Siria - Amnesty International Italia

REPUBBLICA ARABA DI SIRIA

Capo di stato: Bashar al-Assad

Capo di governo: Imad Khamis

Le parti coinvolte nel conflitto armato in Siria hanno commesso impunemente crimini di guerra, altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e violazioni dei diritti umani. Le forze governative e le forze loro alleate, comprese quelle russe, han­no compiuto attacchi indiscriminati e attacchi diretti contro la popolazione civile e obiettivi civili, effettuando bombardamenti aerei e lanci di artiglieria, anche con armi chimiche e di altro genere vietate dal diritto internazionale, provocando centinaia di morti e feriti. Le forze governative hanno mantenuto lunghi assedi su aree densamente popolate, limitando l’accesso di migliaia di civili agli aiuti umanitari e ai soccorsi medici.

Le forze governative e i governi esteri hanno negoziato accordi su base locale che hanno determinato lo sfollamento forzato di migliaia di civili, in seguito a prolungati assedi e attacchi illegali. Le forze di sicurezza hanno arrestato e continuato a detenere decine di migliaia di persone, compresi attivisti pacifici, operatori umanitari, avvocati e giornalisti, molti dei quali sono stati sottoposti a sparizione forzata, tortura e altro maltrattamento, talvolta con esiti letali. I gruppi armati d’opposizione hanno bom­bardato indiscriminatamente e stretto in lunghi assedi aree abitate prevalentemente da civili, limitando l’accesso delle agenzie umanitarie e dei soccorsi medici. Il gruppo armato Stato islamico (Islamic state – Is) si è reso responsabile di uccisioni illegali e lanci d’artiglieria pesante contro i civili, utilizzandoli anche come scudi umani. Le forze della coalizione a guida statunitense hanno lanciato attacchi contro l’Is nei quali sono rimasti uccisi o feriti civili e che in alcuni casi si sono configurati come violazione del diritto internazionale umanitario. A fine anno, il conflitto aveva causato almeno 400.000 morti; le persone sfollate internamente alla Siria o che avevano cercato rifugio in altri paesi erano complessivamente più di 11 milioni.

CONTESTO

Il conflitto armato siriano è entrato nel suo settimo anno. Le forze siriane e i loro alleati, tra cui i combattenti iraniani e di Hezbollah, hanno riconquistato la maggior parte dei territori in precedenza controllati dall’Is e da altri gruppi armati, nei governatorati di Homs e Deir el-Zour e in altre aree del paese. Si sono avvalsi del supporto delle forze armate russe, i cui raid aerei lanciati contro l’Is e altri gruppi armati contrapposti al governo avrebbero causato, secondo quanto si è appreso, morti e feriti tra i civili. A ottobre, le Forze democratiche siriane, nelle cui file erano schierati curdi siriani e gruppi armati arabi, hanno riconquistato il governatorato di Raqqa, togliendolo al controllo dell’Is. Queste sono state affiancate dalle forze della coalizione internazionale a guida statunitense, che ha lanciato incursioni aeree contro l’Is nel nord e nell’est della Siria, uccidendo e ferendo centinaia di civili. Altri gruppi armati d’opposizione che combattevano principalmente contro le forze governative, come il Movimento islamico Ahrar al-Sham, Hay’at Tahrir al-Sham e Jaysh al-Islam, controllavano o si contendevano territori dei governatorati del Rif di Damasco, Idleb e Aleppo, in alcuni casi anche combattendosi l’un l’altro. Diversi sospetti attacchi lanciati da Israele in territorio siriano erano diretti contro gli Hezbollah, avamposti governativi siriani e altri combattenti.

La Russia ha continuato a bloccare i tentativi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di perseguire la giustizia e l’accertamento delle responsabilità. Il 12 aprile, la Russia ha posto il veto a una risoluzione che condannava l’uso di armi chimiche in Siria e chiedeva il perseguimento giudiziario dei responsabili. Il 17 novembre, ha posto il veto a una risoluzione che estendeva il mandato dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche-Meccanismo investigativo congiunto delle Nazioni Unite, creato sotto l’egida del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2015, con l’incarico d’indagare sugli attacchi con armi chimiche e di accertare la responsabilità per l’uso di queste armi in Siria.

I tentativi delle Nazioni Unite di mediare la pace sono falliti, dopo che le parti impegnate nel conflitto e le forze loro alleate hanno spostato la sede dei colloqui nella capitale del Kazakistan, Astana. I colloqui diplomatici promossi dalla Russia, dall’Iran e dalla Turchia avevano l’obiettivo di rafforzare l’accordo di cessate il fuoco su tutto il territorio nazionale, negoziato a dicembre 2016, e di realizzare la “road map verso la pace” delineata nella risoluzione 2254 del 2015. A maggio, i colloqui mediati dalla Russia hanno stabilito in territorio siriano quattro “zone di sicurezza”, comprendenti i governatorati di Idleb, Deraa, Homs e Rif di Damasco.

La Commissione internazionale d’inchiesta indipendente sulla Repubblica Araba di Siria, creata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2011, ha continuato a monitorare e denunciare le violazioni del diritto internazionale umanitario compiute dalle parti coinvolte nel conflitto, sebbene gli sia stato ancora impedito dal governo di entrare in Siria.

A luglio, Catherine Marchi-Uhel è stata nominata capo del Meccanismo internazionale imparziale e indipendente, istituito a dicembre 2016 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con l’incarico di affiancare le indagini e il perseguimento dei crimini di diritto internazionale più gravi compiuti in Siria a partire da marzo 2011.

CONFLITTO ARMATO – VIOLAZIONI DA PARTE DELLE FORZE DEL GOVERNO SIRIANO E DELLE FORZE SUE ALLEATE, TRA CUI QUELLE DI IRAN E RUSSIA

Attacchi indiscriminati e attacchi diretti contro la popolazione civile e obiettivi civili

Il governo siriano e le forze sue alleate hanno continuato a rendersi responsabili di crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale, compresi attacchi indiscriminati e attacchi mirati contro la popolazione civile e obiettivi civili, come abitazioni, ospedali e strutture sanitarie. Le forze governative hanno attaccato aree controllate o contese dai gruppi armati d’opposizione, uccidendo e ferendo civili e danneggiando obiettivi civili nel corso di operazioni illega­li, effettuando bombardamenti aerei e lanci di artiglieria pesante.

Secondo l’Ngo Physicians for Human Rights, il 19 settembre, le forze governative hanno lanciato raid aerei contro tre ospedali nel governatorato di Idleb, uccidendo un operatore medico, distruggendo ambulanze e danneggiando le infrastrutture. Il 13 novembre, le forze armate siriane e russe hanno effettuato attacchi aerei nelle ore diurne contro un grande mercato ad Atareb, una città del governatorato di Aleppo in mano all’opposizione, uccidendo almeno 50 persone, in prevalenza civili. Il 18 novembre, le forze governative hanno compiuto raid aerei e attacchi d’artiglieria contro i civili stretti d’assedio a Ghouta Est, nel governatorato del Rif di Damasco, uccidendone almeno 14.

Il 4 aprile, cacciabombardieri governativi hanno effettuato un attacco su Khan Sheikhoun, nel governatorato di Idleb, con armi chimiche vietate dal diritto internazionale, uccidendo più di 70 civili e ferendone altre centinaia. Il 30 giugno, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha concluso che in questo attacco la popolazione di Khan Sheikhoun era stata esposta al sarin, un agente nervino vietato.

Assedi e negazione dell’assistenza umanitaria

Le forze governative hanno mantenuto lunghi assedi su aree abitate prevalentemente da civili. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UN Office for the Co-ordination of Humanitarian Affairs – Ocha) delle 419.920 persone sotto assedio in Siria, quasi 400.000 erano intrappolate nell’assedio delle forze governative a Ghouta Est. In queste aree, le truppe governa­tive hanno privato i residenti dell’accesso all’assistenza medica e ad altri beni e servizi essenziali, oltre che agli aiuti umanitari, mentre erano sottoposti contemporaneamente a ripetuti raid aerei, lanci d’artiglieria pesante e altri attacchi. A ottobre, l’Unicef ha annunciato che a Ghouta Est 232 bambini soffrivano di una grave forma di malnutrizione acuta.

Sfollamento forzato di civili

Tra agosto 2016 e marzo 2017, il governo e i gruppi armati d’opposizione hanno negoziato quattro cosiddetti accordi di riconciliazione, che hanno portato allo sfollamento forzato delle migliaia di abitanti di cinque zone sotto assedio: Daraya, a est della città di Aleppo, il quartiere di al-Waer nella città di Homs e le città di Kefraya e Foua. Il governo, e in misura minore i gruppi armati d’opposizione, hanno sottoposto queste aree densamente popolate ad assedi prolungati e a bombardamenti illegali, costringendo i gruppi armati d’opposizione ad arrendersi e a negoziare un accordo che ha determinato l’evacuazione dei combattenti e lo sfollamento in massa dei civili. Questi assedi e bombardamenti condotti illegalmente dal governo, con il conseguente sfollamento forzato di civili, erano parte di un esteso e sistematico attacco contro i civili, equivalente a crimine contro l’umanità.

CONFLITTO ARMATO – VIOLAZIONI DA PARTE DEI GRUPPI ARMATI

Attacchi indiscriminati e attacchi diretti contro i civili

Le forze dell’Is hanno compiuti attacchi mirati contro i civili e attacchi indi­scriminati, che hanno provocato morti e feriti tra i civili. Nel corso dell’offensiva lanciata a metà anno dalle Forze democratiche siriane e dalla coalizione a guida statunitense per la riconquista della città di Raqqa, le forze dell’Is hanno impedito agli abitanti di fuggire dalla città e hanno utilizzato i civili come scudi umani. L’Is ha rivendicato la responsabilità di una serie di attentati suicidi e altri attacchi dinamitardi che hanno preso deliberatamente di mira la popolazione civile, compreso uno compiuto a febbraio nella città di Aleppo, in cui sono morte 50 persone, e un altro a ottobre nella capitale Damasco, in cui sono rimasti uccisi 17 civili.

Hay’at Tahrir al-Sham ha rivendicato la responsabilità di due attentati dinamitardi suicidi condotti l’11 marzo in prossimità di uno dei luoghi di pellegrinaggio sciiti a Damasco, in cui sono morti 44 civili e altri 120 sono rimasti feriti.

A maggio, sono scoppiate lotte interne tra i gruppi armati d’opposizione a Ghouta Est. Nei combattimenti, durati vari giorni, sono morte più di 100 persone, tra civili e combattenti. A Ghouta Est, gruppi armati d’opposizione hanno anche lanciato indiscriminatamente razzi e colpi di mortaio sui quartieri controllati dal governo, uccidendo e ferendo diverse persone nell’arco dell’anno. A novembre, gruppi armati d’opposizione hanno sparato razzi artigianali diretti contro la città di Nabul, sotto il controllo del governo, nel governatorato di Aleppo, uccidendo tre civili.

Uccisioni illegali

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’Is ha ucciso sommariamente oltre un centinaio di civili accusati di collaborazionismo con il governo nella città di al-Qaryatan, nel governatorato di Homs, prima che le truppe governative riguadagnassero il controllo della città.

Assedi e negazione dell’assistenza umanitaria

I gruppi armati d’opposizione hanno mantenuto prolungati assedi su aree abitate prevalentemente da civili, limitando l’accesso agli aiuti umanitari e ai soccorsi, oltre che ad altri beni e servizi essenziali. L’Ocha ha riferito che Hay’at Tahrir al-Sham e il Movimento islamico Ahrar al-Sham avevano tenuto sotto assedio 8.000 persone nelle città di Kefraya e Foua, nel governatorato di Idleb.

CONFLITTO ARMATO – RAID AEREI DELLE FORZE A GUIDA STATUNITENSE

La coalizione internazionale a guida statunitense ha proseguito la sua campagna di raid aerei contro l’Is. Nei suoi attacchi, alcuni dei quali hanno violato il diritto internazionale umanitario, sono rimasti uccisi e feriti civili. A giugno, le forze della coalizione hanno utilizzato munizioni al fosforo bianco, vietate dal diritto internazionale, sui quartieri abitati da civili, nella periferia di Raqqa. A maggio, una serie di raid aerei della coalizione a guida statunitense contro una fattoria nel nord-est di Raqqa hanno ucciso 14 componenti di una famiglia: otto donne, un uomo e cinque bambini, e ferito gravemente altri due minori. Sempre a maggio, in un attacco aereo lanciato contro alcune case in un’area periferica nel nord di Raqqa, sono rimaste uccise 31 persone. A luglio, un raid aereo della coalizione su un complesso residenziale, che si trovava a un centinaio di metri da un obiettivo dell’Is, ha sterminato un’intera famiglia, compresi tre bambini. Le forze della coalizione hanno inoltre colpito imbarcazioni che attraversavano il fiume Eufrate, a sud di Raqqa, uccidendo decine di civili che tentavano di mettersi in salvo dagli intensi combattimenti in corso nella città. La coalizione non ha provveduto a condurre indagini adeguate in merito alle denunce di uccisioni di civili o alle accuse di violazioni del diritto internazionale umanitario.

CONFLITTO ARMATO – VIOLAZIONI DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE AUTONOMA GUIDATA DAL PARTITO DELL’UNIONE DEMOCRATICA

L’Amministrazione autonoma guidata dal Partito curdo-siriano dell’unione democratica (Partiya yekîtiya demokrat – Pyd) ha mantenuto il controllo su gran parte delle regioni a predomi­nanza curda, vicine al confine settentrionale. Ha arbitrariamente arrestato e detenuto diversi attivisti curdo-siriani dell’opposizione, compresi membri del Consiglio nazionale curdo in Siria. Molti sono rimasti trattenuti in detenzione prolungata in condizioni deplorevoli, in attesa del processo.

RIFUGIATI E SFOLLATI INTERNI IN SIRIA

Secondo i dati forniti dall’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e dall’Ocha, tra il 2011 e il 2017, le persone sfollate internamente nel territorio siriano erano 6,5 milioni; almeno altri cinque milioni avevano cercato rifugio fuori del paese, dei quali 511.000 hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato durante il 2017. Le autorità degli stati limitrofi, ovvero Turchia, Libano e Giordania, che ospitavano quasi la totalità dei rifugiati (compresi i palestinesi sfollati dalla Siria), hanno limitato l’ingresso di nuovi rifugiati, che sono così rimasti in Siria, soggetti a ulteriori attacchi, violazioni e privazioni materiali. Il numero di posti per il reinsediamento e i percorsi alternativi legali e sicuri per i rifugiati offerti dall’Ue e da altri stati sono stati del tutto insufficienti, rispetto alle esigenze indicate dall’Unhcr.

Alcune delle persone sfollate internamente in Siria avevano trovato riparo in accampamenti improvvisati dove gli aiuti umanitari avevano difficoltà ad arrivare e dove scarseggiavano altri beni di prima necessità, oltre che opportunità per guadagnarsi da vivere.

SPARIZIONI FORZATE IN SIRIA

Le forze governative hanno continuato a trattenere senza processo migliaia di detenuti, spesso in condizioni equiparabili a sparizione forzata. Decine di migliaia di persone sono state vittime di sparizione forzata, alcune delle quali dall’inizio del conflitto nel 2011. Queste comprendevano persone che avevano espresso pacificamente critiche verso il governo od oppositori politici, così come i loro familiari, che le autorità detenevano al posto dei loro congiunti su cui pendeva un mandato d’arresto.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN SIRIA

Il ricorso a tortura e altri maltrattamenti di detenuti è stato sistematico e diffuso, sia da parte dei reparti di sicurezza e intelligence del governo siriano sia nel sistema carcerario statale. La tortura e altri maltrattamenti hanno continuato a determinare un’alta percentuale di decessi tra i detenuti. Ad esempio, i numerosi decessi di detenuti registrati nel carcere militare di Saydnaya erano riconducibili alle ripetute torture e altri maltrattamenti subiti, oltre che alla sistematica privazione di cibo, acqua, ventilazione, farmaci e cure mediche. I loro cadaveri sono stati seppelliti in fosse comuni.

ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI IN SIRIA

Le forze governative si sono rese responsabili dell’uccisione illegale di detenuti sotto la loro custodia nel carcere militare di Saydnaya, vicino a Damasco. All’incirca 13.000 reclusi in questa struttura sono stati sottoposti a esecuzione extragiudiziale, tramite impiccagioni di massa effettuate nelle ore notturne, nel periodo compreso tra il 2011 e il 2015. La stragrande maggioranza delle vittime era costituita da civili percepiti come oppositori del governo e messi a morte dopo essere stati trattenuti in condizioni equiparabili a sparizione forzata. Prima di essere impiccate, le vittime erano state condannate a morte davanti al tribunale militare da campo nel quartiere al-Qaboun di Damasco, al termine di “processi” la cui durata andava da uno a tre minuti, notoriamente celebrati a porte chiuse e in piena violazione dei minimi standard internazionali di equità processuale.

Ad agosto, la famiglia del programmatore informatico Bassel Khartabil ha appreso che il loro congiunto era stato ucciso nel 2015, dopo essere stato “processato” e “condannato a morte” dal tribunale militare da campo di al-Qaboun. Bassel Khartabil era stato arrestato il 15 marzo 2012 dal servizio d’intelligence militare siriano ed era rimasto trattenuto in incommunicado per otto mesi, per poi essere spostato a dicembre 2012 nel penitenziario di ‘Adra a Damasco, dove era rimasto fino al 3 ottobre 2015, quando era stato trasferito in una località imprecisata prima della sua esecuzione.

PENA DI MORTE IN SIRIA

La pena di morte è rimasta in vigore per molti reati. Le autorità hanno fornito poche informazioni riguardanti le condanne a morte emesse e nessuna sulle esecuzioni effettuate.

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