Spagna - Amnesty International Italia

REGNO DI SPAGNA

Capo di stato: re Felipe VI de Borbón
Capo di governo: Mariano Rajoy

I diritti alla libertà d’espressione e di riunione pacifica dei sostenitori dell’indipendenza della Catalogna sono stati limitati in modo sproporzionato. Decine di persone sono state perseguite per “esaltazione del terrorismo” e “umiliazione delle vittime” sui social network.

Gli agenti della forza pubblica hanno fatto uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici che sostenevano il referendum sull’indipendenza della Catalogna. La Spagna ha ricollocato un numero inferiore di richiedenti asilo rispetto a quanto promesso secondo il piano di ricollocazione dell’Eu e ha reinsediato un numero inferiore di rifugiati rispetto a quanto si era impegnata a fare. Migliaia di persone hanno ancora subìto sgomberi forzati.

Le autorità hanno continuato a chiudere indagini sui crimini di diritto internazionale commessi durante la guerra civile e il regime franchista.

CONTESTO

Ad agosto, due attentati commessi in Catalogna hanno provocato la morte di 16 persone e il ferimento di numerose altre. Il gruppo armato Stato islamico (Is) li ha rivendicati. Le forze di sicurezza hanno ucciso sei persone ritenute responsabili di questi attacchi, mentre altre quattro sono state arrestate e perseguite perché implicate negli attacchi e membri del gruppo che aveva realizzato gli attentati.

Il 1° ottobre, il governo della Catalogna, una regione autonoma nel nord-est del paese, ha tenuto un referendum sull’indipendenza della regione, a dispetto di diverse sentenze della Corte costituzionale. Il 17 ottobre, la Corte costituzionale ha dichiarato che la legge regionale su cui si basava il referendum era incostituzionale e ha confermato le misure precauzionali adottate il 7 settembre, per impedire il referendum.

Il 27 ottobre, i gruppi politici del parlamento regionale catalano a favore dell’indipendenza hanno dichiarato unilateralmente l’indipendenza della Catalogna. Nello stesso giorno, il senato ha autorizzato il governo spagnolo ad adottare misure in forza dell’art. 155 della costituzione spagnola, sospendendo a tutti gli effetti l’autonomia della regione e imponendo il governo diretto dell’esecutivo nazionale.

Il governo spagnolo ha sciolto il governo e il parlamento regionale catalani. Il 21 dicembre si sono tenute nuove elezioni regionali in Catalogna, che hanno assegnato la maggior parte dei seggi del parlamento regionale a partiti favorevoli all’indipendenza.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE NEL REGNO DI SPAGNA

A seguito della decisione della Corte costituzionale del 7 settembre, che mirava a impedire il referendum, alcune autorità hanno limitato in modo sproporzionato i diritti alla libertà d’espressione e di riunione pacifica. Tribunali di Madrid e di Vitoria, nei Paesi Baschi, hanno vietato due assemblee pubbliche a sostegno del referendum.

Il comune di Castelldefels, in Catalogna, ha adottato un divieto generalizzato sull’uso di spazi pubblici per qualunque raduno a favore o contro il referendum.

Il 16 ottobre, un giudice dell’Alta Corte ha ordinato la custodia cautelare di Jordi Cuixart e Jordi Sánchez, presidenti di due organizzazioni favorevoli all’indipendenza catalana. Questi sono stati arrestati e incriminati per sedizione, un reato definito in modo molto ampio, per aver organizzato proteste a Barcellona il 20 e il 21 settembre e, secondo un giudice, per essersi opposti a una legittima operazione di polizia.

A novembre, la Corte suprema ha preso in carico i procedimenti contro Jordi Sánchez e Jordi Cuixart e ha esteso l’indagine nei loro confronti al reato di ribellione.

Decine di persone sono state perseguite per “esaltazione del terrorismo” e “umiliazione delle vittime” sui social network. In molti casi, le autorità hanno avanzato accuse penali contro persone che avevano espresso opinioni che non costituivano incitamento a compiere reati terroristici e che rientravano nell’ambito delle forme di espressione permesse dal diritto internazionale dei diritti umani. Venti persone sono state condannate nel corso dell’anno.

A marzo, Cassandra Vera è stata condannata a un anno di reclusione con sospensione della pena per “umiliazione delle vittime di terrorismo”, per aver pubblicato su Twitter alcune battute sull’omicidio di Carrero Blanco, un primo ministro dell’epoca franchista, commesso dall’Eta nel 1973.

A gennaio 2017, il giudice inquirente ha disposto il non luogo a procedere in merito alle accuse d’incitamento all’odio nei confronti di Alfonso Lázaro de la Fuente e Raúl García Pérez, burattinai di professione, che a febbraio 2016 erano stati sottoposti a custodia cautelare per cinque giorni con le accuse di “esaltazione del terrorismo” e incitamento all’odio. Le accuse di “esaltazione del terrorismo” erano decadute nel 2016.

Singole persone, attivisti dei diritti umani e giornalisti hanno continuato a incorrere in sanzioni amministrative in base alla legge sulla pubblica sicurezza, che potevano costituire limitazioni illegittime ai diritti alla libertà d’espressione, riunione pacifica e informazione.

Mercé Alcocer, una giornalista di Radio Catalunya, è stata multata per 601 euro per aver disobbedito a un ordine della polizia. Mentre stava seguendo un caso di corruzione su cui stava indagando l’Alta corte, Mercé Alcocer aveva attraversato una linea della polizia non segnalata, per cercare d’intervistare un testimone.

La giornalista ha fatto ricorso in appello, sostenendo che aveva fatto un passo indietro quando le era stato ordinato e che la sua versione poteva essere confermata dalle videoregistrazioni delle telecamere di sicurezza. Le videoregistrazioni non sono state ammesse come prova al processo e, a fine anno, il suo appello era ancora pendente.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI NEL REGNO DI SPAGNA

A settembre, l’Alta corte ha lasciato cadere la richiesta d’estradizione dalla Svizzera di Nekane Txapartegi, perché erano scaduti i termini per far rispettare la condanna nei suoi confronti, risalente a dicembre 2009.

Ad aprile, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura ha sollecitato le autorità svizzere a opporsi all’estradizione. Nekane Txapartegi aveva dichiarato di essere stata sottoposta a tortura e altri maltrattamenti quando era stata detenuta in incommunicado per cinque giorni in una stazione di polizia di Madrid, nel 1999. Era stata arrestata perché sospettata di atti di terrorismo e di appartenenza all’Eta. In passato, le indagini in merito alle sue denunce di tortura non erano state condotte in modo esauriente.

A maggio, la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile un appello del governo contro una legge del parlamento basco sul riconoscimento e la riparazione per le vittime di violazioni dei diritti umani nei Paesi Baschi.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA NEL REGNO DI SPAGNA

Durante le proteste del 1° ottobre in Catalogna, gli agenti hanno fatto uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, che si stavano opponendo a un’operazione di polizia. Gli agenti hanno sparato cartucce a salve e proiettili di gomma, ferendo gravemente un uomo e provocandogli la perdita della vista da un occhio.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI NEL REGNO DI SPAGNA

La Spagna non ha mantenuto l’impegno di ricollocare entro il 26 settembre 15.888 richiedenti asilo, come previsto dal programma di ricollocamento d’emergenza dell’Eu; a fine anno erano state ricollocate 1.328 persone, di cui 592 di nazionalità siriana.

La Spagna non è riuscita neppure a mantenere l’impegno di reinsediare 1.449 rifugiati provenienti da Medio Oriente e Africa del Nord; al 31 dicembre erano stati reinsediati solo 1.360 rifugiati, tutti di nazionalità siriana, tranne un rifugiato dalla Palestina.

Tra gennaio e dicembre sono state presentate 25.853 richieste d’asilo e, a fine ottobre, 34.655 domande erano ancora in attesa d’esame. I richiedenti asilo hanno continuato a subire ritardi nel conoscere le decisioni in merito alle loro domande.

Per molti, il periodo in cui erano autorizzati ad accedere all’assistenza da parte del governo in attesa del risultato della richiesta era scaduto molto prima del raggiungimento della decisione.

Secondo Frontex, l’agenzia della guardia di frontiera e costiera dell’Eu, fino a settembre c’erano stati 21.663 attraversamenti irregolari del confine attraverso la rotta del Mediterraneo occidentale, una cifra superiore al doppio rispetto allo stesso periodo del 2016.

A ottobre, la Corte europea dei diritti umani ha sostenuto che il rinvio immediato in Marocco di migranti provenienti dall’Africa Subsahariana che cercavano di entrare in territorio spagnolo a Melilla nel 2014, si era configurato come un’espulsione di massa di cittadini stranieri.

CONTROTERRORISMO E SICUREZZA NEL REGNO DI SPAGNA

Le autorità giudiziarie ha continuato a utilizzare in modo sproporzionato la legislazione antiterrorismo. Tre delle sette persone arrestate e accusate di reati terroristici per la presunta partecipazione a un attentato contro due agenti della guardia civile fuori servizio e le loro compagne, avvenuto a ottobre 2016 in un pub di Alsasua (Navarra), erano in custodia cautelare in attesa di un’udienza fissata per aprile 2018.

VIOLENZA CONTRO LE DONNE NEL REGNO DI SPAGNA

Secondo il ministero della Salute, dei servizi sociali e della parità, al 10 novembre 44 donne erano state uccise dai loro partner attuali o precedenti.

A settembre, il parlamento ha approvato un piano per combattere la violenza di genere, che prevedeva una revisione della legislazione e altre misure per adeguarsi agli obblighi contenuti nella Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne.

DIRITTO ALL’ALLOGGIO NEL REGNO DI SPAGNA

Migliaia di persone sono state sottoposte a sgomberi forzati senza adeguate tutele giudiziarie o fornitura di alloggi alternativi da parte dello stato. Tra queste c’erano 19.498 persone soggette a sgomberi coatti per morosità del canone di locazione e 12.929 per mancato pagamento del mutuo.

La spesa pubblica per l’edilizia abitativa ha continuato a diminuire, anche se la richiesta di alloggi di edilizia popolare a prezzi contenuti è rimasta alta. Le madri single e le sopravvissute alla violenza di genere sono state particolarmente colpite dalla mancanza di alloggi alternativi a prezzi accessibili.

A luglio, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali ha appoggiato una denuncia contro la Spagna per non aver fornito a una famiglia sgomberata un alloggio alternativo.

IMPUNITÀ NEL REGNO DI SPAGNA

Le autorità spagnole hanno continuato a chiudere le indagini sui crimini di diritto internazionale commessi durante la guerra civile e il regime franchista. Hanno sostenuto che non sarebbe stato possibile indagare sui crimini denunciati, come sparizioni forzate e tortura, considerate tra l’altro la legge di amnistia e la prescrizione dei termini.

Le autorità hanno continuato a non adottare misure per localizzare e identificare i resti delle vittime di sparizione forzate ed esecuzioni extragiudiziali, lasciando alle famiglie e alle organizzazioni l’onere d’intraprendere progetti di riesumazione senza sostegno da parte dello stato.

A febbraio, la procura generale del Messico ha iniziato un’indagine sul caso dei cosiddetti “bambini rubati”; il Messico è così diventato il secondo paese a indagare sui crimini di diritto internazionale commessi in Spagna all’epoca della guerra civile e durante il regime franchista.

L’indagine riguardava il caso di una donna nata in Spagna nel 1968 e consegnata a una famiglia messicana, a quanto pare dopo essere stata rapita dalla sua famiglia d’origine. A settembre, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie ha dichiarato che questo caso rappresentava una nuova opportunità per la Spagna di collaborare pienamente alle indagini portate avanti da altri stati sulle sparizioni forzate avvenute in Spagna.

La magistratura spagnola ha invocato l’applicazione delle modifiche apportate nel 2014 alla legge sulla giurisdizione universale per non indagare sui crimini di diritto internazionale, come sparizioni forzate e tortura, commesse in Siria e in Venezuela nel 2017 nei confronti di cittadini spagnoli.

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese