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REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

Capo di stato e di governo: Maithripala Sirisena

Lo Sri Lanka ha continuato a lavorare nella direzione degli impegni assunti nel 2015 a fornire giustizia, verità, riparazione e garanzie di non ripetizione per i presunti crimini di diritto internazionale ma i progressi sono stati lenti e ci sono stati evidenti passi indietro. Il parlamento ha approvato le modifiche alla legge sull’ufficio per le persone scomparse, creato per assistere le famiglie degli scomparsi nella ricerca dei loro familiari.

La legge per la prevenzione del terrorismo (Prevention of Terrorism Act – Pta) non è stata abolita ed è stata ancora impiegata per arrestare e detenere persone sospettate. Hanno continuato a verificarsi episodi di tortura e altri maltrattamenti durante la custodia di polizia. Sono state segnalate minacce a minoranze etniche e religiose e a difensori dei diritti umani.

CONTESTO

Sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali, tortura e altre gravi violazioni dei diritti umani furono commesse nell’impunità prima, durante e dopo il conflitto armato tra le forze governative e le Tigri per la liberazione della patria Tamil (Liberation Tigers of Tamil Eelam – Ltte), conclusosi nel 2009.

A fine anno, gli impegni assunti dallo Sri Lanka nel 2015, attraverso il suo sostegno alla risoluzione 30/1 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, a stabilire verità, giustizia, meccanismi di riparazione e riforme mirate alla non ripetizione di tali crimini, non erano stati mantenuti.

Il processo di riforma costituzionale dello Sri Lanka, iniziato nel 2016, ha anch’esso vacillato poiché i legislatori avevano opinioni differenti su temi come il destino della presidenza esecutiva, il ruolo del buddismo nella nuova costituzione e l’eventuale inclusione dei diritti economici, sociali e culturali nella carta dei diritti.

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

Le autorità hanno continuato ad arrestare tamil sospettati di legami con l’Ltte ai sensi della Pta, che permetteva la detenzione amministrativa prolungata e attribuiva l’onere della prova al detenuto che denunciava tortura o altri maltrattamenti.

Durante la visita compiuta a luglio in Sri Lanka, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nell’ambito della lotta al terrorismo ha dichiarato che oltre 100 persone non condannate (non ancora o già incriminate) rimanevano in detenzione ai sensi della Pta, alcune delle quali erano in carcere da più di un decennio.

Lo Sri Lanka non ha rispettato l’impegno assunto nel 2015 di abolire la Pta e sostituirla con leggi conformi agli standard internazionali.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

Sono continuate le segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti durante la detenzione. A marzo, la situazione dei diritti umani dello Sri Lanka è stata esaminata dall’Upr delle Nazioni Unite. La commissione dei diritti umani dello Sri Lanka ha dichiarato di aver continuato a documentare diffusi episodi di violenza contro i detenuti, inclusi tortura e altri maltrattamenti, che ha descritto come una “routine” diffusa in tutto il paese, principalmente da parte della polizia.

Il Relatore speciale sulla promozione e protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nell’ambito della lotta al terrorismo ha rilevato che l’80 per cento delle persone arrestate ai sensi della Pta a fine 2016 avevano denunciato tortura e altri maltrattamenti.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

È perdurata l’impunità per l’uso eccessivo della forza contro i manifestanti. Non sono stati avviati procedimenti giudiziari per le uccisioni compiute dall’esercito di manifestanti disarmati, che chiedevano acqua potabile nell’agosto 2013. Ad agosto, un investigatore del dipartimento per le indagini penali ha dichiarato al capo magistrato di Gampaha che tutte le prove relative alle sparatorie erano state “distrutte” dai precedenti investigatori.

SPARIZIONI FORZATE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

A fine anno, lo Sri Lanka non aveva ancora approvato norme per inserire nel diritto interno il reato di sparizione forzata, nonostante avesse ratificato nel 2016 la Convenzione internazionale contro la sparizione forzata. Un dibattito parlamentare su un disegno di legge che introduceva il reato, previsto per il mese di luglio, è stato rimandato senza spiegazioni.

A giugno, il parlamento ha approvato le modifiche alla legge sull’ufficio per le persone scomparse. Queste limitavano la possibilità dell’ufficio di cercare assistenza all’esterno. Gli emendamenti sono stati firmati dal presidente il 20 luglio ma, a fine anno, non erano ancora diventati operativi. L’ufficio era stato proposto per aiutare molte migliaia di famiglie di persone scomparse a rintracciare i loro parenti.

A giugno, il presidente Sirisena ha promesso alle famiglie degli scomparsi che avrebbe ordinato la pubblicazione degli elenchi delle persone che si erano consegnate o erano state arrestate dalle forze armate durante e dopo il conflitto armato, terminato nel 2009. A fine anno, gli elenchi non erano ancora stati resi pubblici.

IMPUNITÀ NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

È perdurata l’impunità per i presunti crimini di diritto internazionale commessi durante il conflitto armato.

L’impunità è continuata anche per molte altre violazioni dei diritti umani. Tra queste c’erano le esecuzioni extragiudiziali di cinque studenti per mano di personale delle forze di sicurezza, avvenute a gennaio 2006 a Trincomalee, e l’uccisione di 17 operatori umanitari della Ngo Azione contro la fame, avvenuta a Muttur nell’agosto 2006; la sparizione degli attivisti politici Lalith Weeraraj e Kugan Muruganandan del dicembre 2011; la sparizione del fumettista dissidente Prageeth Eknaligoda, avvenuta nel 2010 e l’omicidio del direttore di un quotidiano, Lasantha Wickrematunge, risalente al 2009.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

A giugno, l’allora ministro della Giustizia ha minacciato di fare radiare l’avvocato per i diritti umani Lakshan Dias, se non avesse chiesto scusa per aver parlato pubblicamente delle presunte aggressioni contro i cristiani. Difensori dei diritti umani tamil e attivisti delle comunità, tra cui i parenti di persone scomparse, hanno continuato a segnalare l’uso della sorveglianza e vessazioni da parte degli agenti delle forze di sicurezza.

Le attiviste per i diritti umani nel nord e nell’est del paese hanno riferito che le interazioni con la polizia erano spesso degradanti e sessiste.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, RIUNIONE E ASSOCIAZIONE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

Le forze di sicurezza hanno impedito alle famiglie di deporre lapidi commemorative per i parenti scomparsi. Il prete cattolico Elil Rajendram è stato arrestato e altri residenti di Mullaitivu sono stati sottoposti a vessazioni da parte della polizia, dopo che avevano tentato di organizzare commemorazioni per i membri delle loro famiglie morti durante il conflitto armato.

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

A fine anno non si era ancora svolto l’atteso dibattito parlamentare sulla proposta di una bozza costituzionale, mirata ad assicurare controlli sul potere esecutivo e una distribuzione dei poteri più equa dal punto di vista etnico.
Nonostante le ripetute promesse, lo Sri Lanka non è riuscito ad abolire la Pta e ad approvare norme che rendessero reato le sparizioni forzate.

A dicembre, lo Sri Lanka ha ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura.

DISCRIMINAZIONE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

Funzionari delle forze di sicurezza hanno continuato a sottoporre gli appartenenti alla minoranza tamil, in particolare gli ex membri dell’Ltte, a profilazione etnica, sorveglianza e vessazioni.

La polizia non è intervenuta in risposta alle continue minacce e violenze fisiche contro cristiani e musulmani da parte di gente comune e dei sostenitori di un gruppo politico intransigente buddista singalese.

A marzo, il Comitato Cedaw ha chiesto allo Sri Lanka di emendare tutte le leggi relative alla persona, per eliminare le norme discriminatorie. Il Comitato ha espresso particolare preoccupazione per la legge sul matrimonio e il divorzio islamici del 1951, che non specifica un’età minima per il matrimonio e permette alle ragazze minori di 12 anni di sposarsi con il permesso di un giudice religioso (qazi).

La legge inoltre impediva alle donne di far parte dei consigli dei qazi e non riconosceva lo stupro maritale, a meno che la coppia non fosse legalmente separata; ciò ha permesso lo stupro legale di una ragazza minore di 16 anni da parte di un coniuge adulto.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

È perdurata l’impunità per varie forme di violenza contro donne e ragazze, compresi matrimoni precoci, violenza domestica, traffico di esseri umani, stupro commesso da militari o agenti delle forze di sicurezza e aggressioni da parte di attori privati. In una rara eccezione, il 28 giugno è cominciato dinanzi all’Alta corte di Jaffna il processo a nove uomini accusati di coinvolgimento nello stupro di gruppo e nell’omicidio di Sivaloganathan Vidya, una studentessa di 18 anni, avvenuti a maggio 2015 a Punkuduthivu.

A fine anno, il processo era ancora in corso. Nel 2015, l’efferatezza del crimine e la cattiva gestione del caso da parte della polizia avevano suscitato diffuse proteste. A luglio, un vice ispettore generale capo della polizia ancora in servizio è stato arrestato per aver presumibilmente aiutato uno dei sospettati a sfuggire all’arresto.

PENA DI MORTE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA SOCIALISTA DELLO SRI LANKA

Sono state imposte condanne a morte per omicidio, stupro e traffico di droga. Non ci sono state esecuzione dal 1976. Il 4 febbraio, giorno dell’indipendenza dello Sri Lanka, il presidente Sirisena ha commutato in ergastolo le condanne di 60 prigionieri nel braccio della morte.

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