Guatemala - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DEL GUATEMALA

Capo di stato e di governo: Jimmy Morales Cabrera

Gli elevati livelli di disuguaglianza e violenza hanno continuato a spingere migliaia di cittadini ad abbandonare il paese. I difensori dei diritti umani, in particolare quelli impegnati in questioni relative alla terra e in problematiche territoriali e ambientali, sono stati esposti a gravi rischi e vittime di campagne denigratorie. Impunità e corruzione hanno continuato a indebolire la fiducia dei cittadini nelle autorità locali e a ostacolare l’accesso alla giustizia. I progressi compiuti recentemente per consolidare il sistema giudiziario e lo stato di diritto sono stati messi in discussione. Procedimenti giudiziari di alto profilo, riguardanti crimini di diritto internazionale compiuti in passato, sono rimasti in stallo.

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

Ad agosto, Augusto Jordan Rodas ha assunto l’incarico di difensore civico per i diritti umani. A novembre, le ultime disposizioni penali che facevano riferimento alla pena di morte sono state dichiarate incostituzionali.

GIUSTIZIA TRANSIZIONALE

Nonostante i progressi nel perseguimento giudiziario di alcuni crimini contro l’umanità perpetrati durante il conflitto armato interno (1960-1996), gli sforzi per ottenere verità, giustizia e riparazione sono rimasti bloccati e la stragrande maggioranza dei casi giudiziari ha continuato a subire battute d’arresto e indebiti ritardi. Cinque ex membri dell’esercito, compreso l’ex capo del comando supremo dell’esercito guatemalteco, sono stati rinviati a giudizio, accusati di detenzione illegale e violenza sessuale e altre forme di tortura, commesse ai danni di Emma Guadalupe Molina Theissen, e della sparizione forzata di suo fratello più giovane, Marco Antonio Molina Theissen.

Sono rimaste bloccate anche altre azioni penali contro ex membri dell’esercito, accusati in relazione a diversi casi di sparizione forzata e uccisione illegale, verificatisi in una base militare, conosciuta ora con il nome di Creompaz, situata nella regione settentrionale di Alta Verapaz. I ricorsi in appello contro le decisioni giudiziarie, che avevano compromesso i diritti delle vittime, erano ancora in attesa di un esito e diversi ufficiali rimanevano latitanti. In entrambi i casi, vittime e difensori dei diritti umani sono stati al centro d’intimidazioni e vessazioni, dentro e fuori dall’aula giudiziaria, oltre che online. Dopo diversi tentativi falliti dal 2015, a ottobre sono ripresi i processi a carico dell’ex capo di stato José Efraín Ríos Montt e dell’ex capo dell’intelligence Rodríguez Sánchez.

IMPUNITÀ

Giudici e pubblici ministeri sono rimasti al centro d’intimidazioni e pressioni. Gli sforzi per combattere l’impunità sono stati gravemente a rischio di subire battute d’arresto, a causa della crescente resistenza opposta da determinati attori politici. A fine anno non era stata ancora approvata una riforma costituzionale, presentata al congresso nel novembre 2016, che si proponeva di consolidare l’impegno per ottenere giustizia e accertare le responsabilità e di rafforzare l’indipendenza della magistratura. Ad agosto e settembre, ci sono state proteste di massa e il paese ha dovuto affrontare una crisi politica quando, a settembre, diversi membri del governo hanno rassegnato le dimissioni, in risposta al tentativo del presidente di espellere il capo della Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (un organismo indipendente creato nel 2006 dalle Nazioni Unite e dal governo guatemalteco, con l’incarico di rafforzare lo stato di diritto nel periodo post-conflitto).

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

I difensori dei diritti umani hanno continuato a essere vittime di minacce, intimida­zioni, forme di stigma e aggressioni.

L’Ong guatemalteca Unità per la protezione dei difensori dei diritti umani in Guatemala ha dichiarato che i difensori impegnati in tematiche legate alla terra, al territorio e all’ambiente erano quelli che avevano subìto il maggior numero di attacchi. A gennaio, Sebastián Alonso Juan è stato ucciso durante una protesta pacifica contro la costruzione di progetti idroelettrici nella regione Ixquisis, di San Mateo Ixtatán.

Inoltre, i difensori dei diritti umani sono stati costantemente al centro di campagne denigratorie, finalizzate a stigmatizzare e screditare la loro reputazione e il loro lavoro, nel tentativo di costringerli a sospendere le loro legittime attività. A partire dalla fine di giugno, i membri del Centro per l’azione legale, ambientale e sociale del Guatemala sono stati oggetto di campagne denigratorie, dopo che avevano presentato ricorso contro la concessione rilasciata alla società mineraria Minera San Rafael, a San Rafael Las Flores. Il sistema giudiziario è stato regolarmente e impropriamente utilizzato per colpire e vessare i difensori dei diritti umani, nel tentativo di far chiudere movimenti e organizzazioni e di ridurre al silenzio i difensori dei diritti umani.

Una circolare a firma della procura generale, contenente linee guida per indagare in maniera efficace gli attacchi contro i difensori dei diritti umani, è rimasta per diversi mesi oggetto di verifica, in attesa di essere approvata. Nonostante alcuni progressi, a fine anno non era stata ancora ultimata l’elaborazione di una linea politica nazionale generale per la protezione dei difensori dei diritti umani, che avrebbe dovuto svolgersi in consultazione con la società civile.

DISPUTE SULLA TERRA

A settembre, la Corte suprema ha riconosciuto che non c’era stata alcuna consultazione anticipata con il popolo nativo xinca di Santa Rosa e Jalapa, che era stato danneggiato dalle attività estrattive della miniera di San Rafael Las Flores. La Corte ha ordinato al ministero dell’Energia e delle miniere di condurre un processo di consultazione ma ha anche autorizzato la società mineraria a proseguire le sue attività. Di conseguenza, è stato presentato un ricorso alla Corte costituzionale, che era ancora pendente.

A settembre, la Commissione interamericana dei diritti umani ha ordinato al Guatemala di tutelare i diritti di circa 400 persone, compresi minori e persone anziane, che dagli inizi di giugno si trovavano bloccate al confine settentrionale con il Messico in pessime condizioni igieniche, dopo che avevano abbandonato la loro comunità a Laguna Larga, poche ore prima dell’inizio di uno sgombero su vasta scala. A fine anno, le autorità non erano intervenute per facilitare il loro ritorno.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Migliaia di guatemaltechi hanno continuato a migrare verso gli Usa attraverso il Messico, nel tentativo di sfuggire agli elevati livelli di disuguaglianza e violenza che nel paese colpiscono i gruppi emarginati. Secondo i dati dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, tra gennaio e ottobre, 18.764 guatemaltechi avevano chiesto asilo in altri paesi. I minori non accompagnati in fuga dal Guatemala costituivano il gruppo più cospicuo di coloro che venivano bloccati alla frontiera statunitense. Pur essendo moltissimi quelli rimandati indietro con la forza in Guatemala, continuava a mancare un meccanismo esauriente o un protocollo per affrontare le necessità di quanti rientravano in patria, i quali tornavano alle medesime condizioni e agli stessi rischi dai quali erano fuggiti.

DIRITTI DEI MINORI

A marzo, 41 ragazze sono morte in un incendio divampato nella casa rifugio gestita dal governo a Virgen de la Asunción, nella municipalità di San José Pinula, mentre erano chiuse a chiave in un’aula scolastica. Le loro morti hanno dimostrato come il Guatemala continuasse a non disporre di adeguate e sufficienti misure in grado di proteggere i diritti dei minori. Nonostante l’incriminazione di alcuni funzionari pubblici, sono stati segnalati ritardi nell’inchiesta giudiziaria.

Sono rimasti motivo di preoccupazione gli altri tassi di gravidanza tra le minorenni. Tra gennaio e settembre, l’Osservatorio sulla salute sessuale e riproduttiva ha registrato 69.445 parti nella fascia d’età compresa tra i 10 e i 19 anni.

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