Il vento sta cambiando: riforme e resistenze sulla pena di morte nell’Asean

9 Ottobre 2026

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Alla vigilia della Giornata mondiale contro la pena di morte del 10 ottobre, Amnesty International ha evidenziato come in un numero crescente di paesi dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Association of Southeast Asian Nations – Asean) si registrino passi avanti nella riduzione del ricorso alla pena di morte e dei reati per i quali è prevista. Questi progressi stanno dando nuovo impulso al percorso verso l’abolizione in una regione storicamente caratterizzata da un forte sostegno a questa punizione crudele. I cambiamenti in corso in numerosi paesi rendono sempre più evidente l’isolamento di Singapore, in controtendenza rispetto al resto della regione, mentre a livello globale le esecuzioni continuano a essere concentrate in un numero ristretto di stati.

 

Il rapporto

Da una nuova ricerca pubblicata da Amnesty International, intitolata LEGGI IL RAPPORTO, è emerso che negli ultimi 20 anni una serie di riforme e la diminuzione delle esecuzioni hanno cambiato il quadro della pena di morte negli 11 stati che oggi compongono l’Asean, avvicinando progressivamente la regione alla situazione dei tre paesi che l’hanno completamente abolita per legge: Cambogia, Filippine e Timor Est.

All’inizio del 2026, l’Indonesia ha raggiunto i 10 anni senza esecuzioni, mentre Malaysia e Thailandia potrebbero raggiungere lo stesso traguardo rispettivamente nel 2027 e nel 2028. Anche Brunei e Laos hanno continuato a non eseguire condanne a morte e negli ultimi decenni hanno fatto ricorso a questa pena solo raramente. Myanmar, Singapore e Vietnam, invece, continuano ad applicarla con fermezza.

“Il numero dei paesi dell’Asean che eseguono condanne a morte è diminuito costantemente. Negli ultimi cinque anni sono state registrate esecuzioni soltanto in Myanmar, Singapore e Vietnam”, ha dichiarato Joshua Ericsson, direttore di Amnesty International Malaysia.

“Questa evoluzione mette in evidenza il crescente isolamento degli stati che continuano a eseguire condanne a morte e a giustificare il mantenimento di questa punizione crudele sostenendo che sia uno strumento particolarmente efficace per garantire la sicurezza pubblica. Le riforme introdotte nei paesi dell’Asean dimostrano che questa posizione non è più sostenibile. Quando i diritti umani vengono posti al centro del sistema di giustizia penale, iniziano a venir meno le fondamenta stesse della pena di morte. Gli stati devono trasformare le sospensioni delle esecuzioni in moratorie ufficiali e procedere, infine, alla completa abolizione della pena di morte per legge”, ha aggiunto Ericsson.

 

Singapore continua ad andare controcorrente

Singapore rimane l’unico stato dell’Asean nel quale si eseguono regolarmente condanne a morte e le autorità si oppongono apertamente a riforme sostanziali. Il paese si pone così in netto contrasto con la tendenza regionale e globale a limitare il ricorso alla pena capitale e ad abolirla.

Al 30 settembre 2026, le autorità avevano già eseguito 19 condanne a morte dall’inizio dell’anno, tutte per reati legati alla droga: un numero superiore alle 17 esecuzioni registrate nell’intero 2025 e più del doppio delle nove del 2024. Amnesty International ha continuato a documentare l’imposizione obbligatoria della pena di morte, soprattutto per traffico di droga, al termine di procedimenti giudiziari iniqui. Le esecuzioni che ne derivano sono pertanto illegali e arbitrarie secondo il diritto internazionale dei diritti umani e i relativi standard. Desta inoltre grave preoccupazione l’intensificarsi delle iniziative delle autorità per prendere di mira e mettere a tacere attiviste, attivisti e persone impegnate nella difesa dei diritti umani che si battono contro la pena di morte.

In Myanmar si è registrata una grave battuta d’arresto quando, nel 2022, le autorità militari hanno ripreso a eseguire condanne a morte pronunciate al termine di procedimenti giudiziari gravemente iniqui, dopo oltre tre decenni senza esecuzioni. Nel 2025 e nel 2026 hanno inoltre ampliato il numero dei reati punibili con la pena capitale.

In Vietnam, nonostante il numero ufficiale delle esecuzioni rimanga un segreto di stato e sia quindi difficile accertarne l’entità, le autorità hanno avviato riforme che dovrebbero ridurre da 18 a quattro, nell’arco di poco più di un anno, i reati punibili con la morte.

 

Il percorso verso l’abolizione prende slancio

Diversi paesi dell’Asean hanno introdotto riforme importanti, tra cui la riduzione dei reati punibili con la pena capitale, l’eliminazione dell’obbligatorietà della pena di morte, la revisione delle condanne già pronunciate e nuovi impegni politici per riesaminare o limitare il ricorso a questa punizione crudele.

“Indonesia, Malaysia, Thailandia e Vietnam sono in prima linea in questa nuova stagione di riforme e continuano a ridurre i casi in cui è prevista la pena di morte”, ha dichiarato Joshua Ericsson. “Se questa tendenza proseguirà, assisteremo a una significativa diminuzione del numero delle persone condannate a morte o detenute nel braccio della morte”.

Con la legge del 2021 sul controllo degli stupefacenti, la Thailandia ha limitato le circostanze in cui è possibile imporre la pena capitale per reati legati alla droga.

In Malaysia, recenti riforme legislative hanno modificato profondamente la normativa sulla pena di morte, contribuendo a ridurre il numero delle persone condannate alla pena capitale da oltre 1200 a circa 100 alla fine del 2025. In Indonesia, il nuovo codice penale classifica la pena di morte come una “pena speciale”, da applicare soltanto come ultima risorsa. In Vietnam, il numero dei reati punibili con la morte dovrebbe passare da 18 a quattro nell’arco di poco più di un anno.

 

La pena di morte continua a essere prevista per i reati legati alla droga

Nonostante i progressi, le garanzie e le restrizioni previste dal diritto internazionale in materia di pena di morte vengono frequentemente violate in nome della sicurezza pubblica e della cosiddetta “guerra alla droga”.

“La pena di morte per reati legati alla droga è ancora prevista in tutti gli otto stati dell’Asean che mantengono questa punizione crudele, in violazione del diritto internazionale dei diritti umani e dei relativi standard”, ha dichiarato Joshua Ericsson. “Singapore continua a rappresentare un’eccezione nella regione: è l’unico paese dell’Asean nel quale abbiamo potuto confermare esecuzioni per reati legati alla droga e nel quale continuano a essere imposte condanne a morte obbligatorie per traffico di stupefacenti”.

In Vietnam, le modifiche legislative entrate in vigore nel 2025 hanno abolito la pena di morte per otto reati, tra cui il trasporto di stupefacenti. Ulteriori riforme dovrebbero ridurre a quattro i reati ancora punibili con la morte, tra i quali la produzione di stupefacenti. La Thailandia ha limitato i casi in cui questa punizione crudele può essere applicata per reati legati alla droga. In Malaysia, dopo l’abolizione della pena di morte obbligatoria nel 2023, le condanne a morte per reati legati alla droga pronunciate dalle Alte corti sono state commutate in appello.

 

Sta cambiando il modo di considerare la pena di morte

Negli ultimi 20 anni i paesi dell’Asean hanno compiuto progressi significativi, rendendo sempre più marcata la distanza tra quelli che continuano a eseguire condanne a morte e quelli che avanzano verso l’abolizione.

“È evidente che, lentamente ma con continuità, il ricorso alla pena di morte sta cambiando in tutta la regione. La prospettiva dell’abolizione si fa sempre più concreta, anche grazie alla crescente attenzione per la dignità umana e per il rispetto del diritto internazionale dei diritti umani”, ha dichiarato Joshua Ericsson.

“È arrivato il momento di tradurre questo cambiamento di prospettiva in misure concrete che garantiscano la rapida e completa abolizione della più crudele, disumana e degradante delle punizioni”.

Amnesty International chiede ai governi degli stati dell’Asean che mantengono la pena di morte di introdurre immediatamente una moratoria ufficiale sulle esecuzioni, o di mantenere quelle già in vigore, e di adottare con urgenza misure per abolire completamente questa punizione crudele. In attesa dell’abolizione definitiva, gli stati devono eliminare la pena di morte per i reati legati alla droga, garantire il diritto a un processo equo e abrogare tutte le leggi e le politiche che determinano un’applicazione discriminatoria della pena capitale.

“La pena di morte rimane la più crudele, disumana e degradante delle punizioni, ma la sua abolizione in tutta la regione è possibile se continueremo a opporci con determinazione al ristretto gruppo di paesi che ancora la applicano”, ha dichiarato Joshua Ericsson. “Ogni anno milioni di persone in tutto il mondo si mobilitano contro la pena di morte, dimostrando la straordinaria forza dell’impegno collettivo. Amnesty International continuerà a chiedere la fine di questa punizione crudele fino a quando nessuna persona al mondo dovrà più vivere sotto la minaccia del patibolo”.

 

Ulteriori informazioni

Gli stati membri dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean) sono Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Singapore, Thailandia, Timor Est e Vietnam.

La 24ª Giornata mondiale contro la pena di morte, in programma il 10 ottobre 2026, rappresenta un’importante occasione di riflessione e mobilitazione a livello globale contro questa punizione crudele. La Giornata è un’iniziativa coordinata ogni anno dalla Coalizione mondiale contro la pena di morte, di cui Amnesty International è tra i membri fondatori.

Nel 2025 il numero complessivo dei paesi nei quali sono state accertate esecuzioni è stato di 17, confermando la tendenza registrata dal 2018, quando il numero annuale dei paesi che hanno eseguito condanne a morte è rimasto pari o inferiore a 20.

In molti paesi, attiviste e attivisti di Amnesty International si mobiliteranno contro la pena di morte. Tra le iniziative previste, uniranno le forze per chiedere al governatore della California, Gavin Newsom, di commutare tutte le condanne a morte pronunciate nello stato statunitense. Richiameranno inoltre l’attenzione sull’applicazione della pena di morte nei confronti di persone con disabilità intellettive e gravi disabilità psicosociali in Giappone.

Amnesty International si oppone alla pena di morte in tutti i casi, senza eccezioni.

 

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