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Australia

Capo di stato: regina Elizabeth II, rappresentata da sir Peter Cosgrove
Capo di governo: Malcolm Turnbull

Il sistema giudiziario ha continuato a non tutelare i nativi, in particolare i minori, portando a percentuali elevate d’incarcerazione, segnalazioni di violazioni e decessi in custodia. L’Australia ha mantenuto la linea dura, confinando i richiedenti asilo in centri di raccolta in acque extraterritoriali, a Papua Nuova Guinea e Nauru, e respingendo coloro che tentavano di raggiungere l’Australia via mare.

A ottobre, l’Australia è stata eletta al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e ha ricevuto sollecitazioni per un miglioramento della situazione dei diritti umani, comprendenti la richiesta di interrompere tutti i suoi legami con l’esercito di Myanmar.

Diritti dei popoli nativi in Australia

Per i minori nativi, la probabilità di essere arrestati era di 25 volte superiore a quella dei coetanei non nativi, un dato in crescita rispetto al 2016. Nonostante la raccomandazione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia di fissare a 12 anni l’età minima per la responsabilità penale, in tutto il paese è rimasta a 10 anni. Tra i minori arrestati di età compresa tra i 10 e gli 11 anni, quattro su cinque erano nativi.

Sono trapelati filmati che mostravano violenze e altri maltrattamenti su minori in carcere nel Territorio del Nord, tra cui uso di gas lacrimogeni, mezzi di contenzione, soffocamento e isolamento. In risposta a questi episodi, il 17 novembre, il governo ha istituito e presentato una commissione regia sulla protezione e la detenzione minorile nel Territorio del Nord.

I risultati di un’ispezione indipendente nei centri di detenzione minorile nel Queensland, resi pubblici ad aprile, hanno rilevato abusi, tra cui isolamento, uso di cani per intimidire i detenuti, mancanza di videoregistrazione a circuito chiuso e la pratica di sedare e legare a quattro zampe i minori a rischio di autolesionismo. Sono emerse accuse di ulteriori abusi a Victoria, nel Nuovo Galles del Sud, nel Territorio della Capitale Australiana e nell’Australia Occidentale.

La probabilità dei nativi adulti di essere incarcerati era 15 volte più alta di quella dei non nativi. Almeno otto persone native sono morte in custodia di polizia.

Il governo non ha adottato un piano nazionale per garantire che l’Australia rispettasse i suoi obblighi di protezione dei diritti dei minori nativi. Tuttavia, il 15 dicembre, ha ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, che richiede che i centri di detenzione minorili e le carceri della polizia siano soggetti a una supervisione e un monitoraggio indipendente.

Rifugiati e richiedenti asilo in Australia

Il 9 aprile, il governo ha annunciato che la struttura gestita dall’Australia sull’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, sarebbe stata chiusa entro il 31 ottobre, dopo che la Corte suprema papuana nel 2016 aveva stabilito che il centro era “illegale” e “incostituzionale”. Il 14 aprile, membri delle forze di difesa della Papua Nuova Guinea hanno sparato all’interno del centro, ferendo nove persone.

Il 24 novembre, gli uomini in carcere sono stati trasferiti con la forza in centri di “transito” sull’isola di Manus. A fine anno, non era chiaro il piano per il reinsediamento dei rifugiati in un paese sicuro.
A dicembre c’erano circa 800 maschi adulti in detenzione nell’isola di Manus (cfr. Papua Nuova Guinea).
A giugno, il governo australiano era stato costretto a pagare un risarcimento a circa 2.000 rifugiati e richiedenti asilo trattenuti sull’isola di Manus, per averli detenuti illegalmente in condizioni terrificanti tra il 2012 e il 2016.

Al 30 novembre, 339 persone, di cui 36 minori, erano trattenute nella struttura di raccolta extraterritoriale di Nauru. Queste sono state sottoposte a umiliazioni, abbandono, violenze, scarsità di assistenza fisica e psicologica. Almeno altri 820 rifugiati vivevano nella comunità di Nauru; queste persone hanno affrontato gravi rischi per la sicurezza e accesso inadeguato all’assistenza sanitaria, all’istruzione e all’impiego.

Circa 435 persone, trasferite in Australia per essere sottoposte a trattamenti medici, sono rimaste a rischio di essere rimandate a Nauru o sull’isola di Manus.

L’Australia ha continuato la sua politica di “respingimento”. A maggio, il governo ha annunciato che, dal 2013, 30 imbarcazioni erano state rimandate in Indonesia o nel paese da cui provenivano. Durante il 2017, in tre occasioni di cui si è avuto notizia, persone sono state riportate direttamente nel loro paese di cittadinanza: a marzo, 25 singalesi che viaggiavano su un’imbarcazione; ad agosto, cinque cinesi che sono arrivati nel nord dell’Australia; a dicembre, 29 singalesi su un’imbarcazione.

L’Australia ha anche proseguito la sua politica di detenzione obbligatoria a tempo indeterminato di persone che arrivavano in aereo senza visto. Al 30 novembre, 1.301 persone erano trattenute in strutture di detenzione per immigrati sulle coste (incluse quelle sull’isola di Natale). Il 19,8 per cento era stato detenuto per oltre 730 giorni.

Per l’anno finanziario che iniziava a giugno, l’Australia ha previsto 16.250 reinsediamenti e ingressi per ragioni umanitarie. Il loro numero è diminuito rispetto ai quasi 22.000 posti del precedente anno finanziario, ponendo fine agli ingressi aggiuntivi per i rifugiati siriani e iracheni.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate in Australia

In seguito allo schiacciante voto in favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, il parlamento ha approvato una normativa per il riconoscimento della parità di matrimonio a dicembre. Scegliendo il metodo del sondaggio postale, il governo non ha affrontato il tema della parità di matrimonio come un diritto umano e ha generato un dibattito pubblico divisivo e dannoso.

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