Norvegia - Amnesty International Italia

REGNO DI NORVEGIA

Capo di stato: re Harald V
Capo di governo: Erna Solberg

Sono perdurate gravi preoccupazioni per la larga diffusione di stupri e altre violenze contro le donne e per la risposta inadeguata dello stato in merito. I diritti di rifugiati e richiedenti asilo hanno continuato a essere limitati; richiedenti asilo afgani hanno affrontato rimpatri forzati in Afghanistan.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO NEL REGNO DI NORVEGIA

Il numero dei richiedenti asilo è drasticamente diminuito. Secondo le statistiche del governo, fino a novembre, soltanto 3.378 persone avevano richiesto asilo, a fronte delle 31.145 del 2015.

Il governo ha continuato ad adottare misure per limitare i diritti di richiedenti asilo e rifugiati. La prassi dei ritorni secondo il regolamento di Dublino (che prevede che ogni richiesta di asilo sia esaminata dal paese in cui il richiedente è inizialmente arrivato) è continuata verso l’Italia ed è ricominciata verso la Grecia.

A fine novembre, i cittadini di nazionalità afgana rappresentavano il quinto più grande gruppo di richiedenti asilo. Questi hanno continuato a incontrare ostacoli per accedere all’asilo e ad affrontare il rimpatrio forzato in Afghanistan. Secondo l’Eurostat, la percentuale di riconoscimento del diritto di asilo ai cittadini afgani si è notevolmente ridotta, fino a scendere al 24 per cento a fine agosto; la Norvegia ha raggiunto il numero più alto di persone rimpatriate con la forza in Afghanistan.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE NEL REGNO DI NORVEGIA

La violenza di genere, inclusi stupro e altre forme di violenza sessuale, è rimasta un grave motivo di preoccupazione. Il codice penale norvegese ha continuato a non essere conforme agli standard internazionali sui diritti umani, poiché la definizione di stupro non era fondata sul concetto di consenso.

Nel corso degli anni, il numero di stupri denunciati alla polizia è cresciuto in modo costante. Nel 2016, erano stati denunciati alla polizia 1.663 casi di stupro, con un aumento di circa il 21,9 per cento rispetto al 2015.

L’inefficienza delle indagini della polizia ha contribuito a mantenere basso il numero di azioni penali per i casi di stupro. Ad aprile, il direttore della procura generale ha esaminato la qualità delle indagini in 275 casi di stupro denunciati a livello nazionale. Il controllo ha mostrato che esisteva un notevole margine di miglioramento nella qualità delle indagini della polizia e ha sottolineato in modo particolare la debolezza delle fasi iniziali delle indagini, in cui non sono sempre state adottate le misure necessarie per garantire le prove.

A seguito dell’esame del nono rapporto periodico della Norvegia, la Commissione per l’eliminazione della discriminazione contro le donne ha espresso preoccupazione per l’alto livello di violenza di genere contro le donne e ha raccomandato una serie di misure, tra cui l’adozione di una definizione legale di stupro nel codice penale basata sulla mancanza di libero consenso.

Inoltre, la Commissione ha espresso timori per la criminalizzazione dell’acquisto di prestazioni sessuali da parte di adulti.

La Commissione ha raccomandato un libro bianco sulla prostituzione, con un quadro giuridico completo che assicuri che le donne impegnate nel lavoro sessuale non siano perseguite per la vendita di prestazioni sessuali, oltre che per atti che attualmente equivalgono al reato di “promozione della prostituzione”.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE NEL REGNO DI NORVEGIA

La violenza motivata da atteggiamenti discriminatori contro le persone transgender non è ancora stata classificata come crimine d’odio nel codice penale.

GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

Il 1° marzo, un cittadino ruandese di 44 anni, accusato di complicità nel genocidio del 1994 in Ruanda, è stato rilasciato dopo quattro anni di reclusione. Il ministero della Giustizia aveva in precedenza stabilito che l’uomo poteva essere estradato in Ruanda.

L’indagine in merito alla denuncia presentata dal suo avvocato difensore, secondo cui due testimoni avevano subìto pressioni affinché rilasciassero false testimonianze alla pubblica accusa, ha concluso che queste testimonianze non erano sufficientemente credibili.

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