Rapporto di Amnesty International sul Venezuela: crisi politica, s’intensifica la caccia al dissidente - Amnesty International Italia

Rapporto di Amnesty International sul Venezuela: crisi politica, s’intensifica la caccia al dissidente

26 aprile 2017

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In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha accusato le autorità del Venezuela di aver intensificato la persecuzione e le punizioni nei confronti di chi la pensa diversamente, in un contesto di crisi politica in cui le proteste che si susseguono in tutto il paese hanno dato luogo a diverse morti e a centinaia di ferimenti e arresti.

Il rapporto, intitolato “Ridotti al silenzio con la forza: detenzioni arbitrarie e motivate politicamente in Venezuela“, fornisce dettagli su una serie di azioni illegali intraprese dalle autorità venezuelane per reprimere la libertà d’espressione, tra cui: arresti senza mandato da parte del Servizio bolivariano dell’intelligence nazionale (Sebin) nei confronti di attivisti non violenti per “reati contro la madrepatria”, uso ingiustificato della detenzione preventiva e una campagna diffamatoria sui mezzi d’informazione nei confronti di oppositori politici.

In Venezuela il dissenso non è consentito. Le autorità paiono non darsi limiti nell’applicazione di una miriade di tattiche legali per punire chi esprime opinioni diverse dalle posizioni ufficiali del governo“, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International.

Invece di cercare ossessivamente di ridurre al silenzio ogni opinione dissidente, le autorità venezuelane dovrebbero concentrarsi nella ricerca di soluzioni concrete e durature per porre fine all’acuta crisi politica che il paese sta attraversando“, ha aggiunto Guevara Rosas.

L’11 gennaio il Sebin ha arrestato Gilber Caro e Steicy Escalona, rispettivamente parlamentare e attivista del partito di opposizione Volontà popolare a un casello autostradale mentre stavano rientrando nella capitale Caracas.

Quello stesso giorno, il vicepresidente della Repubblica ha reso noto alla tv nazionale che ai due esponenti dell’opposizione erano stati sequestrati una pistola e degli esplosivi e ha accusato Caro di far parte di un gruppo di terroristi e di essere andato clandestinamente in Colombia.

Escalona è stato portato di fronte a un tribunale militare e incriminato di furto di beni dell’esercito e di ribellione. Caro è stato trasferito in un centro di detenzione in attesa dell’incriminazione.

I casi di Caro e di Escalona illustrano alcune delle molte strategie cui le autorità venezuelane ricorrono per cercare di ridurre al silenzio l’opposizione, in un contesto di sempre più massicce proteste in tutto il paese.

Nella maggior parte dei casi le persone arrestate vengono accusate di reati quali “tradimento contro la madrepatria“, “terrorismo“, “furto di beni dell’esercito” o “ribellione“, grazie ai quali l’uso della detenzione preventiva è consentito anche in assenza di prove che possano confermare l’accusa.

Questi reati ricadono sotto giurisdizioni speciali, tra cui quella militare, prive d’indipendenza, raramente imparziali e che non dovrebbero riguardare imputati civili.

Amnesty International ha inoltre documentato casi in cui i contatti tra i detenuti e i loro avvocati e familiari sono stati limitati col conseguente incremento del rischio di subire maltrattamenti e torture.

Yon Goicoechea, leader studentesco di Volontà popolare, è stato arrestato il 29 agosto 2016 da uomini non identificati a bordo di un furgone privo di targa.

L’arresto di Goicoechea è stato poi confermato da un alto rappresentante del partito di governo, il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), che ha accusato l’oppositore di trasportare esplosivi da usare in una manifestazione dell’opposizione prevista il 1° settembre.

Per 13 ore dall’arresto, Goicoechea è risultato scomparso. In seguito, è emerso che era detenuto in un centro di detenzione del Sebin a Caracas, dove è rimasto senza avere contatti con l’esterno fino al 1° settembre.

Il 20 ottobre, un tribunale ha disposto il rilascio di Goicoechea poiché la pubblica accusa non era stata in grado di presentare prove sufficienti per incriminarlo. Ciò nonostante, l’oppositore si trova ancora nelle mani del Sebin.

Il fatto che in Venezuela ci siano persone detenute senza alcuna accusa ufficiale dimostra quanto sia disperata la situazione dei diritti umani nel paese“, ha concluso Guevara Rosas.

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