Moldova - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DI MOLDOVA

Capo di stato: Igor Dodon
Capo di governo: Pavel Filip

Il governo ha ritirato un disegno di legge sulle Ngo, che conteneva indebite limitazioni per le organizzazioni che ricevono fondi dall’estero.

Nel corso di un processo iniquo, nove attivisti sono stati ritenuti colpevoli di aver cercato di organizzare disordini di massa nel 2015 e condannati a pene detentive con la condizionale.

A maggio, il Pride Lgbti nella capitale Chişinău è stato interrotto dalla polizia per presunti motivi di sicurezza; il presidente Igor Dodon ha rilasciato dichiarazioni omofobe. La spesa pubblica per salute, istruzione e assistenza sociale ha continuato a diminuire; la discriminazione contro i rom non è cessata.

CONTESTO

A luglio, nonostante le proteste pubbliche e la condanna internazionale, il parlamento ha adottato controverse modifiche alla legge elettorale.

Queste sono state ampiamente considerate come mirate ad avvantaggiare i due principali partiti del parlamento, il Partito democratico della Moldova al governo e il Partito socialista della Moldova all’opposizione.

Il 19 giugno, la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa ha pubblicato un documento fortemente critico sulle modifiche. La maggior parte degli organi d’informazione tradizionali è rimasta a tutti gli effetti controllata dal Partito democratico, sostenendolo in modo fazioso.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE NELLA REPUBBLICA DI MOLDOVA

Un gruppo di lavoro composto da rappresentanti del ministero della Giustizia, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e da diverse Ngo ha trovato un accordo su un progetto di legge riguardante le Ngo. La legge è stata accolta con grande favore dalla società civile.

Tuttavia, a luglio, il ministero della Giustizia ha inaspettatamente introdotto tre nuovi articoli nella bozza, senza consultare il gruppo di lavoro. Questi costringerebbero, tra l’altro, le Ngo genericamente definite come coinvolte in “attività politiche” a pubblicare rapporti finanziari e a rendere pubblici l’origine e l’impiego dei loro fondi. Il mancato rispetto di tali norme comporterebbe gravi punizioni, tra cui multe elevate, esclusione dal meccanismo finanziario gestito dal governo, che facilita e incoraggia le donazioni volontarie dei contribuenti alle Ngo, nonché la potenziale chiusura delle Ngo stesse.

Le modifiche hanno incontrato la forte opposizione della società civile e delle organizzazioni internazionali, che le hanno considerate come indebite limitazioni nei confronti delle Ngo che ricevono fondi dall’estero. Chi ha avuto posizioni critiche sugli emendamenti prevedeva un effetto stigmatizzante sui difensori dei diritti umani e sulla società civile, in particolare su coloro che criticavano le autorità. A settembre, il governo ha ritirato il progetto di legge.

PROCESSI INIQUI NELLA REPUBBLICA DI MOLDOVA

A giugno, l’ex capo del partito politico Moldova casa nostra, Grigore Petrenco, e altri suoi otto compagni attivisti sono stati riconosciuti colpevoli di aver tentato di organizzare disordini di massa il 6 settembre 2015 e condannati alla reclusione con la condizionale e al divieto di partecipare a eventi pubblici.

Le condanne variavano da tre a quattro anni e mezzo. Nel giorno del presunto reato, gli uomini avevano cercato d’introdursi con la forza in un edificio governativo durante un raduno che fino a quel momento era stato pacifico. Il loro processo ha subìto molteplici ritardi e violazioni procedurali.

Gli avvocati di Grigore Petrenco, Ana Ursachi ed Eduard Rudenco, che difendevano anche altri clienti in casi politicamente importanti, hanno continuato a essere vittime di diffamazione da parte degli organi d’informazione filogovernativi e hanno riferito di vessazioni subite a opera delle autorità, in relazione alla loro attività professionale.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI NELLA REPUBBLICA DI MOLDOVA

Sono continuate a pervenire denunce di tortura e altri maltrattamenti nei luoghi di detenzione e all’interno del sistema di giustizia penale.

La notte del 26 agosto, Andrei Braguta, un autista arrestato per eccesso di velocità, è morto durante la custodia di polizia. Le autorità hanno affermato che era morto a causa di una polmonite e più tardi hanno sostenuto che era stato picchiato da due compagni di cella.

Tre agenti di polizia in servizio quella notte e i due compagni di cella sono stati arrestati come sospettati. Uno dei detenuti ha affermato che, quando è stato portato in cella, Andrei Braguta era già stato duramente picchiato e ha proclamato la sua innocenza e quella dell’altro compagno di cella. A fine anno, l’indagine penale era ancora in corso.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE NELLA REPUBBLICA DI MOLDOVA

Dopo che i manifestanti avevano percorso poche centinaia di metri, la polizia ha interrotto la marcia del Pride del 21 maggio, sostenendo di non poter garantire la loro sicurezza in caso di attacchi violenti da parte di contromanifestanti.

Il presidente ha pubblicamente criticato la comunità Lgbti, ha descritto la marcia del Pride come contraria ai “valori tradizionali” del paese e ha preso parte a una manifestazione parallela dal titolo “Festival della famiglia tradizionale”.

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI NELLA REPUBBLICA DI MOLDOVA

A settembre, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali ha esaminato il terzo rapporto periodico della Moldova sull’applicazione dell’Icescr.

Tra le particolari preoccupazioni sollevate nel corso della revisione, figuravano la percentuale sempre più bassa di spesa pubblica destinata a salute, istruzione e assistenza sociale e la persistente discriminazione ed emarginazione dei rom.

Il Comitato ha descritto la situazione dei rom come un “problema macroscopico”, un “fallimento sotto molti aspetti” del piano d’azione nazionale sui rom per il 2011-2015 e “un grave motivo di preoccupazione”.

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