Sorveglianza online: presa di mira anche Amnesty - Amnesty International Italia

Sorveglianza online: presa di mira anche Amnesty

1 agosto 2018

Tempo di lettura stimato: 7'

Un membro dello staff di Amnesty International è stato oggetto di una sofisticata campagna di sorveglianza online. L’organizzazione per i diritti umani ritiene che sia stato un deliberato tentativo, da parte di un governo ostile al suo operato, di spiare un suo dipendente.

All’inizio di giugno il membro dello staff di Amnesty International ha ricevuto un sospetto messaggio via WhatsApp in lingua araba. Il testo conteneva dettagli su una protesta di fronte all’ambasciata dell’Arabia Saudita a Washington D.C. ed era seguito da un link.

Gli esperti in tecnologia dell’associazione hanno verificato che, cliccando sul link, si sarebbe installato “Pegasus“, un sofisticato software di sorveglianza sviluppato dalla compagnia israeliana NSO Group.

È noto che NSO Group vende il suo software di spionaggio solo ai governi. Crediamo quindi che si sia trattato di un tentativo di spiare Amnesty International da parte di un governo ostile al nostro lavoro“, ha dichiarato Joshua Franco, direttore del programma Tecnologia e diritti umani di Amnesty International.
Questo potente sistema di spionaggio prodotto dalla NSO Group permette una forma di sorveglianza estremamente invadente. Uno smartphone infettato da Pegasus viene di fatto controllato da chi lo ha attaccato: può mettere a disposizione di chi lo ha introdotto chiamate telefoniche, messaggi e molto altro. Questo grave attacco contro Amnesty International evidenzia i gravi rischi che corrono gli attivisti in tutto il mondo a causa di questo tipo di tecnologia di sorveglianza“, ha aggiunto Franco.

In una dichiarazione fornita ad Amnesty International, la NSO Group ha dichiarato che il loro prodotto “è inteso per essere usato esclusivamente per le indagini e la prevenzione sui reati e sul terrorismo” e che ogni altro uso viola le sue politiche e le norme contrattuali.

Una presunta protesta contro l’ambasciata saudita usata come esca

Il messaggio WhatsApp al membro dello staff di Amnesty International è stato inviato durante una settimana in cui l’organizzazione stava svolgendo una campagna per il rilascio di sei attiviste per i diritti umani arrestate in Arabia Saudita.

Il messaggio, accuratamente analizzato dagli esperti di Amnesty International, era il seguente: “Per favore, prendi parte alla protesta per i tuoi fratelli detenuti in Arabia Saudita, di fronte all’ambasciata saudita a Washington. Mio fratello è stato arrestato durante il Ramadan e io ho attualmente una borsa di studio, quindi per favore non fare riferimento a me (Link). Segui la protesta che inizierà tra meno di un’ora. Abbiamo bisogno del tuo sostegno!“.

Il link, se cliccato, installa il software “Pegasus” nello smartphone dell’utente, prendendo il controllo della camera, del microfono e della lista dei contatti.

Un altro attivista per i diritti umani in Arabia Saudita ha ricevuto un messaggio del genere.

Collegamenti a NSO Group e a siti sospetti

Ulteriori indagini di Amnesty International hanno scoperto che il dominio del link appartiene a un’ampia infrastruttura di oltre 600 siti sospetti precedentemente collegata alla NSO Group. Amnesty International teme che una situazione del genere potrebbe verificarsi ai danni di altri attivisti in paesi come Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Ungheria, oltre ai paesi del Golfo.

Nel 2017 il gruppo di ricerca Citizen Lab di Toronto ha scoperto il coinvolgimento della NSO Group in un simile sistema di spionaggio in Messico. Attivisti, giornalisti e dirigenti dell’opposizione politica hanno ricevuto falsi messaggi contenenti “Pegasus” allo scopo di ridurre al silenzio le voci critiche. “Pegasus” è stato usato anche per colpire il noto difensore dei diritti umani degli Emirati Arabi Uniti Ahmed Mansoor, in carcere dal 2017.

Il messaggio ricevuto da noi sembra far parte di una campagna di sorveglianza molto più ampia che sospettiamo sia usata per spiare gli attivisti per i diritti umani nel mondo e impedire il loro fondamentale lavoro“, ha commentato Franco.

Difendere i diritti umani non è un reato e noi non ci intimidiamo di fronte a questo attacco. Tentare di spiarci non impedirà mai ad Amnesty International di prendere la parola per la verità, la giustizia e l’uguaglianza. Lavoriamo insieme agli attivisti per i diritti umani per aiutarli a proteggersi da questi attacchi codardi e per assicurare che i governi non usino questo genere di tecnologia per ridurli al silenzio“, ha proseguito Franco.

In molti paesi le agenzie di sicurezza usano sistemi segreti di sorveglianza per obiettivi di sicurezza nazionale. Amnesty International teme che in molti casi la sorveglianza sia portata avanti in modo contrario al diritto internazionale sui diritti umani. Software come “Pegasus” sono particolarmente problematici da una prospettiva dei diritti umani perché sono profondamente invasivi.

Come stabilito nei Principi guida delle Nazioni Unite su business e diritti umani, le compagnie hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani ovunque esse operino nel mondo.

La risposta della NSO Group

Nella sua risposta scritta, la NSO Group ha dichiarato: “La NSO Group sviluppa cyber-tecnologia per consentire alle agenzie governative di identificare e stroncare piani terroristici e criminali. Il nostro prodotto è concepito per essere usato esclusivamente nelle indagini e nella prevenzione dei reati e del terrorismo. Ogni uso della nostra tecnologia che sia contrario a quello scopo è una violazione delle nostre politiche, delle norme contrattuali e dei valori che difendiamo come compagnia“.

Se emerge una denuncia riguardante una violazione del nostro contratto o l’uso inappropriato della nostra tecnologia, come Amnesty ha fatto sapere, noi svolgiamo indagini e prendiamo le iniziative appropriate basate sulle nostre conclusioni. Apprezziamo ogni singola informazione che possa aiutarci in ulteriori indagini sul caso“.