Malesia - Amnesty International Italia

MALESIA

Capo di stato: re Muhammad V
Capo di governo: Najib Tun Razak

Gli spazi della società civile si sono ulteriormente ridotti ed è proseguito il giro di vite sui diritti politici e civili. È aumentato il ricorso ai divieti di viaggio arbitrari e a tempo indeterminato, per limitare e minacciare la libertà di movimento dei difensori dei diritti umani. Attivisti per i diritti dei popoli nativi e giornalisti sono stati arrestati e posti sotto indagine per le loro campagne e denunce in merito alle violazioni dei diritti umani.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN MALESIA

Il governo ha continuato a vessare, arrestare e perseguire le voci critiche, attraverso l’uso di leggi restrittive come la legge sulla sedizione e la legge sulle comunicazioni e la multimedialità. Più di 60 persone sono state arrestate, incriminate o imprigionate ai sensi di vari articoli di legge. Quattro persone sono state incriminate e una quinta condannata ai sensi della sezione 233 della legge sulle comunicazioni e la multimedialità, che criminalizza, tra le altre cose, “l’uso improprio di strutture di rete” per criticare o fare satira sul governo o per fare satira su temi che riguardano il governo.

LIBERTÀ DI MOVIMENTO IN MALESIA

A luglio, la corte d’appello ha stabilito che il governo godeva di totale discrezione nel vietare a qualsiasi cittadino di viaggiare all’estero, senza dover fornire una motivazione*. Questo pronunciamento ha facilitato le continue violazioni del diritto alla libertà di movimento e del lavoro dei difensori dei diritti umani, tra cui il fumettista Zunar e l’attivista Hishamuddin Rais.

Le autorità hanno anche impedito l’ingresso in Malesia a vari difensori dei diritti umani, tra cui l’attivista bengalese Adilur Rahman Khan** e l’attivista singaporiana Han Hui Hui, che sono stati espulsi dopo aver tentato di partecipare a conferenze sui diritti umani. I divieti erano segreti, arbitrari, non suscettibili di appello e non preventivamente notificati.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE E RIUNIONE IN MALESIA

Difensori dei diritti umani e parlamentari dell’opposizione hanno continuato a subire processi per aver preso parte a manifestazioni pacifiche. A luglio, l’Alta corte di Kota Kinabalu ha ribaltato un precedente proscioglimento deciso dal tribunale del magistrato nei confronti dell’attivista Jannie Lasimbang, che era stata accusata ai sensi della sezione 9 della legge sulle riunioni pacifiche del 2012. A fine anno, il processo era in corso.

Parlamentari e attivisti sono stati incriminati per aver partecipato all’azione di protesta pacifica #KitaLawan (Noi combattiamo); tra loro c’erano i parlamentari Sim Tze Tzin, Maria Chin Abdullah, Mandeep Singh e Adam Adli. Le accuse contro Maria Chin Abdullah, Mandeep Singh e Sim Tze Tzin sono state inizialmente archiviate dai tribunali ma a ottobre sono state nuovamente avanzate. A novembre, Adam Adli è stato scagionato dalle accuse dal tribunale del magistrato.

DIRITTI DEI POPOLI NATIVI IN MALESIA

A gennaio 2017, in seguito a proteste pacifiche contro la concessione da parte delle autorità locali di licenze per disboscare, sono stati arrestati 21 difensori dei diritti umani nativi, appartenenti al popolo temiar, dello stato settentrionale del Kelantan. Anche due giornalisti sono stati arrestati***. Questi sono stati rilasciati nel giro di 48 ore ma i diritti dei temiar sulle loro terre tradizionali hanno continuato a essere minacciati, perché l’attività di disboscamento è proseguita senza il consenso libero, preventivo e informato delle comunità. Ad agosto, 11 difensori dei diritti umani dei nativi sono stati arrestati dalla polizia a Perak, mentre protestavano contro una compagnia di disboscamento.

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI IN MALESIA

È proseguito il ricorso a leggi che permettevano la detenzione preventiva, come la legge sulla prevenzione del terrorismo e sui reati contro la sicurezza (misure speciali) (Security Offences (Special Measures) Act – Sosma), per arrestare, perseguire e imprigionare persone sospettate di aver commesso reati contro la sicurezza. Il parlamento ha approvato il rinnovo per altri cinque anni, a partire dal 31 luglio, del periodo massimo di detenzione di 28 giorni previsto dalla Sosma.

Il 26 aprile, l’Alta corte di Kuala Lumpur ha condannato a cinque anni di reclusione Siti Noor Aishah per il possesso di 12 libri, ai sensi di una generica norma della Sosma che proibisce il possesso, la custodia o il controllo di qualunque oggetto associato con un gruppo terrorista o con il compimento di atti terroristici****. I libri posseduti da Siti Noor Aishah non erano stati vietati, circostanza che ha fatto sorgere ulteriori preoccupazioni sulla natura arbitraria della legge e sul modo in cui veniva applicata.

POLIZIA E FORZE DI SICUREZZA IN MALESIA

È perdurata l’impunità per i decessi in custodia e l’uso eccessivo della forza e di armi da fuoco. Durante l’anno si sono verificati almeno cinque decessi in custodia, tra cui quello di S. Balamurugan che, secondo i suoi compagni di cella, è stato picchiato dalla polizia durante un interrogatorio. Un magistrato aveva in precedenza ordinato che l’uomo fosse rilasciato e ricevesse cure mediche. Non risulta che la polizia abbia effettuato alcuna indagine in merito al suo decesso.

PENA DI MORTE IN MALESIA

La pena di morte ha continuato a essere mantenuta come punizione obbligatoria per alcuni reati tra cui il traffico di droga, l’omicidio e l’uso di armi da fuoco con l’intenzione di uccidere o di far del male in determinate circostanze. Durante l’anno sono proseguite le esecuzioni e non esisteva una procedura stabilita per la notifica delle esecuzioni programmate*****.

A novembre, il parlamento ha emendato la legge sulle droghe pericolose, dando alla magistratura la facoltà di decidere sull’obbligatorietà della pena di morte, nel caso in cui l’accusato fosse un corriere della droga e avesse cooperato con la polizia nel “fermare le attività del traffico di droga”. La disposizione includeva obbligatoriamente 15 colpi di frusta.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE IN MALESIA

La discriminazione contro le persone Lgbti è proseguita sia nella legge che nella prassi. La sezione 377A del codice penale vieta le relazioni sessuali tra uomini adulti consenzienti. A giugno, il ministero della Salute è stato criticato a livello locale e internazionale per la decisione di lanciare un concorso video per adolescenti su come “prevenire la confusione dei generi”, che includeva “gay, lesbiche, transgender, travestiti e ragazze che si comportano come maschi”. Questa formulazione è stata in seguito cancellata.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN MALESIA

A luglio, l’assemblea dello stato del Kelantan ha approvato modifiche all’applicazione della procedura penale della sharia del 2002, autorizzando la fustigazione pubblica dei criminali. Il codice penale statale della sharia e il codice penale malese non definiscono adeguatamente né proibiscono la tortura.

*Malaysia: Open-ended travel bans violate the rights of human rights defenders (ASA 28/6697/2017).
**Malaysia: Bangladeshi human rights activist detained (news, 20 luglio).
***Malaysia: End harassment of Indigenous rights defenders (ASA 28/5549/2017).
****Malaysia: Student convicted for possession of ‘illegal’ book − Siti Noor Aishah (ASA 28/6136/2017).
*****Malaysia: Stop execution of prisoners due to be hanged on Friday (news, 23 marzo).

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