Cina - Amnesty International Italia

Repubblica popolare cinese

Capo di stato: Xi Jinping
Capo di governo: Li Keqiang

Il governo ha continuato a redigere e applicare nuove leggi giustificate dalla “sicurezza nazionale”, che rappresentavano gravi minacce per i diritti umani. Il vincitore del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo è morto in custodia. Attivisti e difensori dei diritti umani sono stati arrestati, incriminati e condannati sulla base di accuse vaghe ed eccessivamente generiche, quali “sovversione dei poteri dello stato” e “attaccare briga e provocare disordini”.

La polizia ha trattenuto difensori dei diritti umani al di fuori delle strutture di detenzione formali, talvolta in incommunicado per lunghi periodi, circostanza che ha rappresentato un ulteriore rischio di tortura e altri maltrattamenti per i detenuti. Sono stati rafforzati i controlli su Internet. È aumentata la repressione delle attività religiose al di fuori delle chiese approvate dallo stato. La repressione religiosa, condotta nell’ambito di campagne “antiseparatismo” o “antiterrorismo”, è rimasta particolarmente diffusa nella Regione autonoma dello Xinjiang uiguro e nelle aree popolate da tibetani. A Hong Kong, il governo ha impiegato accuse vaghe ed eccessivamente generiche per perseguire gli attivisti filodemocratici, mettendo sotto attacco la libertà d’espressione.

Sviluppi legislativi, costituzionali o istituzionali nella Repubblica popolare cinese

È proseguita l’elaborazione e l’applicazione di leggi e regolamenti generici sulla sicurezza nazionale, che hanno conferito maggiori poteri alle autorità per mettere a tacere il dissenso, censurare l’informazione e vessare e perseguire i difensori dei diritti umani.

Il 1° gennaio 2017 è entrata in vigore la legge sulla gestione delle Ngo straniere, le cui norme ostacolavano le attività indipendenti delle Ngo registrate. Le Ngo straniere che non si erano ancora registrate e che continuavano a operare in Cina potevano subire il congelamento dei conti bancari, la vendita dei locali, la confisca dei beni, la sospensione delle attività e la detenzione del personale. A giugno è stata adottata ed è entrata in vigore la legge nazionale sull’intelligence. Queste leggi, che rappresentavano una grave minaccia alla protezione dei diritti umani, facevano parte di un’architettura legale nazionale sulla sicurezza introdotta nel 2014, che comprendeva anche la legge antispionaggio, l’emendamento n. 9 al diritto penale, la legge sulla sicurezza nazionale, la legge antiterrorismo e la legge sulla sicurezza informatica.

La legge sull’intelligence nazionale ha utilizzato analoghi concetti vaghi ed estremamente generici di sicurezza nazionale e ha garantito a tutti gli effetti poteri incontrollati alle istituzioni d’intelligence nazionale, con ruoli e responsabilità non chiari. Tutte queste leggi non prevedevano salvaguardie contro la detenzione arbitraria né tutele del diritto alla riservatezza, alla libertà d’espressione e ad altri diritti umani*.

La bozza della legge sulla supervisione, che è stata aperta alla consultazione a novembre, se promulgata, avrebbe legalizzato una nuova forma di detenzione arbitraria, chiamata liuzhi, e avrebbe creato un sistema extragiudiziale con ampi poteri e rilevanti possibilità di violare i diritti umani**.

Le autorità hanno continuato a impiegare la “sorveglianza residenziale in una località designata”, una forma di detenzione segreta in incommunicado, che ha consentito alla polizia di trattenere le persone per un massimo di sei mesi al di fuori del sistema di detenzione ufficiale, senza accesso a un avvocato di loro scelta, alle loro famiglie o a qualunque altra persona, e ha esposto i sospettati al rischio di tortura e altri maltrattamenti. Questa forma di detenzione è stata usata per limitare le attività dei difensori dei diritti umani, tra cui avvocati, attivisti e praticanti religiosi.

Difensori dei diritti umani nella Repubblica popolare cinese

Il 13 luglio, il vincitore del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo è morto in custodia a causa di un cancro al fegato. Le autorità avevano respinto la richiesta di Liu Xiaobo e della sua famiglia di recarsi all’estero per ricevere cure mediche***. A fine anno, sua moglie Liu Xia era ancora sotto sorveglianza e agli “arresti domiciliari” illegali, che duravano da quando Liu Xiaobo vinse il Nobel nel 2010. Almeno 10 attivisti sono stati arrestati per aver organizzato commemorazioni per Liu Xiaobo.

A novembre, lo scrittore Yang Tongyan, critico verso il governo, che aveva trascorso quasi metà della sua vita in carcere, è morto poco dopo il suo rilascio con la condizionale per motivi medici.

Delle circa 250 persone vittime di una repressione senza precedenti del governo nei confronti di avvocati per i diritti umani e altri attivisti, iniziata a luglio 2015, che erano state interrogate o detenute da agenti per la sicurezza dello stato, nove sono state condannate per “sovversione del potere dello stato”, “incitamento alla sovversione dello stato” o per “aver attaccato briga e provocato disordini”. Tre hanno ottenuto la sospensione della pena, una è stata “esonerata dalla condanna penale” ma è rimasta sotto sorveglianza, mentre altre cinque erano ancora in carcere. Ad aprile, l’avvocato di Pechino Li Heping, detenuto dall’inizio della repressione, è stato condannato a tre anni di reclusione con sospensione della pena, per “sovversione del potere dello stato”. L’uomo ha denunciato di essere stato torturato durante la detenzione cautelare, anche attraverso l’assunzione forzata di farmaci. A maggio, Yin Xu’an è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione.

A luglio, Wang Fang è stata condannata a tre anni di reclusione. L’avvocato di Pechino Jiang Tianyong, che era scomparso a novembre 2016 e che aveva poi “confessato” durante un processo ad agosto di aver inventato le accuse riguardo alle torture subite dall’avvocato Xie Yang da parte della polizia cinese e di aver partecipato a seminari all’estero per discutere il cambiamento del sistema politico in Cina, è stato condannato a due anni di carcere per “incitamento alla sovversione del potere dello stato”.

Hu Shigen e Zhou Shifeng, condannati nel 2016, sono rimasti in carcere. L’avvocato per i diritti umani di Pechino, Wang Quanzhang, trattenuto in detenzione in incommunicado dall’inizio della repressione, a fine anno era ancora in attesa di processo, accusato di “sovversione del potere dello stato”. A gennaio 2017 è stata pubblicata la trascrizione di un’intervista con Xie Yang, un altro avvocato detenuto durante il giro di vite, nella quale egli affermava di essere stato sottoposto a tortura e altri maltrattamenti durante la detenzione. A maggio, Xie Yang è stato rilasciato su cauzione senza un verdetto, alla fine del processo. Il 26 dicembre, la corte ha annunciato la sua condanna per l’accusa di “incitamento alla sovversione del potere dello stato” ma ha stabilito che era “esonerato dalla condanna penale”. È rimasto sotto stretta sorveglianza.

A luglio, l’avvocata di Pechino Wang Yu, il cui arresto il 9 luglio 2015 aveva segnato l’inizio della repressione, in un articolo pubblicato online ha scritto che era stata maltrattata durante la detenzione. A metà 2016 era stata rilasciata su cauzione ma è rimasta sotto stretta sorveglianza. Gli avvocati Li Shuyun, Ren Quanniu e Li Chunfu e l’attivista Gou Hongguo hanno riferito di essere stati drogati durante la detenzione****.

Oltre alle 250 persone individuate inizialmente, l’attivista Wu Gan, che lavorava in un studio legale preso di mira dalle autorità in un secondo momento, è stato processato ad agosto in un’udienza a porte chiuse per “sovversione del potere dello stato”, dopo circa 27 mesi di detenzione cautelare. Il 26 dicembre, è stato condannato a otto anni di carcere.

A marzo, l’attivista del Guangdong Su Changlan è stata condannata a tre anni di reclusione per “incitamento alla sovversione del potere dello stato”, per aver criticato online il Partito comunista cinese e il sistema socialista cinese. Era stata arrestata nel 2014, dopo aver espresso il suo sostegno al movimento per la democrazia, noto come Rivoluzione degli ombrelli, attivo a Hong Kong nel 2014. È stata rilasciata a ottobre dopo aver scontato l’intera pena, con problemi di salute, aggravati dalle cattive condizioni di detenzione.

Il 19 marzo, Lee Ming-Cheh, dirigente di una Ngo di Taiwan, è stato arrestato dagli agenti della sicurezza statale quando è entrato nella Cina territoriale proveniente da Macao. A settembre è stato processato nella provincia di Hunan per “sovversione del potere dello stato” e condannato a novembre a cinque anni di carcere*****.

Almeno 11 attivisti sono stati arrestati a giugno per aver commemorato la repressione del 1989 in piazza Tiananmen, la maggior parte di loro è stata accusata di aver “attaccato briga e provocato disordini”. Li Xioling e Shi Tingfu sono rimasti in carcere e Ding Yajun è stata condannata a settembre a tre anni di carcere.

Ad agosto, l’avvocato Gao Zhisheng è scomparso da un remoto villaggio della provincia di Shaanxi, dove viveva sotto stretta sorveglianza dal suo rilascio dal carcere, nel 2014. Più tardi la famiglia ha appreso che si trovava in custodia delle autorità ma non c’erano notizie sul luogo di detenzione e sulle sue condizioni.

L’avvocata Li Yuhan è stata arrestata a ottobre e ha denunciato di essere stata torturata e maltrattata durante la detenzione.

Diritti dei lavoratori nella Repubblica popolare cinese

A maggio, i sindacalisti Hua Haifeng, Li Zhao e Su Heng sono stati arrestati nella provincia di Jiangxi mentre indagavano sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche di calzature di Huajian. Gli attivisti sono stati rilasciati su cauzione a giugno ma sono rimasti sotto stretta sorveglianza.
A luglio, un tribunale di Guangzhou ha condannato l’attivista per i diritti dei lavoratori Liu Shaoming a quattro anni e mezzo di reclusione per aver pubblicato memorie, in cui raccontava la sua adesione al movimento filodemocratico e al primo sindacato indipendente cinese nel 1989 e la repressione di piazza Tiananmen.

Libertà d’espressione nella Repubblica popolare cinese

Migliaia di siti web e social network sono rimasti bloccati, tra cui Facebook, Instagram e Twitter. Il 1° giugno è entrata in vigore la legge sulla sicurezza informatica, che ha costretto le aziende di Internet operanti in Cina a censurare i contenuti pubblicati dagli utenti. Ad agosto, l’amministrazione per lo spazio informatico della Cina e l’amministrazione dello spazio informatico della provincia di Guandong hanno avviato un’indagine sui fornitori di servizi Internet Tencent’s WeChat, Sina Weibo e Baidu’s Tieba, poiché le loro piattaforme contenevano account di utenti che “diffondevano informazioni che mettevano in pericolo la sicurezza nazionale, la sicurezza pubblica e l’ordine sociale, anche con violenza e terrore, false informazioni, pettegolezzi e pornografia”.

A settembre, il principale servizio di messaggistica cinese WeChat ha introdotto nuove condizioni d’uso per raccogliere un’ampia gamma d’informazioni personali e mettere a disposizione del governo i dati sui suoi oltre 900 milioni di utenti.

Huang Qi, cofondatore di 64tianwang.com, un sito web d’informazione e documentazione sulle proteste in Cina, è stato accusato di “aver fatto trapelare segreti di stato”. Gli è stato permesso d’incontrare il suo avvocato soltanto otto mesi dopo l’arresto e ha denunciato di aver subìto maltrattamenti in carcere. A fine dicembre erano in carcere 10 giornalisti di 64tianwang.com: Wang Jing, Zhang Jixin, Li Min, Sun Enwei, Li Chunhua, Wei Wenyuan, Xiao Jianfang, Li Zhaoxiu, Chen Mingyan e Wang Shurong.

Liu Feiyue, fondatore del sito per i diritti umani Minsheng Guancha (Osservatorio sui diritti civili e l’occupazione) era stato arrestato alla fine del 2016 e accusato d’“incitamento alla sovversione del potere dello stato”. Il suo avvocato ha dichiarato che l’accusa si riferiva per lo più a opinioni personali che egli aveva espresso pubblicamente e pubblicato sul sito.

Ad agosto, Lu Yuyu, che aveva documentato le proteste in Cina su Twitter e su un blog, è stato accusato di “aver attaccato briga e provocato disordini” e condannato a quattro anni di reclusione.
A settembre, Zhen Jianghua, direttore esecutivo della piattaforma online Campagna per i diritti umani in Cina, è stato arrestato perché sospettato d’“incitamento alla sovversione del potere dello stato” e più avanti messo sotto “sorveglianza residenziale in una località designata”. La polizia ha confiscato numerosi documenti relativi al suo sito web che contenevano relazioni provenienti da attivisti della società civile.

Libertà di religione e credo nella Repubblica popolare cinese

A giugno, il Consiglio di stato ha approvato la revisione dei regolamenti sulle questioni religiose, destinata a entrare in vigore il 1° febbraio 2018. Le disposizioni hanno decretato un ampio controllo dello stato su ogni aspetto della pratica religiosa e hanno esteso i poteri delle autorità a tutti i livelli di governo per monitorare, controllare e potenzialmente punire le pratiche religiose. Le norme riviste, che hanno enfatizzato la sicurezza nazionale con l’obiettivo di limitare “infiltrazioni ed estremismo”, potevano essere usate per sopprimere ulteriormente il diritto alla libertà di religione e di credo, specialmente per i buddisti tibetani, i musulmani uiguri e le chiese non riconosciute******.

I seguaci del Falun Gong hanno continuato a essere vittime di persecuzioni, detenzione arbitraria, processi iniqui, tortura e altri maltrattamenti. Chen Huixia è rimasta in carcere dal 2016 perché sospettata di “usare un culto malvagio per indebolire il rispetto della legge”. A maggio, il suo processo è stato aggiornato, dopo che il suo avvocato ha chiesto alla corte di escludere le prove estorte con la tortura.

Pena di morte nella Repubblica popolare cinese

A marzo, il presidente della Corte suprema del popolo ha annunciato che negli ultimi 10 anni, da quando la Corte aveva riacquistato l’autorità di rivedere e approvare tutte le condanne a morte, la punizione capitale “era stata controllata strettamente e applicata con prudenza”, soltanto “a un numero estremamente basso di criminali per reati estremamente gravi”. Tuttavia, il governo ha continuato a nascondere la reale portata dell’uso della pena di morte, nonostante da più di 40 anni gli organi delle Nazioni Unite e la comunità internazionale avessero richiesto maggiori informazioni e nonostante gli impegni assunti dalle stesse autorità cinesi per una maggiore trasparenza del sistema di giustizia penale*******.

Regione autonoma del Tibet e aree popolate da tibetani in altre province

Diritti economici sociali e culturali
A giugno, nel suo rapporto sulla visita effettuata in Cina nel 2016, il Relatore speciale delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani ha dichiarato che, pur in presenza di risultati generalmente “ragguardevoli” per alleviare la povertà, la situazione dei tibetani e degli uiguri era estremamente problematica e “che la maggior parte delle minoranze etniche in Cina è esposta a gravi ostacoli al godimento dei diritti umani, anche a causa di tassi significativamente più alti di povertà, discriminazione etnica e ricollocazioni forzate”.

Tashi Wangchuk, un sostenitore dell’educazione tibetana, a fine anno era in detenzione in attesa di processo, senza accesso alla sua famiglia. Era stato arrestato all’inizio del 2016 per aver concesso un’intervista al New York Times, in cui esprimeva timori sulla graduale estinzione della lingua e della cultura tibetana.

Libertà d’espressione
Le persone di etnia tibetana hanno continuato a subire discriminazione e limitazioni ai loro diritti alla libertà di religione e credo, d’opinione e d’espressione, di riunione pacifica e di associazione.
Nel corso dell’anno, nelle aree popolate da tibetani, almeno sei persone si sono date fuoco per protestare contro le politiche repressive, facendo salire a 152 il numero di autoimmolazioni di cui si ha notizia dal febbraio 2009. Il 18 marzo, Pema Gyaltsen si è dato fuoco nella prefettura autonoma tibetana di Ganzi (Kardze), nella provincia di Sichuan. Fonti tibetane hanno riferito che sembrava essere ancora vivo quando è stato portato via dalla polizia.

I suoi parenti sono stati arrestati e picchiati dopo aver avvicinato le autorità per chiedere informazioni sulla sua sorte. Ngo tibetane all’estero hanno dichiarato che Lobsang Kunchok, un monaco tibetano arrestato dopo essere sopravvissuto a un tentativo di autoimmolazione nel 2011, è stato rilasciato dal carcere a marzo********. Il 26 dicembre, il regista tibetano Dhondup Wangchen si è ricongiunto con la sua famiglia negli Usa, circa 10 anni dopo il suo primo arresto in Cina per aver realizzato un documentario indipendente sulle opinioni comuni dei tibetani in vista delle Olimpiadi di Pechino del 2008.

Regione autonoma dello Xinjiang Uiguro
Sotto la leadership del nuovo segretario regionale del Partito comunista Chen Quanguo, le autorità della Regione autonoma dello Xinjiang uiguro (Xinjiang Uighur Autonomous Region – Xuar) hanno posto nuova enfasi sulla “stabilità sociale” e su una maggiore sicurezza. Organi d’informazione hanno indicato che all’interno della Xuar sono state costruite numerose strutture di detenzione, chiamate in modo vario, “centri contro l’estremismo”, “centri di studi politici” o “centri di educazione e trasformazione”, in cui le persone erano detenute arbitrariamente per periodi indefiniti e costrette a studiare le leggi e le politiche cinesi.

A marzo, la Xuar ha reso esecutivo il “regolamento di de-estremizzazione”, che proibiva una vasta gamma di comportamenti etichettati come “estremisti”, come ad esempio diffondere “pensieri estremisti”, denigrare o rifiutarsi di seguire le trasmissioni radiotelevisive pubbliche, indossare il burka, avere una barba “anormale”, opporsi alle politiche nazionali e pubblicare, scaricare, immagazzinare o leggere articoli, pubblicazioni o materiali audiovisivi dal “contenuto estremista”.

Ad aprile, il governo ha pubblicato una lista di nomi di persona proibiti, la maggior parte dei quali di origine islamica, e ha imposto di cambiarli a tutti i minori fino ai 16 anni che li portavano.

A maggio, alcuni rapporti di organi di stampa hanno segnalato che le autorità cinesi nella Xuar avevano avviato una politica per costringere tutti gli uiguri che studiavano all’estero a ritornare in Cina. Sei uiguri che avevano studiato in Turchia ma erano tornati nella Xuar sono stati condannati alla reclusione dai cinque ai 12 anni per accuse non specificate. Ad aprile, le autorità cinesi hanno arrestato i parenti di numerosi studenti in Egitto per costringere questi ultimi a ritornare a casa entro il mese di maggio. È stato segnalato che alcuni di quelli che sono ritornati sono stati torturati e imprigionati. A luglio, le autorità egiziane hanno dato il via a un massiccio rastrellamento di centinaia di cittadini cinesi presenti in Egitto, in gran parte uiguri. Di questi, almeno 22 sono stati rimpatriati con la forza in Cina.
Buzainafu Abudourexiti, una donna uigura tornata in Cina nel 2015 dopo aver studiato per due anni in Egitto, è stata arrestata a marzo e condannata a giugno a sette anni di reclusione dopo un processo segreto*********.

Ad agosto, la stampa internazionale ha riferito che le autorità per l’istruzione avevano emesso a giugno un’ordinanza nella prefettura di Hotan, largamente popolata da uiguri, volta a bandire l’uso della lingua uigura nelle scuole, anche per “attività collettive, attività pubbliche e attività di gestione del sistema scolastico”. Alcuni organi di stampa hanno dichiarato che in tutta la regione alle famiglie era stato ordinato di consegnare alle autorità le copie del Corano e qualunque altro oggetto religioso, per non incorrere in punizioni.

Regione ad amministrazione speciale di Hong Kong
Una serie di azioni intraprese nel corso dell’anno dalle autorità di Hong Kong hanno aumentato i timori che le libertà d’espressione e di riunione pacifica fossero a rischio.

A marzo, i fondatori della campagna Occupy Central, Benny Tai, Chan Kin-man e Rev Chu Yiu-Ming, sono stati accusati di reati di “disturbo pubblico”, che prevedono una pena massima di sette anni di reclusione, per il loro coinvolgimento nella Rivoluzione degli ombrelli.

A luglio, l’Alta corte ha squalificato quattro legislatori filodemocratici regolarmente eletti, Nathan Law, Leung Kwok-hung, Lau Siu-lai e Yiu Chung-yim, perché, quando avevano prestato giuramento per entrare in servizio nell’ottobre 2016, non avevano rispettato i requisiti specificati nell’interpretazione del comitato permanente del Congresso nazionale del popolo della legge fondamentale di Hong Kong.
Ad agosto, la corte d’appello ha condannato Joshua Wong, Alex Chow e Nathan Law, rispettivamente a sei, sette e otto mesi di reclusione per il ruolo svolto in una manifestazione studentesca del settembre 2014, che aveva dato il via alla Rivoluzione degli ombrelli.

Nel 2016, Joshua Wong e Alex Chow erano stati riconosciuti colpevoli di “partecipazione a una riunione illegale” e Nathan Law d’“incitamento di terzi a prendere parte a una riunione illegale”. Originariamente, un tribunale di magistrato di primo livello aveva ordinato che svolgessero servizi sociali o che le condanne fossero sospese ma i pubblici ministeri avevano fatto appello con successo per ottenere punizioni più dure**********. Joshua Wong e Nathan Law sono stati rilasciati su cauzione a ottobre e Alex Chow a novembre, tutti in attesa di appello.

A febbraio, la corte distrettuale ha condannato sette agenti di polizia a due anni di reclusione per aver aggredito il manifestante Ken Tsang, dopo il suo arresto durante le proteste della Rivoluzione degli ombrelli. Dopo la condanna, alcuni portavoce statali cinesi hanno dato il via a una campagna orchestrata di attacchi alla magistratura di Hong Kong. A fine anno, erano in attesa di appello.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate nella Repubblica popolare cinese

Ad aprile, il tribunale di prima istanza ha stabilito che il rifiuto del governo di estendere sussidi di lavoro al marito omosessuale di un dipendente pubblico si configurava come discriminazione basata sull’orientamento sessuale. A settembre, la corte d’appello ha stabilito che era discriminatorio il rifiuto del dipartimento per l’immigrazione di accordare un visto dipendente alla partner omosessuale di una professionista straniera che aveva un visto di lavoro. Il governo si è appellato contro entrambe le decisioni.

Regione ad amministrazione speciale di Macao
Ad agosto, il governo di Macao ha impedito a quattro giornalisti di Hong Kong di entrare a Macao per fare un servizio sulla devastazione e sulle opere di ripristino dopo il passaggio del tifone Hato, che secondo i mezzi d’informazione aveva provocato 10 morti. A dicembre, l’assemblea legislativa di Macao ha votato la sospensione del legislatore a favore della democrazia Sulu Sou e gli ha tolto l’immunità. Era stato eletto a settembre e accusato a novembre per aver preso parte a una protesta pacifica contro il capo dell’esecutivo di Macao, a maggio 2016.

*China: Submission on the draft “National Intelligence Law”(ASA 17/6412/2017).
**China: Submission on the draft “Supervision Law” (ASA 17/7553/2017)
***Liu Xiaobo: A giant of human rights who leaves a lasting legacy for China and the world (comunicato stampa, 13 luglio).
****Further Information: China − lawyer on bail remains under tight surveillance: Xie Yang (ASA 17/6307/2017).
*****China: Taiwanese activist sentenced to five years in jail (comunicato stampa, 28 novembre).
******Why China must scrap new laws that tighten the authorities’ grip on religious practice (news, 31 agosto).
*******China’s deadly secrets (ASA 17/5849/2017).
********China: Disclose the whereabouts of two Tibetans who attempted self-immolation (ASA 17/6098/2017).
*********China: Uighur woman incommunicado after secret trial – Buzainafu Abudourexiti (ASA 17/7168/2017).
**********Hong Kong: Freedom of expression under attack as scores of peaceful protesters face “chilling” prosecutions (news, 26 settembre).

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