Separazioni familiari al confine con il Messico, le crudeli politiche di Trump: Il rapporto

Separazioni familiari al confine con il Messico, le crudeli politiche di Trump: 6.000 in 4 mesi. Il report

11 ottobre 2018

Tempo di lettura stimato: 2'

In un periodo di soli quattro mesi il governo statunitense ha volutamente adottato politiche e prassi in materia d’immigrazione che hanno prodotto la separazione di oltre 6.000 famiglie, un numero maggiore di quello reso noto in precedenza dalle autorità.

Sono i costi crudeli delle politiche intraprese dall’amministrazione Trump per compromettere e smantellare il sistema d’asilo in vigore negli Usa, in grave violazione delle norme nazionali e internazionali.

A rivelarlo è un nostro nuovo rapporto dal titolo: “Tu qui non hai alcun diritto: respingimenti illegali, detenzioni arbitrarie e maltrattamenti di richiedenti asilo negli Usa”.

Il rapporto mette in evidenza i respingimenti illegali di massa di richiedenti asilo alla frontiera tra Messico e Usa, la separazione di migliaia di nuclei familiari e il sempre maggiore ricorso alla detenzione arbitraria e a tempo indeterminato dei richiedenti asilo, spesso con diniego della libertà condizionata.

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“L’amministrazione Trump sta portando deliberatamente avanti una campagna di massicce violazioni dei diritti umani per punire e impaurire coloro che cercano riparo oltre la frontiera tra Messico e Usa”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

8.000 nuclei familiari separati dal 2017 a oggi

Complessivamente, l’amministrazione Trump ha ammesso di aver separato circa 8.000 nuclei familiari a partire dal 2017.

Nel mese di settembre l’agenzia per le Dogane e la protezione delle frontiere (Customs and border protection – Cpb) ci ha riferito di aver forzatamente separato oltre 6.000 nuclei familiari (definizione che le autorità Usa applicano incoerentemente tanto a intere famiglie quanto a singoli loro componenti) nel periodo compreso tra il 19 aprile e il 15 agosto 2018, più di quanto reso noto in precedenza dalle autorità statunitensi.

La Cpb ha confermato che quel dato non tiene conto di un non precisato numero di famiglie la cui separazione non è stata correttamente registrata, che comprendono i nonni o altri gradi di relazione familiare che le autorità giudicano “fraudolenti” e dunque escludono dalle statistiche.

“Questi numeri scioccanti lasciano intendere che le autorità Usa non hanno correttamente informato l’opinione pubblica sul numero di famiglie separate o che siano andate avanti con le separazioni nonostante le loro dichiarazioni di segno contrario e le sentenze dei tribunali che avevano ordinato lo stop alle separazioni familiari”, ha commentato Guevara-Rosas.

"Mi hanno detto: 'Qui tu non hai alcuni diritto e non hai alcun diritto di stare con tuo figlio’. In quel momento mi sono sentita morire. Come può una madre non avere il diritto di stare insieme a suo figlio?". Valquiria, una madre brasiliana

Il dramma delle separazioni familiari

Abbiamo intervistato 15 parenti e tutori legali separati dai loro bambini dalle autorità di frontiera, 13 dei quali si erano presentati ai posti di frontiera ufficiali.

Le separazioni che sono seguite hanno causato forme estreme di angoscia e in alcuni casi traumi a lungo termine tanto per gli adulti quanto per i bambini.

L’estrema sofferenza inflitta di proposito dalle autorità Usa alle famiglie separate costituisce maltrattamenti e in alcuni casi tortura.

“Mi hanno detto: ‘Qui tu non hai alcuni diritto e non hai alcun diritto di stare con tuo figlio’. In quel momento mi sono sentita morire. Sarebbe stato meglio se fossi morta sul colpo. Non sapere dov’è tuo figlio, cosa sta facendo è la peggiore delle sensazioni che una madre può avere. Come può una madre non avere il diritto di stare insieme a suo figlio?”, ci ha raccontato Valquiria, una madre brasiliana di 39 anni, da un centro di detenzione per immigrati del Texas.

Nel marzo 2018 gli agenti della Cbp l’hanno separata da suo figlio di sette anni, non fornendo alcuna ragione, il giorno dopo aver chiesto asilo a un posto di frontiera ufficiale.

Respingimenti illegali e detenzioni arbitrarie

Nel 2017 e nel 2018 la Cbp ha respinto migliaia di persone che avevano chiesto asilo ai posti di frontiera ufficiali.

“Ogni essere umano, in ogni parte del mondo, ha il diritto di chiedere asilo dalla persecuzione o da gravi pericoli e ricevere protezione in un altro paese”, ha sottolineato Guevara-Rosas.

Dal 2017 le autorità statunitensi hanno adottato e imposto la prassi della detenzione obbligatoria e a tempo indeterminato dei richiedenti asilo, spesso negando loro la libertà condizionata, per tutta la durata della procedura d’esame della domanda d’asilo. Si tratta di detenzioni arbitrarie, che violano le norme statunitensi e internazionali.

Abbiamo documentato 15 casi di richiedenti asilo transgender e gay detenuti per diversi mesi o addirittura per quasi tre anni con diniego di libertà condizionata, negata persino a due di loro che avevano subito violenza sessuale nel corso della detenzione.

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“La prassi priva di necessità delle autorità Usa di ricorrere alla detenzione e traumatizzare persone arrivate per sfuggire alla persecuzione o alla morte è semplicemente vergognosa. Il Congresso deve chiedere la fine della detenzione dei bambini e delle famiglie e finanziare soluzioni alternative, come il programma Family Case Management, alternativo al carcere e interrotto dall’amministrazione Trump nel 2017 e che si è dimostrato efficace nel 99 per cento dei casi nell’assistere le famiglie dei richiedenti asilo”, ha concluso Guevara-Rosas.