Bielorussia - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DI BIELORUSSIA

Capo di stato: Alyaksandr Lukashenka
Capo di governo: Andrey Kabyakou

Tra febbraio e aprile, le autorità hanno represso in modo violento le proteste pacifiche. Il governo ha continuato a rifiutarsi di accettare il mandato del Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Bielorussia.

Varie persone che cercavano protezione internazionale sono state rimandate verso paesi in cui rischiavano tortura e altri maltrattamenti. Sono rimaste in vigore pesanti limitazioni legislative su organi d’informazione, Ngo, partiti politici e riunioni pubbliche.

Una persona è stata messa morte e altre tre sono state condannate alla pena capitale.

CONTESTO

Dopo diversi anni in cui non ci sono state grandi proteste, tra febbraio e marzo sono state organizzate manifestazioni di massa contro una tassa sulla disoccupazione, introdotta da un decreto presidenziale del 2015. Le autorità hanno represso le proteste. A marzo, 35 uomini sono stati accusati di complotto per organizzare disordini di massa finanziati dall’estero e di essere collegati alle manifestazioni. La notizia degli arresti è stata ampiamente diffusa dai canali televisivi; entro il mese di luglio, tutti erano stati rilasciati.

È continuato il riavvicinamento tra la Bielorussia e i suoi vicini occidentali. A luglio, si è tenuta a Minsk, la capitale, l’assemblea parlamentare dell’Osce.

PENA DI MORTE NELLA REPUBBLICA DI BIELORUSSIA

Ad aprile è stata effettuata l’esecuzione di Siarhei Vostrykau, che era nel braccio della morte da maggio 2016. La corte regionale di Homel ha ricevuto conferma della sua esecuzione il 29 aprile. L’ultima sua lettera ricevuta dalla madre era datata 13 aprile.

Cinque uomini rimanevano nel braccio della morte. Tra loro c’erano: Aliaksei Mikhalenya, la cui condanna, emessa il 17 marzo, è stata confermata dalla Corte suprema il 30 giugno; Ihar Hershankou e Siamion Berazhnoy, che erano stati condannati il 21 luglio e i cui appelli erano stati respinti dalla Corte suprema il 20 dicembre; e Viktar Liotau che era stato condannato il 22 settembre. Kiryl Kazachok, condannato il 28 dicembre 2016, ha scelto di non presentare appello.

PRIGIONIERI DI COSCIENZA

Decine di manifestanti sono stati condannati per il loro attivismo pacifico. Il 7 aprile, il tribunale distrettuale di Zavodski, a Minsk, ha modificato la condanna con sospensione condizionale della pena di Dzmitry Paliyenka, emessa nel 2016, trasformandola in due anni di reclusione, dopo che l’uomo aveva ricevuto due punizioni amministrative.

La prima punizione amministrativa, inflittagli il 10 marzo 2017, con un periodo di detenzione di sette giorni per “atti di teppismo minori” e “disobbedienza a richieste legittime della polizia”, gli è stata imposta per aver criticato apertamente il verdetto di un processo in cui fungeva da osservatore.

La seconda punizione amministrativa, risalente al 20 marzo 2017, con un periodo di 15 giorni di detenzione per “organizzazione o partecipazione a eventi di massa non autorizzati”, gli è stata inflitta per aver protestato in modo pacifico, il 25 febbraio, contro la costruzione di un edificio nel centro di Minsk. Dzmitry Paliyenka aveva ricevuto la condanna a due anni con sospensione della pena, perché accusato di aver aggredito un agente di polizia durante una manifestazione pacifica di protesta in bicicletta a Minsk, nell’aprile 2016.

LIBERTÀ DI RIUNIONE NELLA REPUBBLICA DI BIELORUSSIA

A febbraio e marzo, migliaia di persone hanno partecipato a una serie di raduni pacifici in tutto il paese, per protestare contro la tassa sulla disoccupazione. Alcuni degli organizzatori e dei partecipanti hanno riferito di vessazioni della polizia, compresi brevi periodi di detenzione e convocazioni per interrogatori. Il 25 marzo, la polizia ha impedito ai manifestanti pacifici di riunirsi nel centro di Minsk e ha arrestato centinaia di persone; alcuni fermi sono stati effettuati con un uso eccessivo della forza. Alcuni manifestanti sono stati gravemente percossi da agenti della forza pubblica durante l’arresto e in custodia di polizia.

Tra febbraio e aprile, oltre 900 persone sono state arrestate in relazione alle proteste, compresi attivisti politici a cui era stato impedito di partecipare alle manifestazioni e giornalisti. Almeno 177 persone sono state dichiarate colpevoli di presunti reati amministrativi e multate o detenute per periodi variabili da cinque a 25 giorni. Tutti gli arrestati tranne uno sono stati ritenuti colpevoli durante processi sommari; i tribunali hanno uniformemente accettato i referti della polizia come prove nei loro confronti, senza effettuare alcun interrogatorio.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE NELLA REPUBBLICA DI BIELORUSSIA

Sono rimaste in vigore pesanti limitazioni per le Ngo. Secondo l’articolo 193.1 del codice penale, fondare o partecipare alle attività di un’organizzazione non registrata è rimasto un reato punibile con la reclusione fino a due anni.

Il 25 marzo, agenti di polizia mascherati hanno fatto irruzione negli uffici del gruppo per i diritti umani Vyasna e hanno arrestato tutte le 57 persone presenti. Tra loro c’erano difensori dei diritti umani bielorussi e internazionali e giornalisti, che stavano partecipando a un incontro di formazione sul modo di monitorare le manifestazioni. Sono stati trattenuti per tre ore nella stazione locale di polizia e quindi rilasciati senza accusa o spiegazione. Uno dei fermati è stato ricoverato in ospedale per ferite alla testa riportate durante l’arresto.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE NELLA REPUBBLICA DI BIELORUSSIA

L’accreditamento ufficiale è rimasto obbligatorio per chiunque volesse lavorare per un organo di informazione straniero e ha continuato a essere abitualmente e arbitrariamente negato. Più di 100 blogger e giornalisti della carta stampata, della radio, della televisione sono stati arrestati per non aver ottenuto l’accreditamento, alcuni più di una volta, e multati. In almeno otto casi, giornalisti che avevano seguito le proteste sono stati arrestati come partecipanti e condannati alla detenzione amministrativa per periodi tra i cinque e i 15 giorni.

La giornalista Larysa Schyryakova, originaria della città di Homel, nella Bielorussia sudorientale, è stata arrestata e multata più volte per i suoi servizi sulle proteste. La donna ha riferito che la polizia l’aveva avvisata che, se avesse commesso ulteriori reati amministrativi, avrebbe potuto essere considerata “socialmente irresponsabile” e che suo figlio undicenne avrebbe potuto essere rinchiuso in un istituto per bambini.

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

La tassa sulla disoccupazione è rimasta in vigore; in caso di inosservanza erano previsti il pagamento di ammende e servizi sociali obbligatori. A marzo, dopo le proteste contro la tassa, il presidente ha ordinato al governo di sospendere la raccolta del tributo fino al 2018; ad agosto, ha inoltre promesso di cancellare la tassa per “persone con molti figli, malati e invalidi”. Tali modifiche sono state introdotte a ottobre.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO NELLA REPUBBLICA DI BIELORUSSIA

In Bielorussia non c’era un sistema funzionante per il riconoscimento del diritto d’asilo e il paese ha ripetutamente consegnato persone che cercavano protezione internazionale alle autorità di paesi in cui rischiavano tortura e altri maltrattamenti.

Rimpatri forzati

Il ceceno Imran Salamov, che aveva dichiarato di essere stato ripetutamente torturato in Cecenia, è stato rimpatriato con la forza in Russia il 5 settembre. Stava presentando ricorso in appello contro il rifiuto della sua domanda d’asilo.

L’11 settembre, le autorità cecene hanno confermato che egli si trovava a Grozny, capitale della Cecenia, in custodia di polizia. Da quella data, l’uomo non ha più avuto contatti con il suo avvocato o la famiglia e, a fine anno, la sua ubicazione era sconosciuta. A seguito del suo rimpatrio forzato, le autorità bielorusse hanno aperto un’indagine che ha concluso che la legge bielorussa era stata violata e che Imran Salamov era stato espulso dal paese anzitempo. Alcuni funzionari connessi con il caso sono stati sottoposti a misure disciplinari, che a fine anno erano ancora in corso.

Il blogger russo-ucraino-israeliano Aleksandr Lapshin è stato fermato in Bielorussia a dicembre 2016 su richiesta dell’Azerbaigian e lì estradato a febbraio, dove è stato detenuto arbitrariamente e processato per aver pubblicato sul suo blog articoli critici verso le autorità azere. Aleksandr Lapshin è stato condannato a tre anni di reclusione e rilasciato l’11 settembre, grazie a un’amnistia presidenziale (cfr. Azerbaigian).

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