Nicaragua - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DEL NICARAGUA

Capo di stato e di governo: Daniel Ortega Saavedra

Sono stati commessi femminicidi sempre più efferati. Sono continuate le aggressioni contro i difensori dei diritti umani. L’aborto è rimasto vietato in ogni circostanza. È persistita l’impunità per i responsabili di violenza nei confronti delle popolazioni native. Le autorità hanno continuato a negare un concreto e adeguato processo di consultazione alle comunità potenzialmente colpite dalla costruzione del Gran canal interoceánico.

CONTESTO

A gennaio, Daniel Ortega ha assunto la carica di presidente per il terzo mandato consecutivo. Sua moglie, Rosario Murillo, ha assunto per la prima volta la carica di vicepresidente.

DIRITTI DELLE DONNE

L’Ong Cattolici per il diritto di decidere ha documentato tra gennaio e dicembre 55 casi di femminicidio. L’Ong ha inoltre denunciato che questi crimini erano diventati sempre più brutali e che sempre più frequentemente i perpetratori tendevano ad agire in gruppo.

A giugno, l’assemblea nazionale ha approvato un emendamento alla legge generale sulla violenza contro le donne, che ha ridotto l’ambito di definizione del femminicidio alla sfera privata, limitandolo così al contesto delle relazioni tra la donna e il proprio partner. Questa definizione è stata da più parti criticata, in quanto non teneva conto della realtà dei fatti, ovvero che i femminicidi erano commessi anche in luoghi pubblici.

L’aborto è rimasto un reato in ogni circostanza. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UN Population Fund – Unfpa), il Nicaragua continuava a essere uno dei paesi delle Americhe con la più alta percentuale di gravidanze tra le adolescenti e di mortalità materna.

DIRITTI DELLE POPOLAZIONI NATIVE

È persistito un clima d’impunità per crimini come omicidi, stupri, rapimenti, sparizioni forzate, minacce di morte e sfollamento forzato, compiuti ai danni delle popolazioni native della Regione autonoma nordatlantica, nonostante sia la Commissione interamericana dei diritti umani (Inter-American Commission on Human Rights – Iachr) sia la Corte interamericana dei diritti umani avessero ordinato al Nicaragua nel 2015 di adottare tutte le misure necessarie per indagare su questi reati.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Si sono ripetuti gli attacchi contro attiviste per i diritti delle donne, come documentato durante un’audizione pubblica davanti all’Iachr a settembre. Le organizzazioni della società civile per i diritti delle donne hanno denunciato di aver ricevuto minacce di morte o di essere state sottoposte a detenzione arbitraria o ad aggressioni compiute con la complicità o l’acquiescenza di funzionari pubblici.

A marzo, la Corte interamericana dei diritti umani ha emesso la sua sentenza sul caso Acosta et al. vs. Nicaragua e ha stabilito che lo stato aveva violato i diritti dell’attivista dei diritti umani María Luisa Acosta a ottenere giustizia e verità e all’integrità fisica, in seguito all’omicidio di suo marito Francisco García Valle*. Le autorità non avevano ancora intrapreso alcuna iniziativa per conformarsi al giudizio della Corte e in particolare per porre fine all’impunità che aveva caratterizzato il caso giudiziario e per garantire i diritti di María Luisa Acosta a ottenere giustizia e verità.

Ad agosto, la Iachr ha disposto misure precauzionali a favore di Francisca Ramírez e della sua famiglia, dopo che erano state vittime di minacce di morte, vessazioni e aggressioni, come ritorsione per la sua attiva opposizione alla costruzione del Gran canal interoceánico.

GRAN CANAL INTEROCEÁNICO

Le autorità hanno continuato a escludere da un concreto e adeguato processo di consultazione le comunità che sarebbero state colpite dalla costruzione del Gran canal interoceánico, in violazione dei princìpi internazionali dei diritti umani**.

Secondo il Centro per l’assistenza legale alle popolazioni native, non era stato rispettato il diritto a un consenso libero, anticipato e informato delle comunità native e afroamericane rama-kriol in relazione al progetto, malgrado i ripetuti ricorsi depositati presso i tribunali. Organizzazioni della società civile hanno ribadito che la portata del progetto, che tra le varie infrastrutture prevedeva la costruzione di un oleodotto e di due porti, avrebbe interessato centinaia di migliaia di persone, esponendole al rischio di sgombero.

Organizzazioni per la tutela dei diritti umani e comunità agricole hanno continuato a chiedere l’abrogazione della legge 840, che regolamenta il Canal, in quanto non tutelava adeguatamente i diritti delle popolazioni native. Le loro richieste hanno continuato a essere respinte e le autorità non avevano ancora avviato un dialogo significativo con le comunità che avrebbero subìto ripercussioni dalla costruzione del Canal.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

A novembre, si sono svolte le elezioni amministrative locali, in un contesto caratterizzato da violenza in cui sarebbero rimaste uccise almeno cinque persone, mentre altre 30 sarebbero rimaste ferite, in sei municipalità.

Sono stati inoltre segnalati casi di uso non necessario ed eccessivo della forza da parte della polizia contro persone che stavano protestando pacificamente contro la costruzione del Canal e di detenzione arbitraria di manifestanti. Si è appreso inoltre che difensori dei diritti umani avevano subìto vessazioni e intimidazioni a causa della loro opposizione al progetto.

 

* Nicaragua: The state must uphold, without delay, the judgment issued by the Inter-American Court of Human Rights (AMR 43/6173/2017).

** Danger: Rights for sale − the Interoceanic Grand Canal project in Nicaragua and the erosion of human rights (AMR 43/6515/2017).

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