Cile - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DEL CILE

Capo di stato e di governo: Michelle Bachelet Jeria

È rimasta motivo di preoccupazione l’impunità per le violazioni dei diritti umani compiute in passato, così come per quelle attuali. La polizia ha continuato a ricorrere a un uso eccessivo della forza, specialmente contro i nativi mapuche. Le autorità hanno applicato la legge antiterrorismo contro il popolo mapuche, sebbene costituisse una violazione degli standard internazionali delle garanzie di equità processuale. È entrata in vigore una legislazione che ha depenalizzato l’aborto in tre specifiche circostanze; l’aborto è rimasto un reato in tutti gli altri casi.

CONTESTO

Tra novembre e dicembre si sono svolte le elezioni presidenziali e congressuali e Sebastián Piñera Echenique è stato eletto presidente. L’insediamento del presidente neoeletto e dei membri del congresso era previsto a marzo 2018.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Il congresso ha preso in esame una proposta di legge sull’immigrazione, avanzata dall’esecutivo.

A ottobre sono arrivate le prime 14 famiglie di rifugiati siriani (66 persone), in base a un programma di reinsediamento annunciato nel 2014.

POLIZIA E FORZE DI SICUREZZA

Sono stati ancora segnalati casi di uso eccessivo della forza da parte della polizia.

A giugno, la polizia ha impiegato gas lacrimogeni nelle immediate vicinanze di una scuola, situata nella comunità mapuche di Temucuicui, mentre bambini piccoli erano nelle classi. La Corte suprema ha giudicato l’intervento “proporzionato”.

A novembre, un giudice di Collipulli, nella provincia di Malleco, ha aperto un fascicolo giudiziario contro un poliziotto che aveva aperto il fuoco contro il diciassettenne Brandon Hernández, ferendolo alla schiena con almeno un centinaio di pallettoni, in un episodio occorso a dicembre 2016. L’udienza è stata aggiornata tre volte poiché l’agente incriminato non si è presentato in tribunale.

La Corte suprema ha riaperto il caso relativo all’uccisione di Alex Lemún, morto sotto i colpi sparati da un poliziotto a Ercilla, nella provincia di Malleco, nel 2002. Nel 2004, un tribunale militare aveva archiviato il caso senza individuare alcun responsabile.

IMPUNITÀ

Le vittime delle violazioni dei diritti umani compiute all’epoca del regime militare cileno hanno continuato a chiedere verità, giustizia e riparazione. Nonostante le centinaia di casi giudiziari esaminati dai tribunali, la maggior parte di coloro che erano stati giudicati colpevoli non ha scontato pene carcerarie e molte delle vittime continuavano a non poter accedere a meccanismi istituzionali per presentare richiesta di riparazione.

Il congresso ha dibattuto una proposta di legge per rendere le informazioni raccolte dalle precedenti commissioni di verità accessibili ai pubblici ministeri e alle parti civili interessate dai relativi procedimenti giudiziari.

A maggio, il governo ha sottoposto al congresso un disegno di legge per la creazione di un meccanismo nazionale per la prevenzione della tortura.

DIRITTI DELLE POPOLAZIONI NATIVE

A giugno, il governo ha annunciato un piano per il riconoscimento e lo sviluppo dell’Araucanía, finalizzato a promuovere la partecipazione delle popolazioni native, lo sviluppo economico e la protezione delle vittime di violenza.

La presidente Bachelet ha rinnovato le scuse ufficiali dello stato al popolo mapuche per gli “errori e orrori” perpetrati dallo stato nei loro confronti. Era inoltre in discussione una proposta di legge per la creazione di un ministero dei Popoli nativi.

Nel contesto del processo di stesura di una nuova costituzione, che avrebbe dovuto concludersi nel 2018, le autorità hanno avviato una fase di consultazione con i rappresentanti delle popolazioni native. Il processo è stato criticato da alcuni dei rappresentanti, in quanto erano rimaste escluse alcune questioni d’importanza cruciale per le popolazioni native.

L’ufficio del pubblico ministero e il governo hanno continuato ad applicare impropriamente la legge antiterrorismo, per perseguire penalmente il popolo mapuche, in violazione delle garanzie di equità processuale. Nel 2014, la Corte interamericana dei diritti umani, nella sua sentenza in relazione al caso Norín Catrimán et al. vs. Cile, aveva giudicato una violazione della Convenzione americana sui diritti umani un’analoga applicazione della normativa antiterrorismo contro attivisti mapuche.

A ottobre, 11 nativi mapuche, tra cui la machi (autorità spirituale tradizionale mapuche) Francisca Linconao, incriminati per “terrorismo” in relazione a un incendio risalente a gennaio 2013, in cui erano morti i proprietari terrieri Werner Luchsinger e Vivian Mackay, sono stati prosciolti. Gli 11 imputati erano rimasti in detenzione cautelare o agli arresti domiciliari per 18 mesi. A dicembre, in seguito a un appello della procura generale, il processo e il proscioglimento sono stati dichiarati nulli. Il processo doveva essere ripetuto nel 2018.

Il governo e l’ufficio del pubblico ministero hanno aperto un fascicolo penale per accuse di “terrorismo” anche nei confronti di quattro uomini mapuche, in relazione a un incendio che a giugno 2016 aveva distrutto una chiesa della città di Padre las Casas. L’incendio non aveva causato feriti. Gli uomini erano stati arrestati, detenuti e incriminati il giorno stesso dell’episodio e, a fine 2017, erano ancora in detenzione cautelare. Dopo che i quattro avevano portato avanti un prolungato sciopero della fame, il governo ha inoltrato una richiesta di modifica del capo d’imputazione. Tuttavia, la pubblica accusa ha deciso di continuare a perseguirli per l’accusa di terrorismo.

A settembre, il governo ha lanciato l’operazione “Uragano”, che ha portato all’arresto e all’incriminazione di otto persone, con l’accusa di cospirazione finalizzata a commettere atti terroristici in relazione all’incendio o alla pianificazione dell’incendio per bruciare decine di mezzi di trasporto merci. Questi episodi non hanno provocato feriti. Gli otto accusati sono rimasti in detenzione cautelare fino a ottobre, quando la Corte suprema ha dichiarato illegale la loro detenzione e ordinato il loro rilascio, in quanto il giudice non aveva ritenuto sufficientemente giustificata la necessità di ricorrere alla detenzione cautelare. A fine anno erano ancora in corso le indagini sui presunti reati.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Ad aprile, Rodrigo Mundaca e altri leader del Movimento per la difesa dell’acqua, della terra e dell’ambiente (Movimiento de defensa del agua, la tierra y la protección del medioambiente – Modatima), della provincia di Petorca, sono stati minacciati di morte. Da alcuni anni, i leader di Modatima erano al centro di ripetuti episodi di vessazione e intimidazione, sui quali era in corso un’indagine.

A maggio, l’ufficio del pubblico ministero di Temuco ha annunciato la chiusura dell’indagine riguardante il rapimento e la tortura di Victor Queipul Hueiquil, un lonko mapuche (autorità tradizionale comunitaria), in un episodio verificatosi nella comunità autonoma di Temucuicui a giugno 2016. Questi era stato minacciato di morte nel caso in cui avesse proseguito la sua attività di leader e sostenitore del popolo mapuche. Il pubblico ministero ha affermato che l’indagine non poteva proseguire in quanto Victor Queipul non aveva collaborato con gli inquirenti. A maggio, l’istituto nazionale per i diritti umani ha sporto una nuova querela in relazione alla tortura subita da Víctor Queipul; a fine anno era in corso l’indagine in merito alla seconda causa giudiziaria.

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

A settembre è entrata in vigore una legge che ha depenalizzato l’aborto in tre circostanze: in caso di rischio per la vita della donna o della ragazza in gravidanza, quando il feto non ha possibilità di sopravvivenza o nei casi in cui la gravidanza sia il risultato di uno stupro. La legge ha inoltre sancito il diritto all’obiezione di coscienza per il personale medico e le strutture sanitarie che scelgono di non praticare l’aborto anche nelle sopracitate circostanze. A dicembre sono state approvate le linee guida per l’applicazione della legge. L’aborto è rimasto un reato in tutte le altre circostanze.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Ad agosto è stato dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di un giudice, su cui pendeva una causa penale per aver autorizzato una ragazza transgender a cambiare nome e indicazione del genere sessuale.

A giugno, il senato ha approvato la proposta di legge sull’identità di genere, che dava il diritto a ogni persona maggiore di 18 anni di ottenere un riconoscimento legale del genere, cambiando il nome e l’indicazione del genere sessuale nei documenti ufficiali mediante un processo amministrativo, senza che fosse richiesta la riassegnazione chirurgica del genere o una certificazione medica. A fine anno, il documento legislativo era ancora all’esame del congresso.

Ad agosto, il governo ha inviato all’esame del senato una proposta di legge che avrebbe riconosciuto alle coppie omosessuali gli stessi diritti delle coppie eterosessuali di sposarsi e adottare figli.

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese