Bahrein - Amnesty International Italia

REGNO DEL BAHREIN

Capo di stato: re Hamad bin Issa al-Khalifa

Capo di governo: sceicco Khalifa bin Salman al-Khalifa

Le autorità hanno lanciato una campagna su larga scala per soffocare qualsiasi forma di dissenso, reprimendo i diritti alla libertà d’espressione e d’associazione dei difensori dei diritti umani e di persone critiche verso il governo. Tale campagna si è contraddistinta per l’emanazione di divieti di viaggio; l’arresto, l’interrogatorio e la detenzione arbitraria di difensori dei diritti umani; lo scioglimento del gruppo d’opposizione Waad e la chiusura della testata giornalistica al-Wasat. I leader dell’opposizione hanno continuato a essere incarcerati. Decine di persone sono state condannate a lunghe pene detentive al termine di processi iniqui. Le autorità hanno revocato la cittadinanza bahreinita a 99 persone, rendendo la maggior parte di loro apolidi. Le proteste di massa sono state gestite ricorrendo a un uso eccessivo della forza, provocando la morte di cinque uomini e di un minore, oltre che il ferimento di centinaia di persone. Dopo una sospensione durata quasi sette anni, sono riprese le esecuzioni.

CONTESTO

Il Bahrein ha troncato i rapporti diplomatici con il Qatar, allineandosi con l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti (United Arab Emirates – Uae) e l’Egitto. Il Bahrein ha continuato a far parte della coalizione a guida saudita impegnata militarmente nel conflitto in corso nello Yemen (cfr. Yemen).

A gennaio, il decreto 1/2017 ha autorizzato l’agenzia per la sicurezza nazionale (National Security Agency – Nsa) a effettuare arresti e interrogatori riguardanti casi giudiziari legati a “reati di terrorismo”, andando contro a una raccomandazione espressa da una commissione indipendente d’inchiesta bahreinita. Un’altra raccomandazione è stata ignorata dal re ad aprile, con la ratifica di un emendamento costituzionale che ha permesso nuovamente ai tribunali militari di processare civili. A dicembre, sei uomini sono stati condannati a morte nel primo processo a civili celebrato da una corte militare, che era iniziato a ottobre. A giugno, la camera bassa del parlamento ha approvato un decreto che ha disposto la definitiva sospensione dei diritti pensionistici e delle indennità a coloro ai quali era stata ritirata la cittadinanza bahreinita o che avevano perso od ottenuto senza permesso un’altra nazionalità.

A marzo, l’amministrazione Usa ha autorizzato la vendita al Bahrein di nuovi cacciabombardieri F-16 e l’aggiornamento dei jet più datati, che la precedente amministrazione aveva subordinato al miglioramento della situazione dei diritti umani in Bahrein.

Per tutto l’anno, le autorità hanno negato l’ingresso nel paese alle Ngo internazionali, compresa Amnesty International, e ai giornalisti critici nei confronti del Bahrein.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN BAHREIN

Per tutto l’anno la libertà d’espressione è rimasta fortemente limitata. Le autorità hanno arrestato, detenuto, interrogato e perseguito penalmente difensori dei diritti umani, attivisti politici e religiosi sciiti, per aver criticato le politiche del governo o l’Arabia Saudita o la coalizione a guida saudita impegnata nello Yemen. A seguito della rottura dei rapporti con il Qatar a giugno, l’esecutivo ha annunciato che sarebbe stato illegale esprimere simpatie nei confronti del Qatar. Un avvocato è stato arrestato e detenuto sulla base di tale motivazione. I difensori dei diritti umani e i leader dell’opposizione, detenuti arbitrariamente negli anni precedenti a causa della loro opposizione pacifica, sono rimasti in carcere come prigionieri di coscienza.

A maggio, l’attivista per i diritti umani Ebtisam al-Saegh è stata arrestata e interrogata mentre era in custodia dell’Nsa, periodo durante il quale ha sostenuto di aver subìto torture, comprese aggressioni sessuali. È stata nuovamente arrestata a luglio e trasferita in custodia per altri sei mesi, in attesa del completamento delle indagini. A luglio, il difensore dei diritti umani Nabeel Rajab è stato condannato a due anni di carcere per avere “diffuso informazioni false e dicerie con lo scopo di screditare lo stato”. La sentenza è stata confermata in appello a novembre.

Le autorità hanno continuato a limitare le attività degli organi di stampa e a prendere di mira i giornalisti. L’unica testata giornalistica indipendente del Bahrein, al-Wasat, è stata temporaneamente sospesa e successivamente chiusa, per aver dato notizia delle proteste in corso in Marocco. A maggio, la giornalista Nazeeha Saeed è stata condannata per aver esercitato la professione senza aver rinnovato il suo tesserino di giornalista, rilasciato dall’Autorità per l’informazione, ed è stata multata per 1.000 dollari del Bahrein (circa 2.650 dollari Usa). La corte d’appello ha confermato la sanzione amministrativa a luglio.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE IN BAHREIN

Le autorità hanno mantenuto indebite restrizioni alla libertà d’associazione. Dirigenti di al-Wefaq e di altri partiti d’opposizione sono rimasti detenuti, mentre attivisti e membri di partiti dell’opposizione hanno subìto vessazioni. Diversi attivisti politici e membri di partiti dell’opposizione hanno denunciato di essere stati minacciati, torturati o altrimenti maltrattati da agenti dell’Nsa, nel mese di maggio.

A febbraio, la Corte di cassazione ha confermato lo scioglimento di al-Wefaq. A marzo, il ministro della Giustizia ha citato in giudizio il gruppo laico d’opposizione Waad, per violazione della legge sulle associazioni politiche. A maggio, l’Alta corte amministrativa ha disposto lo scioglimento di Waad e la liquidazione dei suoi beni. A ottobre, la corte d’appello ha confermato il verdetto.

I leader dell’opposizione e prigionieri di coscienza Sheikh Ali Salman e Fadhel Abbas Mahdi Mohamed sono rimasti arbitrariamente detenuti. Ad aprile, la condanna al carcere di Sheikh Ali Salman è stata ridotta a quattro anni. A novembre è stato incriminato per spionaggio per il Qatar nel 2011, accusa che ha negato; a fine anno, il processo era ancora in corso. A marzo, l’ex segretario generale di Waad, Ebrahim Sharif, è stato incriminato per una serie di post pubblicati su Twitter, compresa un’immagine di Amnesty International e un tweet che criticava la mancanza di democrazia in Bahrein.

LIBERTÀ DI RIUNIONE IN BAHREIN

Le autorità hanno mantenuto la messa al bando delle proteste nella capitale, Manama, ricorrendo a un uso non necessario ed eccessivo della forza per disperderle. Hanno anche continuato ad arrestare e detenere manifestanti pacifici, con l’accusa di partecipazione a “raduni illegali”. A gennaio, in seguito all’esecuzione di tre uomini, in 20 villaggi si sono svolte proteste di massa in un contesto per lo più pacifico. A Duraz, le forze di sicurezza hanno impiegato proiettili veri e fucili semiautomatici, ferendo centinaia di persone, tra cui Mustapha Hamdan, il quale è in seguito deceduto a causa delle ferite riportate. A febbraio, centinaia di manifestanti sono scesi nuovamente per le strade di diversi villaggi, dopo che le autorità si erano rifiutate di autorizzare il funerale di tre uomini uccisi dagli agenti della guardia costiera, evasi dal carcere di Jaw un mese prima.

Le autorità hanno continuato a limitare fino a maggio l’accesso al villaggio di Duraz, dove proseguiva un sit-in non violento di protesta, davanti all’abitazione dello sceicco Isa Qassem, leader spirituale di al-Wefaq. Il 23 maggio, le forze di sicurezza sono entrate a Duraz a bordo di centinaia di mezzi corazzati, picchiando i manifestanti, lanciando gas lacrimogeni dai mezzi corazzati o dagli elicotteri e sparando pallettoni. Quattro uomini e un ragazzo di 17 anni sono rimasti uccisi.

A febbraio, il difensore dei diritti umani Nader Abdulemam è stato arrestato per scontare una condanna a sei mesi di reclusione, per aver partecipato a un “raduno illegale” ed esortato via Twitter la popolazione a prendere parte a una protesta, che si era svolta a Manama a gennaio 2013. È rimasto trattenuto come prigioniero di coscienza fino al suo rilascio a giugno.

A maggio, la corte d’appello ha dimezzato la condanna a sei mesi di reclusione nei confronti del dottor Taha Derazi, per aver partecipato a un “raduno illegale” svoltosi a Duraz, a luglio 2016. È rimasto trattenuto come prigioniero di coscienza fino al suo rilascio ad agosto.

LIBERTÀ DI MOVIMENTO IN BAHREIN

Le autorità hanno mantenuto le sanzioni amministrative che hanno impedito a decine di difensori dei diritti umani e altre persone critiche nei loro confronti di viaggiare all’estero, anche per partecipare alle sessioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Ad aprile, a pochi giorni dall’Upr delle Nazioni Unite sul Bahrein, 32 attivisti sono stati raggiunti da un mandato di comparizione emanato dal pubblico ministero. La maggior parte di loro è stata accusata di “raduno illegale” e sanzionata con un divieto di viaggiare all’estero. La maggior parte dei divieti amministrativi è stata revocata a luglio, dopo la conclusione dell’Upr. Analoghe strategie sono state utilizzate a settembre, poco prima della sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, durante la quale è stato adottato il risultato dell’Upr sul Bahrein.

PRIVAZIONE DELLA NAZIONALITÀ

Le autorità hanno ottenuto ordini di tribunale che hanno privato della cittadinanza bahreinita almeno 104 persone. La maggior parte di loro è stata resa di fatto apolide, in quanto non in possesso di un’altra cittadinanza. Non ci sono state espulsioni.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN BAHREIN

Ci sono state nuove segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti in custodia, in particolare di coloro che erano sottoposti a interrogatorio per reati in materia di terrorismo. Solo a maggio, sarebbero stati torturati o altrimenti maltrattati otto difensori dei diritti umani e attivisti politici in custodia dell’Nsa. I tribunali hanno continuato a celebrare procedimenti giudiziari iniqui e a fare affidamento su “confessioni” ottenute con la forza, per emettere verdetti di condanna per reati in materia di terrorismo.

Sono stati segnalati nuovi casi di maltrattamento nel penitenziario di Dry Dock e nel carcere di Jaw, come il ricorso all’isolamento prolungato e la mancanza di cure mediche adeguate. A seguito di una fuga di 10 prigionieri dal penitenziario di Jaw a gennaio, sono stati introdotti nuovi regolamenti carcerari arbitrari, che tra le altre cose prevedevano il confinamento dei prigionieri nelle loro celle per la maggior parte del giorno. Per poter uscire dalla cella, i prigionieri dovevano essere prima ammanettati mani e piedi, anche per recarsi nell’infermeria del carcere. Undici attivisti dell’opposizione rimasti in carcere, tra cui Abdulhadi al-Khawaja, si sono rifiutati di presentarsi alle visite mediche programmate, per protestare contro la disposizione che li obbligava a indossare l’uniforme del carcere, a essere incatenati e sottoposti a perquisizione corporale completa per recarsi all’appuntamento. A marzo, l’amministrazione del carcere ha inoltre ridotto la durata delle visite dei familiari da un’ora a 30 minuti e disposto la separazione dei prigionieri dai loro interlocutori in visita mediante una barriera di vetro.

Lo studente Ali Mohamed Hakeem al-Arab ha denunciato di essere stato torturato durante i 26 giorni di interrogatorio tra febbraio e marzo; tra i vari maltrattamenti subiti, gli erano state strappate le unghie dei piedi, inflitte scosse elettriche e percosse ed era stato costretto a firmare una “confessione”. A maggio, Ebtisam al-Saegh e altre sette persone, che avevano espresso pacificamente le loro critiche, hanno denunciato di essere state torturate e altrimenti maltrattate, mentre erano in custodia dell’Nsa (vedi sopra, Libertà d’espressione).

IMPUNITÀ IN BAHREIN

È persistito un clima d’impunità. Le autorità hanno continuato a non chiamare in giudizio gli alti funzionari per la tortura e altre violazioni dei diritti umani, compiute durante e dopo le proteste del 2011. Non ci sono notizie dell’avvio d’indagini o procedimenti penali riguardanti la morte di sei persone, tra cui un minore, uccise dalle forze di sicurezza a Duraz, tra gennaio e maggio 2017.

DIRITTI DEI LAVORATORI – LAVORATORI MIGRANTI

I lavoratori migranti hanno continuato a essere vittime di sfruttamento. A marzo e giugno, lavoratori migranti hanno partecipato a pacifiche marce di protesta contro il mancato pagamento dei salari.

PENA DI MORTE IN BAHREIN

Il Bahrein ha ripreso le esecuzioni dopo una sospensione durata quasi sette anni e, a gennaio, sono stati messi a morte tre cittadini bahreiniti. I tribunali hanno continuato a emettere condanne a morte per reati come omicidio e accuse in materia di terrorismo.

 

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