Giustizia per le vittime di stupro negli stati del Nordeuropa: il report

“Tempo di cambiare”: giustizia per le sopravvissute allo stupro negli stati del Nordeuropa

3 aprile 2019

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In Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia vi è una vera e propria emergenza: leggi inadeguate e la diffusione di dannosi miti e stereotipi di genere hanno dato luogo a un’endemica impunità per gli autori di stupro.

Nonostante siano ai primi posti nel mondo per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, questi quattro stati del Nordeuropa presentano preoccupanti livelli di stupro e le sopravvissute alla violenza sessuale vengono tradite dai loro sistemi giudiziari.

Tutto ciò emerge dal nostro rapporto intitolato “Tempo di cambiare: giustizia per le sopravvissute allo stupro negli stati del Nordeuropa”.

Sebbene la situazione delle sopravvissute allo stupro non sia la stessa nei quattro stati, vi sono preoccupanti analogie, come riportato nella nota stampa diffusa insieme al rapporto, riguardanti i sistemi giudiziari che ignorano, negano e tacitamente condonano la violenza sessuale contro le donne.

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Nel 2018 abbiamo analizzato le leggi sullo stupro in 31 stati europei, rilevando che solo in otto di essi una relazione sessuale senza consenso è considerata stupro.

Solo lo scorso anno, l’Islanda e la Svezia sono diventate rispettivamente il settimo e l’ottavo stato a dotarsi di tali norme. La Spagna ha annunciato modifiche alla legge, in Portogallo il parlamento ne sta discutendo e in Grecia il governo ha avviato una consultazione pubblica sulla definizione di stupro contenuta nel codice penale.

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La definizione di stupro basata sulla violenza e sull’incapacità

Un primo passo per proteggere le donne e le ragazze dallo stupro sarebbe l’adozione e l’attuazione efficace di leggi sulla violenza sessuale basate sul consenso.

Finora la Svezia è l’unico dei quattro stati del Nordeuropa ed aver adottato una legge basata sul consenso; la Danimarca ha recentemente affermato il sostegno a una normativa del genere e in Finlandia il ministro della Giustizia sta preparando una riforma complessiva “per rafforzare l’importanza del consenso” nella legislazione sui reati di natura sessuale.

Sulla base della Convenzione di Istanbul, un trattato sui diritti umani ratificato da tutti e quattro gli stati del Nordeuropa, lo stupro e tutti gli altri atti non consensuali di natura sessuale devono essere considerati reati penali.

Tuttavia in Finlandia, Norvegia e Danimarca le leggi non definiscono lo stupro sulla base dell’assenza del consenso ma piuttosto sulla presenza di violenza fisica, minacce o coercizione o sull’incapacità della vittima di resistere perché aggredita nel sonno o a causa di una forte intossicazione.

L’implicita assunzione, nella legge e nella prassi, che una persona abbia dato il consenso perché non ha opposto resistenza fisica risulta profondamente problematica: la “paralisi involontaria” o il “raggelamento” sono ritenuti dagli esperti reazioni fisiche e psicologiche assai tipiche di fronte a un’aggressione sessuale.

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Finlandia: il problema del consenso

Il fatto che una partner sessuale dica ‘no, non voglio’ prima o durante una relazione sessuale non è sempre un segnale sufficiente per l’altra persona che il consenso e la volontà di proseguire la relazione siano venuti meno“.

Questa è una sentenza che abbiamo analizzato su uno stupro di gruppo che lascia particolarmente sgomenti.

In Finlandia, le sopravvissute da noi incontrate hanno descritto i processi come stressanti, terrorizzanti e stigmatizzanti, a prescindere dall’esito. “Al processo ho pensato e detto al mio avvocato che se avessi saputo come sarebbe andata non avrei mai denunciato lo stupro“, ha raccontato una donna.

Norvegia: tempi lunghi e procedimenti viziati

Molti stupri non vengono denunciati alla polizia ma anche coloro che decidono di farlo devono affrontare tempi lunghi e procedimenti viziati: “Ci sono voluti quasi due anni, dall’autunno del 2016 quando sporsi denuncia alla primavera del 2018 quando il caso è stato chiuso. Davvero una lunga attesa“, ci ha raccontato una sopravvissuta.

Una delle cose positive degli ultimi anni, confermato da diverse sopravvissute allo stupro, è l’elevato standard delle interviste da parte della polizia. Per legge, i funzionari che svolgono queste interviste devono avere una formazione specifica. Inoltre, è previsto il diritto alla difesa legale gratuita, un sostegno importante e necessario per tutta la durata del procedimento giudiziario.

Svezia: la colpevolizzazione delle vittime

“Persino mia madre mi ha detto una cosa del genere: ho sempre cercato d’insegnarti come vestirti”

Queste parole ci sono state riferite da una sopravvissuta alle violenze sessuali in Svezia, dove, nonostante nel 2018 sia stato adottata una nuova legge sui reati sessuali basata sul consenso, ancora una persona su dieci ritiene che la violenza di genere contro le donne sia spesso provocata dalla vittima.

Va detto che, negli ultimi anni, il comportamento della polizia nei confronti delle vittime di stupro è generalmente migliorato e che nel 2018 è entrata in vigore una norma che obbliga i funzionari di polizia a informare le denuncianti del loro diritto a una consulenza legale gratuita e di loro scelta.

Danimarca: difficoltà nel denunciare

Lo stupro è profondamente sotto-denunciato e anche quando una sopravvissuta si reca alla polizia per sporgere denuncia le speranze di ottenere giustizia sono minime. Su 24.000 donne che nel 2017 hanno subito uno stupro o un tentato stupro, solo 890 casi sono stati denunciati alla polizia: di questi, 535 sono arrivati a un processo e le condanne sono state solo 94.

Il mese scorso, dopo la pubblicazione di un nostro rapporto, il primo ministro danese ha dichiarato che il governo sarebbe stato favorevole a una legge sullo stupro basata sul consenso. I partiti di opposizione hanno presentato una proposta che dovrebbe essere esaminata questa settimana dal parlamento.

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