Come rispondere ai rapporti di Amnesty International: il manuale dei violatori dei diritti - Amnesty International Italia

Come rispondere ai rapporti di Amnesty International: il manuale dei violatori dei diritti

22 febbraio 2017

Tempo di lettura stimato: 7'

Quando Amnesty International ha pubblicato un rapporto sulle impiccagioni di massa nella prigione di Saydnaya, il governo siriano ha dovuto mettersi sulla difensiva. Il presidente Bashar al-Assad si è sentito obbligato a rispondere di persona, definendo infantile” e “di parte quel rapporto e sottolineando con una risata che lui non sapeva cosa stesse succedendo a Saydnaya in quanto risiede “nel palazzo presidenziale”.

Il governo siriano non è il primo a trovarsi in difficoltà di fronte alle ricerche di Amnesty International. Ecco le cinque tattiche preferite dai violatori dei diritti umani.

Mettere in dubbio l’imparzialità

Il portavoce del governo ungherese Zoltán Kovács ha risposto a un articolo di Amnesty International sulla situazione dei rom accusando l’organizzazione di avere un pregiudizio nei confronti delle politiche sull’immigrazione:

“Dato che critica sistematicamente la ferma posizione del governo contro l’immigrazione illegale, Amnesty International non è interessata a una discussione equilibrata”.

In risposta al rapporto di Amnesty International sull’uso delle armi chimiche in Darfur da parte del governo sudanese, l’ambasciatore del Sudan presso il Regno Unito Mohamed Eltom ha dichiarato:

Secondo noi, Amnesty International non è un’organizzazione credibile“.

Ha proseguito accusando l’organizzazione di aver costruito ulteriori storie sul Sudan e di avere una sua “agenda”, senza spiegare di cosa si trattasse. L’inviato del Sudan presso le Nazioni Unite ha a sua volta affermato che quel rapporto era stato

“per la maggior parte realizzato da un funzionario irresponsabile e avventuriero”.

Negare (senza spiegare)

Alcune delle autorità menzionate nei rapporti di Amnesty International optano per un diniego totale. Quando gli è stato chiesto di commentare l’affermazion dell’organizzazione secondo cui il rinvio forzato dei rifugiati sulla remota isola di Nauru costituiva tortura, il primo ministro australiano ha replicato:

“Respingo totalmente quest’accusa, è assolutamente falsa. Questa denuncia, quest’accusa, vengono respinte dal governo”.

Non ha aggiunto altro.

Nel settembre 2016 Amnesty International ha inoltrato al governo della Repubblica Dominicana una petizione per chiedere che venisse annullato un provvedimento che avrebbe privato della cittadinanza migliaia di persone originarie di Haiti. Queste le parole del presidente Danilo Medina ai giornalisti:

“Non so, non so, non so su che base fanno quelle affermazioni. Gli mancano le informazioni”.

Accusare Amnesty International di mentire è un buon modo per chiudere la conversazione. Ecco la replica del ministro degli Affari esteri di Myanmar a un rapporto sul terrificante trattamento della minoranza musulmana dei rohingya:

“È assai triste e spiacevole che anche Amnesty International abbia basato il suo rapporto su denunce infondate e su foto e didascalie false”.

Il “benaltrismo”

Quella di deviare l’attenzione altrove è una delle tattiche più consolidate. Quando, nel corso di un’intervista, un giornalista statunitense ha fatto presente al presidente siriano Bashar al-Assad che la violazioni dei diritti umani potrebbero pregiudicare la cooperazione tra Usa e Siria, questi ha risposto parlando delle relazioni tra Usa e Arabia Saudita:

“Le chiedo, come potete avere voi questa relazione così stretta con l’Arabia Saudita?”

L’intervistatore è stato pronto a replicare che le violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita non erano l’oggetto della domanda.

Attaccare

Quando Amnesty International ha denunciato che l’esercito nigeriano aveva deliberatamente aperto il fuoco contro persone disarmate che manifestavano per l’indipendenza del Biafra, la risposta è stata una serie di insulti:

“Per l’ennesima volta, l’esercito nigeriano ha informato l’opinione pubblica circa gli ignobili intenti di questa organizzazione non governativa, che non cessa di intromettersi nelle questioni relative alla nostra sicurezza nazionale in un modo che manca di obiettività, equilibrio e semplice logica”.

La portavoce del ministero degli Affari esteri russo Maria Zackarova ha risposto al recente rapporto sulle impiccagioni di massa nella prigione siriana di Saydnaya con una serie di congetture sugli obiettivi di Amnesty International, accusandola di

“volute provocazioni che cercano di alimentare il conflitto interno siriano e far sì che i siriani si odino gli uni con gli altri”.

 

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha definito Amnesty International “naif e stupida” per aver denunciato le migliaia di esecuzioni extragiudiziali che si stanno verificando sotto la sua amministrazione. Quando Amnesty International lo ha invitato a smettere d’istigare alla violenza, dopo che egli aveva dichiarato di aver ucciso con le sue mani tre persone quando era sindaco di Davao, egli ha accusato l’organizzazione di essere fatta da “idioti”.

Censurare

Se ogni altro mezzo non funziona, si può sempre ricorrere alla censura.

Nel settembre 2016 le autorità thailandesi hanno minacciato di arrestare i rappresentanti di Amnesty International che stavano preparando una conferenza stampa per lanciare un rapporto sul costante ricorso alla tortura.

La conferenza stampa è stata annullata dopo che funzionari del ministero del Lavoro hanno fatto sapere che il visto per motivi di lavoro concesso ai rappresentanti dell’organizzazione non conferiva loro il privilegio di parlare in pubblico e hanno minacciato di incriminarli nel caso avessero preso la parola. Il tentativo di ridurre Amnesty International al silenzio non è andato in porto ed è solo servito a dimostrare il disprezzo delle autorità thailandesi per la libertà d’espressione.

Per ogni governo che risponde ai rapporti di Amnesty International con smentite, congetture e teorie cospiratorie, vi sono milioni di persone nel mondo che prendono le nostre difese. Da oltre mezzo secolo l’approccio imparziale alla ricerca sui diritti umani parla da solo e continua a essere un grande agente di cambiamento quando si tratta di proteggere le persone prive di potere dai peggiori violatori dei diritti umani.