Regno Unito, Amnesty International propone un nuovo questionario per proprietari e dirigenti della Premier League - Amnesty International Italia

Regno Unito, Amnesty International propone un nuovo questionario per proprietari e dirigenti della Premier League

7 Agosto 2020

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Amnesty International ha chiesto alla Premier League inglese di aggiornare il proprio questionario per dirigenti e proprietari (un documento che individua i requisiti di esclusione da cariche dirigenziali e dall’acquisto dei club) e ne ha inviata una proposta aggiornata al direttore generale della Premier League, Richard Masters.

Secondo Amnesty International l’attuale questionario è del tutto insufficiente a dare un quadro della situazione dei diritti umani di coloro che vogliono acquistare squadre di calcio inglesi e ne ha commissionato uno nuovo che tenesse conto anche dei diritti umani agli avvocati specializzati in diritto d’impresa David Chivers, avvocato della Corona, e Seamus Woods della Erskine Chambers. L’associazione ha commissionato anche una dettagliata analisi giuridica.

Ultimamente la Premier League attraverso i propri giocatori e le proprie squadre ha offerto sostegno alle proteste del movimento Black Lives Matter, mentre Amnesty International ha anche elogiato le squadre, molte delle quali in Premier League, coinvolte nel progetto Football Welcomes, iniziativa in cui viene celebrato il contributo dei rifugiati a questo sport.

L’attuale questionario non è conforme al rispetto dei diritti umani

Il tentativo di acquisto della squadra di calcio del Newcastle United da parte di un consorzio di acquirenti comprendente il Fondo pubblico di investimento dell’Arabia Saudita ha messo in luce la questione dei diritti umani rispetto alle proprietà delle squadre di Premier League. L’analisi giuridica di Amnesty International mostra che l’attuale questionario per proprietari e dirigenti presenta una serie di gravi limiti, ad esempio vieta alle persone inserite nel registro degli autori di reati a sfondo sessuale di diventare proprietari o dirigenti ma non presenta questo tipo di divieto per chi è complice di torture, schiavitù, tratta di esseri umani o persino crimini di guerra.

L’analisi di Amnesty International “Proposta di modifiche alle regole della Premier League per il questionario per proprietari e dirigenti in materia di diritti umani internazionali e discriminazione” sottolinea che l’espressione “diritti umani” non compare neanche nel testo del questionario, nonostante il calcio inglese aderisca in teoria ai principi Fifa: l’articolo 3 dello statuto Fifa afferma che l’organismo calcistico internazionale è “impegnato nel rispetto di tutti i diritti umani riconosciuti a livello internazionale“.

Fra le altre cose, il nuovo questionario proposto da Amnesty International chiede al consiglio della Premier League di valutare se un potenziale proprietario o dirigente si sia reso complice di gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani o di qualsiasi condotta che sia in contrasto con le norme antidiscriminazione della Premier League.

La Premier League deve fare qualcosa contro lo sportswashing

Ad aprile, Amnesty International aveva scritto a Richard Masters esprimendo le proprie preoccupazioni per l’acquisizione del Newcastle, denunciando che si trattava di un tentativo da parte dell’Arabia Saudita di ripulirsi la reputazione rispetto ai diritti umani investendo nello sport in discipline di alto livello e usandolo come strumento di “riposizionamento”.

Sotto la guida del principe della corona Mohammed bin Salman, l’Arabia Saudita ha sperimentato un’ondata di repressione in cui critici del governo e difensori dei diritti umani, anche importanti attiviste e attivisti per i diritti delle donne, sono stati arrestati, torturati e processati. Nell’ottobre 2018, il giornalista Jamal Khashoggi è stato ucciso nel consolato saudita a Istanbul, un’uccisione che secondo le Nazioni Unite era stata “supervisionata, pianificata e approvata da alti funzionari” dello stato saudita. (Maggiori informazioni sulla situazione dei diritti umani in Arabia Saudita).

Amnesty International aveva sottolineato che la Premier League rischiava di “diventare il capro espiatorio” dell’attività di sportswashing saudita a meno che la situazione dei diritti umani in Arabia Saudita non fosse stata pienamente considerata nella valutazione dell’accordo sul Newcastle, cosa per la quale l’attuale questionario per proprietari e dirigenti non si è rivelato sufficiente. Dopo il fallimento dell’accordo sul Newcastle la scorsa settimana, Amnesty International ha dichiarato che la trattativa di acquisto era stata un “evidente tentativo” di sportswashing, in cui le autorità saudite avevano provato a “investire nella passione, nel prestigio e nell’orgoglio del calcio del Tyneside“.

Nella nuova lettera, l’associazione chiede a Richard Masters, a capo della Premier League, di “considerare attentamente” la proposta di migliorie del questionario e suggerisce di fissare un incontro tra Premier League, Amnesty International e l’avvocato David Chivers per approfondire l’argomento.

Kate Allen, direttrice di Amnesty International Regno Unito, ha dichiarato: “La polemica attorno al possibile acquisto saudita del Newcastle è stato un vero campanello d’allarme per la Premier League che ha urgente bisogno di capire cosa accade al suo interno. L’attuale questionario per proprietari e dirigenti è del tutto inadeguato al compito di esaminare chi diventa proprietario o gestisce una squadra di calcio inglese e ha bisogno di una revisione. Attualmente, chiunque desideri ripulire la propria reputazione con lo sport investendo nel calcio inglese lo può fare, sapendo che persino il proprio coinvolgimento in crimini di guerra o atti di tortura non rappresenterebbero un problema. Il questionario per proprietari e dirigenti non si è tenuto al passo con le ultime tendenze delle proprietà calcistiche internazionali e neanche con le potenze straniere che cercano di investire a modo loro in questo gioco. Il calcio può essere una vera e propria forza, come ha dimostrato l’ottimo progetto Football Welcomes, ma il calcio di serie superiore deve risolvere la questione spinosa della proprietà“.

Football Welcomes

Football Welcomes è un’iniziativa di Amnesty International Regno Unito che celebra il contributo dato dai giocatori con una storia di rifugiati alle spalle e mette in luce il ruolo svolto dal calcio e dalle società calcistiche nella creazione di comunità di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo. Nel weekend di Football Welcomes ad aprile, le squadre di tutto il paese organizzano partite e tornei straordinari, offrono biglietti di ingresso omaggio, organizzano visite dello stadio e incontri con i giocatori. Nel 2019, hanno partecipato circa 180 club, e fra questi vi erano oltre la metà delle squadre di Premier League. Inoltre, il weekend fa conoscere il lavoro per accogliere i rifugiati realizzato durante l’anno grazie ai numerosi fondi destinati alle comunità dalle squadre di calcio. Attraverso il progetto Football Welcomes, Amnesty International lavora fianco a fianco con Leicester City in the Community, la Fondazione Aston Villa, la Fondazione Middlesbrough FC, la Fondazione Club Doncaster e Liverpool County FA/Liverpool FC per creare altre comunità di accoglienza.