Stranieri reclutati dalla Russia per combattere in Ucraina

10 Settembre 2026

di Oleksandr Khomenko / Amnesty International Ukraine

Tempo di lettura stimato: 11'

La Russia ha usato metodi ingannevoli, coercitivi e approfittatori per reclutare cittadini stranieri nelle proprie forze armate e inviarli a combattere in Ucraina: è questa la conclusione di una ricerca pubblicata oggi da Amnesty International. Questa prassi, che in molti casi costituisce il crimine di traffico di esseri umani, resta diffusa in Russia e dovrebbe essere urgentemente affrontata dalla comunità internazionale.

La ricerca

La ricerca di Amnesty International descrive come i reclutatori abbiano attirato persone, per lo più di stati a basso reddito del Sud del mondo, con falsi pretesti e abbiano sfruttato la situazione precaria in cui si trovavano persone migranti e rifugiate già presenti in Russia.

“Le forze armate russe stanno rafforzando i loro ranghi con persone straniere economicamente vulnerabili, usandole come carne da cannone nella guerra di aggressione contro l’Ucraina. Il livello di sfruttamento e di coercizione ci ha fatto concludere che in molti casi questa prassi costituisca traffico di esseri umani ai sensi del Protocollo di Palermo”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Utilizzando prassi di sfruttamento delle persone migranti e rifugiate già vigenti, i reclutatori russi hanno sviluppato un sistema coercitivo, fraudolento e ingannevole – ad esempio la promessa di un impiego civile o comunque non in zone di combattimento – per arruolare cittadini stranieri nelle forze armate. Una volta firmati i documenti, spesso in una lingua che non conoscono, le persone arruolate si vedono limitare i movimenti, vengono inviate sulla linea del fronte con una preparazione minima e minacciate se cercano di disertare”, ha aggiunto Callamard.

La ricerca è basata su interviste a persone provenienti da Brasile, Colombia, Cuba, Egitto, Sierra Leone, Sri Lanka, Somalia e Sudafrica, condotte in due campi per prigionieri di guerra situati in Ucraina tra il 2024 e il 2026; sono stati anche intervistati stranieri attualmente arruolati nelle forze russe, loro familiari, avvocati, attivisti per i diritti umani e giornalisti.

Il metodo ingannevole della Russia

Due delle principali modalità di reclutamento di cittadini stranieri sono l’uso dello status migratorio irregolare di coloro il cui permesso di soggiorno per motivi di lavoro è scaduto e la condizione di precarietà degli stranieri accusati di reati: agli uni e agli altri, l’arruolamento viene proposto come un’alternativa migliore al carcere e all’espulsione.

È stato questo il caso di due uomini dello Sri Lanka arruolati dopo che il loro visto era scaduto, di cittadini cubani ed egiziani in carcere perché accusati di possesso di droga e di un rifugiato della Repubblica Centrafricana imprigionato e minacciato di espulsione perché il periodo di protezione temporanea era terminato.

Nascondere o distorcere i rischi insiti nel lavoro proposto è una delle tattiche prevalenti del reclutamento. Il servizio militare è presentato tipicamente come un’attività di supporto non armata, come fare il cuoco o l’autista lontano dalla linea del fronte. Ai due uomini dello Sri Lanka era stato detto che avrebbero lavorato come cuochi ma sono stati mandati sulla linea del fronte e catturati dalle forze ucraine nel giro di poche settimane.

“Il livello dei combattimenti è inimmaginabile. Non vedi soldati ucraini, solo droni, droni dappertutto. Non ci tornerei mai”, ha detto uno di loro.

Promessa di un lavoro sicuro trasformata in arruolamento

Agenti locali e annunci online di lavoro fuorvianti sono funzionali a ingannare cittadini stranieri nei loro paesi. Persone provenienti da Brasile, Colombia, Sierra Leone, Somalia, Sri Lanka e Sudafrica hanno raccontato che era stato promesso loro un lavoro nella sicurezza, nella logistica, nelle costruzioni, nell’informatica e in altri settori, con salari elevati e accesso prioritario alla cittadinanza russa. Invece, all’arrivo sono stati arruolati.

Un cittadino sudafricano che aveva letto un annuncio online e aveva mandato la candidatura per un posto da autista in Polonia ha ricevuto una risposta via Whatsapp con l’indicazione di volare a Mosca e guidare un camion fino in Polonia.

“Arrivato a Mosca, gli hanno sequestrato ogni cosa e gli hanno detto che non sarebbe andato in Polonia ma era diventato un soldato”, ha raccontato la moglie.

Nonostante le promesse di salari elevati e di un bonus alla firma del contratto, molti hanno dichiarato di non aver ricevuto nulla, alcuni di essere stati retribuiti solo parzialmente prima di essere catturati dalle forze ucraine. Oltre alla vantaggiosa remunerazione, a tutti era stata promessa una corsia preferenziale per ottenere la cittadinanza russa.

La limitazione della libertà di movimento

Tutte le persone intervistate da Amnesty International hanno dichiarato che, successivamente alla firma del contratto, hanno subito forti limitazioni alla libertà di movimento. Cittadini brasiliani e srilankesi hanno raccontato di essere stati privati del passaporto e del telefono durante l’addestramento o prima dell’invio al fronte; altri, di non aver potuto lasciare le strutture dove erano stati trasferiti e che tutti i loro spostamenti avvenivano in modo segreto e strettamente controllato.

Pedro, un professionista informatico reclutato dopo aver firmato un contratto per un lavoro tecnico e ben remunerato in Russia, ha chiesto al suo comandante di poter andare via e gli è stato risposto: “Se provi a scappare, o finisci in carcere o ti ammazziamo”.

La mancanza di preparazione militare non pare costituire alcun ostacolo all’arruolamento, tanto che la maggior parte delle persone viene inviata nelle zone di combattimento dopo appena due settimane di addestramento. Molte delle persone intervistate da Amnesty International hanno lamentato l’insufficiente preparazione e le scarse comunicazioni coi comandanti militari a causa delle barriere linguistiche. Ciò lascia intendere che il reclutamento di cittadini stranieri sia determinato dal desiderio di aumentare il numero delle forze russe al fronte a prescindere dalla preparazione a combattere, oltre che da un palese disprezzo per la vita umana.

L’arruolamento come traffico di esseri umani

Quanto documentato da Amnesty International nella sua ricerca solleva forti preoccupazioni circa la violazione, da parte della Russia, dei suoi obblighi internazionali di contrastare e criminalizzare il traffico di esseri umani, avviare indagini celeri ed efficaci per accertare e punire responsabili e complici nonché identificare e proteggere le vittime e le persone sopravvissute.

Amnesty International chiede alla Russia di porre immediatamente fine al sistema di arruolamento di cittadini stranieri nelle forze armate e del loro successivo trasferimento in centri di addestramento e poi sulla linea del fronte, che comprende il reclutamento attraverso la coercizione, la diffusione di informazioni ingannevoli e fraudolente, lo sfruttamento di vulnerabilità economiche, legali o di altra natura nei confronti di persone già presenti in Russia o appartenenti a comunità svantaggiate nel resto del mondo e, infine, la limitazione ai movimenti una volta in Russia o nei territori dell’Ucraina occupati dalla Russia.

Gli stati i cui cittadini sono a rischio o sono stati già colpiti da tali pratiche dovrebbero assumere misure protettive preventive, ad esempio diffondere avvisi pubblici e linee guida sul rischio di essere attirati da schemi di reclutamento fraudolenti o ingannevoli che presentano opportunità di lavoro in Russia o in stati terzi. Dovrebbero inoltre assumere iniziative a livello nazionale e internazionale per porre fine al crimine di traffico di esseri umani e sollecitare procedimenti per i responsabili e rimedi per le persone che hanno subito coercizione, sfruttamento e altre violazioni dei loro diritti.

“La sofferenza umana causata dal traffico di cittadini stranieri non si limita alla linea del fronte in Ucraina”

La ricerca di Amnesty International contiene anche una serie di richieste alle autorità ucraine, anche rispetto alla situazione di cittadini di paesi terzi trattenuti come prigionieri di guerra.

“La sofferenza umana causata dal traffico di cittadini stranieri in Russia o da chi l’ha consentita e ne ha tratto incentivi, non si limita alla linea del fronte in Ucraina. Questo schema di reclutamento è molto più diffuso e profondo, colpisce comunità vulnerabili nel mondo lasciando una scia di sfruttamento, perdita e dolore che va oltre il territorio ucraino distrutto dalla guerra”, ha commentato Callamard.

“Se la Russia rifiuterà di porre fine al traffico di esseri umani e continuerà a sfruttare comunità vulnerabili nel mondo, gli altri stati dovranno fare tutto ciò che è in loro potere per fermare quel crimine. Dev’esserci un pieno accertamento delle responsabilità per le persone direttamente coinvolte e per i loro complici: reclutatori privati, intermediari, funzionari dello stato, comandanti militari. Ovunque vi sia traffico di esseri umani, le vittime e le persone sopravvissute devono essere identificate e considerate come tali. Tutte le prove di questo crimine dovranno essere raccolte e conservate al fine di processare i responsabili”, ha concluso Callamard.

Ulteriori informazioni

Nel maggio 2025 le autorità russe hanno ufficialmente vietato la presenza di Amnesty International in Russia, criminalizzando le sue attività nel paese e negandole la possibilità di raccogliere pubblicamente informazioni in Russia o dalla Russia. Questo ha impedito all’organizzazione di indagare liberamente su quanto riferito dagli organi d’informazione controllati dal governo russo, secondo i quali reclutatori ucraini avrebbero cercato a loro volta di arruolare cittadini stranieri mediante l’inganno o lo sfruttamento di circostanze vulnerabili.

LEGGI IL REPORT