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Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter. Per consultare i numeri precedenti clicca qui.
È prevista il 30 aprile prossimo l’esecuzione di James Broadnax, 38 anni, afroamericano, nel braccio della morte in Texas a seguito di una condanna per un duplice omicidio commesso nel 2008, quando James aveva 19 anni, collegato a una rapina a Garland, in Texas. Il ricorso era stato presentato dopo che il suo coimputato, Damarius Cummings, cugino di Broadnax, che si attribuisce ogni responsabilità per gli omicidi. La corte d’Appello non ne ha voluto tener conto. Nella sua dichiarazione, Cummings spiega perché spinse il cugino a dichiararsi colpevole: a differenza sua, Broadnax, che all’epoca era poco più che maggiorenne, aveva la fedina penale pulita e, riteneva, se la sarebbe cavata con una condanna lieve. Di conseguenza, al termine del processo Cummings venne condannato all’ergastolo per complicità in omicidio e Broadnax alla pena di morte. Neppure l’esame del Dna sull’arma del delitto, che evidenzia chiaramente che essa venne impugnata e usata da Cummings, è servita per fermare l’esecuzione. La vita di James è ora nella mani del governatore Greg Abbott, che ha il potere di concedere la grazia o di commutare la pena. Nei suoi 11 anni di mandato ha fermato una sola esecuzione su 82. Per questo, ogni firma della petizione lanciata dalla Comunità di Sant’Egidio, può risultare importante perché la sua vita venga risparmiata.
Più della metà degli stati ha abolito la pena di morte di diritto o de facto. Secondo gli ultimi dati di Amnesty International, aggiornati al gennaio 2025: 113 stati hanno abolito la pena di morte per ogni reato; 9 stati l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra; 23 stati sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 144 stati hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 54 stati mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.
Condanne a morte eseguite al 14 aprile 2026*
* questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato. Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.
Arabia Saudita – Sette persone, cinque sauditi e due giordani, condannate alla pena capitale per traffico di droga sono state messe a morte il 12 aprile. Le esecuzioni hanno avuto luogo nella regione di Riad, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa saudita che riferisce come “la pena di morte è stata applicata come punizione discrezionale nei confronti dei colpevoli”. Dall’inizio del 2026, Riad ha messo a morte 38 persone in casi legati alla droga, la maggior parte delle 61 esecuzioni effettuate, secondo un conteggio dell’Afp basato su dati ufficiali. I cittadini stranieri costituiscono la maggioranza delle persone messe a morte, per un totale di 33 persone. Nel 2025 le esecuzioni nel regno hanno raggiunto un livello record per il secondo anno consecutivo, con le autorità che hanno messo a morte 356 persone, di cui 243 in casi legati alla droga. Il numero di esecuzioni nel 2025 ha raggiunto il picco massimo in un singolo anno da quando Amnesty International ha iniziato a documentare i casi di pena di morte nel regno del Golfo nel 1990. Il precedente record, di 338, era stato registrato nel 2024. L’Arabia Saudita ha ripreso le esecuzioni per reati di droga alla fine del 2022, dopo aver sospeso l’uso della pena di morte nei casi di stupefacenti per circa tre anni. La più grande economia del mondo arabo è anche uno dei maggiori mercati per il captagon, uno stimolante illecito che, secondo le Nazioni Unite, rappresentava la principale esportazione della Siria sotto il deposto leader Bashar al-Assad. Il regno del Golfo è stato oggetto di continue critiche per l’uso della pena di morte, che le organizzazioni per i diritti umani hanno condannato come eccessiva e in netto contrasto con gli sforzi del Paese per presentare un’immagine moderna al mondo.
Cina – Tan Ruisong, ex presidente e segretario del Partito comunista di Avic, il principale gruppo cinese dell’aviazione militare, è stato condannato a morte il 24 marzo con sospensione condizionale di due anni per corruzione, appropriazione indebita, insider trading e divulgazione di informazioni riservate. Tan, 64 anni, ha guidato dal 2018 al marzo 2023 Aviation Industry Corp of China, colosso statale considerato al centro del settore cinese della difesa aerea. L’ex dirigente è una delle figure di più alto profilo finite sotto inchiesta nella vasta campagna anticorruzione lanciata dal presidente Xi Jinping e che ha colpito duramente i vertici del complesso militare-industriale. Tan si è dichiarato colpevole dei vari reati contestati, commessi tra il 1998 e il 2024 mentre ricopriva una serie di incarichi di vertice in Avic e in una controllata. Secondo il tribunale, i reati hanno riguardato una somma “eccezionalmente elevata” e provocato “perdite eccezionalmente gravi” per lo Stato e per il popolo. L’insider trading è stato definito “particolarmente grave”. L’uomo però ha mostrato pentimento e ha restituito tutti i proventi ottenuti con appropriazione indebita e corruzione, ottenendo così una condanna a morte con sospensione.
Iran – L’invio di foto o video a Stati uniti o Israele può essere punito con la pena di morte. Lo ha dichiarato il portavoce del potere giudiziario iraniano Asghar Jahangir, citato dai media del paese. Come riportato da al Jazeera, secondo Jahangir, in base a una legge approvata dal Consiglio dei Guardiani che impone pene più severe per lo spionaggio, compresa la pena di morte, per la cooperazione in materia di intelligence o operativa con Israele e gli Stati Uniti, anche l’invio di una foto o di un video a “governi ostili” è punibile. In particolare, si precisa, “quando vengono scattate foto di aree colpite, il nemico viene informato che il bersaglio è stato individuato correttamente”, ha dichiarato il portavoce, aggiungendo che “fornire tali informazioni al nemico equivale a collaborare con il nemico sul piano dell’intelligence”. In precedenza, secondo quanto riferito, le autorità iraniane avevano arrestato due persone accusate di avere trasmesso informazioni a Stati Uniti e Israele.
Stati Uniti – Altre due esecuzioni in Florida che portano a 4 (su sette in tutti gli Usa) le persone messe a morte nel 2026. Billy Kearse, 53 anni, è morto il 4 marzo dopo essere stato condannato alla pena capitale per l’omicidio di un agente di polizia avvenuto nel 1991. Il 17 marzo è stata la volta di Michael Lee King, 54 anni, colpevole di aver ucciso una giovane madre, Denise Amber Lee, rapita e legata nell’auto dell’uomo, prima di essere violentata, uccisa e sepolta in una zona isolata. La vittima, mentre era legata, era riuscita a prendere il cellulare e chiamare il 911. In una registrazione della chiamata si sente la donna implorare pietà affinché potesse rivedere suo marito e i suoi figli. Mesi dopo, il Parlamento della Florida ha approvato all’unanimità il Denise Amber Lee Act, che prevede una migliore formazione per gli operatori del 911. L’11 marzo in Texas è stato messo a morte Cedric Ricks, 51 anni, condannato per l’omicidio, avvenuto il 1° maggio 2013, della compagna Roxann Sanchez e del figlio di lei Anthony, di otto anni. Al termine del processo, Ricks si è detto pentito e ha chiesto alla giuria popolare di condannarlo a morte. I suoi avvocati hanno chiesto alla Corte Suprema di fermare l’esecuzione perché la composizione della giuria era stata fatta in base alla razza dei giurati, violando i diritti costituzionali.
3 marzo – Seijiro Yamano, 87 anni, detenuto nel braccio della morte ad Osaka per un duplice omicidio commesso più di quarant’anni fa, è deceduto a causa di un’insufficienza multiorgano. Yamano era un ex dirigente in campo immobiliare. Fu riconosciuto colpevole della rapina, duplice omicidio e abbandono di cadavere di due soci in affari nel 1982. Ha trascorso nel carcere di Osaka circa 43 anni, compreso il periodo di custodia cautelare. Con la morte di Yamano, sono 102 i prigionieri nel braccio della morte in Giappone.
12 marzo – Il Tribunale del Popolo di Ho Chi Minh City, in Vietnam, ha condannato a morte quattro imputati per il ruolo svolto in una vasta rete di traffico di droghe nella città. Nello stesso caso, altre persone sono state condannate a pene detentive. Le sentenze sono l’atto conclusivo di una vasta operazione che ha portato a perquisizioni in diverse località e sequestri di decine di chilogrammi di svariate droghe. L’organizzazione effettuava traffici di droga su larga scala in molte zone della città.
14 marzo – I fratelli Riaz Hussain Chandia e Fayyaz Ahmed Chandia sono stati condannati a morte in Pakistan in un caso di duplice omicidio. Secondo l’accusa, i due fratelli, insieme ad altri, avrebbero aperto il fuoco e ucciso Rabia Bibi e Muhammad Shafqat, per vendicare l’omicidio del loro parente Muhammad Asif. Dopo la sparatoria, gli aggressori si sono dati alla fuga. Dopo aver concluso il processo e accertato la loro colpevolezza, il giudice Muhammad Abbas ha emesso la sentenza, infliggendo a ciascun fratello due condanne a morte e una multa complessiva di 2 milioni di rupie.
15 marzo – La Corte di Cassazione egiziana ha confermato la condanna a morte di Karim Selim, noto come “il killer di Tagamoa”, in relazione agli omicidi di tre donne e all’occultamento dei loro corpi in zone desertiche. Durante l’udienza dinanzi alla Corte di Cassazione, gli avvocati dell’imputato hanno insistito per ribaltare la sentenza precedente e richiedere un nuovo processo, adducendo argomentazioni relative all’instabilità mentale del loro assistito. Hanno inoltre richiesto che il loro assistito fosse sottoposto a una perizia psichiatrica per valutare le sue condizioni comportamentali. Il caso risale al maggio 2024, quando le indagini rivelarono il coinvolgimento dell’imputato, ex insegnante di inglese e influencer sui social media, che adescava e drogava le sue vittime per poi aggredirle, filmando questi atti con video trovati sui suoi telefoni cellulari. L’uomo, già condannato nel settembre 2024, si è visto confermare la pena dalla Corte d’Appello. Con la decisione della Corte di Cassazione, la sentenza entra ora in fase di esecuzione definitiva.
5 aprile – Chan Thao Phoumy, un francese di 62 anni nato in Laos, è stato messo a morte in Cina “nonostante gli sforzi delle autorità francesi, compresi i tentativi di ottenere la grazia per motivi umanitari per il nostro connazionale”, si legge in una dichiarazione del Ministero degli Esteri. Phao Phoumy, nato in Laos, era stato condannato a morte nel 2010 per traffico di droga. Nonostante le continue pressioni diplomatiche e le formali richieste di clemenza per motivi umanitari, le autorità cinesi hanno proceduto con la condanna a morte.
India – Il 18 marzo 2026 l’Alta corte del Jharkhand ha annullato le condanne a morte di due persone che erano state giudicate colpevoli di un omicidio plurimo avvenuto nel 2000, citando “incoerenze, esagerazioni e contraddizioni” tra le testimonianze presentate dalla pubblica accusa.
Pakistan – Il 9 marzo 2026 la Corte suprema ha annullato per insufficienza di prove la condanna a morte nei confronti di un uomo che, nei primi gradi del processo, era stato giudicato colpevole di aver fatto ingerire al figlio, nel 2019, una sostanza velenosa che ne aveva causato la morte.
Stati Uniti/1 – Il 5 marzo 2026 una corte dello stato dell’Ohio ha autorizzato Derrick Jamison a chiedere un risarcimento per il periodo trascorso in carcere, comprese sei date di esecuzione. Condannato a morte nel 1985 per omicidio a seguito di rapina, nel 2000 una corte federale aveva annullato la sentenza in quanto la procura aveva nascosto alla giuria 35 prove a discarico. Nel 2005 la procura aveva rinunciato a chiedere un nuovo processo.
Stati Uniti/2 – Il 17 marzo 2026 la Corte degli appelli dello stato del Texas ha commutato all’ergastolo la condanna a morte di Desmond Depree Bluntson, colpevole dell’omicidio dei suoi due figli minorenni avvenuto nel 2012. Nel 2016, in primo grado, era stato condannato alla pena capitale.
Stati Uniti/3 – Il 10 marzo 2026 la governatrice dello stato dell’Alabama ha commutato all’ergastolo la condanna a morte, prevista 48 ore dopo, di Charles Burton, che era stato condannato alla pena capitale per un omicidio a seguito di rapina avvenuto nel 1991, sebbene non fosse stato lui a sparare.
Stati Uniti/4 – Il 9 aprile 2026 la Corte degli appelli del Texas ha annullato la condanna a morte di Clarence Curtis Jordan, ora 70enne, riconoscendone la condizione di disabilità mentale dopo 47 anni trascorsi nel braccio della morte.
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