Tunisia, le autorità riducano il numero di detenuti durante l’emergenza Covid-19 - Amnesty International Italia

Tunisia, le autorità riducano il numero di detenuti durante l’emergenza Covid-19

3 aprile 2020

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Amnesty International ha sollecitato le autorità tunisine a valutare urgentemente la riduzione del numero di persone in stato di fermo per aver violato le misure sanitarie di emergenza atte a prevenire la diffusione del Covid-19.

Il 31 marzo, il presidente Kais Said ha concesso una grazia straordinaria a 1.420 detenuti con lo scopo di ridurre il rischio di contagio da Covid-19 nelle carceri. Sebbene si tratti di un’azione importante c’è ancora molto da fare per proteggere i detenuti, che restano a rischio durante il periodo di detenzione preventiva e di fermo da parte della polizia.

Dopo l’annuncio del primo ministro Elyes Fakhfakh di un lockdown nazionale a partire dal 22 marzo, la polizia ha arrestato almeno 1.400 persone per aver violato il coprifuoco o le misure di isolamento.

“Comprendiamo che chiunque violi il lockdown e le misure di distanziamento sociale potenzialmente mette a rischio il lavoro dello stato per il contenimento della diffusione del Covid-19”, ha dichiarato Amna Guellali, vice direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Ma l’arresto di un numero ancor maggiore di persone, considerato l’elevato rischio di trasmissione, mette in pericolo la loro salute e può solo contribuire a peggiorare ulteriormente l’attuale crisi sanitaria“, ha aggiunto Amna Guellali.

Le autorità dovrebbero prendere in considerazione l’idea di rilasciare più detenuti, soprattutto coloro che si trovano in regime di detenzione preventiva e chi è particolarmente a rischio come i detenuti più anziani o coloro che presentano patologie pregresse.

Amnesty International ha raccomandato alle autorità tunisine di prendere in considerazione l’adozione di misure di tipo non detentivo per le persone accusate di violazione delle misure di emergenza prese dallo stato per controllare la diffusione del virus. Per ridurre l’esposizione dei detenuti al Covid-19, le autorità dovrebbero, inoltre, evitare il sovraffollamento nei centri penitenziari di polizia o nelle celle dei tribunali.

Le condizioni igieniche e i servizi sanitari nelle carceri e nei centri penitenziari sono molto scarse. Le persone, spesso, si trovano in celle sovraffollate dove mantenere le distanze fisiche è praticamente impossibile“, ha concluso Amna Guellali.

Ulteriori informazioni

Le tristemente note cattive condizioni e il sovraffollamento delle carceri tunisine rappresentano una grande preoccupazione per la diffusione del contagio da Covid-19. Secondo i dati del governo, le prigioni tunisine alla fine del 2018 ospitavano 22.600 detenuti, superando la capacità massima di 17.700 carcerati. Fino al 50 per cento di tutti i detenuti è in regime di detenzione preventiva e migliaia sono in stato di arresto per reati minori e non violenti, come l’uso o il possesso di sostanze stupefacenti.

Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, la popolazione carceraria è particolarmente esposta alle malattie infettive come il Covid-19 e le condizioni di detenzione possono accrescere i rischi.

Il 25 marzo, Michelle Bachelet, Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha ammonito i governi delle conseguenze catastrofiche sia per i detenuti che per le comunità nel caso in cui non si affrontino le problematiche di sovraffollamento delle carceri e delle scarse condizioni di detenzione durante la pandemia di Covid-19.

In ottemperanza agli standard e al diritto internazionale alle condizioni di detenzione, le autorità tunisine dovrebbero garantire a tutti i detenuti un pronto accesso all’assistenza medica. I detenuti dovrebbero godere delle stesse condizioni sanitarie a disposizione dei cittadini fuori dalle carceri, anche in materia di esami, prevenzione e cura del Covid-19.