repentaglio la fornitura di cibo, acqua e farmaci per oltre 50.800 prigionieri. All’interno degli istituti di pena dello stato, tubercolosi e patologie cutanee hanno raggiunto il livello di epidemia.

Il 2 ottobre ricorreva il 25° anniversario del massacro di Carandiru, in cui 111 persone furono uccise dalla polizia del carcere di Carandiru, a São Paulo. I responsabili del massacro non sono stati ancora chiamati a rispondere del loro operato.

LIBERTÀ DI RIUNIONE

Il 31 marzo, migliaia di persone hanno protestato nelle principali città del paese contro le proposte di riforma dello statuto dei lavoratori e delle politiche di previdenza sociale. Il 28 aprile, movimenti sociali, organizzazioni studentesche e sindacali hanno indetto uno sciopero generale e decine di migliaia di persone hanno protestato in tutto il paese, dopo l’approvazione delle riforme in materia di lavoro. In molte zone, compresa la città di Rio de Janeiro, la polizia ha fatto uso eccessivo della forza contro i manifestanti pacifici.

Il 24 maggio, nella capitale Brasilia, almeno 49 persone sono rimaste ferite, compresi otto agenti della polizia militare e un uomo che ha riportato ferite d’arma da fuoco, dopo che la polizia era ricorsa a un uso eccessivo della forza contro i manifestanti. Decine di migliaia di persone stavano protestando contro il presidente Temer, in una manifestazione sfociata in scontri con la polizia e nel danneggiamento di edifici pubblici. Nei giorni successivi, il governo federale ha mandato l’esercito a presidiare l’area.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

I difensori dei diritti umani, specialmente quelli delle aree rurali, hanno continuato a essere vittime di minacce, aggressioni e omicidi. Gli stati del Pará e di Maranhão erano tra quelli in cui i difensori erano maggiormente a rischio. Secondo la coalizione della società civile Comitato brasiliano per i difensori dei diritti umani, tra gennaio e settembre erano stati uccisi 62 attivisti, un dato in aumento rispetto all’anno precedente. La maggior parte era stata uccisa nel contesto di dispute sulla terra e sulle risorse naturali. I tagli di bilancio e la mancanza di volontà politica di dare priorità alla protezione dei difensori dei diritti umani hanno determinato lo smantellamento del programma nazionale di protezione, lasciando centinaia di attivisti esposti a un rischio ancora maggiore di attacchi.

DISPUTE SULLA TERRA

Il 20 aprile, almeno nove uomini sono stati uccisi e altri feriti a Colniza, nello stato del Mato Grosso, dopo che uomini armati avevano attaccato alcuni braccianti agricoli nell’insediamento di Taquaruçu do Norte. L’area continuava a essere teatro di una ormai decennale sequenza di frequenti e violenti attacchi da parte di uomini armati, assoldati da imprenditori agricoli e taglialegna illegali.

Il 24 maggio, 10 braccianti che si erano accampati ai margini dell’azienda agricola di Santa Lucia a Pau d’Arco, nello stato del Pará, sono morti sotto i proiettili esplosi durante un’operazione condotta congiuntamente dall’esercito e da agenti della guardia civile. Il 7 luglio, uno dei leader del gruppo di braccianti agricoli, Rosenildo Pereira de Almeida, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco. Dopo le uccisioni, i sopravvissuti al massacro hanno continuato a temere per le loro vite.

A settembre, un gruppo di minatori armati ha minacciato alcuni piccoli proprietari terrieri dell’insediamento rurale di Montanha e Mangabal, nel bacino fluviale di Tapajós, nella municipalità di Itaituba, nello stato del Pará.

DIRITTI DELLE POPOLAZIONI NATIVE

Sono proseguite le dispute relative alla terra e alle incursioni nei territori delle popolazioni native da parte di taglialegna illegali e di lavoratori delle miniere, che in diversi casi sono sfociate in episodi di violenza contro le comunità native. L’azione del governo e le decisioni dei tribunali hanno indebolito il quadro istituzionale e le politiche nazionali, introducendo una serie di ulteriori rinvii al già lento processo di demarcazione della terra e aggravando i conflitti legati alla terra all’interno dei territori nativi. I dati pubblicati durante l’anno dal Consiglio nativo missionario hanno fatto emergere che nel 2016 erano stati uccisi almeno 118 nativi.

A gennaio, il ministero della Giustizia ha emanato un decreto che ha modificato il processo di demarcazione della terra, rallentandolo ulteriormente e rendendolo ancora più esposto alle pressioni dei grandi proprietari terrieri.

Ad aprile, almeno 22 membri della comunità nativa gamela sono stati aggrediti da uomini armati a Viana, nello stato di Maranhão; alcuni sono stati raggiunti da proiettili, altri picchiati e a due persone sono state tagliate le mani.

La commissione parlamentare d’inchiesta sulla fondazione nazionale dei nativi (Fundação nacional do índio – Funai) e l’istituto nazionale per la riforma agraria (Instituto nacional de colonização e reforma agrária), due enti indipendenti istituiti dal governo per proteggere i diritti delle popolazioni native e promuovere l’accesso alla terra, hanno presentato il loro rapporto conclusivo, che ha ottenuto l’approvazione della camera dei rappresentanti a maggio. Il rapporto era un chiaro attacco ai diritti delle popolazioni native ed era un deliberato tentativo di criminalizzare (anche invocando azioni penali nei confronti di decine di persone) i leader nativi, le organizzazioni della società civile e gli enti governativi tecnici impegnati nella tutela dei diritti delle popolazioni native. I tagli apportati al bilancio del Funai hanno avuto un impatto negativo sulle sue attività per la tutela dei diritti delle popolazioni native.

Le comunità native di Vale do Javari, nello stato dell’Amazzonia, hanno denunciato che durante l’anno erano stati uccisi membri di gruppi nativi isolati residenti nella zona. Le autorità non hanno avviato indagini su queste uccisioni. La terra nativa demarcata di Vale do Javari è stata più volte oggetto d’incursioni da parte dei minatori.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Secondo il Bahia Gay Group, tra il 1° gennaio e il 20 settembre in Brasile sono state uccise 277 persone Lgbti, il numero più alto mai registrato da quando il gruppo aveva iniziato a raccogliere i dati nel 1980.

Il 15 febbraio, Dandara dos Santos, una donna transgender, è stata percossa a morte nel quartiere di Bom Jardim, nella città di Fortaleza. Secondo gli inquirenti, nell’omicidio erano implicate almeno 12 persone. Due uomini sono stati arrestati durante l’anno in relazione all’uccisione.

A settembre, un giudice federale ha autorizzato l’utilizzo da parte di psicologi delle cosiddette “terapie di conversione”, contrarie alla deontologia medica e dannose, nel tentativo di alterare l’orientamento sessuale degli individui. La decisione è stata assunta contravvenendo a una risoluzione del consiglio federale degli psicologi, che aveva ribadito che gli psicologi non possono adottare protocolli che finirebbero per “considerare l’omosessualità una patologia”. La decisione del giudice ha contribuito a far aumentare lo stigma e la violenza contro le persone Lgbti.

Alcune proposte presentate a livello municipale, statale e nazionale proponevano di proibire l’inserimento di tematiche riguardanti il genere e l’orientamento sessuale nei materiali educativi.

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CULTO

Per tutto l’anno, i centri religiosi conosciuti come “terreiros” dei culti afroamericani umbanda e candomblé di Rio de Janeiro hanno subìto una serie di attacchi da parte di singoli individui, bande criminali e membri di altre religioni. Tra agosto e settembre, almeno otto di questi centri sono stati attaccati e distrutti, soprattutto nella città di Rio de Janeiro e nelle municipalità intorno alla regione di Baixada Fluminense.

DIRITTI DEI MINORI

I centri di detenzione minorile sono rimasti sovraffollati e i reclusi hanno dovuto affrontare condizioni di vita disumane e degradanti.

Nello stato di Ceará, nelle strutture di detenzione minorile erano ricorrenti gli episodi di tortura da parte di agenti statali. Durante l’anno, si sono verificate almeno 20 rivolte e 37 evasioni da unità di detenzione di Ceará. Delle 200 denunce formali di tortura di adolescenti all’interno delle unità di detenzione di Ceará, registrate tra il 2016 e settembre 2017, soltanto due denunce avevano determinato l’apertura di un’inchiesta ufficiale da parte dello stato per ulteriori indagini. Le segnalazioni della situazione di caos in cui versava il sistema penitenziario giovanile di Ceará hanno spinto il consiglio nazionale per i diritti umani brasiliano a effettuare una visita formale a settembre.

Agli inizi dell’anno, lo stato di Espirito Santo tratteneva 1.198 minori, a fronte di una capacità massima di 754, pari a una percentuale di sovraffollamento superiore al 39 per cento. Delle 13 strutture di detenzione dello stato, soltanto quattro funzionavano entro i limiti della loro capacità massima.

Il 3 giugno, sette ragazzi di età compresa tra i 15 e i 17 anni sono stati uccisi da altri detenuti adolescenti, durante una rivolta scoppiata all’interno della struttura di detenzione minorile di Lagoa Seca, nello stato di Paraíba.

Il 13 novembre, quattro ragazzi sono stati uccisi da uomini incappucciati che sono entrati nell’istituto di giustizia minorile dove i ragazzi erano detenuti.

 

* Brazil: Law leading to military impunity sanctioned (AMR 19/7340/2017).

** Brazil: Police killings, impunity and attacks on defenders: Amnesty International submission for the UN Universal Periodic Review – 27th session of the UPR working group, May 2017 (AMR 19/5467/2016).

*** Brazil: Over 90 men killed in Brazilian prison riots (AMR 19/5444/2017).

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