Filippine: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

Capo di stato e di governo: Rodrigo Roa Duterte

La campagna antidroga del governo è continuata con migliaia di uccisioni illegali da parte della polizia e di altri individui armati. Difensori dei diritti umani che hanno criticato la campagna sono stati identificati e presi di mira dal presidente e dai suoi alleati.

È stato dichiarato lo stato di legge marziale sull’isola di Mindanao, esteso per due volte, facendo sorgere timori di ulteriori abusi dei diritti umani. I tentativi di reintrodurre la pena di morte sono rimasti fermi al senato, dopo che la camera dei rappresentanti aveva approvato un disegno di legge in tal senso.

ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI E UCCISIONI SOMMARIE NELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

Le uccisioni deliberate, illegittime e diffuse di migliaia di presunti criminali legati al traffico di droga sono sembrate essere sistematiche, programmate, organizzate e incoraggiate dalle autorità e aver costituito crimini contro l’umanità. La maggior parte delle persone uccise provenivano da comunità urbane indigenti*. Nonostante le prove che la polizia e uomini armati a essa legati avessero ucciso o pagato altri per uccidere presunti delinquenti legati alla droga in un’ondata di esecuzioni extragiudiziali, le autorità hanno continuato a negare le uccisioni illegittime.

A gennaio 2017, il presidente ha sospeso la violenta campagna antidroga per un mese, dopo l’uccisione in custodia di polizia di un cittadino della Repubblica di Corea. A marzo, le uccisioni illegittime di sospettati per reati di droga durante operazioni di polizia sono riprese, così come sono ricominciati gli omicidi legati alla droga da parte di altri individui armati. Ad agosto, il numero di omicidi in un unico giorno durante operazioni antidroga della polizia è arrivato a 32. La polizia ha continuato a fare affidamento su elenchi non verificati di persone ritenute consumatori o spacciatori di droga. A settembre, l’omicidio di tre adolescenti nell’arco di poche settimane ha scatenato una protesta a livello nazionale.

Videoregistrazioni di telecamere di sicurezza e dichiarazioni di testimoni hanno contraddetto la versione della polizia sull’omicidio di uno dei tre ragazzi, il diciassettenne Kian delos Santos, che secondo gli esperti forensi e i testimoni sembrava essere stato vittima di esecuzione extragiudiziale**.
A ottobre, il presidente Duterte ha annunciato che la campagna antidroga sarebbe stata tolta alla polizia nazionale e affidata all’agenzia antidroga delle Filippine.

Tuttavia, meno di due mesi più tardi, la polizia si è nuovamente occupata di operazioni antidroga, nonostante i problemi siano rimasti irrisolti. Non ci sono state indagini significative sugli omicidi di presunti trafficanti di droga e non risulta che alcun agente di polizia sia stato chiamato a risponderne. I parenti delle vittime hanno continuato a temere rappresaglie se avessero presentato denunce contro la polizia.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE NELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

I difensori dei diritti umani, in particolare quelli critici verso l’operato del governo, hanno subìto minacce e intimidazioni. I giornalisti hanno lavorato in ambienti pericolosi, in cui talvolta era a rischio la loro vita. Ad agosto, il presentatore radiofonico Rudy Alicaway e il giornalista Leodoro Diaz sono stati uccisi, rispettivamente nelle province di Zamboanga del Sud e Sultan Kudarat. Il presentatore radiofonico Christopher Iban Lozada è stato ucciso a ottobre da uomini non identificati nel Surigao del Sur.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI NELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

Le aggressioni contro i difensori dei diritti umani sono aumentate, giacché il presidente ha incoraggiato la polizia a “sparare” ai difensori dei diritti umani che “ostacolavano la giustizia”. A febbraio 2017, la senatrice Leila de Lima, ex ministra della Giustizia ed ex presidente della commissione sui diritti umani delle Filippine, è stata arrestata con l’accusa di traffico di droga. A fine anno era ancora in detenzione presso il quartier generale della polizia nazionale nella capitale Manila e, se condannata, rischiava tra i 12 anni di carcere e l’ergastolo. Si è ritenuto che le accuse fossero motivate politicamente e che la donna fosse stata deliberatamente presa di mira dal governo dopo che era diventata la più importante voce critica contro la “guerra alla droga”***.

Anche gli attacchi contro la commissione sui diritti umani si sono intensificati, poiché i parlamentari hanno accusato l’ente di “stare dalla parte dei presunti criminali” nella campagna antidroga e hanno fissato il suo budget a soli 20 dollari, scatenando proteste, prima che tale decisione fosse ribaltata in senato. Gruppi per i diritti umani hanno espresso preoccupazione per le segnalazioni di arresti e detenzioni arbitrari in aumento e per le esecuzioni extragiudiziali di attivisti politici e persone vicine alla sinistra, in seguito alla proclamazione della legge marziale sull’isola di Mindanao, e per l’interruzione dei negoziati tra i ribelli comunisti dell’Esercito del nuovo popolo e il governo.

PENA DI MORTE NELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

Gruppi internazionali hanno fatto appello al governo perché abbandonasse il progetto, proposto nel 2016, di reintrodurre la pena di morte, ricordando gli obblighi internazionali delle Filippine e in particolare il fatto di essere stato parte del secondo Protocollo opzionale dell’Iccpr, il cui obiettivo è l’abolizione della pena di morte. A marzo, un progetto di legge per reintrodurre la pena di morte è stato adottato dalla camera dei rappresentanti ma, dopo aver incontrato opposizioni, è rimasto fermo al senato.

CONFLITTO ARMATO INTERNO NELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

Il 23 maggio, il presidente Duterte ha proclamato la legge marziale sull’isola di Mindanao. Nella città di Marawi erano scoppiati i combattimenti tra le forze governative e un’alleanza di milizie, tra cui il gruppo Maute, che si dichiarava alleato del gruppo armato Stato islamico (Islamic State – Is). A ottobre il conflitto si è chiuso, dopo che l’esercito ha ucciso diversi leader dei miliziani****. Le milizie alleate con l’Is che hanno preso di mira civili cristiani, rendendosi responsabili di almeno 25 uccisioni extragiudiziali, presa massiva di ostaggi e saccheggi di proprietà civili, che potrebbero essere equiparabili a crimini di guerra.

Le forze armate delle Filippine hanno arrestato e maltrattato civili in fuga e compiuto saccheggi. I loro bombardamenti intensivi nelle zone della città di Marawi in mano alle milizie hanno distrutto interi quartieri e ucciso civili, facendo emergere l’esigenza di un’indagine sulla conformità delle loro operazioni con il diritto umanitario internazionale. In risposta, le forze armate delle Filippine hanno dichiarato che avrebbero indagato in merito alle accuse di crimini di guerra. La legge marziale è stata estesa per una seconda volta a dicembre, tra i timori che il regime militare avrebbe permesso ulteriori violazioni dei diritti umani.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI NELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

Ad aprile, in una stazione di polizia di Manila è stata trovata una cella di detenzione segreta. La commissione sui diritti umani delle Filippine ha inoltrato la notizia del ritrovamento, insieme a denunce di tortura e altri maltrattamenti, all’ufficio del difensore civico per le indagini.
Le forze di sicurezza sono state accusate di tortura ed esecuzioni extragiudiziali delle persone fermate durante i cinque mesi di combattimento tra le forze armate delle Filippine e il gruppo Maute, a Marawi.
A fine anno non era ancora stato adottato un disegno di legge per istituire un meccanismo preventivo nazionale conforme agli obblighi delle Filippine, ai sensi del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

DIRITTI DEI MINORI NELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

Il presidente Duterte si è impegnato ad abbassare l’età minima per la responsabilità penale, ricevendo ampia critiche dalle organizzazioni per i diritti dei minori e dalle Nazioni Unite. Un disegno di legge per modificare la legge sulla giustizia e il welfare giovanile, adottato il 23 maggio dalla sottocommissione per le riforme correzionali, ha mantenuto l’età minima della responsabilità penale a 15 anni ma ha introdotto norme che permettevano di collocare minori, anche di soli nove anni, in istituti di soggiorno a breve termine, sovraffollati e spesso malsani, per la riabilitazione o in attesa delle decisioni della corte. Più avanti, un parlamentare ha presentato un ulteriore progetto di legge per abbassare l’età minima della responsabilità penale a 12 anni, che era ancora pendente.

DIRITTO ALLA SALUTE NELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

La campagna antidroga a livello nazionale ha messo in pericolo il diritto delle persone al godimento degli standard migliori possibili di salute fisica e mentale. Molti consumatori di droga sono stati costretti a seguire trattamenti obbligatori e inadeguati e iniziative di riabilitazione che hanno impedito loro di accedere a servizi sanitari essenziali e hanno danneggiato i programmi di riduzione.

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI NELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

A gennaio 2017, il presidente Duterte ha firmato un ordine esecutivo per rafforzare l’applicazione della legge sulla salute riproduttiva del 2012, che prometteva di fornire maggiore accesso ai servizi di pianificazione familiare e di controllo delle nascite.

*“If you are poor, you are killed“: Extrajudicial executions in the Philippines‘ war on drugs (ASA 35/5517/2017).
**Philippines: State hearing highlights deadly consequences for children in war on drugs (news, 24 agosto).
***Philippines: Impending arrest of Senator politically motivated (ASA 35/5772/2017).
****“Battle of Marawi”: Death and destruction in the Philippines (ASA 35/7427/2017.

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