Austria - Amnesty International Italia

REPUBBLICA D’AUSTRIA

Capo di stato: Alexander Van der Bellen (subentrato a Heinz Fischer a gennaio)
Capo di governo: Sebastian Kurz (subentrato a Christian Kern a dicembre)

È proseguita la diminuzione del numero di richiedenti asilo. Le autorità hanno continuato a rimpatriare in Afghanistan richiedenti asilo, malgrado la situazione della sicurezza in quel paese. Modifiche alla legge sulle riunioni pubbliche hanno aumentato la possibilità di limitare il diritto di riunione pacifica.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI NELLA REPUBBLICA D’AUSTRIA

Tra gennaio e agosto, 17.095 persone hanno richiesto asilo. Il numero è quasi dimezzato rispetto alle 32.114 richieste dello stesso periodo nel 2016.

A ottobre, il parlamento ha modificato la legge sull’asilo per aggiungere automaticamente un ordine di rimpatrio a qualunque decisione riguardante la revoca dell’asilo o dello status di protezione sussidiaria, per esempio dopo la condanna per un reato penale, aumentando il rischio di refoulement, ovvero il ritorno forzato di una persona in un paese in cui rischia gravi violazioni dei diritti umani.

Le autorità hanno continuato a espellere in Afghanistan persone le cui richieste di asilo erano state respinte e migranti privi di documenti, nonostante il deterioramento della situazione della sicurezza in quel paese. Nella prima metà dell’anno, 67 persone sono state forzatamente rimpatriate in Afghanistan.
A settembre, il ministro dell’Interno ha annunciato che il programma umanitario di ammissione non sarebbe stato rinnovato, facendo notare che c’erano ancora da esaminare un grande numero di richieste d’asilo. Dal 2013, grazie a tale programma, 1.900 rifugiati vulnerabili avevano ottenuto il reinsediamento.

Nel corso dell’anno, alcuni richiedenti asilo hanno presentato sei esposti individuali dinanzi al Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite, sostenendo che il loro ritorno in Bulgaria e Italia secondo le norme del regolamento di Dublino III (una legge dell’Eu che stabilisce i criteri e i meccanismi per determinare quale stato membro sia responsabile della valutazione di una richiesta d’asilo) avrebbe violato i loro diritti umani. A marzo, le autorità hanno rimandato una famiglia siriana in Bulgaria e a giugno una donna somala in Italia, nonostante il Comitato dei diritti umani avesse chiesto all’Austria di non farlo.

LIBERTÀ DI RIUNIONE NELLA REPUBBLICA D’AUSTRIA

A giugno, il parlamento ha modificato la legge sulle riunioni pubbliche attribuendo alle autorità nuove basi, formulate in modo vago, per vietare le riunioni pubbliche, ad esempio quando la riunione era “contraria agli interessi di politica estera”.

Poco dopo, il ministro dell’Interno ha suggerito l’introduzione di ulteriori modifiche di vasta portata, comprese ammende e altre misure amministrative, contro gli organizzatori che non rispettavano la legge, nonché un tetto al numero di riunioni pubbliche che potevano aver luogo nelle vie commerciali. A fine anno non c’erano stati altri passi per modificare ulteriormente la legge.

CONTROTERRORISMO E SICUREZZA NELLA REPUBBLICA D’AUSTRIA

A luglio, il governo ha presentato una modifica al codice di procedura penale che avrebbe introdotto numerosi metodi di sorveglianza ad ampio raggio. La modifica ha fatto sorgere preoccupazioni in merito al diritto alla riservatezza. I metodi comprendevano l’adozione di software per accedere ai dati degli smartphone e tecniche per intercettare il traffico telefonico cellulare. Le autorità sarebbero state in grado di utilizzare molte di queste tecniche senza necessità di autorizzazione preventiva di un giudice.

DISCRIMINAZIONE NELLA REPUBBLICA D’AUSTRIA

A ottobre è entrata in vigore una nuova legge che vietava l’uso di qualunque tipo di velo integrale nei luoghi pubblici. Nonostante il suo scopo fosse “promuovere la partecipazione attiva nella società”, la legge limitava in modo sproporzionato i diritti alla libertà d’espressione e di religione o credo.

A giugno, il consiglio nazionale austriaco ha respinto una mozione che avrebbe aperto il dibattito sull’uguaglianza del matrimonio indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Le coppie omosessuali potevano contrarre un’unione civile ma non erano autorizzate a sposarsi.

A dicembre, la Corte costituzionale ha abrogato i passaggi discriminatori della legge sul matrimonio e della legge sulle relazioni registrate. L’abrogazione dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2019, permettendo così alle coppie omosessuali di sposarsi e alle coppie eterosessuali di accedere alle relazioni registrate.

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese