Tunisia - Amnesty International Italia

REPUBBLICA TUNISINA

Capo di stato: Beji Caid Essebsi

Capo di governo: Youssef Chahed 

Le autorità hanno rinnovato ancora una volta lo stato d’emergenza, utilizzandolo come pretesto per giustificare l’imposizione di arbitrarie restrizioni alla libertà di movimento. Si sono verificati, in un clima d’impunità, nuovi casi di tortura e altri maltrattamenti ai danni di detenuti. La polizia ha effettuato arresti arbitrari e irruzioni in abitazioni private senza mandato. Persone Lgbti sono state arrestate e processate per rapporti omosessuali consenzienti. In diverse regioni del paese sono aumentati i procedimenti giudiziari contro manifestanti pacifici.

CONTESTO

Durante l’anno, le autorità hanno rinnovato per cinque volte lo stato d’emergenza, per periodi da uno a tre mesi. A settembre, a seguito di un importante rimpasto di governo, sono entrati a far parte del consiglio di gabinetto 13 nuovi ministri.

Sono continuate le proteste contro la disoccupazione, la povertà diffusa e il divario economico causato dalle politiche di sviluppo attuate dal governo, soprattutto nelle regioni più arretrate del paese.

A maggio, il parlamento ha adottato un emendamento alla legge sui passaporti, che ha introdotto alcune positive disposizioni, secondo le quali la persona destinataria di un provvedimento restrittivo di viaggio verrebbe informata tempestivamente della decisione e avrebbe il diritto di appellarsi 1.

Sempre a maggio, la situazione dei diritti umani della Tunisia è stata analizzata per la terza volta secondo l’Upr delle Nazioni Unite. A settembre, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato le raccomandazioni espresse alla Tunisia.

Le elezioni amministrative locali previste a dicembre sono state rinviate a maggio 2018, a seguito dei ritardi nella nomina dei componenti della commissione nazionale per elezioni indipendenti. Il parlamento non è riuscito a eleggere la sua quota di membri della Corte costituzionale, come previsto dalla legge, impedendo di fatto l’insediamento della Corte.

CONTROTERRORISMO E SICUREZZA IN TUNISIA

Le misure d’emergenza in vigore da novembre 2015 hanno continuato a conferire al ministro dell’Interno ulteriori ampi poteri, compresa la facoltà di ordinare irruzioni all’interno di abitazioni private in assenza di un mandato giudiziario e d’imporre restrizioni alla libertà di movimento. Il ministero dell’Interno ha continuato a limitare la libertà di movimento, tramite l’applicazione di arbitrari e indefiniti ordini, noti come S17, che hanno confinato centinaia di persone nei rispettivi governatorati di residenza, giustificandoli come una misura necessaria per impedire ai cittadini tunisini di recarsi all’estero per entrare a far parte di gruppi armati. Avvocati per i diritti umani hanno documentato casi di arresti arbitrari e detenzioni a breve termine di persone sottoposte alle sopracitate misure di controllo delle frontiere S17. Ad aprile, il ministro dell’Interno ha informato il parlamento che 134 persone avevano fatto ricorso presso il tribunale amministrativo contro l’adozione degli ordini S17. Lo stesso mese, il ministro ha annunciato che 537 persone sarebbero state processate per attività “legate al terrorismo”.

I familiari di individui sospettati di appartenere a gruppi armati o di essere loro sostenitori hanno subìto vessazioni e intimidazioni da parte della polizia. L’abitazione della famiglia Malik a Tozeur è stata oggetto di ripetute irruzioni da parte della polizia, che sospettava uno dei suoi membri di essere affiliato a gruppi armati con base all’estero. A maggio, due componenti della famiglia, i giornalisti Salam e Salwa Malik, sono stati perseguiti penalmente e condannati a sei mesi di reclusione, pena in seguito ridotta al pagamento di un’ammenda, per aver criticato la condotta della polizia durante un’irruzione particolarmente violenta nella loro abitazione 2.

La polizia ha vessato persone a causa del loro aspetto, arrestando e interrogando uomini con la barba e uomini e donne che, a giudizio degli agenti, si vestivano con un abbigliamento religioso conservatore.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN TUNISIA

Avvocati per i diritti umani hanno continuato a segnalare episodi di tortura e altri maltrattamenti di detenuti, soprattutto durante le fasi dell’arresto e la detenzione cautelare prima della formulazione dell’incriminazione, sia nei casi penali ordinari sia nei casi giudiziari inerenti la sicurezza nazionale. A marzo e aprile, la commissione parlamentare su diritti, libertà e relazioni esterne ha invitato Amnesty International a un incontro informativo, dopo che il primo ministro aveva affermato che il governo avrebbe indagato in merito alle denunce dell’organizzazione sugli abusi compiuti dalle forze di sicurezza, compresi casi di tortura 3. La commissione ha tenuto altre quattro audizioni sul tema della tortura, ciascuna in separata sede, con Amnesty International, con due Ngo tunisine e con il ministro dell’Interno.

Il lavoro del meccanismo nazionale di prevenzione (National Preventive Mechanism – Npm), l’organo tunisino per la prevenzione della tortura, che era stato istituito nel 2013 nel contesto degli obblighi della Tunisia quale stato parte del Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, ha continuato a essere ostacolato dalla mancanza di cooperazione del ministero dell’Interno e dal finanziamento inadeguato da parte del governo. Ad aprile, la polizia dell’aeroporto internazionale di Tunisi-Cartagine ha impedito ai membri dell’Npm di monitorare la consegna di un “sospettato” per terrorismo, che era stato espulso dalla Germania.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Le persone Lgbti hanno continuato a rischiare di essere arrestate ai sensi dell’art. 230 del codice penale, che criminalizzava i rapporti omosessuali consenzienti. La polizia ha arrestato almeno 44 persone, che sono state successivamente incriminate e perseguite ai sensi del sopracitato articolo. A giugno, un giudice di Sousse ha condannato in contumacia un ragazzo di 16 anni a quattro anni di carcere, in applicazione dell’art. 230.

Persone Lgbti hanno inoltre affrontato violenza, sfruttamento e abusi sessuali e di altro tipo da parte della polizia, anche quando si erano rivolte all’autorità per cercare di ottenere un rimedio legale alle violazioni dei loro diritti. A luglio, agenti della polizia di Sousse hanno arbitrariamente arrestato e percosso due uomini, a causa del loro percepito orientamento sessuale. Ad agosto, poliziotti di Sidi Bousaid, una località nei pressi della capitale Tunisi, hanno aggredito un uomo transgender residente a Tunisi, dopo che si era recato presso il commissariato di polizia per sporgere denuncia per le vessazioni subite a causa del suo genere.

La polizia ha continuato a sottoporre uomini accusati di rapporti omosessuali a visite anali forzate, in violazione del divieto di tortura. A settembre, la Tunisia ha accettato una raccomandazione espressa durante l’Upr delle Nazioni Unite, che sollecitava le autorità tunisine a porre fine alla pratica delle visite anali.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE IN TUNISIA

Il 10 maggio, il presidente Essebsi ha annunciato lo schieramento dell’esercito allo scopo di proteggere alcune installazioni petrolifere d’importanza cruciale dai danneggiamenti causati dalle proteste della società civile e dei lavoratori. Nei giorni successivi, le forze di polizia hanno fatto uso eccessivo della forza, lanciando tra l’altro gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici, nella città meridionale di Tataouine. Un giovane dimostrante è rimasto ucciso dopo essere stato investito da un veicolo della guardia nazionale, in quello che il ministero della Salute ha definito un incidente. Il 18 settembre, un gruppo di agenti ha percosso con i manganelli il giornalista Hamdi Souissi, mentre copriva un sit-in di protesta a Sfax.

Per tutto l’anno, i tribunali hanno processato un numero crescente di manifestanti pacifici. Nella sola Gafsa, i tribunali hanno processato centinaia di persone, almeno 80 delle quali in contumacia, per accuse come “interruzione della libertà di lavorare”, a seguito delle proteste sociali legate alla disoccupazione.

I tribunali hanno continuato ad applicare in maniera arbitraria alcune disposizioni contenute nel codice penale, per perseguire penalmente persone per comportamenti tutelati dal diritto alla libertà d’espressione. A maggio, il tribunale di primo grado di Sousse ha condannato due giovani a due mesi di reclusione per “pubblica indecenza”, per aver ideato e indossato una maglietta con uno slogan che insinuava che gli agenti della polizia erano moralmente corrotti. A luglio, il cantante rap Ahmed Ben Ahmed è stato aggredito da un gruppo di poliziotti, che avrebbero dovuto garantire la sicurezza durante il suo concerto, perché si erano ritenuti offesi dal fatto che le canzoni del rapper insultavano il corpo di polizia. Un sindacato di categoria della polizia ha in seguito sporto denuncia presso il tribunale di primo grado di Mahdia contro Ahmed Ben Ahmed, invocando il reato di “insulti contro pubblico ufficiale”, contemplato dal codice penale.

A giugno, il tribunale di primo grado di Bizert ha ritenuto almeno cinque persone colpevoli del reato di “pubblica indecenza” per aver fumato in pubblico nelle ore diurne durante il Ramadan 4.

L’8 settembre, le autorità hanno arbitrariamente espulso dalla Tunisia il principe Hicham Al Alaoui, cugino del re Mohamed VI del Marocco, apertamente critico verso di lui, dopo che era arrivato nel paese per partecipare a una conferenza sul processo di transizione democratica.

DIRITTI DELLE DONNE IN TUNISIA

A luglio, il parlamento ha adottato la legge sull’eliminazione della violenza contro le donne, che ha introdotto una serie di garanzie volte a proteggere donne e ragazze dalla violenza di genere. In particolare è stato abrogato l’art. 227 bis, che consentiva agli uomini re­sponsabili dello stupro di donne o ragazze al di sotto dei 20 anni, di evitare di essere perseguiti se sposavano la loro vittima.

Ad agosto, il presidente Essebsi ha esortato il parlamento a riformare la discriminatoria legge sull’eredità e ha creato una commissione incaricata di elaborare riforme legislative volte ad assicurare l’uguaglianza di genere.

A fine anno, la commissione non aveva ancora consegnato il suo rapporto. A settembre, il ministero della Giustizia ha abrogato la direttiva del 1973, che vietava il matrimonio tra una donna tunisina e un uomo di religione non musulmana.

Nel contesto del rimpasto di governo di settembre, il già esiguo numero di donne che ricoprivano la carica di ministro è stato ulteriormente ridotto, passando da quattro a tre su un totale di 28 ministri, con una grave sotto rappresentazione delle donne all’interno del governo.

GIUSTIZIA TRANSIZIONALE IN TUNISIA

La commissione verità e dignità (Instance vérité et dignité – Ivd), creata nel 2013 per affrontare le violazioni dei diritti umani compiute tra luglio 1995 e dicembre 2013, ha tenuto nel corso dell’anno 11 audizioni pubbliche. Durante queste sessioni, vittime e perpetratori hanno rilasciato deposizioni riguardanti un’ampia gamma di violazioni, tra cui brogli elettorali, sparizioni forzate e torture. Non sono stati compiuti progressi nell’adozione di un protocollo d’intesa tra l’Ivd e il ministero della Giustizia, per permettere il trasferimento dei casi a camere giudiziarie specializzate. Le istituzioni governative, tra cui i ministeri dell’Interno, della Difesa e della Giustizia, hanno continuato a non fornire all’Ivd le informazioni che aveva richiesto per le proprie indagini. La magistratura militare si è rifiutata di consegnare all’Ivd i fascicoli giudiziari riguardanti i processi a carico dei presunti responsabili dell’uccisione dei manifestanti durante la rivolta del 2011 e delle vittime della repressione attuata dalla polizia durante le proteste di Siliana nel 2012.

A settembre, il parlamento ha approvato una controversa legge sulla riconciliazione amministrativa, inizialmente proposta dal presidente Essebsi nel 2015. Il documento era stato per lungo tempo osteggiato dai partiti politici d’opposizione, dai gruppi della società civile e dalle campagne guidate dal movimento Manich Msameh (Non dimenticherò), in quanto avrebbe garantito ai funzionari pubblici accusati di corruzione e appropriazione indebita l’immunità da ulteriori procedimenti giudiziari, nel caso in cui avessero dimostrato di aver obbedito agli ordini e di non aver tratto personale beneficio dal reato. Un gruppo di parlamentari ha depositato un ricorso presso l’autorità provvisoria per l’esame della costituzionalità delle bozze legislative, sostenendo che la nuova legge era incostituzionale; a causa dell’incapacità dell’autorità provvisoria di raggiungere una decisione di maggioranza sulla legge, questa è stata promulgata.

DIRITTO ALL’ACQUA IN TUNISIA

La carenza d’acqua in Tunisia si è ulteriormente aggravata, dopo che le riserve idriche delle dighe erano diminuite del 42 per cento rispetto alla media annuale. Ad agosto, il ministro dell’Agricoltura, delle risorse idriche e della pesca ha dichiarato che il governo non aveva una strategia nazionale per la distribuzione dell’acqua e che pertanto era impossibile garantirne un accesso uniforme.

La carenza d’acqua degli ultimi anni in Tunisia ha influito in maniera sproporzionata sulla distribuzione dell’acqua sul territorio e determinato ripetuti tagli della fornitura idrica nelle regioni più periferiche, provocando proteste a livello locale per tutto il 2017. A settembre, gli abitanti della cittadina di Deguech, nella regione di Tozeur, hanno organizzato una protesta davanti all’ufficio dell’amministrazione locale, chiedendo una soluzione ai tagli dell’erogazione dell’acqua che si erano regolarmente ripetuti nella regione per tutta l’estate. A luglio, alcuni quartieri di Redeyef, nella regione di Gafsa, sono rimasti oltre un mese senza acqua corrente e in alcune città, come Moulares, l’acqua era erogata soltanto per qualche ora al giorno. A marzo, l’Ngo Osservatorio tunisino delle acque ha annunciato di aver registrato 615 tagli della fornitura idrica e 250 proteste legate all’accesso all’acqua.

PENA DI MORTE IN TUNISIA

I tribunali hanno emesso almeno 25 condanne a morte, al termine di procedimenti giudiziari inerenti alla sicurezza nazionale. Gli avvocati della difesa si sono appellati contro queste sentenze. Non sono state effettuate esecuzioni dal 1991.

 

 

1 Tunisia: Changes to passport law will ease arbitrary restrictions on travel (news, 26 maggio).

2 Tunisia: Journalists prosecuted for criticizing conduct of security forces (news, 15 maggio).

3 “We want an end to the fear”: Abuses under Tunisia’s state of emergency (MDE 30/4911/2017).

4 Tunisia: Fifth man facing jail term for breaking fast during Ramadan (news, 13 giugno).

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